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	<title>Giandomenico Mazzocato &#187; La critica</title>
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		<title>Ulisse for ever</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Sep 2012 16:13:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[La critica]]></category>

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		<description><![CDATA[Ulisse for ever (Lorenzo Fort, www.vicoacitillo.it, 09 gennaio 2004) &#160; Il mito dell&#8217;eroe itacese, forse il più noto, fertile, celebrato tra i numerosissimi che l&#8217;antichità grecoromana ci ha donato, ritorna ancora una volta a vivere nelle pagine di Gian Domenico Mazzocato, scrittore e saggista trevigiano, giunto ora alla sua quarta fatica letteraria (per non contare la pièce teatrale, di gran successo, Mato de Guera). Il nuovo romanzo s&#8217;intitola Il caso Pavan (Editrice San Liberale, Treviso 2003), è ambientato nel Settecento veneto e, con coinvolgente affabulazione, presenta le vicende ardue, tristi, se non addirittura drammatiche, di una gran folla di personaggi, umili o potenti, onesti o mariuoli, uomini di legge o ladri, biscazzieri, prostitute. L&#8217;attenzione tuttavia, e il racconto, s&#8217;incentrano essenzialmente su Tomaso Pavan, alias Tomà Marchi, tintore di lane, attore, tipografo (ma, secondo il Collegio della Quarantia Criminale di Venezia, «farnetico et furioso», sospettato come «scrittore et estensore di libello diffamatorio in attesa di essere giudicato per detto reato dalli nobilissimi Inquisitori di Stato in nomine et mandato dell&#8217;eccellentissimo Consiglio dei Dieci», p. 197). Originario di un piccolo paese di montagna, Longhere, sui laghi di Revine, Tomaso si reca dapprima nella Serenissima città, poi, in fuga, a Treviso, quindi di nuovo a Venezia (come giardiniere presso il convento dei Gesuati), successivamente in una delle isole del mare greco, Corfù (abitata, nel racconto di Cosma, «nei tempi antichissimi da un popolo felice, quello dei Feaci ed Alcinoo era un re buono e un giudice giusto che sapeva come mettere a posto ogni cosa, dirimere tutte le controversie, far sempre vedere il lato ragionevole delle situazioni», p. 143) inseguendo – e scoprendo infine, tramite la leggenda odissiaca – il significato recondito del tempo, della vita, della sua stessa identità («Capito cos&#8217;è il tempo Tomà? Per Odisseo era trascorsa una vita, per la dea non era passato neanche un istante, nemmeno uno sbattere d&#8217;occhi. Non si scherza con il tempo, non lo si può prendere in giro. E non lo si può neanche buttare via. Gli dei, forse, lo possono sciupare, ma noi …», p. 153). Lo sfondo, però, è quello da sempre più congeniale al poliedrico autore di Treviso: la terra veneta delle plebi contadine – misere, affamate, cinicamente sfruttate dai signori: un mondo piccolo e grande al medesimo tempo, già protagonista, pur nelle evidenti diversità di situazioni e di motivi, dei precedenti romanzi mazzocatiani: Il delitto della contessa Onigo (1997), Il bosco veneziano (1999), Gli ospiti notturni (2001), tutti usciti presso l&#8217;editrice Santi Quaranta e più volte ristampati. La solidarietà dello scrittore, infatti, si spende ancora una volta a tutto favore degli umili – gli ultimi, destinati però (forse) ad essere davvero i primi – in una sorta di ben orchestrata epopea sociale. Di particolare significanza, ad ogni modo, il ritorno di Odisseo attraverso la memoria e le esperienze dello stralunato Tomaso – pure lui, come il mitico sovrano, incalzato dal destino. Odisseo, la cui isola, Itaca rocciosa, resta per l&#8217;appunto a poche miglia da Corfù; Odisseo, al quale «capitò ogni cosa che ad un uomo possa capitare, conobbe tutto quello che c&#8217;era da conoscere, tutto il bene e ogni male possibile» (pp. 144-145); Odisseo, il quale era inviso agli dèi perché «era un uomo libero, quello che voleva faceva. Era intelligente, e persuasivo nel parlare, la sua voce era musica, aveva gesti eloquenti» (p. 145). Alla fine, il vecchio eroe, dopo aver «conosciuto tutto l&#8217;odio dell&#8217;universo, tutti i casi della vita, amore, mostri, orrore e paura», si era «messo tranquillo, appagato» (p. 147). In realtà, l&#8217;autentica versione della storia è un&#8217;altra, con il re itacese che, a un certo punto, parte nuovamente dall&#8217;isola alla ricerca della Ninfa Calipso: ma, solo e ormai vecchio, con gli occhi «bruciati dal sole, dall&#8217;acqua e dalla salsedine», non riesce a vedere «lo scoglio che ferì profondamente la chiglia della sua nave e gli fece fare naufragio». Ciò non ostante, moribondo sulla battigia, vede «con felicità, da lontano arrivare la dea. Incedeva maestosa sulla spiaggia, le onde si ritiravano al suo passaggio, sembravano obbedirle. Lei avrebbe fatto il miracolo, lo avrebbe raccolto e gli avrebbe restituito forze e giovinezza. Ne era sicuro Odisseo. Avrebbe vissuto una nuova vita». Calipso, però, «si avvicinò, si inginocchiò accanto a lui, bella e splendida come tanto tempo prima, non una ruga, non un filo bianco tra i capelli, nemmeno sfiorata dal correre degli anni. Gli accarezzò la fronte, gli sorrise con pietà, ma non lo riconobbe nemmeno. Lo lasciò lì, a morire sulla spiaggia perché non poteva, la dea, spendere un miracolo per uno sconosciuto» (p. 152). Triste e compassionevole, dunque, la fine del grande eroe omerico nella rivisitazione di Mazzocato. Il suo, del resto, è un Odisseo che assomiglia un po&#8217; anche ad Attila – «il feroce, invincibile condottiero degli Unni. Conosceva bene quella storia, Tomaso, la più misteriosa tra quelle raccontate in Valmarena, ma a sentirla dalla bocca della vecchia contrabbandiera, aveva qualcosa di coinvolgente e oscuro, era nuova, come mai ascoltata … Gli Unni, i bambini della Valmarena se li vedevano perfino in sogno, erano orribili e feroci, belve autentiche, nate dall&#8217;accoppiamento del diavolo con tutte le streghe più cattive e malvagie. Anzi, erano in viaggio dalla notte dei tempi, gli Unni, venivano dalle lande sconfinate e lontane dell&#8217;Asia, dall&#8217;altra parte del mondo, sui loro cavalli, anch&#8217;essi figli del demonio. E Attila era il peggiore di tutti, il più determinato, il più instancabile, quello che non conosceva ostacoli e riposo. Aveva attraversato fiumi impetuosi, e così grandi che sembravano il mare, aveva passato catene impervie di monti ed era sceso come un avvoltoio rapace sulle piane furlane, distruggendo ogni villaggio, ogni città, Aquileia, Oderzo. Era invulnerabile, le frecce che gli venivano scoccate contro deviavano come toccate da una mano invisibile, e non c&#8217;era fendente che arrivasse a ferirlo. Aveva un segreto, Attila, la spada invincibile che il demonio, suo padre, gli aveva fatto trovare un giorno in riva ad un fiume. Quella spada garantiva vittoria eterna a lui e al suo popolo. Ad ascoltare la Scattona, Tomaso capiva che Attila era proprio uguale ad Odisseo, lo inseguiva il destino, e che la storia non cambia mai» (pp. 178-179). Grande, insomma, la suggestione del volume di Mazzocato: un&#8217;ottima ragione per leggerlo con giusta attenzione e vivo interesse.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;" align="left"></h1>
<h1 style="text-align: center;" align="left"><strong>Ulisse for ever</strong></h1>
<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><strong><span style="font-size: small;">(Lorenzo Fort, <a href="http://www.vicoacitillo.it">www.vicoacitillo.it</a>, 09 gennaio 2004)</span></strong></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;">Il mito dell&#8217;eroe itacese, forse il più noto, fertile, celebrato tra i numerosissimi che l&#8217;antichità grecoromana ci ha donato, ritorna ancora una volta a vivere nelle pagine di Gian Domenico Mazzocato, scrittore e saggista trevigiano, giunto ora alla sua quarta fatica letteraria (per non contare la pièce teatrale, di gran successo, Mato de Guera).</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;"> Il nuovo romanzo s&#8217;intitola Il caso Pavan (Editrice San Liberale, Treviso 2003), è ambientato nel Settecento veneto e, con coinvolgente affabulazione, presenta le vicende ardue, tristi, se non addirittura drammatiche, di una gran folla di personaggi, umili o potenti, onesti o mariuoli, uomini di legge o ladri, biscazzieri, prostitute. L&#8217;attenzione tuttavia, e il racconto, s&#8217;incentrano</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;"> essenzialmente su Tomaso Pavan, alias Tomà Marchi, tintore di lane, attore, tipografo (ma, secondo il Collegio della Quarantia Criminale di Venezia, «farnetico et furioso», sospettato come «scrittore et estensore di libello diffamatorio in attesa di essere giudicato per detto reato dalli nobilissimi Inquisitori di Stato in nomine et mandato dell&#8217;eccellentissimo Consiglio dei Dieci», p. 197).</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;"> Originario di un piccolo paese di montagna, Longhere, sui laghi di Revine, Tomaso si reca dapprima nella Serenissima città, poi, in fuga, a Treviso, quindi di nuovo a Venezia (come giardiniere presso il convento dei Gesuati), successivamente in una delle isole del mare greco, Corfù (abitata, nel racconto di Cosma, «nei tempi antichissimi da un popolo felice, quello dei Feaci ed Alcinoo era un re buono e un giudice giusto che sapeva come mettere a posto ogni cosa, dirimere tutte le controversie, far sempre vedere il lato ragionevole delle situazioni», p. 143) inseguendo – e scoprendo infine, tramite la leggenda odissiaca – il significato recondito del tempo, della vita, della sua stessa identità («Capito cos&#8217;è il tempo Tomà? Per Odisseo era trascorsa una vita, per la dea non era passato neanche un istante, nemmeno uno sbattere d&#8217;occhi. Non si scherza con il tempo, non lo si può prendere in giro. E non lo si può neanche buttare via. Gli dei, forse, lo possono sciupare, ma noi …», p. 153). Lo sfondo, però, è quello da sempre più congeniale al poliedrico autore di Treviso: la terra veneta delle plebi contadine – misere, affamate, cinicamente sfruttate dai signori: un mondo piccolo e grande al medesimo tempo, già protagonista, pur nelle evidenti diversità di situazioni e di motivi, dei precedenti romanzi mazzocatiani: Il delitto della contessa Onigo (1997), Il bosco veneziano (1999), Gli ospiti notturni (2001), tutti usciti presso l&#8217;editrice Santi Quaranta e più volte ristampati. La solidarietà dello scrittore, infatti, si spende ancora una volta a tutto favore degli umili – gli ultimi, destinati però (forse) ad essere davvero i primi – in una sorta di ben orchestrata epopea sociale.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;">Di particolare significanza, ad ogni modo, il ritorno di Odisseo attraverso la memoria e le esperienze dello stralunato Tomaso – pure lui, come il mitico sovrano, incalzato dal destino.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;">Odisseo, la cui isola, Itaca rocciosa, resta per l&#8217;appunto a poche miglia da Corfù; Odisseo, al quale «capitò ogni cosa che ad un uomo possa capitare, conobbe tutto quello che c&#8217;era da conoscere, tutto il bene e ogni male possibile» (pp. 144-145); Odisseo, il quale era inviso agli dèi perché «era un uomo libero, quello che voleva faceva. Era intelligente, e persuasivo nel parlare, la sua voce era musica, aveva gesti eloquenti» (p. 145). Alla fine, il vecchio eroe, dopo aver «conosciuto tutto l&#8217;odio dell&#8217;universo, tutti i casi della vita, amore, mostri, orrore e paura», si era «messo tranquillo, appagato» (p. 147).</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;"> In realtà, l&#8217;autentica versione della storia è un&#8217;altra, con il re itacese che, a un certo punto, parte nuovamente dall&#8217;isola alla ricerca della Ninfa Calipso: ma, solo e ormai vecchio, con gli occhi «bruciati dal sole, dall&#8217;acqua e dalla salsedine», non riesce a vedere «lo scoglio che ferì profondamente la chiglia della sua nave e gli fece fare naufragio». Ciò non ostante, moribondo sulla battigia, vede «con felicità, da lontano arrivare la dea. Incedeva maestosa sulla spiaggia, le onde si ritiravano al suo passaggio, sembravano obbedirle. Lei avrebbe fatto il miracolo, lo avrebbe raccolto e gli avrebbe restituito forze e giovinezza. Ne era sicuro Odisseo. Avrebbe vissuto una nuova vita». Calipso, però, «si avvicinò, si inginocchiò accanto a lui, bella e splendida come tanto tempo prima, non una ruga, non un filo bianco tra i capelli, nemmeno sfiorata dal correre degli anni.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;"> Gli accarezzò la fronte, gli sorrise con pietà, ma non lo riconobbe nemmeno. Lo lasciò lì, a morire sulla spiaggia perché non poteva, la dea, spendere un miracolo per uno sconosciuto» (p. 152).</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;"> Triste e compassionevole, dunque, la fine del grande eroe omerico nella rivisitazione di Mazzocato.</span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;"> Il suo, del resto, è un Odisseo che assomiglia un po&#8217; anche ad Attila – «il feroce, invincibile condottiero degli Unni. Conosceva bene quella storia, Tomaso, la più misteriosa tra quelle raccontate in Valmarena, ma a sentirla dalla bocca della vecchia contrabbandiera, aveva qualcosa di coinvolgente e oscuro, era nuova, come mai ascoltata … Gli Unni, i bambini della Valmarena se li vedevano perfino in sogno, erano orribili e feroci, belve autentiche, nate dall&#8217;accoppiamento del diavolo con tutte le streghe più cattive e malvagie. Anzi, erano in viaggio dalla notte dei tempi, gli Unni, venivano dalle lande sconfinate e lontane dell&#8217;Asia, dall&#8217;altra parte del mondo, sui loro cavalli, anch&#8217;essi figli del demonio. E Attila era il peggiore di tutti, il più determinato, il più instancabile, quello che non conosceva ostacoli e riposo. Aveva attraversato fiumi impetuosi, e così grandi che sembravano il mare, aveva passato catene impervie di monti ed era sceso come un avvoltoio rapace sulle piane furlane, distruggendo ogni villaggio, ogni città, Aquileia, Oderzo. Era invulnerabile, le frecce che gli venivano scoccate contro deviavano come toccate da una mano invisibile, e non c&#8217;era fendente che arrivasse a ferirlo. Aveva un segreto, Attila, la spada invincibile che il demonio, suo padre, gli aveva fatto trovare un giorno in riva ad un fiume. Quella spada garantiva vittoria eterna a lui e al suo popolo. Ad ascoltare la Scattona, Tomaso capiva che Attila era proprio uguale ad Odisseo, lo inseguiva il destino, e che la storia non cambia mai» (pp. 178-179). </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;">Grande, insomma, la suggestione del volume di Mazzocato: un&#8217;ottima ragione per leggerlo con giusta attenzione e vivo interesse.</span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fulisse-for-ever%2F&amp;linkname=Ulisse%20for%20ever" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fulisse-for-ever%2F&amp;linkname=Ulisse%20for%20ever" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fulisse-for-ever%2F&amp;linkname=Ulisse%20for%20ever" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_telegram" href="https://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fulisse-for-ever%2F&amp;linkname=Ulisse%20for%20ever" title="Telegram" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fulisse-for-ever%2F&amp;title=Ulisse%20for%20ever" id="wpa2a_2"></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Quel colpo grosso di fine Ottocento rievocato il clamoroso furto di una cassaforte del conte Brandolin a Solighetto&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Sep 2012 16:13:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Quel colpo grosso di fine Ottocento rievocato il clamoroso furto di una cassaforte del conte Brandolin a Solighetto&#8221; (Anna Renda, La Tribuna di Treviso, la Nuova Venezia, il Mattino di Padova) &#160; Una notte di centoventi anni fa nel palazzotto del conte Guido Brandolin a Solighetto, la banda di Faustino detto “Bicio” mise a segno uno dei colpi più clamorosi del secolo che aveva fruttato ai rapinatori la più imponente refurtiva di cui mai si avesse avuto notizia. Una storia di disperazione maturata nella plurisecolare miseria e ignoranza indotte dal forzato esilio e dal divieto assoluto imposto dalla Serenissima alle genti del Montello di sfruttare l’unica risorsa economica disponibile rappresentata dal legname dei boschi locali. Una vicenda oggi dimenticata. Ma che all’epoca aveva finito per assumere nell’immaginario collettivo i contorni di una leggenda. I ladri erano riusciti in poche ore a strappare dal muro dov’era incassata una poderosa cassaforte, l’avevano quindi trascinata giù per le scale (800 chili di lamiere) e caricata su un carro traballante per correre a sventrarla qualche paese più in là. Giunti alle porte di Treviso, l’avevano gettata nelle acque di un canale, ignari però che il giorno dopo sarebbe stato svuotato per essere ripulito. E fu così che insieme al forziere era emerso anche qualche indizio che aveva smascherato i responsabili. Nel giro di due anni li avevano presi quasi tutti. Quando nel 1888 si tenne il processo nel tribunale di Treviso, la gente accorse da tutta la provincia. E’ un vecchio fatto di cronaca che lo scrittore Gian Domenico Mazzocato racconta nel suo nuovo romanzo Banditi del Montello, dove “banditi” è da intendere nella duplice accezione di delinquenti e di esiliati dalla propria terra. Il volume esce per i tipi di Zanetti Editore di Caerano San Marco (Tv) col titolo Veneto oscuro e comprende altre due brevi storie realmente accadute, singolarmente già pubblicate: 1909 Delitto a filò e Il ritorno. Tre romanzi-inchiesta in cui Mazzocato – come in altri suoi scritti precedenti a partire dal noto Delitto della contessa Onigo (nel 1997 sette ristampe in pochi mesi) – dà voce al mondo dei vinti in un Veneto povero e indigente di appena un secolo fa, o poco più, che rappresenta l’altra faccia di quel Veneto aristocratico e solare e dominatore che la tradizione storico-letteraria veneziana è solita presentare. Due mondi che viaggiano su binari distinti e paralleli ma che talvolta s’incontrano. Mazzocato ci racconta quel punto esatto in cui, per un attimo, si toccano. Quel punto è spesso un crimine. Che rende meno definita e scontata l’immagine che si ha di quei due mondi. E il nobile appare un po’ meno nobile e il reietto acquista una sua qualche dignità. Così in Banditi del Montello c’è una rapina che non si spiega del tutto e che, udienza dopo udienza, mette in ombra la stessa figura del conte, sospetto di essere il vero mandante di quel furto. Che avrebbe organizzato forse per giustificare un ammanco, lui, Guido, erede di una famiglia ricca e potente, fratello di Annibale proprietario del magnifico Castello di Cison di Valmarino, imparentato con il vescovo di Ceneda e con un altro Brandolin possidente di terre immense e villa a San Cassan di Meschio. Ma prove contro di lui non si cercano neppure. Pagheranno gli altri. Gli elementi emersi durante il processo, nel libro ci sono tutti. Anche le testimonianze rese. E il duro verdetto dei giudici. E al di là del mero fatto di cronaca è una fetta di storia locale che esce da queste pagine. Che spiega la cattiva fama dei Montelliani, riporta curiosità e dati poco noti sull’emigrazione veneta, descrive come venivano trattati i poveri che si ammalavano di colera o di vaiolo, le terribili condizioni dei galeotti condannati ai lavori forzati, con qualche cenno al colorito gergo della malavita e al ruolo dei confidenti delle forze dell’ordine. Ma si parla anche dei primi segnali di progresso a Treviso, le prime lampadine, il nome dei primi dodici abbonati al neonato servizio telefonico nel 1886, l’anno della rapina. Nessuno ha mai saputo se nella cassaforte rubata ci fossero davvero tutti quei soldi che si era detto. Né che fine abbiano fatto. Il tesoro di Bicio non è mai stato trovato. E nei paesi del Montello e della pedemontana trevigiana, su fino alle vallate del Cadore, del Comelico e dell’Agordino, c’è ancora chi lo sta cercando.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;" align="justify"></h1>
<h1 style="text-align: center;" align="justify"><span style="color: #000000;"><strong>&#8220;Quel colpo grosso di fine Ottocento rievocato </strong></span></h1>
<h1 style="text-align: center;" align="justify"><span style="color: #000000;"><strong>il clamoroso furto di una cassaforte </strong></span></h1>
<h1 style="text-align: center;" align="justify"><span style="color: #000000;"><strong>del conte Brandolin a Solighetto&#8221;</strong></span></h1>
<h2 style="text-align: center;" align="justify"><span style="color: #000000; font-size: small;"><strong>(Anna Renda, La Tribuna di Treviso, la Nuova Venezia, il Mattino di Padova)</strong></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;">Una notte di centoventi anni fa nel palazzotto del conte Guido Brandolin a Solighetto, la banda di Faustino detto “Bicio” mise a segno uno dei colpi più clamorosi del secolo che aveva fruttato ai rapinatori la più imponente refurtiva di cui mai si avesse avuto notizia. Una storia di disperazione maturata nella plurisecolare miseria e ignoranza indotte dal forzato esilio e dal divieto assoluto imposto dalla Serenissima alle genti del Montello di sfruttare l’unica risorsa economica disponibile rappresentata dal legname dei boschi locali. Una vicenda oggi dimenticata. Ma che all’epoca aveva finito per assumere nell’immaginario collettivo i contorni di una leggenda. </span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;">I ladri erano riusciti in poche ore a strappare dal muro dov’era incassata una poderosa cassaforte, l’avevano quindi trascinata giù per le scale (800 chili di lamiere) e caricata su un carro traballante per correre a sventrarla qualche paese più in là. Giunti alle porte di Treviso, l’avevano gettata nelle acque di un canale, ignari però che il giorno dopo sarebbe stato svuotato per essere ripulito. E fu così che insieme al forziere era emerso anche qualche indizio che aveva smascherato i responsabili. Nel giro di due anni li avevano presi quasi tutti. Quando nel 1888 si tenne il processo nel tribunale di Treviso, la gente accorse da tutta la provincia. </span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;">E’ un vecchio fatto di cronaca che lo scrittore Gian Domenico Mazzocato racconta nel suo nuovo romanzo <em>Banditi del Montello</em>, dove “banditi” è da intendere nella duplice accezione di delinquenti e di esiliati dalla propria terra. Il volume esce per i tipi di Zanetti Editore di Caerano San Marco (Tv) col titolo <em>Veneto oscuro </em>e comprende altre due brevi storie realmente accadute, singolarmente già pubblicate: <em>1909 Delitto a filò</em> e <em>Il ritorno</em><span style="text-decoration: underline;">.</span></span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;">Tre romanzi-inchiesta in cui Mazzocato – come in altri suoi scritti precedenti a partire dal noto <em>Delitto della contessa Onigo</em> (nel 1997 sette ristampe in pochi mesi) – dà voce al mondo dei vinti in un Veneto povero e indigente di appena un secolo fa, o poco più, che rappresenta l’altra faccia di quel Veneto aristocratico e solare e dominatore che la tradizione storico-letteraria veneziana è solita presentare. Due mondi che viaggiano su binari distinti e paralleli ma che talvolta s’incontrano. Mazzocato ci racconta quel punto esatto in cui, per un attimo, si toccano. Quel punto è spesso un crimine. Che rende meno definita e scontata l’immagine che si ha di quei due mondi. E il nobile appare un po’ meno nobile e il reietto acquista una sua qualche dignità. </span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;">Così in <em>Banditi del Montello</em> c’è una rapina che non si spiega del tutto e che, udienza dopo udienza, mette in ombra la stessa figura del conte, sospetto di essere il vero mandante di quel furto. Che avrebbe organizzato forse per giustificare un ammanco, lui, Guido, erede di una famiglia ricca e potente, fratello di Annibale proprietario del magnifico Castello di Cison di Valmarino, imparentato con il vescovo di Ceneda e con un altro Brandolin possidente di terre immense e villa a San Cassan di Meschio. Ma prove contro di lui non si cercano neppure. Pagheranno gli altri. Gli elementi emersi durante il processo, nel libro ci sono tutti. Anche le testimonianze rese. E il duro verdetto dei giudici. </span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;">E al di là del mero fatto di cronaca è una fetta di storia locale che esce da queste pagine. Che spiega la cattiva fama dei Montelliani, riporta curiosità e dati poco noti sull’emigrazione veneta, descrive come venivano trattati i poveri che si ammalavano di colera o di vaiolo, le terribili condizioni dei galeotti condannati ai lavori forzati, con qualche cenno al colorito gergo della malavita e al ruolo dei confidenti delle forze dell’ordine. Ma si parla anche dei primi segnali di progresso a Treviso, le prime lampadine, il nome dei primi dodici abbonati al neonato servizio telefonico nel 1886, l’anno della rapina.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;">Nessuno ha mai saputo se nella cassaforte rubata ci fossero davvero tutti quei soldi che si era detto. Né che fine abbiano fatto. Il tesoro di Bicio non è mai stato trovato. E nei paesi del Montello e della pedemontana trevigiana, su fino alle vallate del Cadore, del Comelico e dell’Agordino, c’è ancora chi lo sta cercando.</span></p>
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		<title>Cronaca Ottocentesca</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Sep 2012 16:13:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[La critica]]></category>

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		<description><![CDATA[Cronaca Ottocentesca (Mario Cutuli, La vita Del Popolo) &#160; &#8220;Banditi del Montello&#8221;, l&#8217;ultimo lavoro di G.D. Mazzocato si inserisce nella serie “Veneto oscuro&#8221;. In uno sfondo di miseria e precarietà riaffiorano i crimini mitizzati della banda Soligo A scrivere di lui si rischia di cadere nell’ovvio, nel “già detto”, nella più monotona ripetitività. Di Gian Domenico Mazzocato sappiamo tutto. O quasi. Prima attraverso le raccolte di liriche, poi attraverso le fortunate traduzioni delle Historiae di Tacito e della Vita di san Martino di Venanzio Fortunato, poi soprattutto attraverso i romanzi, ormai noti nel panorama letterario non solo regionale, Mazzocato è riuscito a disegnarsi uno spazio tutto suo, originale eppur noto al grande pubblico che in esso ritrova le matrici prossime di essere, di pensare, di agire. I personaggi dei fortunati romanzi &#8211; Il delitto della contessa Onigo, Il bosco veneziano, Gli ospiti notturni, Il caso Pavan &#8211; sono uno spaccato fedele di quel Veneto tra Ottocento e Novecento, di una terra povera, martoriata dalla pellagra, che vede nell’emigrazione l’unico mezzo per sopravvivere. Un mondo che più di un critico ha felicemente accostato a quello verghiano, una terra di “vinti”, piegati per sempre dal destino, impossibilitati a modificare le proprie condizioni esistenziali. Personaggi che, sin dalle prime battute di ogni storia, vivono di una luce propria e non tardano ad entrare nel cuore del lettore che in essi rivede nomi e volti, magari conosciuti attraverso il racconto dei nonni e ai quali Gian Domenico, con indiscussa padronanza, sa ridare vita e calore. Così è anche per “Banditi del Montello”, una storia veramente appassionante che insieme al “1909 Delitto a filò” e a “Il ritorno” edite precedentemente, adesso danno vita a “Veneto oscuro” per le edizioni Zanetti, euro 10.00. Ancora una volta Mazzocato ci riporta nel “Veneto oscuro”, terra di miseria e di fame, nella “Treviso povera, dissanguata dall’emigrazione, preoccupata dal colera alle porte” che vive ai margini del progresso, come molte piccole province italiane di fine ottocento. Questa volta la storia ha come scenario preciso la provincia trevigiana, quel Montello da poco restituito ai suoi abitanti per decreto di re Umberto, dopo più di quattrocento anni di usurpazione da parte della Serenissima; quel lembo di terra dove il popolo vive “di espedienti, di furterelli, di commercio illegale del legname strappato con grave rischio alla collina” e sconta “una condanna perenne alla povertà e all’ignoranza, al malessere e al disagio”; dove “il colera infuria nel modo più terribile e virulento” e “decine di persone vivono ammucchiate come bestie in casupole miserabili”. E’ in questo scenario che opera la banda di Soligo, un aggregato di individui che all’occorrenza, spinti dalla miseria e nel tentativo di dare finalmente una svolta radicale alla grama vita di tutti i giorni, sanno fare gruppo e che sembrano inverare il pregiudizio di un Montello terra di malfattori, soprattutto ladri. Mazzocato riscrive il processo a carico della banda Soligo che animò le cronache trevigiane nel gennaio del 1888. Lo fa riconfermando quelle doti di attento osservatore e non di semplice cronista, calandosi negli eventi e nei personaggi dei quali sa cogliere con rara capacità i tratti tipici del loro essere. Sa leggere con spiccata capacità nelle pieghe più recondite, non riuscendo a mascherare l’attaccamento ad ognuno di essi. E con i personaggi così genuinamente fotografati nel loro mondo, il lettore ricostruisce in pieno quel contesto nel quale essi vivono ed agiscono, quella pagina di storia fatta di miseria e precarietà, dove gli anni di carcere possono conferire a chi li ha subiti un miserabile blasone di nobiltà, come si vanta Faustino Soligo “Tasi su, parché ti da me te ga tuto da imparar, i go fato quaranta ani de galera, mi”. Personaggi e vicende che restano scolpite nella mente di chi legge inconsciamente disposto a riconoscere quella mitizzazione che di essi ne hanno fatto i protagonisti dei tanti filò nelle lunghe serate invernali della campagna trevigiana]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"></h1>
<h1 style="text-align: center;"><strong>Cronaca Ottocentesca</strong></h1>
<h2 style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><strong>(Mario Cutuli, La vita Del Popolo)</strong></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000; font-size: x-small;">&#8220;Banditi del Montello&#8221;, </span></em><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000; font-size: x-small;">l&#8217;ultimo lavoro di G.D. Mazzocato si inserisce nella serie “Veneto oscuro&#8221;. In uno sfondo di miseria e precarietà riaffiorano i crimini mitizzati della banda Soligo</span></strong></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;">A scrivere di lui si rischia di cadere nell’ovvio, nel “già detto”, nella più monotona ripetitività.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;">Di Gian Domenico Mazzocato sappiamo tutto. O quasi.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;">Prima attraverso le raccolte di liriche, poi attraverso le fortunate traduzioni delle Historiae di Tacito e della Vita di san Martino di Venanzio Fortunato, poi soprattutto attraverso i romanzi, ormai noti nel panorama letterario non solo regionale, Mazzocato è riuscito a disegnarsi uno spazio tutto suo, originale eppur noto al grande pubblico che in esso ritrova le matrici prossime di essere, di pensare, di agire. I personaggi dei fortunati romanzi &#8211; Il delitto della contessa Onigo, Il bosco veneziano, Gli ospiti notturni, Il caso Pavan &#8211; sono uno spaccato fedele di quel Veneto tra Ottocento e Novecento, di una terra povera, martoriata dalla pellagra, che vede nell’emigrazione l’unico mezzo per sopravvivere. Un mondo che più di un critico ha felicemente accostato a quello verghiano, una terra di “vinti”, piegati per sempre dal destino, impossibilitati a modificare le proprie condizioni esistenziali. </span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;">Personaggi che, sin dalle prime battute di ogni storia, vivono di una luce propria e non tardano ad entrare nel cuore del lettore che in essi rivede nomi e volti, magari conosciuti attraverso il racconto dei nonni e ai quali Gian Domenico, con indiscussa padronanza, sa ridare vita e calore. Così è anche per “Banditi del Montello”, una storia veramente appassionante che insieme al “1909 Delitto a filò” e a “Il ritorno” edite precedentemente, adesso danno vita a “Veneto oscuro” per le edizioni Zanetti, euro 10.00. Ancora una volta Mazzocato ci riporta nel “Veneto oscuro”, terra di miseria e di fame, nella “Treviso povera, dissanguata dall’emigrazione, preoccupata dal colera alle porte” che vive ai margini del progresso, come molte piccole province italiane di fine ottocento. </span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;">Questa volta la storia ha come scenario preciso la provincia trevigiana, quel Montello da poco restituito ai suoi abitanti per decreto di re Umberto, dopo più di quattrocento anni di usurpazione da parte della Serenissima; quel lembo di terra dove il popolo vive “di espedienti, di furterelli, di commercio illegale del legname strappato con grave rischio alla collina” e sconta “una condanna perenne alla povertà e all’ignoranza, al malessere e al disagio”; dove “il colera infuria nel modo più terribile e virulento” e “decine di persone vivono ammucchiate come bestie in casupole miserabili”. E’ in questo scenario che opera la banda di Soligo, un aggregato di individui che all’occorrenza, spinti dalla miseria e nel tentativo di dare finalmente una svolta radicale alla grama vita di tutti i giorni, sanno fare gruppo e che sembrano inverare il pregiudizio di un Montello terra di malfattori, soprattutto ladri. </span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;">Mazzocato riscrive il processo a carico della banda Soligo che animò le cronache trevigiane nel gennaio del 1888. Lo fa riconfermando quelle doti di attento osservatore e non di semplice cronista, calandosi negli eventi e nei personaggi dei quali sa cogliere con rara capacità i tratti tipici del loro essere. Sa leggere con spiccata capacità nelle pieghe più recondite, non riuscendo a mascherare l’attaccamento ad ognuno di essi. </span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;">E con i personaggi così genuinamente fotografati nel loro mondo, il lettore ricostruisce in pieno quel contesto nel quale essi vivono ed agiscono, quella pagina di storia fatta di miseria e precarietà, dove gli anni di carcere possono conferire a chi li ha subiti un miserabile blasone di nobiltà, come si vanta Faustino Soligo “Tasi su, parché ti da me te ga tuto da imparar, i go fato quaranta ani de galera, mi”. Personaggi e vicende che restano scolpite nella mente di chi legge inconsciamente disposto a riconoscere quella mitizzazione che di essi ne hanno fatto i protagonisti dei tanti filò nelle lunghe serate invernali della campagna trevigiana</span></p>
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		<title>Al buio del bosco proibito</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Sep 2012 12:54:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[La critica]]></category>

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		<description><![CDATA[Al buio del bosco proibito (Lorenzo Brunazzo, La Difesa Del Popolo, 25 dicembre 1999) &#160; …E la storia, politica e naturale, è anch’essa protagonista, accanto alle persone, dentro di loro. Il Quarantotto e il grande furto collettivo di legname, duramente punito dagli austriaci, il colera del ’55 e il suo fantasma, l’arrivo degli italiani nel ’66, che cambia poco o niente, la brentana grande del 1882 che spinge la famiglia di “pisnenti” del Montello, orfana della moglie-madre, a emigrare. Il tutto raccontato con uno stile coinvolgente, che unisce un italiano fluido, aulico perfino, con termini dialettali che invece di abbassare il tono del discorso, rendendolo colloquiale, lo innalzano, lo adornano, lo impreziosiscono. Castoni raffinati e pertinenti sono anche le innumerevoli leggende e tradizioni locali, prima tra tutti quella del monaco Giovanni, il cui fantasma girovaga di notte sulla collina del Montello, cercando pace, senza mai trovarla.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;" align="justify"></h1>
<h1 style="text-align: center;" align="justify"><strong>Al buio del bosco proibito</strong></h1>
<h2 style="text-align: center;" align="justify"><span style="font-size: small;"><strong>(Lorenzo Brunazzo, La Difesa Del Popolo, 25 dicembre 1999)</strong></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: verdana,geneva;">…E la storia, politica e naturale, è anch’essa protagonista, accanto alle persone, dentro di loro. Il Quarantotto e il grande furto collettivo di legname, duramente punito dagli austriaci, il colera del ’55 e il suo fantasma, l’arrivo degli italiani nel ’66, che cambia poco o niente, la brentana grande del 1882 che spinge la famiglia di “pisnenti” del Montello, orfana della moglie-madre, a emigrare.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: verdana,geneva;">Il tutto raccontato con uno stile coinvolgente, che unisce un italiano fluido, aulico perfino, con termini dialettali che invece di abbassare il tono del discorso, rendendolo colloquiale, lo innalzano, lo adornano, lo impreziosiscono. Castoni raffinati e pertinenti sono anche le innumerevoli leggende e tradizioni locali, prima tra tutti quella del monaco Giovanni, il cui fantasma girovaga di notte sulla collina del Montello, cercando pace, senza mai trovarla.</span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fal-buio-del-bosco-proibito%2F&amp;linkname=Al%20buio%20del%20bosco%20proibito" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fal-buio-del-bosco-proibito%2F&amp;linkname=Al%20buio%20del%20bosco%20proibito" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fal-buio-del-bosco-proibito%2F&amp;linkname=Al%20buio%20del%20bosco%20proibito" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_telegram" href="https://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fal-buio-del-bosco-proibito%2F&amp;linkname=Al%20buio%20del%20bosco%20proibito" title="Telegram" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fal-buio-del-bosco-proibito%2F&amp;title=Al%20buio%20del%20bosco%20proibito" id="wpa2a_8"></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Gli aspri eroi della &#8220;Caneva&#8221;, l&#8217;autore infonde ai ricordi il respiro del mito</title>
		<link>https://www.giandomenicomazzocato.it/gli-aspri-eroi-della-caneva-lautore-infonde-ai-ricordi-il-respiro-del-mito/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Sep 2012 12:54:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[La critica]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli aspri eroi della &#8220;Caneva&#8221; l&#8217;autore infonde ai ricordi il respiro del mito (Lorenzo Brunazzo, La Difesa Del Popolo, 23 dicembre 2001) &#160; Realtà e immaginazione: ma una immaginazione così immersa nei fatti della vita da diventarne parte indissolubile, formula di decifrazione. Un’immaginazione che straripa  in tutta la sua eloquenza onirica e simbolica nel racconto che dà il titolo alla raccolta. Gli ospiti notturni sono fantasmi barcaioli evocati dal plenilunio e ritratti da uno strano, selvatico pittore, Lunardo Gironivola. …qui riaffiora di Mazzocato quell’incredibile capacità di distillare miti universali dai profili scabri della sua terra.. Con questo nuovo libro, l’insegnante di liceo trevigiano che ha tradotto le Historiae di Tacito e l’opera monumentale di Tito Livio, conferma ciò che aveva già ben espresso negli altri suoi due romanzi: l’immaginosità ancestrale dell’uomo -abbia preso forma in classici poemi o in fole del filò- esprime i bisogni profondi, quelli radicati nel segreto dell’anima.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;" align="justify"></h1>
<h1 style="text-align: center;" align="justify"><strong>Gli aspri eroi della &#8220;Caneva&#8221;</strong></h1>
<h1 style="text-align: center;" align="justify"><strong>l&#8217;autore infonde ai ricordi il respiro del mito</strong></h1>
<h2 style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><strong>(Lorenzo Brunazzo, La Difesa Del Popolo, 23 dicembre 2001)</strong></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: verdana,geneva;">Realtà e immaginazione: ma una immaginazione così immersa nei fatti della vita da diventarne parte indissolubile, formula di decifrazione. Un’immaginazione che straripa  in tutta la sua eloquenza onirica e simbolica nel racconto che dà il titolo alla raccolta. <em>Gli ospiti notturni </em>sono fantasmi barcaioli evocati dal plenilunio e ritratti da uno strano, selvatico pittore, Lunardo Gironivola.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: verdana,geneva;">…qui riaffiora di Mazzocato quell’incredibile capacità di distillare miti universali dai profili scabri della sua terra..</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: verdana,geneva;">Con questo nuovo libro, l’insegnante di liceo trevigiano che ha tradotto le <em>Historiae</em> di Tacito e l’opera monumentale di Tito Livio, conferma ciò che aveva già ben espresso negli altri suoi due romanzi: l’immaginosità ancestrale dell’uomo -abbia preso forma in classici poemi o in fole del filò- esprime i bisogni profondi, quelli radicati nel segreto dell’anima.</span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fgli-aspri-eroi-della-caneva-lautore-infonde-ai-ricordi-il-respiro-del-mito%2F&amp;linkname=Gli%20aspri%20eroi%20della%20%E2%80%9CCaneva%E2%80%9D%2C%20l%E2%80%99autore%20infonde%20ai%20ricordi%20il%20respiro%20del%20mito" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fgli-aspri-eroi-della-caneva-lautore-infonde-ai-ricordi-il-respiro-del-mito%2F&amp;linkname=Gli%20aspri%20eroi%20della%20%E2%80%9CCaneva%E2%80%9D%2C%20l%E2%80%99autore%20infonde%20ai%20ricordi%20il%20respiro%20del%20mito" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fgli-aspri-eroi-della-caneva-lautore-infonde-ai-ricordi-il-respiro-del-mito%2F&amp;linkname=Gli%20aspri%20eroi%20della%20%E2%80%9CCaneva%E2%80%9D%2C%20l%E2%80%99autore%20infonde%20ai%20ricordi%20il%20respiro%20del%20mito" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_telegram" href="https://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fgli-aspri-eroi-della-caneva-lautore-infonde-ai-ricordi-il-respiro-del-mito%2F&amp;linkname=Gli%20aspri%20eroi%20della%20%E2%80%9CCaneva%E2%80%9D%2C%20l%E2%80%99autore%20infonde%20ai%20ricordi%20il%20respiro%20del%20mito" title="Telegram" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fgli-aspri-eroi-della-caneva-lautore-infonde-ai-ricordi-il-respiro-del-mito%2F&amp;title=Gli%20aspri%20eroi%20della%20%E2%80%9CCaneva%E2%80%9D%2C%20l%E2%80%99autore%20infonde%20ai%20ricordi%20il%20respiro%20del%20mito" id="wpa2a_10"></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Il Bosco Veneziano&#8221;, romanzo del Montello</title>
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		<comments>https://www.giandomenicomazzocato.it/il-bosco-veneziano-romanzo-del-montello/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Sep 2012 12:54:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[La critica]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Il Bosco Veneziano&#8221;, romanzo del Montello (L&#8217;Azione, 21 dicembre 1999) &#160; …Un mondo enigmatico, anche, perché attorno al Montello, alle sue rovine misteriose e antichissime, ai suoi luoghi ancor oggi selvaggi e impenetrabili, è fiorito un complesso unico e irripetibile di “fole”, leggende e racconti che lo scrittore trevigiano puntualmente registra e riferisce spesso usando il lessico e gli schemi mentali che traspaiono dall’oralità contadina.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;" align="justify"></h1>
<h1 style="text-align: center;" align="justify"><strong>&#8220;Il Bosco Veneziano&#8221;, romanzo del Montello</strong></h1>
<h2 style="text-align: center;" align="justify"><span style="font-size: small; color: #000000;">(L&#8217;Azione, 21 dicembre 1999)</span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;">…Un mondo enigmatico, anche, perché attorno al Montello, alle sue rovine misteriose e antichissime, ai suoi luoghi ancor oggi selvaggi e impenetrabili, è fiorito un complesso unico e irripetibile di “fole”, leggende e racconti che lo scrittore trevigiano puntualmente registra e riferisce spesso usando il lessico e gli schemi mentali che traspaiono dall’oralità contadina.</span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fil-bosco-veneziano-romanzo-del-montello%2F&amp;linkname=%E2%80%9CIl%20Bosco%20Veneziano%E2%80%9D%2C%20romanzo%20del%20Montello" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fil-bosco-veneziano-romanzo-del-montello%2F&amp;linkname=%E2%80%9CIl%20Bosco%20Veneziano%E2%80%9D%2C%20romanzo%20del%20Montello" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fil-bosco-veneziano-romanzo-del-montello%2F&amp;linkname=%E2%80%9CIl%20Bosco%20Veneziano%E2%80%9D%2C%20romanzo%20del%20Montello" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_telegram" href="https://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fil-bosco-veneziano-romanzo-del-montello%2F&amp;linkname=%E2%80%9CIl%20Bosco%20Veneziano%E2%80%9D%2C%20romanzo%20del%20Montello" title="Telegram" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fil-bosco-veneziano-romanzo-del-montello%2F&amp;title=%E2%80%9CIl%20Bosco%20Veneziano%E2%80%9D%2C%20romanzo%20del%20Montello" id="wpa2a_12"></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Le storie degli ultimi</title>
		<link>https://www.giandomenicomazzocato.it/le-storie-degli-ultimi/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Sep 2012 12:54:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[La critica]]></category>

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		<description><![CDATA[Le storie degli ultimi (Gianni Giolo, La Domenica Di Vicenza, 27 maggio 2000) &#160; Mazzocato è il grande cantore dell’epopea dei “pisnenti”, gli ultimi fra i lavoratori della terra, i più miserabili e disperati. Di questa gente veneta, senza nome e senza storia, simile ai latini di cui parla Manzoni (“un’immensa moltitudine di uomini che passa sulla terra inosservata, senza lasciarvi vestigio”) nel suo romanzo Mazzocato approfondisce l’indagine, ne studia le miserabili condizioni di vita non solo nella loro patria veneta, ma anche nella loro seconda patria che fondano tra le sconfinate distese delle foreste brasiliane dove sono costretti ad emigrare. …Una pagina grandiosa ed epica che rende in tutta la sua formidabile potenza la tragedia di un’intera generazione veneta…]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;" align="justify"></h1>
<h1 style="text-align: center;" align="justify"><strong>Le storie degli ultimi</strong></h1>
<h2 style="text-align: center;" align="justify"><span style="font-size: small;"><strong> (Gianni Giolo, La Domenica Di Vicenza, 27 maggio 2000)</strong></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;">Mazzocato è il grande cantore dell’epopea dei “pisnenti”, gli ultimi fra i lavoratori della terra, i più miserabili e disperati.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;">Di questa gente veneta, senza nome e senza storia, simile ai latini di cui parla Manzoni (“un’immensa moltitudine di uomini che passa sulla terra inosservata, senza lasciarvi vestigio”) nel suo romanzo Mazzocato approfondisce l’indagine, ne studia le miserabili condizioni di vita non solo nella loro patria veneta, ma anche nella loro seconda patria che fondano tra le sconfinate distese delle foreste brasiliane dove sono costretti ad emigrare.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: verdana,geneva; color: #000000;">…Una pagina grandiosa ed epica che rende in tutta la sua formidabile potenza la tragedia di un’intera generazione veneta…</span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fle-storie-degli-ultimi%2F&amp;linkname=Le%20storie%20degli%20ultimi" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fle-storie-degli-ultimi%2F&amp;linkname=Le%20storie%20degli%20ultimi" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fle-storie-degli-ultimi%2F&amp;linkname=Le%20storie%20degli%20ultimi" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_telegram" href="https://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fle-storie-degli-ultimi%2F&amp;linkname=Le%20storie%20degli%20ultimi" title="Telegram" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fle-storie-degli-ultimi%2F&amp;title=Le%20storie%20degli%20ultimi" id="wpa2a_14"></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Storia di un bosco e del suo popolo</title>
		<link>https://www.giandomenicomazzocato.it/storia-di-un-bosco-e-del-suo-popolo/</link>
		<comments>https://www.giandomenicomazzocato.it/storia-di-un-bosco-e-del-suo-popolo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Sep 2012 12:54:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[La critica]]></category>

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		<description><![CDATA[Storia di un bosco e del suo popolo (Angelo Busetto, La Nuova Scintilla, 20 febbraio 2000) &#160; …Nel racconto generale, diviso idealmente in tre parti –fino alla piena del Piave, l’emigrazione, il ritorno- si intrecciano vicende particolari, come nella grande struttura del bosco vivono gli alti fusti e la vegetazione più bassa. La scrittura è bella, intensa, descrittiva eppure piena di suggerimenti simbolici, capace di catturare il lettore. Porta incastonate inevitabilmente alcune parole dialettali che fanno la figura dei vecchi pezzi di intonaco dipinti sulle case di montagna. Vi si trova il clima di una civiltà, l’odore di una terra, il sentimento di un popolo. Un popolo di vinti? Un’intensa umanità riscatta i singoli personaggi e l’intera vicenda.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;" align="justify"></h1>
<h1 style="text-align: center;" align="justify"><span style="color: #000000;"><strong>Storia di un bosco e del suo popolo</strong></span></h1>
<h2 style="text-align: center;" align="justify"><span style="font-size: small; color: #000000;"><strong>(Angelo Busetto, La Nuova Scintilla, 20 febbraio 2000)</strong></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: verdana,geneva;">…Nel racconto generale, diviso idealmente in tre parti –fino alla piena del Piave, l’emigrazione, il ritorno- si intrecciano vicende particolari, come nella grande struttura del bosco vivono gli alti fusti e la vegetazione più bassa. </span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: verdana,geneva;">La scrittura è bella, intensa, descrittiva eppure piena di suggerimenti simbolici, capace di catturare il lettore. Porta incastonate inevitabilmente alcune parole dialettali che fanno la figura dei vecchi pezzi di intonaco dipinti sulle case di montagna.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: verdana,geneva;">Vi si trova il clima di una civiltà, l’odore di una terra, il sentimento di un popolo. </span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: verdana,geneva;">Un popolo di vinti? Un’intensa umanità riscatta i singoli personaggi e l’intera vicenda.</span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fstoria-di-un-bosco-e-del-suo-popolo%2F&amp;linkname=Storia%20di%20un%20bosco%20e%20del%20suo%20popolo" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fstoria-di-un-bosco-e-del-suo-popolo%2F&amp;linkname=Storia%20di%20un%20bosco%20e%20del%20suo%20popolo" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fstoria-di-un-bosco-e-del-suo-popolo%2F&amp;linkname=Storia%20di%20un%20bosco%20e%20del%20suo%20popolo" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_telegram" href="https://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fstoria-di-un-bosco-e-del-suo-popolo%2F&amp;linkname=Storia%20di%20un%20bosco%20e%20del%20suo%20popolo" title="Telegram" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fstoria-di-un-bosco-e-del-suo-popolo%2F&amp;title=Storia%20di%20un%20bosco%20e%20del%20suo%20popolo" id="wpa2a_16"></a></p>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Trevigianità ormai scomparsa?</title>
		<link>https://www.giandomenicomazzocato.it/trevigianita-ormai-scomparsa/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Sep 2012 12:54:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[La critica]]></category>

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		<description><![CDATA[Trevigianità ormai scomparsa? (Riccardo Masini, Trevisani Nel Mondo, gennaio 1998) &#160; Il passato della Marca Trevigiana parla anche il linguaggio della sopraffazione da parte dei potenti sui deboli, dell’umiliazione dei poveri, dell’ignoranza, delle malattie. Talvolta qualche sussulto di ribellione e qualche anelito al riscatto possono assumere anche connotazioni drammatiche. Raccontare tutto questo in un libro che, basato su elementi storici, ma sviluppato con un codice espressivo moderno, riesce con sapiente artifizio letterario, a catturare il lettore e a condurlo per mano lungo i declivi della Valcavasia e nelle sontuose stanze dei palazzi gentilizi, come nei tuguri dei “pisnenti”. Qui è la bravura e la spiccata versatilità di Gian Domenico Mazzocato che con il suo primo romanzo rappresenta un caso letterario con il suo successo di vendite e di critica. Indubbiamente l’elemento storico e romanzato dell’opera, rende la lettura particolarmente piacevole e incalzante. Con un sapore fra il thrilling e la fiction che tiene sempre sulla corda l’avidità di sapere del lettore.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;" align="justify"></h1>
<h1 style="text-align: center;" align="justify"><span style="color: #000000;"><strong>Trevigianità ormai scomparsa?</strong></span></h1>
<h2 style="text-align: center;" align="justify"><span style="font-size: small;"><strong>(Riccardo Masini, Trevisani Nel Mondo, gennaio 1998)</strong></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: verdana,geneva;">Il passato della Marca Trevigiana parla anche il linguaggio della sopraffazione da parte dei potenti sui deboli, dell’umiliazione dei poveri, dell’ignoranza, delle malattie. Talvolta qualche sussulto di ribellione e qualche anelito al riscatto possono assumere anche connotazioni drammatiche.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: verdana,geneva;">Raccontare tutto questo in un libro che, basato su elementi storici, ma sviluppato con un codice espressivo moderno, riesce con sapiente artifizio letterario, a catturare il lettore e a condurlo per mano lungo i declivi della Valcavasia e nelle sontuose stanze dei palazzi gentilizi, come nei tuguri dei “pisnenti”.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: verdana,geneva;">Qui è la bravura e la spiccata versatilità di Gian Domenico Mazzocato che con il suo primo romanzo rappresenta un caso letterario con il suo successo di vendite e di critica.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: verdana,geneva;">Indubbiamente l’elemento storico e romanzato dell’opera, rende la lettura particolarmente piacevole e incalzante.</span></p>
<p align="justify"><span style="color: #000000; font-family: verdana,geneva;">Con un sapore fra il thrilling e la fiction che tiene sempre sulla corda l’avidità di sapere del lettore.</span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Ftrevigianita-ormai-scomparsa%2F&amp;linkname=Trevigianit%C3%A0%20ormai%20scomparsa%3F" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Ftrevigianita-ormai-scomparsa%2F&amp;linkname=Trevigianit%C3%A0%20ormai%20scomparsa%3F" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Ftrevigianita-ormai-scomparsa%2F&amp;linkname=Trevigianit%C3%A0%20ormai%20scomparsa%3F" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_telegram" href="https://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Ftrevigianita-ormai-scomparsa%2F&amp;linkname=Trevigianit%C3%A0%20ormai%20scomparsa%3F" title="Telegram" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Ftrevigianita-ormai-scomparsa%2F&amp;title=Trevigianit%C3%A0%20ormai%20scomparsa%3F" id="wpa2a_18"></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il &#8220;Popolo&#8221; del Montello in un affresco corale</title>
		<link>https://www.giandomenicomazzocato.it/il-popolo-del-montello-in-un-affresco-corale/</link>
		<comments>https://www.giandomenicomazzocato.it/il-popolo-del-montello-in-un-affresco-corale/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Sep 2012 11:29:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[La critica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il &#8220;Popolo&#8221; del Montello in un affresco corale (Nicolò Menniti Ippolito, La Tribuna Di Treviso, La Nuova Venezia, Il Mattino Di Padova, 16 dicembre 1999) &#160; …È romanzo corale, di un popolo si vorrebbe dire, e Mazzocato riesce nell’operazione di fondere tanti elementi storici, dalla tragica piena del Piave nel 1882 alla colonizzazione trevigiana del mato brasiliano, in un’unica memoria, credibile e commossa.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;" align="justify"></h1>
<h1 style="text-align: center;" align="justify"><strong>Il &#8220;Popolo&#8221; del Montello in un affresco corale</strong></h1>
<h2 style="text-align: center;" align="justify"><span style="font-size: small; color: #000000;"><strong>(Nicolò Menniti Ippolito, La Tribuna Di Treviso, La Nuova Venezia,<br />
Il Mattino Di Padova, 16 dicembre 1999)</strong></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: verdana,geneva;">…È romanzo corale, di un popolo si vorrebbe dire, e Mazzocato riesce nell’operazione di fondere tanti elementi storici, dalla tragica piena del Piave nel 1882 alla colonizzazione trevigiana del <em>mato</em><strong> </strong>brasiliano, in un’unica memoria, credibile e commossa.</span></p>
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