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	<title>Giandomenico Mazzocato &#187; Diari di Viaggio</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 19:02:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ASSISI E GIOTTO MONTEFALCO E BENOZZO GOZZOLI CIVITA DI BAGNOREGIO, DIVINA MAGIA FATTA PIETRA   SULLE ORME DI FRANCESCO (E ALTRO) Il primo approdo non può essere che lì, alla Porziuncola. Dove tutto ebbe inizio. Santa Maria degli Angeli sorge davanti al Subasio, nella valle Umbra. Progettata da Gaetano Alessi a partire dal1569, è uno scrigno d’arte: Perugino, i Pomarancio (gli artisti provenienti dalla pisana Pomarance), l’Ingegno (Andrea d’Aloigi, Assisi, 1480-1521; di lui Vasari dice che fu il miglior allievo del Perugino), Cesare Sermei (Città della Pieve, 1581 ca-Assisi, 1668) e Baldassarre Croce (Bologna, 1558-Roma, 8 novembre 1628). Ma è soprattutto monumentale scrigno del sacro e della spiritualità francescana. La Porziuncola, la cappella del Transito e la cappella delle Rose fatta costruire da Bonaventura da Bagnoregio sul luogo dove era il giaciglio di Francesco e affrescata con straordinaria vivacità da Tiberio d’Assisi (Tiberio Ranieri di Diotallevi, Assisi, 1470 ca-1524). Le storie del perdono d’Assisi (Onorio III conferma l’indulgenza, Francesco proclama il perdono). Onorio, il papa che con la bolla Solet annuere accolse e avallò la Regola francescana, nel 1216 concesse l’indulgenza plenaria a tutti coloro che avessero visitato la Porziuncola il 2 agosto. La festa del perdono. Qui, dopo una notte passata nella sofferenza e nel dolore, Francesco chiese la libertà interiore, il perdono dal peccato. È la narrazione che ci fa Ilario da Viterbo (o prete Ilario, artista di cui pochissimo si sa, attivo nel XIV secolo tra Umbria e alto Lazio), nella trecentesca pala d’oro (1393) sul muro in fondo della minuscola chiesa. Ilario ha posto al centro una annunciazione di struggenti bellezza e spiritualità. Tra l’angelo e Maria, tre gigli a ricordarci la verginità della madre di Gesù prima, durante e dopo il parto, tema carissimo alla mariologia francescana. Porziuncola, cioè particella, con annotazione non solo catastale ma anche spirituale. Piccola cosa, una chiesa diroccata dedicata a Maria. Francesco la restaurò e vi si trasferì stabilmente facendone la prima sede della sua comunità. Il luogo che Francesco ha amato di più, il luogo degli inizi, dove Dio si è manifestato al giovane turbolento. Anche luogo della rivelazione e della radicale scelta evangelica. E dove si costruisce la fraternità francescana. Ancora oggi la Porziuncola è porta sempre aperta sul cui limitare Francesco ricorda che il male è un mistero duro e arduo. Solo col vangelo se ne può penetrare la superficie e scoprire la verità ultima. Francesco, come è stato detto, sa risvegliare la nostalgia per il paradiso. Nei credenti e, con la forza del suo carisma, nei non credenti. Vicino alla Porziuncola, la cappella del Transito. Qui, nella notte fra il 3 e il 4 ottobre1226, debilitato, cieco, sanguinante per le stigmate, si fece posare sulla nuda terra. Chiamò i confratelli, assieme a loro invocò nel canto “sora nostra morte corporale” e spirò. Impreziosiscono l’interno della cappella gli affreschi dello Spagna (cioè Giovanni di Pietro, uno spagnolo approdato alla bottega del Perugino,1470/1480 ca-Spoleto, 1528) che raffigurano santi e beati francescani. All’esterno Domenico Bruschi ha dipinto, tra il 1886 e il 1887, la morte e i funerali di Francesco. Il giorno dopo Assisi, basilica superiore. Sono appena risalito dalla chiesa inferiore dove splende, luminoso, Simone Martini nella cappella di san Martino e dove si ammira l’originale della Solet annuere, la bolla con cui Onorio III approvò la Regola francescana (29 novembre 1223). Ancora più sotto, nella cripta, dorme Francesco. Nel cuore profondo della terra. A contatto con la terra anzi, come voleva lui. Credenti o non credenti, emoziona essere accanto all’uomo che ha segnato i secoli come nessun altro. Sale alle labbra una preghiera, anche se nel tuo cuore non c’è più Dio da tempo. Che sia questa la sua forza straripante, a dispetto di tutto? Quante volte sono stato qui? Non lo ricordo nemmeno. Ma in questi ultimi anni ho tradotto la Legenda Maior di Bonaventura da Bagnoregio, la biografia che ispirò Giotto per il suo ciclo. E guardo con occhi nuovi, con attenzione a particolari che mi erano sempre sfuggiti. Una riscoperta. Un rompicapo, anche, che tormenta da sempre storici dell’arte e studiosi di tante discipline diverse. Quanto Giotto ha davvero lavorato qui? Quanto è della sua bottega e quanto lui si è limitato a supervisionare? Certamente non sono suoi i tre ultimi affreschi (tre miracoli post mortem) opera di un suo bravissimo allievo, ahimè senza nome, noto come maestro della santa Cecilia grazie alla pala che si trova agli Uffizi di Firenze. Allora meglio farsi avvolgere dalla straordinaria forza narrativa di Giotto da Bondone (o chi per lui) con l’orecchio teso alla possente voce di Bonaventura che gli fa da colonna sonora. 28 affreschi. Si comincia con il cosiddetto omaggio dell’uomo semplice, un cittadino di Assisi che vede in Francesco non ancora “convertito” la grandezza futura. E gli stende il suo mantello sotto i piedi. In modo misterioso Giotto mescola dimensione mistica e realismo. Racconta una storia vera, ma allude al metafisico. Grandioso. Innocenzo III sogna il poverello che sostiene la Chiesa che sta crollando. È un episodio caro a biografi e artisti. Il sogno si sa (come l’ascesi e gli stessi episodi d’estasi), è una forma di conoscenza. Il divino che si mette in contatto con l’umano. Comunica verità. Taddeo Gaddi (1300 ca-1366, formato nella bottega di Giotto) dipinge (1335 ca) una formella che si trova nella galleria dell’Accademia di Firenze. Scena identica. Ma per buona giunta, a dare uno scossone a Innocenzo dormiente, introduce il primo papa, Pietro. Innocenzo III, è giusto ricordarlo, sa bene che i poveri, se trovano un capo che insegni loro la strada della dignità, possono diventare pericolosi. È lui che bandisce la crociata contro gli Albigesi di Francia e Italia (1209-1229, esattamente gli anni di Francesco). L’esordio dell’Inquisizione, torture e centinaia di migliaia di vittime, la soppressione nel sangue di una intera cultura. Ma Francesco era uomo di pace. Ecco l’incontro col sultano d’Egitto Al-Malik Al-Kamil avvenuto nel 1219 a Damietta, durante la quinta crociata. Francesco riceve una bella bastonata ma con il suo atteggiamento imperterrito conquista il sultano. Dialoga con lui. L’intransigente Francesco apre la sua anima a una cultura diversa, a un dio che non è il suo. Ed è proprio a questa esperienza che si lega l’ “invenzione” del presepio. Greccio, 1223, tre anni prima della morte. Ascoltiamo il racconto di Bonaventura. “Tre anni prima di morire, egli volle celebrare a Greccio il ricordo della natività di Gesù e cercò di farlo con la maggior solennità possibile per suscitare grande devozione nei fedeli. Non voleva che la cosa sembrasse una stravaganza. Fece preparare una stalla, portare del fieno, condurre un bue e un asinello. In precedenza aveva chiesto al pontefice -e ottenuto- il permesso. Chiamò i confratelli, affluì la gente. La selva risuonò di voci e quella santa notte divenne splendida e solenne grazie alle diffuse e radiose luminarie e ai dolci canti. Francesco stava davanti alla stalla, colmo di amore, in lacrime e col cuore inondato di gioia. Fu celebrata la messa solenne proprio nella mangiatoia e il levita Francesco cantò il santo vangelo. Poi predicò alla folla che lo circondava la nascita del re povero. Quando lo nominava, lo chiamava con tenerezza e amore fanciullo di Betlemme. Giovanni da Greccio (un soldato, uomo sincero e virtuoso, che per amore di Cristo aveva lasciato la milizia del mondo e aveva stretto un rapporto affettuoso con Francesco) disse di aver visto un fanciullo bellissimo addormentato nella greppia. E il padre santo Francesco lo teneva stretto con entrambe le braccia e cercava di svegliarlo. Una visione resa credibile non solo dalla santità del devoto soldato, ma dalla verità in essa simboleggiata e dai miracoli che seguirono. La sacra rappresentazione voluta da Francesco e offerta alla gente sa risvegliare, nella fede di Cristo, i cuori dal torpore. Il fieno del presepio, conservato dai popolani, fu miracolosa medicina per gli animali ammalati e un antidoto contro le più diverse malattie. Dio rendeva gloria in ogni cosa al suo servo e dimostrava l’efficacia della sua santa preghiera con evidenti prodigi e miracoli.” Bonaventura da Bagnoregio, Legenda maior 10, 7 Una “invenzione”, quella del presepio, che ci interroga. Non solo una delle tante sacre rappresentazioni così in voga nel Medioevo con intenti didattici e catechistici, ma un messaggio ruvido. Lui che aveva visto l’orrore delle guerre di religione e del sangue versato in nome di Dio, dice che ogni luogo del mondo può essere Betlemme. Che Gesù può nascere ovunque. Non serve impegnare uomini, denaro, risorse per riconquistare i cosiddetti luoghi sacri. Straordinario Giotto. Francesco è vivo attorno al visitatore della “sua” basilica. E gli parla. Torno giù, nella basilica inferiore. Attratto da quel documento che ha impresso una svolta alla storia, la Solet annuere. È l’ultima cappella a destra, la cappella delle Reliquie, l’antica sala capitolare, un locale dall’architettura romanica. Davanti alla bolla di Onorio il visitatore passa veloce, magari attratto da altro. Dalla tunica bianca di Francesco (forse dono di Jacopa de’ Settesoli, la nobildonna romana di cui parlano i biografi) o dalle pantofole utilizzate dal Santo. C’è anche la pelle di camoscio indossato a contatto della stigmata del costato. E la Chartula, il prezioso autografo con la benedizione di Francesco, custodito per 46 anni da frate Leone. Così Bonaventura da Bagnoregio (Legenda maior 11, 9): “…mentre Francesco era rinchiuso nella sua cella sul monte Verna, uno dei suoi confratelli fu preso da un forte desiderio di possedere uno scritto con le parole del Signore cui Francesco avesse aggiunto qualche breve annotazione. Era vittima di una pesante tentazione -non della carne ma dello spirito- e sperava così se non di eliminarla almeno di sopportarla meglio. Il desiderio lo struggeva e gli procurava ansia crescente perché aveva soggezione di confessarlo al reverendo padre. Ma a Francesco fu lo Spirito a rivelare ciò che il confratello non aveva osato. Si fece portare dal frate carta e inchiostro e, proprio come egli desiderava, scrisse di proprio pugno le lodi del Signore e vi aggiunse una benedizione. Disse al frate: “Tieni con te questo pezzo di carta e conservalo fino al giorno della tua morte”. Il frate accolse il tanto desiderato dono e subito ogni tentazione sparì. Quel pezzo di carta è stato conservato. In seguito ne nacquero miracoli a testimonianza dei poteri di Francesco”. Nella cappella delle Reliquie c’è anche il saio color cenere, praticamente tutto un rammendo. E c’è un calice con patena. Francesco non volle mai essere ordinato prete, ma in alcuni eventi eucaristici servì come diacono. Ma io sono affascinato da quel documento, così carico di significato. Il sigillo papale, la spigolosa e fitta scrittura dei suoi segretari. Un latino che assomiglia tanto al volgare ma che, proprio per questo, è vivo, sonoro, scandito. Pieno di sapore. Impossibile (quasi) leggere, sotto la teca di cristallo. Ma la conosco praticamente a memoria. Sillabo piano. L’intestazione e Onorio che impartisce la sua benedizione: “Honorius Episcopus servus servorum Dei dilectis filiis, fratri Francisco et aliis fratribus de Ordine Fratrum Minorum, salutem et apostolicam Benedictionem”. E poi la (attesa, sospirata da Francesco) formula di approvazione. Solet annuere Sedes Apostolica piis votis et honestis petentium desideriis favorem benivolum impertiri. Eapropter, dilecti in Domino filii, vestris piis precibus inclinati, ordinis vestri regulam, a bonae memoriae Innocentio papa, praedecessore nostro, approbatam, annotatam praesentibus, auctoritate vobis apostolica confirmamus et praesentis scripti patrocinio communimus: Quae talis est. Caput I: In nomine Domini! incipit vita minorum fratrum…”: Eccetera. Francesco vede la sua regola nero su bianco, il sigillo plumbeo alla fine a confermare ogni cosa. (Onorio, vescovo, servo dei servi di Dio, ai diletti figli, a frate Francesco e agli altri frati dell’Ordine dei frati minori, salute e apostolica benedizione. La Sede Apostolica suole accondiscendere ai pii voti e accordare benevolo favore agli onesti desideri dei richiedenti. Pertanto, diletti figli nel Signore, noi, accogliendo le vostre pie suppliche, vi confermiamo con l’autorità apostolica, la Regola del vostro Ordine, approvata dal nostro predecessore papa Innocenzo, di buona memoria e qui trascritta, e l’avvaloriamo con il patrocinio del presente scritto. La Regola è questa. Capitolo I: Nel Nome del Signore incomincia la vita dei Frati Minori…). Grazie alle parole del papa i Frati Minori esistono. E sono nella Chiesa. Quella Regola gli è costata sofferenza. È, probabilmente, la terza stesura. La prima non la possediamo, la seconda è quella che Innocenzo III, il predecessore di Onorio, ha approvato solo a voce, la Regola non bollata. Francesco ha dovuto smussare, attenuare. Ha dovuto alleggerirne il rigore. Travaglio duro. Qui incomincia la vita dell’Ordine francescano. Un fiume che attraversa la storia dell’umanità. Negli anni successivi alla morte (1226) i frati sono già decine di migliaia e centinaia sono i conventi. Da oriente a occidente. La basilica di santa Chiara si trova al capo opposto di Assisi, su una terrazza che offre tutta la solare scenografia della valle Umbra. Nella cripta le spoglie mortali della dolce amica di Francesco e, in una cappella, il crocifisso di san Damiano, la prima chiesa restaurata dal santo e prima sede delle clarisse. Che portarono qui il crocifisso quando, nel 1257, si trasferirono in Assisi. Di stile bizantino, fu dipinto da un pittore sconosciuto nella prima metà del XII secolo su tela di lino grezzo, poi incollata su un supporto di legno di noce. Cristo è ben vivo, guarda l’interlocutore. Tra angeli, santi, patroni. Sopra si intravvede un secondo Cristo, in abiti regali, che regge la croce come simbolo di trionfo e vittoria. Su tutto domina la mano del Padre. Il crocifisso, subito dopo la conversione, parlò a Francesco. Gli disse che c’era una chiesa da ricostruire. E Francesco intese che si trattava di quei muri diroccati fra cui si trovava, san Damiano appunto. Poi capì che il Cristo inchiodato alla croce gli parlava di pietre vive. Dunque l’eremo di san Damiano, appena fuori Assisi. Nel sole dell’estate, su una terrazza che guarda la vallata Umbra è suggestione pura. Un viale in leggera salita, fra cipressi, cespugli di ginestra e di odoroso alloro. La facciata in mattoni, un rosone in posizione abbastanza anomala. E silenzio. Arrivo di primissimo mattino e l’invasione dei turisti non è ancora iniziata. Un luogo dello spirito. All’ingresso una scintillante Vergine in trono di Tiberio d’Assisi, dipinta dopo il 1510. Fu il primo rifugio di santa Chiara e qui, secondo la tradizione, nel 1225 Francesco compose il Cantico delle creature. Qualche chilometro più in basso, Rivotorto, proprio alle pendici del Subasio. Pietro di Bernardone, padre di Francesco, vi possedeva dei terreni. Francesco, quando decise di abbandonare la vita scapestrata, dimorò a lungo nel tugurio, un basso edificio in pietra coperto da frasche, i cui presunti resti sono ora custoditi all’interno del santuario del XV secolo. Il terremoto del 1854 lo distrusse quasi completamente e fu ricostruito in stile neogotico. All’esterno sono visibili opere in bronzo di artisti moderni. Roberto Ioppolo nel 2004 fuse un bassorilievo che ritrae Francesco che accoglie i primi confratelli. Harry Marinsky fuse, nel 1986, una statua di Francesco con gli uccelli cui deve essersi ispirato l’artista che ha realizzato il bronzo fuori della chiesa di san Francesco in Treviso. Silvio Amelio raccontò in un bassorilievo, nel 2006, la conversione di Francesco. A una trentina di chilometri da Assisi sorge Montefalco, su una collina che domina le vallate del Topino e del suo affluente Clitumno di carducciana e virgiliana (II libro delle Georgiche) memoria. Viabilità semplicemente spaventosa. Qui la macchina asfaltatrice non passa da decenni e nemmeno di rattoppi si vede traccia. Ma quanta bellezza. Piccolissima digressione gastronomica. In queste terre si mangia benissimo ovunque e con pochi soldi. Fra stringozzi (da qualche parte li chiamano strangozzi) e pici (sempre rigorosamente tirati a mano, in casa), tra aglione e tartufo, un innamorato della pasta come me si trova proprio a suo agio. E la porchetta… Vicino a Santa Maria degli Angeli, un excamionista ha aperto una porchetteria (anche da asporto). Non so com’era da camionista, ma da porchettaro merita scettro e trono. Montefalco esibisce le sue prelibatezze: coglioni di mulo e palle del nonno (con la caratteristica forma a nido d’ape), lonzino, pancetta, guanciale, capocollo. E naturalmente pecorino. Si assaggia il corposo Sagrantino, dall’intenso color rubino, e il rosso che reca il nome del borgo e rivela sentori di frutti di bosco. Qui i toponimi suonano come favole, suggestivi. Castellucio (con le sue lenticchie), Cannara (con le sue cipolle), Capodacqua (con le sue ciliegie). E ovunque tartufi, olio, miele. A Montefalco ci porta la fama di Benozzo Gozzoli (Benozzo di Lese di Sandro, Scandicci, 1420-Pistoia, 4 ottobre 1497. Secondo Vasari discepolo del Beato Angelico), l’altro grande narratore per immagini di Francesco. Quando, nel 1450, arriva a Montefalco, Benozzo è giovanissimo, appena trent’anni. Ma già lo precedono fama e prestigio. Jacopo Mactioli, priore del convento di Montefalco, gli affida un compito da far tremare i polsi: raccontare san Francesco su una superficie “impossibile”. A disposizione non ha le ampie pareti piane della basilica di Assisi, ma le curvature di un’abside non grande e nemmeno troppo profonda, per di più divisa in due, al centro, da una finestra a ogiva. Ed è la prima volta che l’artista fiorentino ha la responsabilità di dirigere un cantiere pittorico. Benozzo accetta e nasce il capolavoro. Ritmo narrativo serrato, 12 riquadri che ospitano 19 episodi. Da sinistra a destra, a salire verso l’alto, su tre livelli. Dal Beato Angelico, Benozzo ha appreso intenso colorismo e schietto realismo. Di suo aggiunge la centralità della persona (e delle relazioni tra persone) tipica del fervore rinascimentale. Usa come fonte il De conformitate vitae beati Francisci ad vitam Domini Jesu di fra’ Bartolomeo da Pisa. Ma il clima è già quello dei Fioretti e Francesco è quello che appartiene al nostro immaginario. Il sorriso, la serenità. Non il caratteraccio e la durezza intransigente, non i profondi dissidi interiori con cui lo descrivono i primi biografi, soprattutto Tommaso da Celano. Con qualche strizzata d’occhio a chi guarda. Frugando col teleobiettivo mi sono accorto di un particolare. Nella scena che rievoca il presepio di Greccio, il bue, da dietro, tira con una zampa il saio di Francesco, quasi a ricordargli l’armonia che esiste fra tutte le creature, la forza potente che lega tutto e tutti. In basso a sinistra, la nascita di Francesco, immagine di geniale concezione che è anche chiave di lettura. Francesco, il nuovo Gesù, Gesù tornato a salvare per la seconda volta il mondo. Nasce Francesco, ma è un presepio come ci dice l’affacciarsi del bue e dell’asinello. Sulla destra una sorta di annunciazione con un angelo (o forse lo stesso Gesù) che anticipa alla mamma il futuro del figlio. E, poco più in là, il pio uomo di Assisi che stende il mantello davanti a Francesco. Cioè l’episodio da cui inizia il ciclo di Giotto. Due eventi dunque, uno che precede la nascita, uno che ci proietta nell’adolescenza del santo. Modernità assoluta, l’umanesimo ottimista del Rinascimento. Perfino un po’ fumetto. Quando Francesco si spoglia dei vestiti, il vescovo lo abbraccia commosso. Là dove Giotto aveva preferito rappresentare il vescovo perplesso e preoccupato delle reazioni dei presenti. Sotto la finestra, il trittico dei maestri di Benozzo: Petrarca, Giotto e, fra i due, Dante. L’unico che guarda direttamente lo spettatore. Benozzo, un gigante. Posso sommessamente dire? Lo sento più potente di Giotto. L’ex chiesa di San Francesco, costruita tra il 1335 e il 1338, propone, tra gli altri gioielli, anche una commovente natività del Perugino, cioè Pietro Vannucci. Vi si accede a pagamento attraverso la pinacoteca comprendente dipinti di scuola umbra e forlivese (soprattutto della bottega di Melozzo da Forlì). In un angolo un incredibile crocifisso, struggente. Tempera su legno realizzata verso il 1280 da un anonimo pittore spoletino. Confermato: nessuno sa narrare la profondità misteriosa del sacrificio di Cristo come i pittori del Duecento. Una curiosità. Nel centro Italia ci si imbatte talora nell’immagine della Madonna del Soccorso. Il complesso museale di Montefalco ne ha ben due di grandi dimensioni. Una di Tiberio d’Assisi e una di Francesco Melanzio (Montefalco, 1465 ca-1526 ca). La Vergine col randello alzato e destinato al diavolo rappresentato un po’ come un ragno, come una entità mostruosa dai tanti tentacoli. Per la notte torniamo ad Assisi dove ci accoglie l’area camper Il girasole. Grande ospitalità di Franco e signora. Franco fa il tartufaio (tartufaro, come dicono qui) ed esibisce l’ultima raccolta di scorzone nero. “Sono quelli primaverili, dice, un po’ così e così. Quelli buonissimi verranno ad autunno”. Il giorno dopo siamo a Lubriano, in provincia di Viterbo. Dispone di un’area camper comunale di buon livello e con piazzole tutte all’ombra. Si sta benissimo. Lubriano sorge sulle colline che hanno la valle del Tevere a est e il lago di Bolsena a ovest. Una scenografica terrazza che si affaccia sulla valle dei Calanchi. Il paesaggio è dominato dai profondi solchi che si formano per il dilavamento delle acque piovane su rocce argillose. La scarsa copertura vegetale protegge poco dal ruscellamento. Davanti, la visione quasi divina di Civita di Bagnoregio, un sogno sospeso nel cielo. Col ponte ripido che la collega al piano. Una bellezza totale, assoluta. Il regista giapponese Hayao Miyazaki ha visitato questo luogo magico e preso ispirazione per il suo capolavoro d’animazione Laputa, Castello nel cielo (1986). Naturalmente “Laputa”, con esplicito riferimento all’isola immaginaria de I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift. Il giorno dopo siamo ai piedi del ponte, grazie al comodissimo servizio navetta. Civita è la patria di Bonaventura, l’autore della Legenda maior, la biografia di Francesco scritta 40 anni dopo la morte del santo. Testo di altissimo valore anche per lo stile. Bonaventura (Bagnoregio, 1217/1221-Lione, 15 luglio 1274) studiò e insegnò alla Sorbona di Parigi e fu amico di san Tommaso d’Aquino. Fu canonizzato da Sisto IV nel 1482 e proclamato Dottore della Chiesa da Sisto V nel 1588. È autore dell’Itinerarium mentis in Deum, il testo più significativo dell’ascetica medievale. Seguendo le orme di Francesco, solo qui potevamo approdare. Nella patria del suo più acuto biografo. La vita di Francesco si lega intimamente a quella di Bonaventura. Un episodio è alla base della sua scelta di raccontare l’avventura esistenziale di Francesco. Lo apprendiamo dal III capitolo del prologo della Legenda maior: “Quando ero bambino, per sua (cioè di Francesco n.d.r) intercessione e per i suoi meriti, sono stato strappato dalle fauci della morte. Ricordo come fosse accaduto un attimo fa. E non posso tacere il valore della sua virtù: sarei accusato di ingratitudine. Per quanto mi riguarda, è stato questo il maggiore impulso ad assumermi l’incarico. Sono certo che, grazie a lui, Dio mi ha conservata viva l’anima e vivo il corpo. Ho sperimentato in me stesso il suo valore. E dunque ho raccolto le notizie riguardanti i valori espressi dalla sua vita, le sue azioni, le sue parole. Frammenti, praticamente, in parte trascurati, in parte dispersi. Non era nelle mie possibilità raccogliere tutto per quanto mi dessi da fare. E del resto non volevo che, venendo meno quelli che lo hanno conosciuto da vivo, le notizie andassero del tutto perdute”. Civita lo ricorda, proprio all’ingresso del borgo, con una lapide qui posta nel 2017, anno centenario. Quale sia questo grave pericolo non è dato sapere. Mettono i brividi i 300 e passa metri del ponte sospeso nel vuoto. Costruito nel 1965, è percorribile solo a piedi. Civita fu fondata dagli Etruschi 2700 anni fa. Qui le pietre parlano. Dai muri emergono mostri di pietra. E poderosi anelli cui venivano legati cavalli e bestie da soma. Perfino i vasi da fiori hanno occhi e labbra. E, del resto, il borgo è tutto un balcone fiorito. Fra i blocchi di tufo (materiale sovrano) di una parete ha messo radici un poderoso cespuglio di capperi. Solo una decina di abitanti stabili, tanti ristorantini e bar in pochi metri quadri. Ci sediamo per il caffè di mezza mattina e lancio in rete una ricerca su questo che è stato un formidabile set cinematografico. Del regista giapponese e della sua misteriosa Laputa, sapevo. Ma la ricerca ha risultati impressionanti. Alcuni film come La strada felliniana (Oscar 1957) o I due colonnelli con Totò e Nino Taranto appartengono al mito. La vicenda dei... ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #c00000; font-size: large;"><b>ASSISI E GIOTTO<br />
MONTEFALCO E BENOZZO GOZZOLI </b></span></p>
<p><span style="color: #c00000; font-size: large;"><b><br />
CIVITA DI BAGNOREGIO,<br />
DIVINA MAGIA FATTA PIETRA</b></span></p>
<p><span style="color: #c00000;"><b> </b></span></p>
<p><span style="color: #c00000; font-size: x-large;"><b>SULLE ORME DI FRANCESCO<br />
(E ALTRO)</b></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_001.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5443" alt="assisi_001" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_001-300x185.jpg" width="300" height="185" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;">Il primo approdo non può essere che lì, alla Porziuncola. Dove tutto ebbe inizio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Santa Maria degli Angeli sorge davanti al Subasio, nella valle Umbra.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_002.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5444" alt="assisi_002" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_002-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;">Progettata da Gaetano Alessi a partire dal1569, è uno scrigno d’arte: Perugino, i Pomarancio (gli artisti provenienti dalla pisana Pomarance), l’Ingegno (Andrea d’Aloigi, Assisi, 1480-1521; di lui Vasari dice che fu il miglior allievo del Perugino), Cesare Sermei (Città della Pieve, 1581 ca-Assisi, 1668) e Baldassarre Croce (Bologna, 1558-Roma, 8 novembre 1628). </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma è soprattutto monumentale scrigno del sacro e della spiritualità francescana. </span><br />
<span style="color: #000000;"> La Porziuncola, la cappella del Transito e la cappella delle Rose fatta costruire da Bonaventura da Bagnoregio sul luogo dove era il giaciglio di Francesco e affrescata con straordinaria vivacità da Tiberio d’Assisi (Tiberio Ranieri di Diotallevi, Assisi, 1470 ca-1524). Le storie del perdono d’Assisi (Onorio III conferma l’indulgenza, Francesco proclama il perdono).</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_003.jpg"><img class="size-medium wp-image-5445" alt="assisi_003" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_003-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;">Onorio, il papa che con la bolla <i>Solet annuere</i> accolse e avallò la Regola francescana, nel 1216 concesse l’indulgenza plenaria a tutti coloro che avessero visitato la Porziuncola il 2 agosto. La festa del perdono. Qui, dopo una notte passata nella sofferenza e nel dolore, Francesco chiese la libertà interiore, il perdono dal peccato. </span><br />
<span style="color: #000000;"> È la narrazione che ci fa Ilario da Viterbo (o prete Ilario, artista di cui pochissimo si sa, attivo nel XIV secolo tra Umbria e alto Lazio), nella trecentesca pala d’oro (1393) sul muro in fondo della minuscola chiesa.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_004.jpg"><img class="aligncenter" alt="assisi_004" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_004-262x300.jpg" width="262" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Ilario ha posto al centro una annunciazione di struggenti bellezza e spiritualità. Tra l’angelo e Maria, tre gigli a ricordarci la verginità della madre di Gesù prima, durante e dopo il parto, tema carissimo alla mariologia francescana.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Porziuncola, cioè particella, con annotazione non solo catastale ma anche spirituale. Piccola cosa, una chiesa diroccata dedicata a Maria. Francesco la restaurò e vi si trasferì stabilmente facendone la prima sede della sua comunità. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il luogo che Francesco ha amato di più, il luogo degli inizi, dove Dio si è manifestato al giovane turbolento. Anche luogo della rivelazione e della radicale scelta evangelica. E dove si costruisce la fraternità francescana. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ancora oggi la Porziuncola è porta sempre aperta sul cui limitare Francesco ricorda che il male è un mistero duro e arduo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Solo col vangelo se ne può penetrare la superficie e scoprire la verità ultima. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Francesco, come è stato detto, sa risvegliare la nostalgia per il paradiso. Nei credenti e, con la forza del suo carisma, nei non credenti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Vicino alla Porziuncola, la cappella del Transito. Qui, nella notte fra il 3 e il 4 ottobre1226, debilitato, cieco, sanguinante per le stigmate, si fece posare sulla nuda terra. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Chiamò i confratelli, assieme a loro invocò nel canto “sora nostra morte corporale” e spirò. Impreziosiscono l’interno della cappella gli affreschi dello Spagna (cioè Giovanni di Pietro, uno spagnolo approdato alla bottega del Perugino,1470/1480 ca-Spoleto, 1528) che raffigurano santi e beati francescani. All’esterno Domenico Bruschi ha dipinto, tra il 1886 e il 1887, la morte e i funerali di Francesco. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il giorno dopo Assisi, basilica superiore. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Sono appena risalito dalla chiesa inferiore dove splende, luminoso, Simone Martini nella cappella di san Martino e dove si ammira l’originale della <i>Solet annuere</i>, la bolla con cui Onorio III approvò la Regola francescana (29 novembre 1223). </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ancora più sotto, nella cripta, dorme Francesco. Nel cuore profondo della terra. A contatto con la terra anzi, come voleva lui.</span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5395' title='assisi_006'><img width="150" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_006-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="assisi_006" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5396' title='assisi_007'><img width="150" height="146" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_007-150x146.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="assisi_007" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Credenti o non credenti, emoziona essere accanto all’uomo che ha segnato i secoli come nessun altro. Sale alle labbra una preghiera, anche se nel tuo cuore non c’è più Dio da tempo. Che sia questa la sua forza straripante, a dispetto di tutto?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quante volte sono stato qui? Non lo ricordo nemmeno. Ma in questi ultimi anni ho tradotto la <i>Legenda Maior</i> di Bonaventura da Bagnoregio, la biografia che ispirò Giotto per il suo ciclo. E guardo con occhi nuovi, con attenzione a particolari che mi erano sempre sfuggiti. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Una riscoperta. Un rompicapo, anche, che tormenta da sempre storici dell’arte e studiosi di tante discipline diverse. Quanto Giotto ha davvero lavorato qui? Quanto è della sua bottega e quanto lui si è limitato a supervisionare? Certamente non sono suoi i tre ultimi affreschi (tre miracoli post mortem) opera di un suo bravissimo allievo, ahimè senza nome, noto come maestro della santa Cecilia grazie alla pala che si trova agli Uffizi di Firenze. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Allora meglio farsi avvolgere dalla straordinaria forza narrativa di Giotto da Bondone (o chi per lui) con l’orecchio teso alla possente voce di Bonaventura che gli fa da colonna sonora.</span><br />
<span style="color: #000000;"> 28 affreschi. Si comincia con il cosiddetto omaggio dell’uomo semplice, un cittadino di Assisi che vede in Francesco non ancora “convertito” la grandezza futura. E gli stende il suo mantello sotto i piedi. In modo misterioso Giotto mescola dimensione mistica e realismo. Racconta una storia vera, ma allude al metafisico. Grandioso.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_008.jpg"><img class="size-medium wp-image-5397 aligncenter" alt="assisi_008" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_008-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Innocenzo III sogna il poverello che sostiene la Chiesa che sta crollando. È un episodio caro a biografi e artisti. Il sogno si sa (come l’ascesi e gli stessi episodi d’estasi), è una forma di conoscenza. Il divino che si mette in contatto con l’umano. Comunica verità.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_009.jpg"><img class="size-medium wp-image-5398 aligncenter" alt="assisi_009" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_009-262x300.jpg" width="262" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Taddeo Gaddi (1300 ca-1366, formato nella bottega di Giotto) dipinge (1335 ca) una formella che si trova nella galleria dell’Accademia di Firenze. Scena identica. Ma per buona giunta, a dare uno scossone a Innocenzo dormiente, introduce il primo papa, Pietro.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_010.jpg"><img class="size-medium wp-image-5399 aligncenter" alt="assisi_010" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_010-276x300.jpg" width="276" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Innocenzo III, è giusto ricordarlo, sa bene che i poveri, se trovano un capo che insegni loro la strada della dignità, possono diventare pericolosi. È lui che bandisce la crociata contro gli Albigesi di Francia e Italia (1209-1229, esattamente gli anni di Francesco). L’esordio dell’Inquisizione, torture e centinaia di migliaia di vittime, la soppressione nel sangue di una intera cultura.</span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5400' title='assisi_011'><img width="150" height="99" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_011-150x99.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="assisi_011" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5401' title='assisi_012'><img width="143" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_012-143x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="assisi_012" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Ma Francesco era uomo di pace. Ecco l’incontro col sultano d’Egitto Al-Malik Al-Kamil avvenuto nel 1219 a Damietta, durante la quinta crociata. Francesco riceve una bella bastonata ma con il suo atteggiamento imperterrito conquista il sultano. Dialoga con lui. L’intransigente Francesco apre la sua anima a una cultura diversa, a un dio che non è il suo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ed è proprio a questa esperienza che si lega l’ “invenzione” del presepio. Greccio, 1223, tre anni prima della morte.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_013.jpg"><img class="size-medium wp-image-5402 aligncenter" alt="assisi_013" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_013-273x300.jpg" width="273" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Ascoltiamo il racconto di Bonaventura.</span><br />
<span style="color: #000000;"> “Tre anni prima di morire, egli volle celebrare a Greccio il ricordo della natività di Gesù e cercò di farlo con la maggior solennità possibile per suscitare grande devozione nei fedeli. Non voleva che la cosa sembrasse una stravaganza. Fece preparare una stalla, portare del fieno, condurre un bue e un asinello. In precedenza aveva chiesto al pontefice -e ottenuto- il permesso. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Chiamò i confratelli, affluì la gente. La selva risuonò di voci e quella santa notte divenne splendida e solenne grazie alle diffuse e radiose luminarie e ai dolci canti. Francesco stava davanti alla stalla, colmo di amore, in lacrime e col cuore inondato di gioia. Fu celebrata la messa solenne proprio nella mangiatoia e il levita Francesco cantò il santo vangelo. Poi predicò alla folla che lo circondava la nascita del re povero. Quando lo nominava, lo chiamava con tenerezza e amore <i>fanciullo di Betlemme</i>. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Giovanni da Greccio (un soldato, uomo sincero e virtuoso, che per amore di Cristo aveva lasciato la milizia del mondo e aveva stretto un rapporto affettuoso con Francesco) disse di aver visto un fanciullo bellissimo addormentato nella greppia. E il padre santo Francesco lo teneva stretto con entrambe le braccia e cercava di svegliarlo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Una visione resa credibile non solo dalla santità del devoto soldato, ma dalla verità in essa simboleggiata e dai miracoli che seguirono. La sacra rappresentazione voluta da Francesco e offerta alla gente sa risvegliare, nella fede di Cristo, i cuori dal torpore. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il fieno del presepio, conservato dai popolani, fu miracolosa medicina per gli animali ammalati e un antidoto contro le più diverse malattie. Dio rendeva gloria in ogni cosa al suo servo e dimostrava l’efficacia della sua santa preghiera con evidenti prodigi e miracoli.”</span><br />
<span style="color: #000000;"> <i>Bonaventura da Bagnoregio, Legenda maior 10, 7<br />
</i>Una “invenzione”, quella del presepio, che ci interroga. Non solo una delle tante sacre rappresentazioni così in voga nel Medioevo con intenti didattici e catechistici, ma un messaggio ruvido. Lui che aveva visto l’orrore delle guerre di religione e del sangue versato in nome di Dio, dice che ogni luogo del mondo può essere Betlemme. Che Gesù può nascere ovunque. Non serve impegnare uomini, denaro, risorse per riconquistare i cosiddetti luoghi sacri. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Straordinario Giotto. Francesco è vivo attorno al visitatore della “sua” basilica. E gli parla.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Torno giù, nella basilica inferiore. Attratto da quel documento che ha impresso una svolta alla storia, la <i>Solet annuere</i>. È l’ultima cappella a destra, la cappella delle Reliquie, l’antica sala capitolare, un locale dall’architettura romanica.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_014.jpg"><img class="size-medium wp-image-5403 aligncenter" alt="assisi_014" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_014-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Davanti alla bolla di Onorio il visitatore passa veloce, magari attratto da altro. Dalla tunica bianca di Francesco (forse dono di Jacopa de’ Settesoli, la nobildonna romana di cui parlano i biografi) o dalle pantofole utilizzate dal Santo. C’è anche la pelle di camoscio indossato a contatto della stigmata del costato. E la <i>Chartula</i>, il prezioso autografo con la benedizione di Francesco, custodito per 46 anni da frate Leone. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Così Bonaventura da Bagnoregio (<i>Legenda maior</i> 11, 9): “…mentre Francesco era rinchiuso nella sua cella sul monte Verna, uno dei suoi confratelli fu preso da un forte desiderio di possedere uno scritto con le parole del Signore cui Francesco avesse aggiunto qualche breve annotazione. Era vittima di una pesante tentazione -non della carne ma dello spirito- e sperava così se non di eliminarla almeno di sopportarla meglio. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il desiderio lo struggeva e gli procurava ansia crescente perché aveva soggezione di confessarlo al reverendo padre. Ma a Francesco fu lo Spirito a rivelare ciò che il confratello non aveva osato. Si fece portare dal frate carta e inchiostro e, proprio come egli desiderava, scrisse di proprio pugno le lodi del Signore e vi aggiunse una benedizione. Disse al frate: “Tieni con te questo pezzo di carta e conservalo fino al giorno della tua morte”. Il frate accolse il tanto desiderato dono e subito ogni tentazione sparì. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Quel pezzo di carta è stato conservato. In seguito ne nacquero miracoli a testimonianza dei poteri di Francesco”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nella cappella delle Reliquie c’è anche il saio color cenere, praticamente tutto un rammendo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> E c’è un calice con patena. Francesco non volle mai essere ordinato prete, ma in alcuni eventi eucaristici servì come diacono.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma io sono affascinato da quel documento, così carico di significato.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_015.jpg"><img class="size-medium wp-image-5404 aligncenter" alt="assisi_015" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_015-285x300.jpg" width="285" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Il sigillo papale, la spigolosa e fitta scrittura dei suoi segretari. Un latino che assomiglia tanto al volgare ma che, proprio per questo, è vivo, sonoro, scandito. Pieno di sapore.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Impossibile (quasi) leggere, sotto la teca di cristallo. Ma la conosco praticamente a memoria.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sillabo piano. L’intestazione e Onorio che impartisce la sua benedizione: “Honorius Episcopus servus servorum Dei dilectis filiis, fratri Francisco et aliis fratribus de Ordine Fratrum Minorum, salutem et apostolicam Benedictionem”. </span><br />
<span style="color: #000000;"> E poi la (attesa, sospirata da Francesco) formula di approvazione. Solet annuere Sedes Apostolica piis votis et honestis petentium desideriis favorem benivolum impertiri. Eapropter, dilecti in Domino filii, vestris piis precibus inclinati, ordinis vestri regulam, a bonae memoriae Innocentio papa, praedecessore nostro, approbatam, annotatam praesentibus, auctoritate vobis apostolica confirmamus et praesentis scripti patrocinio communimus: Quae talis est. Caput I: In nomine Domini! incipit vita minorum fratrum…”: Eccetera.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Francesco vede la sua regola nero su bianco, il sigillo plumbeo alla fine a confermare ogni cosa. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (Onorio, vescovo, servo dei servi di Dio, ai diletti figli, a frate Francesco e agli altri frati dell’Ordine dei frati minori, salute e apostolica benedizione. La Sede Apostolica suole accondiscendere ai pii voti e accordare benevolo favore agli onesti desideri dei richiedenti. Pertanto, diletti figli nel Signore, noi, accogliendo le vostre pie suppliche, vi confermiamo con l’autorità apostolica, la Regola del vostro Ordine, approvata dal nostro predecessore papa Innocenzo, di buona memoria e qui trascritta, e l’avvaloriamo con il patrocinio del presente scritto. La Regola è questa. Capitolo I: Nel Nome del Signore incomincia la vita dei Frati Minori…).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Grazie alle parole del papa i Frati Minori esistono. E sono nella Chiesa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quella Regola gli è costata sofferenza. È, probabilmente, la terza stesura. La prima non la possediamo, la seconda è quella che Innocenzo III, il predecessore di Onorio, ha approvato solo a voce, la Regola non bollata. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Francesco ha dovuto smussare, attenuare. Ha dovuto alleggerirne il rigore. Travaglio duro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Qui incomincia la vita dell’Ordine francescano. Un fiume che attraversa la storia dell’umanità. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Negli anni successivi alla morte (1226) i frati sono già decine di migliaia e centinaia sono i conventi. Da oriente a occidente. </span><br />
<span style="color: #000000;"> La basilica di santa Chiara si trova al capo opposto di Assisi, su una terrazza che offre tutta la solare scenografia della valle Umbra.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_016.jpg"><img class="size-medium wp-image-5405 aligncenter" alt="assisi_016" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_016-300x211.jpg" width="300" height="211" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Nella cripta le spoglie mortali della dolce amica di Francesco e, in una cappella, il crocifisso di san Damiano, la prima chiesa restaurata dal santo e prima sede delle clarisse. Che portarono qui il crocifisso quando, nel 1257, si trasferirono in Assisi.</span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5407' title='assisi_017'><img width="150" height="125" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_017-150x125.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="assisi_017" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5406' title='assisi_017-bis'><img width="126" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_017-BIS-126x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="assisi_017-bis" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Di stile bizantino, fu dipinto da un pittore sconosciuto nella prima metà del XII secolo su tela di lino grezzo, poi incollata su un supporto di legno di noce. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Cristo è ben vivo, guarda l’interlocutore. Tra angeli, santi, patroni. Sopra si intravvede un secondo Cristo, in abiti regali, che regge la croce come simbolo di trionfo e vittoria. Su tutto domina la mano del Padre. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il crocifisso, subito dopo la conversione, parlò a Francesco. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Gli disse che c’era una chiesa da ricostruire. E Francesco intese che si trattava di quei muri diroccati fra cui si trovava, san Damiano appunto. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Poi capì che il Cristo inchiodato alla croce gli parlava di pietre vive.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_018.jpg"><img class="size-medium wp-image-5408 aligncenter" alt="assisi_018" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_018-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Dunque l’eremo di san Damiano, appena fuori Assisi. Nel sole dell’estate, su una terrazza che guarda la vallata Umbra è suggestione pura. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Un viale in leggera salita, fra cipressi, cespugli di ginestra e di odoroso alloro. La facciata in mattoni, un rosone in posizione abbastanza anomala. E silenzio. Arrivo di primissimo mattino e l’invasione dei turisti non è ancora iniziata. Un luogo dello spirito.</span><br />
<span style="color: #000000;"> All’ingresso una scintillante Vergine in trono di Tiberio d’Assisi, dipinta dopo il 1510. Fu il primo rifugio di santa Chiara e qui, secondo la tradizione, nel 1225 Francesco compose il <i>Cantico delle creature</i>. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Qualche chilometro più in basso, Rivotorto, proprio alle pendici del Subasio. Pietro di Bernardone, padre di Francesco, vi possedeva dei terreni. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Francesco, quando decise di abbandonare la vita scapestrata, dimorò a lungo nel tugurio, un basso edificio in pietra coperto da frasche, i cui presunti resti sono ora custoditi all’interno del santuario del XV secolo. Il terremoto del 1854 lo distrusse quasi completamente e fu ricostruito in stile neogotico.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_019.jpg"><img class="size-medium wp-image-5409 aligncenter" alt="assisi_019" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_019-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">All’esterno sono visibili opere in bronzo di artisti moderni. Roberto Ioppolo nel 2004 fuse un bassorilievo che ritrae Francesco che accoglie i primi confratelli. Harry Marinsky fuse, nel 1986, una statua di Francesco con gli uccelli cui deve essersi ispirato l’artista che ha realizzato il bronzo fuori della chiesa di san Francesco in Treviso. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Silvio Amelio raccontò in un bassorilievo, nel 2006, la conversione di Francesco. </span><br />
<span style="color: #000000;"> A una trentina di chilometri da Assisi sorge Montefalco, su una collina che domina le vallate del Topino e del suo affluente Clitumno di carducciana e virgiliana (II libro delle <i>Georgiche</i>) memoria.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_020.jpg"><img class="size-medium wp-image-5410 aligncenter" alt="assisi_020" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_020-300x214.jpg" width="300" height="214" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Viabilità semplicemente spaventosa. Qui la macchina asfaltatrice non passa da decenni e nemmeno di rattoppi si vede traccia. Ma quanta bellezza. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Piccolissima digressione gastronomica. In queste terre si mangia benissimo ovunque e con pochi soldi. Fra stringozzi (da qualche parte li chiamano strangozzi) e pici (sempre rigorosamente tirati a mano, in casa), tra aglione e tartufo, un innamorato della pasta come me si trova proprio a suo agio. </span><br />
<span style="color: #000000;"> E la porchetta… Vicino a Santa Maria degli Angeli, un excamionista ha aperto una porchetteria (anche da asporto). Non so com’era da camionista, ma da porchettaro merita scettro e trono. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Montefalco esibisce le sue prelibatezze: coglioni di mulo e palle del nonno (con la caratteristica forma a nido d’ape), lonzino, pancetta, guanciale, capocollo. E naturalmente pecorino. Si assaggia il corposo Sagrantino, dall’intenso color rubino, e il rosso che reca il nome del borgo e rivela sentori di frutti di bosco.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_021.jpg"><img class="size-medium wp-image-5411 aligncenter" alt="assisi_021" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_021-227x300.jpg" width="227" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Qui i toponimi suonano come favole, suggestivi. Castellucio (con le sue lenticchie), Cannara (con le sue cipolle), Capodacqua (con le sue ciliegie). E ovunque tartufi, olio, miele. </span><br />
<span style="color: #000000;"> A Montefalco ci porta la fama di Benozzo Gozzoli (Benozzo di Lese di Sandro, Scandicci, 1420-Pistoia, 4 ottobre 1497. Secondo Vasari discepolo del Beato Angelico), l’altro grande narratore per immagini di Francesco.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_022.jpg"><img class="size-medium wp-image-5412 aligncenter" alt="assisi_022" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_022-214x300.jpg" width="214" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Quando, nel 1450, arriva a Montefalco, Benozzo è giovanissimo, appena trent’anni. Ma già lo precedono fama e prestigio. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Jacopo Mactioli, priore del convento di Montefalco, gli affida un compito da far tremare i polsi: raccontare san Francesco su una superficie “impossibile”. </span><br />
<span style="color: #000000;"> A disposizione non ha le ampie pareti piane della basilica di Assisi, ma le curvature di un’abside non grande e nemmeno troppo profonda, per di più divisa in due, al centro, da una finestra a ogiva. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ed è la prima volta che l’artista fiorentino ha la responsabilità di dirigere un cantiere pittorico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Benozzo accetta e nasce il capolavoro. </span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5413' title='assisi_023'><img width="150" height="105" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_023-150x105.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="assisi_023" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5414' title='assisi_024'><img width="104" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_024-104x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="assisi_024" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Ritmo narrativo serrato, 12 riquadri che ospitano 19 episodi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Da sinistra a destra, a salire verso l’alto, su tre livelli. Dal Beato Angelico, Benozzo ha appreso intenso colorismo e schietto realismo. Di suo aggiunge la centralità della persona (e delle relazioni tra persone) tipica del fervore rinascimentale. Usa come fonte il <i>De conformitate vitae beati Francisci ad vitam Domini Jesu </i>di fra’ Bartolomeo da Pisa. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma il clima è già quello dei <i>Fioretti</i> e Francesco è quello che appartiene al nostro immaginario. Il sorriso, la serenità. Non il caratteraccio e la durezza intransigente, non i profondi dissidi interiori con cui lo descrivono i primi biografi, soprattutto Tommaso da Celano. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Con qualche strizzata d’occhio a chi guarda.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_025.jpg"><img class="size-medium wp-image-5415 aligncenter" alt="assisi_025" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_025-240x300.jpg" width="240" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Frugando col teleobiettivo mi sono accorto di un particolare. Nella scena che rievoca il presepio di Greccio, il bue, da dietro, tira con una zampa il saio di Francesco, quasi a ricordargli l’armonia che esiste fra tutte le creature, la forza potente che lega tutto e tutti. </span><br />
<span style="color: #000000;"> In basso a sinistra, la nascita di Francesco, immagine di geniale concezione che è anche chiave di lettura.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_026.jpg"><img class="size-medium wp-image-5416 aligncenter" alt="assisi_026" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_026-300x235.jpg" width="300" height="235" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Francesco, il nuovo Gesù, Gesù tornato a salvare per la seconda volta il mondo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nasce Francesco, ma è un presepio come ci dice l’affacciarsi del bue e dell’asinello. Sulla destra una sorta di annunciazione con un angelo (o forse lo stesso Gesù) che anticipa alla mamma il futuro del figlio. E, poco più in là, il pio uomo di Assisi che stende il mantello davanti a Francesco. Cioè l’episodio da cui inizia il ciclo di Giotto. Due eventi dunque, uno che precede la nascita, uno che ci proietta nell’adolescenza del santo. Modernità assoluta, l’umanesimo ottimista del Rinascimento. Perfino un po’ fumetto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quando Francesco si spoglia dei vestiti, il vescovo lo abbraccia commosso.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_027.jpg"><img class="size-medium wp-image-5417 aligncenter" alt="assisi_027" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_027-300x159.jpg" width="300" height="159" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Là dove Giotto aveva preferito rappresentare il vescovo perplesso e preoccupato delle reazioni dei presenti.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_028.jpg"><img class="size-medium wp-image-5418 aligncenter" alt="assisi_028" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_028-300x138.jpg" width="300" height="138" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Sotto la finestra, il trittico dei maestri di Benozzo: Petrarca, Giotto e, fra i due, Dante. L’unico che guarda direttamente lo spettatore.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Benozzo, un gigante. Posso sommessamente dire? Lo sento più potente di Giotto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> L’ex chiesa di San Francesco, costruita tra il 1335 e il 1338, propone, tra gli altri gioielli, anche una commovente natività del Perugino, cioè Pietro Vannucci.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_029.jpg"><img class="size-medium wp-image-5419 aligncenter" alt="assisi_029" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_029-300x212.jpg" width="300" height="212" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Vi si accede a pagamento attraverso la pinacoteca comprendente dipinti di scuola umbra e forlivese (soprattutto della bottega di Melozzo da Forlì). </span><br />
<span style="color: #000000;"> In un angolo un incredibile crocifisso, struggente. Tempera su legno realizzata verso il 1280 da un anonimo pittore spoletino.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_030.jpg"><img class="size-medium wp-image-5420 aligncenter" alt="assisi_030" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_030-221x300.jpg" width="221" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Confermato: nessuno sa narrare la profondità misteriosa del sacrificio di Cristo come i pittori del Duecento.</span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5421' title='assisi_031'><img width="115" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_031-115x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="assisi_031" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5422' title='assisi_032'><img width="102" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_032-102x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="assisi_032" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Una curiosità. Nel centro Italia ci si imbatte talora nell’immagine della Madonna del Soccorso. Il complesso museale di Montefalco ne ha ben due di grandi dimensioni. Una di Tiberio d’Assisi e una di Francesco Melanzio (Montefalco, 1465 ca-1526 ca). </span><br />
<span style="color: #000000;"> La Vergine col randello alzato e destinato al diavolo rappresentato un po’ come un ragno, come una entità mostruosa dai tanti tentacoli.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per la notte torniamo ad Assisi dove ci accoglie l’area camper Il girasole. Grande ospitalità di Franco e signora. Franco fa il tartufaio (tartufaro, come dicono qui) ed esibisce l’ultima raccolta di scorzone nero. “Sono quelli primaverili, dice, un po’ così e così. Quelli buonissimi verranno ad autunno”. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il giorno dopo siamo a Lubriano, in provincia di Viterbo. Dispone di un’area camper comunale di buon livello e con piazzole tutte all’ombra. Si sta benissimo. Lubriano sorge sulle colline che hanno la valle del Tevere a est e il lago di Bolsena a ovest. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Una scenografica terrazza che si affaccia sulla valle dei Calanchi. Il paesaggio è dominato dai profondi solchi che si formano per il dilavamento delle acque piovane su rocce argillose. La scarsa copertura vegetale protegge poco dal ruscellamento.</span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5423' title='assisi_033'><img width="150" height="69" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_033-150x69.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="assisi_033" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5424' title='assisi_034'><img width="150" height="59" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_034-150x59.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="assisi_034" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5442' title='assisi_035'><img width="150" height="81" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_035-150x81.png" class="attachment-thumbnail" alt="assisi_035" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Davanti, la visione quasi divina di Civita di Bagnoregio, un sogno sospeso nel cielo. Col ponte ripido che la collega al piano. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Una bellezza totale, assoluta. Il regista giapponese Hayao Miyazaki ha visitato questo luogo magico e preso ispirazione per il suo capolavoro d’animazione <i>Laputa, Castello nel cielo</i> (1986). Naturalmente “Laputa”, con esplicito riferimento all’isola immaginaria de <i>I viaggi di Gulliver </i>di Jonathan Swift.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il giorno dopo siamo ai piedi del ponte, grazie al comodissimo servizio navetta.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_036.jpg"><img class="size-medium wp-image-5425 aligncenter" alt="assisi_036" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_036-195x300.jpg" width="195" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Civita è la patria di Bonaventura, l’autore della <i>Legenda maior</i>, la biografia di Francesco scritta 40 anni dopo la morte del santo. Testo di altissimo valore anche per lo stile. Bonaventura (Bagnoregio, 1217/1221-Lione, 15 luglio 1274) studiò e insegnò alla Sorbona di Parigi e fu amico di san Tommaso d’Aquino.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Fu canonizzato da Sisto IV nel 1482 e proclamato Dottore della Chiesa da Sisto V nel 1588. È autore dell’<i>Itinerarium mentis in Deum</i>, il testo più significativo dell’ascetica medievale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Seguendo le orme di Francesco, solo qui potevamo approdare. Nella patria del suo più acuto biografo. </span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5426' title='assisi_037'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_037-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="assisi_037" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5427' title='assisi_038'><img width="116" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_038-116x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="assisi_038" /></a>

<p><span style="color: #000000;">La vita di Francesco si lega intimamente a quella di Bonaventura. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Un episodio è alla base della sua scelta di raccontare l’avventura esistenziale di Francesco. Lo apprendiamo dal III capitolo del prologo della <i>Legenda maior</i>: “Quando ero bambino, per sua (cioè di Francesco n.d.r) intercessione e per i suoi meriti, sono stato strappato dalle fauci della morte. Ricordo come fosse accaduto un attimo fa. E non posso tacere il valore della sua virtù: sarei accusato di ingratitudine.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Per quanto mi riguarda, è stato questo il maggiore impulso ad assumermi l’incarico. Sono certo che, grazie a lui, Dio mi ha conservata viva l’anima e vivo il corpo. Ho sperimentato in me stesso il suo valore. E dunque ho raccolto le notizie riguardanti i valori espressi dalla sua vita, le sue azioni, le sue parole. Frammenti, praticamente, in parte trascurati, in parte dispersi. Non era nelle mie possibilità raccogliere tutto per quanto mi dessi da fare. E del resto non volevo che, venendo meno quelli che lo hanno conosciuto da vivo, le notizie andassero del tutto perdute”. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Civita lo ricorda, proprio all’ingresso del borgo, con una lapide qui posta nel 2017, anno centenario. Quale sia questo grave pericolo non è dato sapere. </span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5428' title='assisi_039'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_039-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="assisi_039" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5429' title='assisi_040'><img width="150" height="99" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_040-150x99.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="assisi_040" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5430' title='assisi_041'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_041-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="assisi_041" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5431' title='assisi_042'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_042-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="assisi_042" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5432' title='assisi_043'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_043-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="assisi_043" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5433' title='assisi_044'><img width="140" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_044-140x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="assisi_044" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5434' title='assisi_045'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_045-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="assisi_045" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5435' title='assisi_046'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_046-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="assisi_046" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Mettono i brividi i 300 e passa metri del ponte sospeso nel vuoto. Costruito nel 1965, è percorribile solo a piedi. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Civita fu fondata dagli Etruschi 2700 anni fa. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Qui le pietre parlano. Dai muri emergono mostri di pietra. E poderosi anelli cui venivano legati cavalli e bestie da soma. Perfino i vasi da fiori hanno occhi e labbra. E, del resto, il borgo è tutto un balcone fiorito. Fra i blocchi di tufo (materiale sovrano) di una parete ha messo radici un poderoso cespuglio di capperi. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Solo una decina di abitanti stabili, tanti ristorantini e bar in pochi metri quadri. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ci sediamo per il caffè di mezza mattina e lancio in rete una ricerca su questo che è stato un formidabile set cinematografico. Del regista giapponese e della sua misteriosa Laputa, sapevo.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_047.jpg"><img class="size-medium wp-image-5436 aligncenter" alt="assisi_047" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_047-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Ma la ricerca ha risultati impressionanti. Alcuni film come <i>La strada</i> felliniana (Oscar 1957) o <i>I due colonnelli</i> con Totò e Nino Taranto appartengono al mito. La vicenda dei due colonnelli è ambientata in Grecia, ma in realtà le riprese sono state effettuate qui.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ecco la formidabile lista: <i>La strada</i> (1954) di Federico Fellini, con Anthony Quinn e Giulietta Masina (con scene girate nella vicina piazza di Bagnoregio); <i>Il medico e lo stregone</i> (1957) di Mario Monicelli con Marcello Mastroianni e Alberto Sordi; <i>I due colonnelli</i> (1962) di Steno; <i>L’armata Brancaleone</i> (1966) di Mario Monicelli con Vittorio Gassman, Catherine Spaak, Folco Lulli, Gian Maria Volonté, Maria Grazia Buccella, Barbara Steele, Enrico Maria Salerno; <i>Contestazione generale</i> (1970) di Luigi Zampa (episodio con Alberto Sordi); <i>Pinocchio</i> (2009) la fiction TV di Alberto Sironi con Bob Hoskins, Luciana Littizzetto, Violante Placido, Margherita Buy, Francesco Pannofino, Alessandro Gassman; <i>Corrispondenza d’amore</i> (2004) di Jan Sardi; <i>Questione di karma </i>(2017) di Edoardo Falcone; <i>Puoi baciare lo sposo</i> (2018) di Alessandro Genovesi. <i>Lazzaro felice</i> (2018) di Alice Rohrwacher con Alba Rohrwacher (sorella della regista), Nicoletta Braschi, Natalino Balasso.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="background-color: #888888;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_048.jpg"><span style="background-color: #888888;"><img class="size-medium wp-image-5437 aligncenter" alt="assisi_048" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_048-300x200.jpg" width="300" height="200" /></span></a></span></p>
<p><span style="color: #000000;">La casa/antro in cui un grandioso Bob Hoskins ha interpretato il collodiano Mastro Geppetto è diventato un museo della locale civiltà rurale. </span><br />
<span style="color: #000000;"> È difficile scendere, lasciare il piccolo universo che è Civita. A Bagnoregio, dal Belvedere, catturo le ultime immagini.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_049.jpg"><br />
<img class="size-medium wp-image-5438 aligncenter" alt="assisi_049" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_049-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Mi tornano in mente le parole del vecchio Nonno Pon, il personaggio di Laputa capace di sentire le parole delle pietre: “In quella pietra vi è un forte potere. Avendo vissuto in compagnia delle sole pietre io posso ben capirlo, però sappi che le pietre in cui vi è potere, così come possono rendere felici le persone possono pure richiamare la disgrazia. Per di più quella pietra è creata da mani umane, il che mi dà da pensare”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Penso anche al protagonista Pazu, quando dice a Sheeta: “Quando sei scesa dal cielo mi sono emozionato”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ecco, la pietra e le mani umane. La pietra che ha il sapore dell’umanità e vibra con lei. Civita è questo. Civita è un’emozione venuta dal cielo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Misteriosa, enigmatica, avvincente, perduta, fuori del mondo.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_050.jpg"><img class="size-medium wp-image-5439 aligncenter" alt="assisi_050" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_050-300x256.jpg" width="300" height="256" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Uscendo, passo davanti alla biglietteria. Un cartello avvisa: “Non si applicano sconti per la nebbia”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sorrido. Ma penso che sarebbe bello vedere questo mondo alieno sospeso nella bruma. Come una città invisibile di Italo Calvino. </span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_051.jpg"><img class="size-medium wp-image-5440 aligncenter" alt="assisi_051" src="https://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2026/06/Assisi_051-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<pubDate>Sun, 26 Oct 2025 21:19:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di Viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[CIPRO BELLA E LACERATA (ottobre 2025) LARNAKA (51mila abitanti, terza città di Cipro, Cizio era il nome antico. Il nome attuale potrebbe derivare da λάρνακες/làrnakes , cioè tombe o sarcofagi) Cipro è un tuffo nel mare azzurro. O quasi. La pista comincia a ridosso della spiaggia. L’aeroporto di Larnaka, il principale dell’isola, è intitolato a Glafcos Clerides, presidente della repubblica cipriota per 10 anni. Eroe nazionale, implacabile nel denunciare gli abusi della dominazione inglese. È già impatto con la storia di questa terra tormentata. Larnaka, terza città di Cipro, presenta viali segnati da alte palme. Lungomare dorato nel sole caldo del tramonto. E panchine che invitano a godere il vento dolce della sera in arrivo. Il centro storico ha il suo fulcro attorno alla bizantina cattedrale di san Lazzaro. La chiesa conserva parte del cranio del santo che fu amico di Gesù e da lui resuscitato, secondo il racconto di Giovanni (11,1-44). La leggenda vuole che Lazzaro approdasse qui, a Κίτιον/Kition (nome antico di Larnaka) e predicasse per trent’anni. Secondo la tradizione occidentale (avallata da Jacopo da Varagine), Lazzaro fu vescovo di Marsiglia. Ma secondo la tradizione ortodossa fu esiliato dai farisei e messo su una barca alla deriva. Raggiunse l’isola e ne fu il primo vescovo. Fu sepolto in città (sotto l’altar maggiore della cattedrale se ne può vedere il supposto sarcofago) ma l’imperatore bizantino Leone IV, nell’898, ordinò che le spoglie fossero portate a Costantinopoli. A ricompensa della privazione di così preziose reliquie, fece costruire la chiesa. Le spoglie, razziate durante l’assedio di Costantinopoli (IV crociata, 1204), furono traslate a Marsiglia. L’interno della chiesa è ricco di icone e si notano gli stemmi dei Lusignano, una delle famiglie nobili più importanti di Francia e d’Europa. I Lusignano detennero i troni di Gerusalemme, di Armenia e, tra 1092 e 1474, di Cipro. Un po’ fuori del centro, sulla sponda occidentale del lago salato, sorge il minareto dell’Hala Sultan Tekke o moschea di Umm . Era la moglie di Ubada bin al-Samit, un Ṣaḥāba (cioè un seguace) di Maometto e sorella adottiva della madre di Maometto, Aminah bint Wahb. Devo ammirare da fuori perché… sono in (peraltro castigatissimi) calzoni corti e questa moschea (e solo questa) ha la regola che per entrare servono i pantaloni alle caviglie. La guida si è dimenticato di dircelo. Che rabbia.  Pazienza. Per rifarsi occhi e umore ecco, una decina di km a sud di Larnaka, nel villaggio di Kiti, la chiesa bizantina Panagia tis Angeloktistis o Panagia Angeloktisti, cioè “costruita dagli angeli&#8221;. Basta guardarla da fuori per capire ristrutturazioni, aggiunte, rifacimenti. Un clamoroso libro di architettura bizantina all’aperto, sotto l’azzurrissimo cielo di Cipro. I fedeli appendono piccoli exvoto in argento. L’interno rivela uno dei mosaici paleocristiani (VI secolo) meglio conservati di Cipro. La vergine Maria tiene in braccio il bambino Gesù tra gli arcangeli Michele e Gabriele su sfondo dorato. Maria è in versione “odigitria”: con una mano, cioè, indica la strada da seguire. E la strada è ovviamente il suo divin figliolo. Le ali degli angeli ricordano le piume di un pavone, simbolo di vita eterna. Pranzo in una trattoria di Lefkara, delizioso villaggio ai cui balconi, finestre, terrazze si affacciano foreste viola, fucsia e rosse. Il fiore mediterraneo per eccellenza, sua maestà imperiale la boungavillea, la cui fragranza richiama la brezza di mare e gli agrumi. Scegliamo (sempre al plurale, sono con la mia Egle) una moussakà. Una delusione, certo per colpa nostra. L’avevamo mangiata (meravigliosa prelibatezza!) a Salonicco alcuni anni fa. Questa è del tutto diversa e poco piacevole al nostro palato. Le melanzane, nella versione cipriota, sono lessate e non fritte. Succede. Ci aspetta un luogo straordinario. L’area archeologica di Khirokitia.  A Cipro i primi abitatori arrivarono 14mila anni fa. Raccoglitori, poi pastori e agricoltori. Testimonianza unica è il villaggio neolitico di Khirokitia, abitato dal VII millennio a. C., poi abbandonato, poi occupato da una diversa etnia. Oggi è patrimonio dell’Unesco. Siamo immersi nel dolce paesaggio collinare ai piedi del massiccio del Troodos e nella valle scavata dal fiume Maroni. Fu scoperto nel 1936 da Porphyrios Dikaios, curatore del museo di Nicosia, insegnante a Princeton e Heidelberg. Restano tracce di una sorta di cittadella fortificata, con spesse mura. Gli edifici (se ne possono ammirare alcuni ricostruiti) erano a struttura circolare, con diametri variabili fra i 3 e i 9 metri. Si leggono la storia, le attività, le relazioni sociali in una serie di pannelli, in greco e in inglese. La popolazione non arrivò mai a superare le poche centinaia di individui con ricambi generazionali velocissimi (almeno per noi) visto che l’età media era di poco superiore ai venti anni. Erano agricoltori (soprattutto cereali) e anche allevatori (ovini, cervi e maiali). Le boscaglie circostanti offrivano fichi, olive, pistacchi. Dunque una dieta ricca e molto variata. I morti erano inumati in posizione rannicchiata sotto il pavimento. Nelle tombe sono presenti resti di cibo, segno che esisteva una qualche forma di culto dei trapassati e la percezione di un aldilà. Siamo sulla costa meridionale di Cipro, a pochi km dal mare. E ci aspetta la vicina Limassol.   DOVE NACQUE VENERE E LA CASA DI DIONYSOS Nel viaggio di trasferimento verso la seconda città dell’isola, sosta obbligatoria a Petra tou romiou, sulla spiaggia da cui emerse Afrodite / Venere. Bellezza e fecondità. Mito oscuro, la sua parte. Crono (il Tempo), su istigazione della madre Gea (la Terra), evirò il padre Urano e le gonadi caddero a Petra tou romiou, sulle onde schiumose del mare. Bellissima, si materializzò la dea. Luogo di rara suggestione. Gli scogli assomigliano a una tartaruga (o un leone? un cammello?). La gente del posto ti chiede quale animale riconosci. E siccome tu scuoti la testa per dire che gli scogli non assomigliano a nulla, loro concludono trionfalmente che non hai fantasia. Sui sassi bianchi della spiaggia, innamorati di tutto il mondo lasciano un messaggio. A proposito: il romios che dà il nome a questo paesaggio solare e petroso, indubbiamente di grande forza evocativa, è un “greco” leggendario, Diogene Akritas, detto appunto “romios”, cioè romano. E poi anche greco perché il nome, da un certo periodo in poi, venne attribuito a tutti coloro che facevano parte dell’impero latino d’Oriente. Diogene con la sua forza immane scaraventava massi contro i predatori nemici che venivano dal mare. Sorridendo, qui ti dicono che se a mezzanotte ti immergi tra queste onde, diventerai immortale e resterai eternamente giovane. Devi essere nudo e deve splendere la luna piena. Soprattutto devi avere la forza di nuotare attorno ai tre grandi faraglioni che disegnano la linea dell’orizzonte. Beh, sono già vecchio. No, grazie. Rinuncio all’immortalità. Ecco allora Kouklia (Palaepaphos, cioè Paphos Vecchia ), distretto di Paphos, la città che si trova a circa 15 km da qui. Già nel II millennio a. C. era centro religioso che richiamava fedeli da Cipro e da tutto il Mediterraneo. Qui si adorava una dea della fertilità fin dall’età del rame (3900-2500 a. C.), raffigurata con le fattezze della maternità. Certo non è casuale che il mitico luogo della nascita di Venere sia vicino. La leggenda vuole che uno dei guerrieri reduci dalla guerra di Troia si fermasse qui e fondasse tempio ed altare dedicandoli a Venere. Era Agapenor, re della peloponnesiaca Tegea. Nel museo locale l’evento della mitica guerra combattuta in nome della bellezza di Elena è celebrato in un favoloso sarcofago. Sui due lati lunghi reca, in bassorilievi dipinti, un episodio dell’Iliade e uno dell’Odissea (e quindi è posteriore alla diffusione dei due poemi, probabilmente fine del V secolo a. C.). Da una parte vi sono scene di una battaglia combattuta sotto le mura di Ilio. Dall’altra l’episodio ben noto di Polifemo, già accecato da Ulisse, che palpa le pecore in procinto di uscire dalla caverna e andare al pascolo. Vuole accertarsi che non le cavalchino i suoi prigionieri. E l’astuto re di Itaca si era infatti legato sotto il ventre delle pecore. E così avevano fatto i suoi compagni. Su uno dei lati corti è raffigurato un guerriero che porta in spalle un compagno caduto in battaglia. Sul lato opposto una leonessa lotta contro un cinghiale. Secondo Omero l’altare sorgeva all’aperto, circondato da mura con porte dai colori vivaci. Non si adorava una statua, ma una pietra conica. Anche qui torna il mito delle pietre da cui è emersa Venere e tutto sembra collegarsi. Quello che non si collega è la pietra conica, ora esposta nel piccolo museo di Kouklia: è nera mentre le testimonianze antiche dicono che era bianca. Resta l’enigma dunque, immerso in un’aura miracolosa: quando pioveva, dice il mito, la pietra non si bagnava. A ribadire la sacralità del luogo è il racconto secondo cui i re di Pafos erano anche sommi sacerdoti del culto. Il tempio è forse il più antico e certamente il più longevo dell’intera isola.  Il museo propone ancora un pezzo eccezionale, il mosaico raffigurante una sensuale Leda, colta di spalle, con l’immancabile cigno. Che è il birbante di Zeus in una della sue trasformazioni utili ad avvicinare bellissime fanciulle. Dall’ennesima scappatella coniugale del re degli dei, secondo il mito, nacquero Elena e Polluce in coppia con Clitennestra e Castore che invece venivano dal seme di Tindaro, re di Sparta. Nella vicina Kato Pafos ci attende la casa di Dionysos con i suoi favolosi mosaici tutti fruibili grazie ad un articolato sistema di passerelle. Piramo e Tisbe, così ben narrati da Ovidio nelle Metamorfosi (IV, 55-166, i Giulietta e Romeo dell’antichità), Apollo e Dafne, Ganimede rapito in cielo dall’aquila dalle immense ali (nello scintillante mosaico l’aquila sembra quasi abbracciare il bellissimo ragazzo destinato a fare da coppiere agli dei sull’Olimpo), Narciso che si specchia nell’acqua, le quattro stagioni. E soprattutto, al centro, Dioniso che regge un grappolo d’uva, mentre Akmè, la ninfa, beve vino. Un carro di otri è trainato da buoi e guidato (?) da due ubriachi. Una iscrizione attesta che sono “i primi bevitori di vino”. Ancora tempo, dopo un pranzo in una trattoria del porto a base di gamberoni appena pescati, per le Tombe dei Re. In greco Τάφοι των Βασιλέων / Tafoi ton Basileon. Non ospitavano re in senso stretto ma alti funzionari. Il nome se lo sono guadagnato per la loro magnificenza e per la bellezza del panorama sul mare che avvolge e affascina. Le tombe (le più antiche risalgono al IV secolo a.C.) sono scavate nella roccia. Parecchie sono visitabili coi loro colonnati e i loro cortili interni: vere e proprie case da godere per l’eternità. Momento straordinario, di alta intensità. Sono state sottoposte ad uno scavo sistematico solo negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso grazie al lavoro di Sofocle Hadjisavvas, poi direttore delle Antichità della Repubblica di Cipro.   LIMASSOL (100mila abitanti, seconda città di Cipro, da Νέμεσσος / Nemesos, cioè che sta in mezzo, tra le antiche Amathous e Kourion) A Limassol vi furono stanziamenti fin dal secondo millennio a. C. Costruita tra due antiche città, Amatunte e Kourion, durante la dominazione bizantina era conosciuta come Neapolis ( cioè nuova città). A metà degli anni Settanta, con l’occupazione turca della parte nord dell’isola, divenne il maggior porto di transito del Mediterraneo. Polo turistico di prima grandezza e vivace per le sue attività culturali. Proprio nel cuore storico di Limassol sorge il castello medievale oggi trasformato in museo. Reperti che vanno dal 400 al 1870: cannoni, incisioni su legno del XVII e XVIII secolo, dipinti, pietre tombali, statue, armature, monete, terrecotte, oggetti in metallo e in ceramica, manufatti in vetro e marmo. Qui vicino, nella cappella dedicata a san Giorgio, Riccardo I d’Inghilterra, il Riccardo Cuor di Leone delle saghe popolari, sposò, il 12 maggio 1191, Berengaria di Navarra. Una travolgente storia d’amore che si intreccia con la storia dell’isola. Berengaria era figlia di Sancho VI di Navarra e Sancha di Castiglia. Eleonora d’Aquitania, madre di Riccardo, vedeva con affetto il rapporto. Contro il volere del marito, Enrico II, che obbligò Riccardo a sposare Alice (Adele) di Francia, figlia di Luigi VII il Giovane. Matrimonio politico. Riccardo, l’inquieto erede al trono, partecipò alla preparazione della terza crociata che si mosse da vari territori europei nel 1189. Anno fondamentale perché muore re Enrico e sale al trono Riccardo. Il quale vive una serie di rocambolesche avventure. Con una svolta clamorosa. Ripudia Alice, restituisce la dote e sposa Berengaria. Il giorno successivo al matrimonio il vescovo di Evreux proclama Berengaria regina d’Inghilterra. Riccardo aveva avuto i primi contatti con Cipro nel 1191. Quando vi sbarcò era governatore il bizantino (e crudelissimo) Isacco Comneno. Il Comneno promise aiuti ai crociati ma poi tradì l’impegno. Riccardo dovette misurarsi con lui e lo sconfisse. L’isola vide la fine brusca del dominio bizantino e divenne inglese. Riccardo sposa la sua Berengaria e qualche mese dopo, nel 1192, vende Cipro ai Templari, subito esosi e durissimi nell’imporre tasse. I Ciprioti si ribellano e Riccardo deve trovare un diverso acquirente. Fu Guido di Lusignano, della potente famiglia franca originaria del Poitou. Il Regno di Cipro dei Lusignano durerà fino al 1489. Finì con Caterina Cornaro, madre dell’ultimo dei Lusignano, Giacomo III. La regina abdicò a favore della Repubblica di Venezia e, in ricompensa, le fu data Asolo. Unica corte ammessa entro i confini della Serenissima Repubblica. Sotto il regno dei Lusignano i cavalieri ospitalieri di san Giovanni (l’ordine religioso cavalleresco nato nella prima metà dell’XI secolo a Gerusalemme) ottennero nel 1210 il permesso di costruire a Kolossi, vicino al villaggio di Episkopi, un castello/fortezza in cui stabilirono il loro quartier generale, la “commanderie”. Ancor oggi il vino che si produce da queste parti (un vino liquoroso simile al nostro Marsala) si chiama “commandaria”. Citato, pare, già da Esiodo, fu il vino che bagnò le nozze di Berengaria e Riccardo il quale avrebbe proclamato: “Questo è il vino dei re e il re dei vini”. Il nome è dunque relativamente recente ma si tratta del vino prodotto ininterrottamente da più tempo. Il castello fu poi veneziano e fu abbandonato con l’arrivo dei Turchi. Oggi si visita il massiccio torrione, cui si accede per mezzo di un ponte levatoio. Un primo e un secondo piano, la terrazza soprastante. Massiccio, inespugnabile. Vicino, sorgono i resti di un antico zuccherificio. Su queste terre gli ospitalieri coltivarono la canna fino a quando l’Europa non fu invasa dalla più economica e abbondante produzione caraibica. Sulla baia di Episkopi si affaccia il sito archelogico di Kourion. È ciò che resta di una prosperosa città fondata, si dice, da alcuni reduci della guerra di Troia e famosa per il tempio di Apollo Ylatis risalente al VII secolo a. C. Splendidi i mosaici della cosiddetta casa di Eustolio, una grande, ricca e raffinata villa costruita nel V secolo d. C e poi divenuta, forse, stabilimento balneare pubblico. Eustolio era di religione cristiana e ci augura, nelle iscrizioni inserite nei luminosi mosaici, buona fortuna. Davvero impressionante l’immenso teatro, ancora in funzione, che si affaccia sul mare e possiede un’acustica perfetta. Vicino a Limassol, il sito archeologico che mi ha maggiormente emozionato. Quanto resta di Amathous / Amatunte. Luogo magico, citato da Catullo e Ariosto. Lo canta anche d’Annunzio in Alcyone: Certo, d’olio di sèsamo son unte / quelle tue ciocche in forma di corimbi. / Certo, ritrovi or tu nel gran dolciore / del Mar Cilicio l’obliato carme / che alla Cipride piacque in Amatunte (Sogni di terre lontane, Le carrube). Qui, già nel III millennio a. C., era attivo un opificio per l’estrazione e la lavorazione del rame. Vi sorgeva un tempio di Afrodite (inconsueto e misterioso, nella versione androgina di Afrodito, rappresentato con la barba). Oggi si visitano i resti della basilica, sull’acropoli, eretta tra VI e VII secolo a. C. al posto del tempio di Afrodite distrutto nel corso del VI secolo da un sisma. Davanti, l’agorà cioè la piazza. Amatunte enigmatica: la parte urbana è oggi sommersa dal mare. Resta lo splendore abbacinante dei marmi del colonnato. Un luogo dello spirito. In cui vivono coloro che Ovidio chiama “propetidi”, fanciulle colpevoli di aver negato la divinità di Afrodite. La dea le punì invasandole con uno sfrenato desiderio sessuale. Si prostituirono e poi furono trasformate in pietre (Metamorfosi 10, 238-242). Le “inventrici” della prostituzione: “furono le prime, a quanto si dice, a far commercio della loro bellezza, prostituendo i loro corpi”. DA LIMASSOL A NICOSIA Cipro e le montagne. Il principale sistema montuoso dell’isola è nella parte sud-ovest. Col suo monte Olimpo, 1953 metri, la cima più alta. D’inverno qui si scia. Da Limassol per andare alla capitale Nicosia si devono attraversare vallate e contrafforti. Poco più di 80 km. Il paesaggio cambia ma resta sostanzialmente brullo. Delle foreste che coprivano i 9251 kmq dell’isola e ne facevano (col rame) l’ambita ricchezza, non è rimasto molto. Omodos, poche centinaia di abitanti, 40 km a nord di Limassol. Nel sole del mattino ci si perde nei vicoli tortuosi. Alzo gli occhi e provo un brivido nel vedere il groviglio dei fili che distribuiscono l’elettricità. Prevale il bianco dei muri ma è tutto un rutilare di colori, soprattutto nelle effervescenti botteghe degli artigiani. Si lavora ai preziosi merletti. Egle non resiste al fascino del fatto a mano e acquista una colorata e (devo ammettere) bellissima borsa. Di scontrino non si parla nemmeno, in compenso dal prezzo di etichetta calano dieci euro. Nelle caffetterie servono caffè freddo alla turca, squisiti gelati al pistacchio e spremute di melograno (a proposito: in nessun posto del mondo ho bevuto un espresso all’italiana fatto a regola d’arte come a Cipro). A qualsiasi ora è possibile fare uno spuntino a base di meze, normalmente degli antipasti dall’aspetto cremoso che amalgamano tutto, dal pesce alle verdure. Hanno la stessa funzione golosa dei nostri cicchetti e sono gustosissimi. Come bevanda tipica si può assaggiare l’hardaliye,un distillato di mosto d’uva, erbe varie e grani di senape che inibiscono un’eccessiva fermentazione. Praticamente analcolico o quasi. Molto più impegnativa invece la zivania, un distillato di vinacce, dai 45 gradi in su. Ha un gusto aromatico, né dolce né troppo secco. Si serve ghiacciata, talora con infusione di cannella. Comodissimo parcheggio a due passi dal centro, con la caratteristica fontana a quattro lati e più rubinetti (qui l’acqua non si spreca). Si raggiunge il monastero di Stimios Tavros / Santa Croce, uno dei più antichi di Cipro che è anche chiesa per la comunità di Omodos. In una nicchia dell’iconostasi è conservato un frammento della croce del supplizio di Gesù, uno dei tanti (troppi?) sparsi nel mondo. Con alcuni filamenti delle corde che legarono Cristo durante la passione. Dono di Elena, madre dell’imperatore Costantino. Il complesso ospita vari musei, come il museo delle icone bizantine, il museo della lotta dell’EOKA (la guerra di liberazione dagli inglesi, 1955-1959), il museo di arte popolare e una galleria d’arte. A Omodos prosperano molte aziende vinicole che offrono assaggi. Si visita un’antica cantina. Spremitura molto particolare. Niente follatura: l’uva viene schiacciata da un tavolaccio (una sorta di maglio piatto) in legno azionato a bilanciere da un lungo trave. Il movimento è assicurato da una vite. Le foto esemplificano. Si nota anche un enorme alambicco: ma che mai si distillerà? Poi, sulla strada per Nicosia, le vallate delle chiesette, anonime all’esterno ma in realtà scrigni che contengono autentici tesori. Patrimoni dell’Unesco e proibizione di fotografare. Qui vive l’anima religiosa di questo popolo. Le divinità mediterranee della fecondità nella notte dei tempi, poi gli dei dell’olimpo greco, poi il dio cristiano con il suo stuolo di angeli e di santi. Villaggio di Galata, forse da “galataes”, i venditori di latte. La chiesa di Panagia Podithou è stata costruita nel 1502 e presenta affreschi coevi di stile cosiddetto italobizantino. Ha il suo emblema nella raffigurazione della comunione degli apostoli. Colori vivaci e profondità prospettiche (segno che il bizantino primitivo è già alle spalle) caratterizzano la crocifissione e la Madonna in trono. Sono settecentesche invece le immagini di Pietro e Paolo. La vicina chiesa dedicata all’arcangelo Michele è a sua volta riccamente affrescata. L’agonia nel Getsemani, la lavanda dei piedi, Pietro che rinnega Gesù. Tra le pitture, di recente, è stata scoperta la firma dell’artista, Simeon Axenti, non lontana dal nome della famiglia dei donatori, i veneziani Zaccaria. A Nikitari, una ventina di km dall’antico villaggio di Kakopetria, la perla assoluta, la chiesa di Maria tou Asinou tra eucalipti e pini. Il nome deriva da Asine, città greca dell’XI secolo a. C. Era parte di un complesso molto più esteso. Un’iscrizione sopra l’ingresso meridionale del tempio, menziona Magistros Nikiforos di Ischyrios come fondatore del monastero. Conserva il più bel ciclo di affreschi di Cipro, apice della pittura bizantina nell’isola. I più antichi risalgono al XII secolo. Anche qui una clamorosa comunione degli apostoli, una poderosa presentazione di Maria al tempio, una serie di scene della vita di Gesù (vera biblia pauperum), Gesù che scende negli inferi dopo la resurrezione, una affollata (e inquietante) raffigurazione dei 40 infreddoliti martiri di Sebaste. Nel nartece dove dovevano fermarsi coloro che erano ancora in attesa del battesimo, spaventose immagini delle pene che aspettano i peccatori all’inferno. Prevale la figura crudele del serpente, protagonista di tanti dei supplizi inflitti. Ritorna, come in mille altri luoghi, l’immagine di san Giorgio che trapassa con la lancia il drago. NICOSIA (116mila abitanti, la capitale, etimo incerto, forse da san Nicola, forse connesso a νίκη / vittoria, forse dal termine λευκός / bianco, splendente) Bella Nicosia, vivida e affascinante. Purtroppo l’unica capitale europea divisa in due frazioni da un confine militare (la cosiddetta linea verde). Come l’intera isola: a sud la Repubblica di Cipro, nella parte settentrionale la Repubblica di Cipro del Nord, riconosciuta solo dalla Turchia. Tra le due parti vi è una terra di nessuno pattugliata dalla missione UNFICYP delle Nazioni Unite. Per raggiungere la cattedrale di san Giovanni si passa davanti all’arcivescovado (e centro culturale) dedicato al vescovo Makarios, alla biblioteca e al poderoso monumento che rievoca la liberazione dagli Inglesi. La cattedrale propone, in una serie di affreschi settecenteschi, la vita dell’evangelizzatore san Barnaba. Cipro ne ospita la tomba vicino a Salamina. Qui vengono consacrati i vescovi dell’isola. La basilica fu costruita a partire dal XIV secolo da parte di cristiani ortodossi provenienti dalla Siria. È decorata da affreschi di epoche diverse. La presentazione di Gesù al tempio, una emozionante annunciazione, Gesù dodicenne tra i dottori, una memorabile trasfigurazione, un “tutti i santi” che certo serviva a illustrare e a insegnare. Siamo letteralmente avvolti. Immersi. Poi, proprio in centro della città, il piccolo ma ricchissimo museo archeologico. Indimenticabile. Cose mai viste, dai primi abitatori dell’isola al periodo bizantino con la sua raffinata arte orafa. Afrodite, Marte, le divinità ctonie, la gigantesca statua bronzea di Settimio Severo (da far impallidire i bronzi di Riace, non esagero). E, in una stanza in fondo al museo, la meraviglia assoluta. Proveniente dal santuario di Agia Eirini (in turco Akdeniz, un villaggio situato nella baia di Morfou, parte nord di Cipro) una incredibile raccolta di statue votive. Ho pensato: “Anche Cipro possiede il suo piccolo esercito di terracotta, come la cinese Xi’an”. Miracoloso. 2mila statue di terracotta scoperte da una equipe svedese attorno al 1920. Le più antiche risalgono a 2700 anni fa, da pochi cm ad altezza naturale. Vita pubblica, religione, manovre militari: tutto è raccontato in modo palpitante. Tori, sacerdoti, guerrieri, contadini. I sacerdoti hanno copricapi con corna di toro che tornano spesso, anche nell’Apollo bronzeo di una sala adiacente. Segno di fecondità. Nicosia del nord, l’“altra” Nicosia, quella turca. Proprio sul confine consumiamo il pranzo in un ristorante che sfrutta il gran traffico del passaggio ma cucina benissimo. Gamberi, fettuccine e una salsa indecifrabile ma squisita. Davanti a noi un murales ricorda il genocidio in atto a Gaza. Passaporto in mano e doppio controllo. Sarà così anche all’uscita. Io soffoco sempre in situazioni del genere. Ma fai due passi dentro la Nicosia turca e ti senti travolgere dal movimento e dall’andirivieni. Il caravanserraglio con porticati su più piani. Ospita caffetterie e mercatini. Si contratta su tutto, perfino sul caffè. Si paga in lire turche ma gli euro vanno benissimo e si può precisare che si vuole... ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><b><span style="font-size: x-large;">CIPRO</span><br />
<span style="font-size: x-large;"> BELLA E LACERATA</span><br />
</b><b>(ottobre 2025)</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>LARNAKA<br />
(51mila abitanti, terza città di Cipro, Cizio era il nome antico. Il nome attuale potrebbe derivare da λάρνακες/làrnakes , cioè tombe o sarcofagi)</b><b> </b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5328' title='cipro_101'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_101-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_101" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5327' title='cipro_102'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_102-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_102" /></a>
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<p></b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Cipro è un tuffo nel mare azzurro. O quasi. La pista comincia a ridosso della spiaggia. L’aeroporto di Larnaka, il principale dell’isola, è intitolato a Glafcos Clerides, presidente della repubblica cipriota per 10 anni. Eroe nazionale, implacabile nel denunciare gli abusi della dominazione inglese. È già impatto con la storia di questa terra tormentata. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Larnaka, terza città di Cipro, presenta viali segnati da alte palme. Lungomare dorato nel sole caldo del tramonto. E panchine che invitano a godere il vento dolce della sera in arrivo.</span></p>
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<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5326' title='cipro_103'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_103-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_103" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5325' title='cipro_104'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_104-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_104" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5324' title='cipro_105'><img width="150" height="91" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_105-150x91.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_105" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5323' title='cipro_106'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_106-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_106" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5322' title='cipro_107'><img width="130" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_107-130x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_107" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5321' title='cipro_108'><img width="150" height="135" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_108-150x135.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_108" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5320' title='cipro_109'><img width="150" height="117" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_109-150x117.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_109" /></a>
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<span style="color: #000000;"> Il centro storico ha il suo fulcro attorno alla bizantina cattedrale di san Lazzaro. La chiesa conserva parte del cranio del santo che fu amico di Gesù e da lui resuscitato, secondo il racconto di Giovanni (11,1-44). La leggenda vuole che Lazzaro approdasse qui, a Κίτιον/Kition (nome antico di Larnaka) e predicasse per trent’anni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Secondo la tradizione occidentale (avallata da Jacopo da Varagine), Lazzaro fu vescovo di Marsiglia. Ma secondo la tradizione ortodossa fu esiliato dai farisei e messo su una barca alla deriva. Raggiunse l’isola e ne fu il primo vescovo. Fu sepolto in città (sotto l’altar maggiore della cattedrale se ne può vedere il supposto sarcofago) ma l’imperatore bizantino Leone IV, nell’898, ordinò che le spoglie fossero portate a Costantinopoli. </span><br />
<span style="color: #000000;"> A ricompensa della privazione di così preziose reliquie, fece costruire la chiesa. Le spoglie, razziate durante l’assedio di Costantinopoli (IV crociata, 1204), furono traslate a Marsiglia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> L’interno della chiesa è ricco di icone e si notano gli stemmi dei Lusignano, una delle famiglie nobili più importanti di Francia e d’Europa. I Lusignano detennero i troni di Gerusalemme, di Armenia e, tra 1092 e 1474, di Cipro.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_112.jpg"><img class="size-medium wp-image-5317 alignnone" alt="cipro_112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_112-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Un po’ fuori del centro, sulla sponda occidentale del lago salato, sorge il minareto dell’Hala Sultan Tekke o moschea di Umm . Era la moglie di Ubada bin al-Samit, un Ṣaḥāba (cioè un seguace) di Maometto e sorella adottiva della madre di Maometto, Aminah bint Wahb. Devo ammirare da fuori perché… sono in (peraltro castigatissimi) calzoni corti e questa moschea (e solo questa) ha la regola che per entrare servono i pantaloni alle caviglie. La guida si è dimenticato di dircelo. Che rabbia. </span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5316' title='cipro_113'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_113-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_113" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5315' title='cipro_114'><img width="99" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_114-99x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_114" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5314' title='cipro_114a'><img width="117" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_114a-117x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_114a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5313' title='cipro_115'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_115-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_115" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5312' title='cipro_116'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_116-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_116" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Pazienza. Per rifarsi occhi e umore ecco, una decina di km a sud di Larnaka, nel villaggio di Kiti, la chiesa bizantina Panagia tis Angeloktistis o Panagia Angeloktisti, cioè “costruita dagli angeli&#8221;. Basta guardarla da fuori per capire ristrutturazioni, aggiunte, rifacimenti. Un clamoroso libro di architettura bizantina all’aperto, sotto l’azzurrissimo cielo di Cipro. </span><br />
<span style="color: #000000;"> I fedeli appendono piccoli exvoto in argento.</span><br />
<span style="color: #000000;"> L’interno rivela uno dei mosaici paleocristiani (VI secolo) meglio conservati di Cipro. La vergine Maria tiene in braccio il bambino Gesù tra gli arcangeli Michele e Gabriele su sfondo dorato. Maria è in versione “odigitria”: con una mano, cioè, indica la strada da seguire. E la strada è ovviamente il suo divin figliolo. Le ali degli angeli ricordano le piume di un pavone, simbolo di vita eterna. </span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5311' title='cipro_117'><img width="119" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_117-119x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_117" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5310' title='cipro_117a'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_117a-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_117a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5309' title='cipro_118'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_118-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_118" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Pranzo in una trattoria di Lefkara, delizioso villaggio ai cui balconi, finestre, terrazze si affacciano foreste viola, fucsia e rosse. Il fiore mediterraneo per eccellenza, sua maestà imperiale la boungavillea, la cui fragranza richiama la brezza di mare e gli agrumi. Scegliamo (sempre al plurale, sono con la mia Egle) una moussakà. Una delusione, certo per colpa nostra. L’avevamo mangiata (meravigliosa prelibatezza!) a Salonicco alcuni anni fa. Questa è del tutto diversa e poco piacevole al nostro palato. Le melanzane, nella versione cipriota, sono lessate e non fritte.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Succede. Ci aspetta un luogo straordinario. L’area archeologica di Khirokitia. </span></p>
<p>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5308' title='cipro_119'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_119-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_119" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5307' title='cipro_120'><img width="150" height="113" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_120-150x113.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_120" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5306' title='cipro_121'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_121-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_121" /></a>
<br />
<span style="color: #000000;">A Cipro i primi abitatori arrivarono 14mila anni fa. Raccoglitori, poi pastori e agricoltori. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Testimonianza unica è il villaggio neolitico di Khirokitia, abitato dal VII millennio a. C., poi abbandonato, poi occupato da una diversa etnia. Oggi è patrimonio dell’Unesco. Siamo immersi nel dolce paesaggio collinare ai piedi del massiccio del Troodos e nella valle scavata dal fiume Maroni. Fu scoperto nel 1936 da Porphyrios Dikaios, curatore del museo di Nicosia, insegnante a Princeton e Heidelberg.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Restano tracce di una sorta di cittadella fortificata, con spesse mura. Gli edifici (se ne possono ammirare alcuni ricostruiti) erano a struttura circolare, con diametri variabili fra i 3 e i 9 metri. Si leggono la storia, le attività, le relazioni sociali in una serie di pannelli, in greco e in inglese. La popolazione non arrivò mai a superare le poche centinaia di individui con ricambi generazionali velocissimi (almeno per noi) visto che l’età media era di poco superiore ai venti anni. Erano agricoltori (soprattutto cereali) e anche allevatori (ovini, cervi e maiali). Le boscaglie circostanti offrivano fichi, olive, pistacchi. Dunque una dieta ricca e molto variata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> I morti erano inumati in posizione rannicchiata sotto il pavimento. Nelle tombe sono presenti resti di cibo, segno che esisteva una qualche forma di culto dei trapassati e la percezione di un aldilà. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Siamo sulla costa meridionale di Cipro, a pochi km dal mare. E ci aspetta la vicina Limassol.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>DOVE NACQUE VENERE E LA CASA DI DIONYSOS</b></span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5305' title='cipro_122'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_122-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_122" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5304' title='cipro_123'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_123-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_123" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5303' title='cipro_124'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_124-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_124" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5302' title='cipro_125'><img width="150" height="135" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_125-150x135.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_125" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5301' title='cipro_126'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_126-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_126" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Nel viaggio di trasferimento verso la seconda città dell’isola, sosta obbligatoria a Petra tou romiou, sulla spiaggia da cui emerse Afrodite / Venere. Bellezza e fecondità. Mito oscuro, la sua parte. Crono (il Tempo), su istigazione della madre Gea (la Terra), evirò il padre Urano e le gonadi caddero a Petra tou romiou, sulle onde schiumose del mare. Bellissima, si materializzò la dea. Luogo di rara suggestione. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Gli scogli assomigliano a una tartaruga (o un leone? un cammello?). </span><br />
<span style="color: #000000;"> La gente del posto ti chiede quale animale riconosci. E siccome tu scuoti la testa per dire che gli scogli non assomigliano a nulla, loro concludono trionfalmente che non hai fantasia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sui sassi bianchi della spiaggia, innamorati di tutto il mondo lasciano un messaggio. </span><br />
<span style="color: #000000;"> A proposito: il romios che dà il nome a questo paesaggio solare e petroso, indubbiamente di grande forza evocativa, è un “greco” leggendario, Diogene Akritas, detto appunto “romios”, cioè romano. E poi anche greco perché il nome, da un certo periodo in poi, venne attribuito a tutti coloro che facevano parte dell’impero latino d’Oriente. Diogene con la sua forza immane scaraventava massi contro i predatori nemici che venivano dal mare. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Sorridendo, qui ti dicono che se a mezzanotte ti immergi tra queste onde, diventerai immortale e resterai eternamente giovane. Devi essere nudo e deve splendere la luna piena. Soprattutto devi avere la forza di nuotare attorno ai tre grandi faraglioni che disegnano la linea dell’orizzonte. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Beh, sono già vecchio. No, grazie. Rinuncio all’immortalità.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ecco allora Kouklia (Palaepaphos, cioè Paphos Vecchia ), distretto di Paphos, la città che si trova a circa 15 km da qui.</span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5300' title='cipro_127'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_127-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_127" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5299' title='cipro_128'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_128-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_128" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5298' title='cipro_129'><img width="150" height="85" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_129-150x85.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_129" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5297' title='cipro_130'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_130-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_130" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5296' title='cipro_131'><img width="150" height="48" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_131-150x48.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_131" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5295' title='cipro_132'><img width="150" height="46" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_132-150x46.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_132" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Già nel II millennio a. C. era centro religioso che richiamava fedeli da Cipro e da tutto il Mediterraneo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Qui si adorava una dea della fertilità fin dall’età del rame (3900-2500 a. C.), raffigurata con le fattezze della maternità. Certo non è casuale che il mitico luogo della nascita di Venere sia vicino. La leggenda vuole che uno dei guerrieri reduci dalla guerra di Troia si fermasse qui e fondasse tempio ed altare dedicandoli a Venere. Era Agapenor, re della peloponnesiaca Tegea.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel museo locale l’evento della mitica guerra combattuta in nome della bellezza di Elena è celebrato in un favoloso sarcofago. Sui due lati lunghi reca, in bassorilievi dipinti, un episodio dell’Iliade e uno dell’Odissea (e quindi è posteriore alla diffusione dei due poemi, probabilmente fine del V secolo a. C.). Da una parte vi sono scene di una battaglia combattuta sotto le mura di Ilio. Dall’altra l’episodio ben noto di Polifemo, già accecato da Ulisse, che palpa le pecore in procinto di uscire dalla caverna e andare al pascolo. Vuole accertarsi che non le cavalchino i suoi prigionieri. E l’astuto re di Itaca si era infatti legato sotto il ventre delle pecore. E così avevano fatto i suoi compagni. Su uno dei lati corti è raffigurato un guerriero che porta in spalle un compagno caduto in battaglia. Sul lato opposto una leonessa lotta contro un cinghiale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Secondo Omero l’altare sorgeva all’aperto, circondato da mura con porte dai colori vivaci. Non si adorava una statua, ma una pietra conica. Anche qui torna il mito delle pietre da cui è emersa Venere e tutto sembra collegarsi.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_133.jpg"><img class="size-medium wp-image-5294 alignnone" alt="cipro_133" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_133-252x300.jpg" width="252" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Quello che non si collega è la pietra conica, ora esposta nel piccolo museo di Kouklia: è nera mentre le testimonianze antiche dicono che era bianca. Resta l’enigma dunque, immerso in un’aura miracolosa: quando pioveva, dice il mito, la pietra non si bagnava.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A ribadire la sacralità del luogo è il racconto secondo cui i re di Pafos erano anche sommi sacerdoti del culto. Il tempio è forse il più antico e certamente il più longevo dell’intera isola. </span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_134.jpg"><img class="size-medium wp-image-5293 alignnone" alt="cipro_134" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_134-300x294.jpg" width="300" height="294" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Il museo propone ancora un pezzo eccezionale, il mosaico raffigurante una sensuale Leda, colta di spalle, con l’immancabile cigno. Che è il birbante di Zeus in una della sue trasformazioni utili ad avvicinare bellissime fanciulle. Dall’ennesima scappatella coniugale del re degli dei, secondo il mito, nacquero Elena e Polluce in coppia con Clitennestra e Castore che invece venivano dal seme di Tindaro, re di Sparta.</span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5292' title='cipro_135'><img width="150" height="103" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_135-150x103.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_135" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5291' title='cipro_136'><img width="150" height="110" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_136-150x110.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_136" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5290' title='cipro_137'><img width="150" height="99" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_137-150x99.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_137" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5289' title='cipro_138'><img width="150" height="55" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_138-150x55.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_138" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Nella vicina Kato Pafos ci attende la casa di Dionysos con i suoi favolosi mosaici tutti fruibili grazie ad un articolato sistema di passerelle. Piramo e Tisbe, così ben narrati da Ovidio nelle Metamorfosi (IV, 55-166, i Giulietta e Romeo dell’antichità), Apollo e Dafne, Ganimede rapito in cielo dall’aquila dalle immense ali (nello scintillante mosaico l’aquila sembra quasi abbracciare il bellissimo ragazzo destinato a fare da coppiere agli dei sull’Olimpo), Narciso che si specchia nell’acqua, le quattro stagioni. E soprattutto, al centro, Dioniso che regge un grappolo d’uva, mentre Akmè, la ninfa, beve vino. Un carro di otri è trainato da buoi e guidato (?) da due ubriachi. Una iscrizione attesta che sono “i primi bevitori di vino”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ancora tempo, dopo un pranzo in una trattoria del porto a base di gamberoni appena pescati, per le Tombe dei Re.</span></p>
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<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5288' title='cipro_139'><img width="150" height="121" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_139-150x121.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_139" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5287' title='cipro_140'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_140-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_140" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5286' title='cipro_141'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_141-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_141" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5285' title='cipro_142'><img width="150" height="64" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_142-150x64.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_142" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5284' title='cipro_143'><img width="150" height="69" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_143-150x69.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_143" /></a>
<br />
<span style="color: #000000;"> In greco Τάφοι των Βασιλέων / Tafoi ton Basileon. Non ospitavano re in senso stretto ma alti funzionari. Il nome se lo sono guadagnato per la loro magnificenza e per la bellezza del panorama sul mare che avvolge e affascina. Le tombe (le più antiche risalgono al IV secolo a.C.) sono scavate nella roccia. Parecchie sono visitabili coi loro colonnati e i loro cortili interni: vere e proprie case da godere per l’eternità. Momento straordinario, di alta intensità. Sono state sottoposte ad uno scavo sistematico solo negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso grazie al lavoro di Sofocle Hadjisavvas, poi direttore delle Antichità della Repubblica di Cipro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>LIMASSOL<br />
(100mila abitanti, seconda città di Cipro, da Νέμεσσος / Nemesos, cioè che sta in mezzo, tra le antiche Amathous e Kourion)</b><b> </b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">A Limassol vi furono stanziamenti fin dal secondo millennio a. C. Costruita tra due antiche città, Amatunte e Kourion, durante la dominazione bizantina era conosciuta come Neapolis ( cioè nuova città). A metà degli anni Settanta, con l’occupazione turca della parte nord dell’isola, divenne il maggior porto di transito del Mediterraneo. Polo turistico di prima grandezza e vivace per le sue attività culturali.</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_144.jpg"><img class="size-medium wp-image-5283 alignnone" alt="cipro_144" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_144-300x174.jpg" width="300" height="174" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;">Proprio nel cuore storico di Limassol sorge il castello medievale oggi trasformato in museo. Reperti che vanno dal 400 al 1870: cannoni, incisioni su legno del XVII e XVIII secolo, dipinti, pietre tombali, statue, armature, monete, terrecotte, oggetti in metallo e in ceramica, manufatti in vetro e marmo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Qui vicino, nella cappella dedicata a san Giorgio, Riccardo I d’Inghilterra, il Riccardo Cuor di Leone delle saghe popolari, sposò, il 12 maggio 1191, Berengaria di Navarra. Una travolgente storia d’amore che si intreccia con la storia dell’isola. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Berengaria era figlia di Sancho VI di Navarra e Sancha di Castiglia. Eleonora d’Aquitania, madre di Riccardo, vedeva con affetto il rapporto. Contro il volere del marito, Enrico II, che obbligò Riccardo a sposare Alice (Adele) di Francia, figlia di Luigi VII il Giovane. Matrimonio politico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Riccardo, l’inquieto erede al trono, partecipò alla preparazione della terza crociata che si mosse da vari territori europei nel 1189. Anno fondamentale perché muore re Enrico e sale al trono Riccardo. Il quale vive una serie di rocambolesche avventure. Con una svolta clamorosa. Ripudia Alice, restituisce la dote e sposa Berengaria. Il giorno successivo al matrimonio il vescovo di Evreux proclama Berengaria regina d’Inghilterra. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Riccardo aveva avuto i primi contatti con Cipro nel 1191. Quando vi sbarcò era governatore il bizantino (e crudelissimo) Isacco Comneno. Il Comneno promise aiuti ai crociati ma poi tradì l’impegno. Riccardo dovette misurarsi con lui e lo sconfisse. </span><br />
<span style="color: #000000;"> L’isola vide la fine brusca del dominio bizantino e divenne inglese. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Riccardo sposa la sua Berengaria e qualche mese dopo, nel 1192, vende Cipro ai Templari, subito esosi e durissimi nell’imporre tasse. I Ciprioti si ribellano e Riccardo deve trovare un diverso acquirente.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Fu Guido di Lusignano, della potente famiglia franca originaria del Poitou.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il Regno di Cipro dei Lusignano durerà fino al 1489. Finì con Caterina Cornaro, madre dell’ultimo dei Lusignano, Giacomo III. La regina abdicò a favore della Repubblica di Venezia e, in ricompensa, le fu data Asolo. Unica corte ammessa entro i confini della Serenissima Repubblica.</span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5282' title='cipro_145'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_145-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_145" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5281' title='cipro_146'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_146-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_146" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5280' title='cipro_147'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_147-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_147" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5279' title='cipro_148'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_148-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_148" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Sotto il regno dei Lusignano i cavalieri ospitalieri di san Giovanni (l’ordine religioso cavalleresco nato nella prima metà dell’XI secolo a Gerusalemme) ottennero nel 1210 il permesso di costruire a Kolossi, vicino al villaggio di Episkopi, un castello/fortezza in cui stabilirono il loro quartier generale, la “commanderie”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ancor oggi il vino che si produce da queste parti (un vino liquoroso simile al nostro Marsala) si chiama “commandaria”. Citato, pare, già da Esiodo, fu il vino che bagnò le nozze di Berengaria e Riccardo il quale avrebbe proclamato: “Questo è il vino dei re e il re dei vini”. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il nome è dunque relativamente recente ma si tratta del vino prodotto ininterrottamente da più tempo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il castello fu poi veneziano e fu abbandonato con l’arrivo dei Turchi. Oggi si visita il massiccio torrione, cui si accede per mezzo di un ponte levatoio. Un primo e un secondo piano, la terrazza soprastante. Massiccio, inespugnabile. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Vicino, sorgono i resti di un antico zuccherificio. Su queste terre gli ospitalieri coltivarono la canna fino a quando l’Europa non fu invasa dalla più economica e abbondante produzione caraibica.</span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5278' title='cipro_149'><img width="150" height="145" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_149-150x145.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_149" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5277' title='cipro_150'><img width="150" height="99" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_150-150x99.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_150" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5276' title='cipro_151'><img width="150" height="87" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_151-150x87.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_151" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5275' title='cipro_152'><img width="150" height="83" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_152-150x83.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_152" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Sulla baia di Episkopi si affaccia il sito archelogico di Kourion. È ciò che resta di una prosperosa città fondata, si dice, da alcuni reduci della guerra di Troia e famosa per il tempio di Apollo Ylatis risalente al VII secolo a. C. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Splendidi i mosaici della cosiddetta casa di Eustolio, una grande, ricca e raffinata villa costruita nel V secolo d. C e poi divenuta, forse, stabilimento balneare pubblico. Eustolio era di religione cristiana e ci augura, nelle iscrizioni inserite nei luminosi mosaici, buona fortuna. Davvero impressionante l’immenso teatro, ancora in funzione, che si affaccia sul mare e possiede un’acustica perfetta.</span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5274' title='cipro_153'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_153-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_153" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5273' title='cipro_154'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_154-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_154" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Vicino a Limassol, il sito archeologico che mi ha maggiormente emozionato. Quanto resta di Amathous / Amatunte. Luogo magico, citato da Catullo e Ariosto. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Lo canta anche d’Annunzio in Alcyone: Certo, d’olio di sèsamo son unte / quelle tue ciocche in forma di corimbi. / Certo, ritrovi or tu nel gran dolciore / del Mar Cilicio l’obliato carme / che alla Cipride piacque in Amatunte (Sogni di terre lontane, Le carrube).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Qui, già nel III millennio a. C., era attivo un opificio per l’estrazione e la lavorazione del rame. Vi sorgeva un tempio di Afrodite (inconsueto e misterioso, nella versione androgina di Afrodito, rappresentato con la barba). Oggi si visitano i resti della basilica, sull’acropoli, eretta tra VI e VII secolo a. C. al posto del tempio di Afrodite distrutto nel corso del VI secolo da un sisma. Davanti, l’agorà cioè la piazza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Amatunte enigmatica: la parte urbana è oggi sommersa dal mare. Resta lo splendore abbacinante dei marmi del colonnato. Un luogo dello spirito. </span><br />
<span style="color: #000000;"> In cui vivono coloro che Ovidio chiama “propetidi”, fanciulle colpevoli di aver negato la divinità di Afrodite. La dea le punì invasandole con uno sfrenato desiderio sessuale. Si prostituirono e poi furono trasformate in pietre (Metamorfosi 10, 238-242). Le “inventrici” della prostituzione: “furono le prime, a quanto si dice, a far commercio della loro bellezza, prostituendo i loro corpi”.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>DA LIMASSOL A NICOSIA</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Cipro e le montagne. Il principale sistema montuoso dell’isola è nella parte sud-ovest. Col suo monte Olimpo, 1953 metri, la cima più alta. D’inverno qui si scia. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Da Limassol per andare alla capitale Nicosia si devono attraversare vallate e contrafforti. Poco più di 80 km. Il paesaggio cambia ma resta sostanzialmente brullo. Delle foreste che coprivano i 9251 kmq dell’isola e ne facevano (col rame) l’ambita ricchezza, non è rimasto molto.</span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5272' title='cipro_156'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_156-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_156" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5271' title='cipro_157'><img width="114" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_157-114x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_157" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5270' title='cipro_158'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_158-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_158" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5269' title='cipro_159'><img width="150" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_159-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_159" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5268' title='cipro_160'><img width="150" height="77" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_160-150x77.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_160" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5267' title='cipro_161'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_161-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_161" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5266' title='cipro_162'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_162-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_162" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Omodos, poche centinaia di abitanti, 40 km a nord di Limassol. Nel sole del mattino ci si perde nei vicoli tortuosi. Alzo gli occhi e provo un brivido nel vedere il groviglio dei fili che distribuiscono l’elettricità. Prevale il bianco dei muri ma è tutto un rutilare di colori, soprattutto nelle effervescenti botteghe degli artigiani. Si lavora ai preziosi merletti. Egle non resiste al fascino del fatto a mano e acquista una colorata e (devo ammettere) bellissima borsa. Di scontrino non si parla nemmeno, in compenso dal prezzo di etichetta calano dieci euro. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nelle caffetterie servono caffè freddo alla turca, squisiti gelati al pistacchio e spremute di melograno (a proposito: in nessun posto del mondo ho bevuto un espresso all’italiana fatto a regola d’arte come a Cipro). </span><br />
<span style="color: #000000;"> A qualsiasi ora è possibile fare uno spuntino a base di meze, normalmente degli antipasti dall’aspetto cremoso che amalgamano tutto, dal pesce alle verdure. Hanno la stessa funzione golosa dei nostri cicchetti e sono gustosissimi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come bevanda tipica si può assaggiare l’hardaliye,un distillato di mosto d’uva, erbe varie e grani di senape che inibiscono un’eccessiva fermentazione. Praticamente analcolico o quasi. Molto più impegnativa invece la zivania, un distillato di vinacce, dai 45 gradi in su. Ha un gusto aromatico, né dolce né troppo secco. Si serve ghiacciata, talora con infusione di cannella. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Comodissimo parcheggio a due passi dal centro, con la caratteristica fontana a quattro lati e più rubinetti (qui l’acqua non si spreca).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Si raggiunge il monastero di Stimios Tavros / Santa Croce, uno dei più antichi di Cipro che è anche chiesa per la comunità di Omodos. </span><br />
<span style="color: #000000;"> In una nicchia dell’iconostasi è conservato un frammento della croce del supplizio di Gesù, uno dei tanti (troppi?) sparsi nel mondo. Con alcuni filamenti delle corde che legarono Cristo durante la passione. Dono di Elena, madre dell’imperatore Costantino. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il complesso ospita vari musei, come il museo delle icone bizantine, il museo della lotta dell’EOKA (la guerra di liberazione dagli inglesi, 1955-1959), il museo di arte popolare e una galleria d’arte. </span><br />
<span style="color: #000000;"> A Omodos prosperano molte aziende vinicole che offrono assaggi. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Si visita un’antica cantina. Spremitura molto particolare. Niente follatura: l’uva viene schiacciata da un tavolaccio (una sorta di maglio piatto) in legno azionato a bilanciere da un lungo trave. Il movimento è assicurato da una vite. Le foto esemplificano. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Si nota anche un enorme alambicco: ma che mai si distillerà?</span><br />
<span style="color: #000000;"> Poi, sulla strada per Nicosia, le vallate delle chiesette, anonime all’esterno ma in realtà scrigni che contengono autentici tesori. Patrimoni dell’Unesco e proibizione di fotografare.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Qui vive l’anima religiosa di questo popolo. Le divinità mediterranee della fecondità nella notte dei tempi, poi gli dei dell’olimpo greco, poi il dio cristiano con il suo stuolo di angeli e di santi.</span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5265' title='cipro_163'><img width="150" height="84" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_163-150x84.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_163" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5264' title='cipro_164'><img width="150" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_164-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_164" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5263' title='cipro_165'><img width="150" height="130" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_165-150x130.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_165" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5262' title='cipro_166'><img width="150" height="97" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_166-150x97.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_166" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5261' title='cipro_167'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_167-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_167" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5260' title='cipro_168'><img width="150" height="101" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_168-150x101.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_168" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5259' title='cipro_169'><img width="150" height="103" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_169-150x103.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_169" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5258' title='cipro_170'><img width="106" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_170-106x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_170" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5257' title='cipro_171'><img width="138" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_171-138x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_171" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5256' title='cipro_172'><img width="150" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_172-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_172" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5255' title='cipro_173'><img width="147" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_173-147x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_173" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5254' title='cipro_174'><img width="150" height="116" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_174-150x116.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_174" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Villaggio di Galata, forse da “galataes”, i venditori di latte. La chiesa di Panagia Podithou è stata costruita nel 1502 e presenta affreschi coevi di stile cosiddetto italobizantino. Ha il suo emblema nella raffigurazione della comunione degli apostoli. Colori vivaci e profondità prospettiche (segno che il bizantino primitivo è già alle spalle) caratterizzano la crocifissione e la Madonna in trono. Sono settecentesche invece le immagini di Pietro e Paolo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La vicina chiesa dedicata all’arcangelo Michele è a sua volta riccamente affrescata. L’agonia nel Getsemani, la lavanda dei piedi, Pietro che rinnega Gesù. Tra le pitture, di recente, è stata scoperta la firma dell’artista, Simeon Axenti, non lontana dal nome della famiglia dei donatori, i veneziani Zaccaria.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A Nikitari, una ventina di km dall’antico villaggio di Kakopetria, la perla assoluta, la chiesa di Maria tou Asinou tra eucalipti e pini. Il nome deriva da Asine, città greca dell’XI secolo a. C. Era parte di un complesso molto più esteso. Un’iscrizione sopra l’ingresso meridionale del tempio, menziona Magistros Nikiforos di Ischyrios come fondatore del monastero. Conserva il più bel ciclo di affreschi di Cipro, apice della pittura bizantina nell’isola. I più antichi risalgono al XII secolo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anche qui una clamorosa comunione degli apostoli, una poderosa presentazione di Maria al tempio, una serie di scene della vita di Gesù (vera biblia pauperum), Gesù che scende negli inferi dopo la resurrezione, una affollata (e inquietante) raffigurazione dei 40 infreddoliti martiri di Sebaste. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel nartece dove dovevano fermarsi coloro che erano ancora in attesa del battesimo, spaventose immagini delle pene che aspettano i peccatori all’inferno. Prevale la figura crudele del serpente, protagonista di tanti dei supplizi inflitti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ritorna, come in mille altri luoghi, l’immagine di san Giorgio che trapassa con la lancia il drago.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>NICOSIA<br />
(116mila abitanti, la capitale, etimo incerto, forse da san Nicola, forse connesso a νίκη / vittoria, forse dal termine λευκός / bianco, splendente)</b><b> </b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Bella Nicosia, vivida e affascinante. Purtroppo l’unica capitale europea divisa in due frazioni da un confine militare (la cosiddetta linea verde). Come l’intera isola: a sud la Repubblica di Cipro, nella parte settentrionale la Repubblica di Cipro del Nord, riconosciuta solo dalla Turchia. Tra le due parti vi è una terra di nessuno pattugliata dalla missione UNFICYP delle Nazioni Unite.</span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5253' title='cipro_175'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_175-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_175" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5252' title='cipro_176'><img width="150" height="120" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_176-150x120.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_176" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5251' title='cipro_177'><img width="150" height="128" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_177-150x128.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_177" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5250' title='cipro_178'><img width="150" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_178-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_178" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5249' title='cipro_179'><img width="150" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_179-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_179" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5248' title='cipro_180'><img width="150" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_180-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_180" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5247' title='cipro_181'><img width="150" height="145" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_181-150x145.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_181" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5246' title='cipro_182'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_182-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_182" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5245' title='cipro_183'><img width="124" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_183-124x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_183" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5244' title='cipro_184'><img width="87" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_184-87x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_184" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5243' title='cipro_186'><img width="150" height="146" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_186-150x146.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_186" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5242' title='cipro_187'><img width="150" height="125" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_187-150x125.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_187" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5241' title='cipro_188'><img width="126" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_188-126x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_188" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Per raggiungere la cattedrale di san Giovanni si passa davanti all’arcivescovado (e centro culturale) dedicato al vescovo Makarios, alla biblioteca e al poderoso monumento che rievoca la liberazione dagli Inglesi. </span><br />
<span style="color: #000000;"> La cattedrale propone, in una serie di affreschi settecenteschi, la vita dell’evangelizzatore san Barnaba. Cipro ne ospita la tomba vicino a Salamina. Qui vengono consacrati i vescovi dell’isola.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La basilica fu costruita a partire dal XIV secolo da parte di cristiani ortodossi provenienti dalla Siria. È decorata da affreschi di epoche diverse. La presentazione di Gesù al tempio, una emozionante annunciazione, Gesù dodicenne tra i dottori, una memorabile trasfigurazione, un “tutti i santi” che certo serviva a illustrare e a insegnare. Siamo letteralmente avvolti. Immersi. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Poi, proprio in centro della città, il piccolo ma ricchissimo museo archeologico. Indimenticabile. Cose mai viste, dai primi abitatori dell’isola al periodo bizantino con la sua raffinata arte orafa. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Afrodite, Marte, le divinità ctonie, la gigantesca statua bronzea di Settimio Severo (da far impallidire i bronzi di Riace, non esagero). E, in una stanza in fondo al museo, la meraviglia assoluta.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Proveniente dal santuario di Agia Eirini (in turco Akdeniz, un villaggio situato nella baia di Morfou, parte nord di Cipro) una incredibile raccolta di statue votive. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ho pensato: “Anche Cipro possiede il suo piccolo esercito di terracotta, come la cinese Xi’an”. Miracoloso. 2mila statue di terracotta scoperte da una equipe svedese attorno al 1920. Le più antiche risalgono a 2700 anni fa, da pochi cm ad altezza naturale. Vita pubblica, religione, manovre militari: tutto è raccontato in modo palpitante. Tori, sacerdoti, guerrieri, contadini. I sacerdoti hanno copricapi con corna di toro che tornano spesso, anche nell’Apollo bronzeo di una sala adiacente. Segno di fecondità.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nicosia del nord, l’“altra” Nicosia, quella turca. Proprio sul confine consumiamo il pranzo in un ristorante che sfrutta il gran traffico del passaggio ma cucina benissimo. Gamberi, fettuccine e una salsa indecifrabile ma squisita. Davanti a noi un murales ricorda il genocidio in atto a Gaza.</span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5240' title='cipro_189'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_189-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_189" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5239' title='cipro_190'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_190-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_190" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5238' title='cipro_191'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_191-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_191" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5237' title='cipro_192'><img width="150" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_192-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_192" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5236' title='cipro_193'><img width="150" height="98" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_193-150x98.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_193" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5235' title='cipro_194'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_194-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_194" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5234' title='cipro_195'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_195-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_195" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5233' title='cipro_196'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_196-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_196" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5232' title='cipro_197'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_197-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_197" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5231' title='cipro_198'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_198-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_198" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5230' title='cipro_199'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_199-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_199" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5229' title='cipro_200'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_200-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_200" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5228' title='cipro_201'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_201-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_201" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5227' title='cipro_202'><img width="75" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_202-75x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_202" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5226' title='cipro_203'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_203-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_203" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Passaporto in mano e doppio controllo. Sarà così anche all’uscita. Io soffoco sempre in situazioni del genere. Ma fai due passi dentro la Nicosia turca e ti senti travolgere dal movimento e dall’andirivieni. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il caravanserraglio con porticati su più piani. Ospita caffetterie e mercatini. Si contratta su tutto, perfino sul caffè. Si paga in lire turche ma gli euro vanno benissimo e si può precisare che si vuole il resto in euro. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nelle bottegucce i negozianti ti guardano e danno subito il prezzo in euro. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Librerie con mucchi, pile, cumuli di volumi: come fai a cercare? Subito fuori, un grande negozio con un’insegna che è impossibile non notare, Moda italiano. Vagli a dire che moda è femminile. Qui si comperano tutti i marchi del lusso mondiale. Magari tarocchi, difficile dire. Il problema è portarli “fuori”: non sempre si è convincenti nel dire bugie ai funzionari della dogana. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Dietro una svolta nel dedalo di viuzze, ecco il magazzino coperto che ha come unica insegna una data, 1932. È il mercato municipale di Bandabuliya, come reca un’iscrizione, e la data è quella dell’anno in cui fu inaugurato. All’interno c’è tutto, ma proprio tutto. Una settantina di negozi. Banconi di verdura freschissima, negozi di alimentari, caffetterie che esibiscono monumentali narghilè per chi desidera, rigattieri e antiquari veri e propri. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ovvio che al mercato della Nicosia turca cercassi un macinino (del tipo &#8220;nomadico&#8221;, noto anche come 7 grani) per la mia raccolta. Ne vedo uno, mi spara 60 euro. So che valore hanno, no grazie. Due negozietti più in là, più bello e più antico&#8230; 10 euro. Vabbè. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Lo spettacolo dei vorticosi danzatori dervisci. I “mevlevi”, una tradizione che risale al XII secolo. Impressiona. 8 euro per ammirare. Una cosa per turisti, certo. Ma non dimentichiamo che si tratta di una pratica di meditazione mistica, una espressione di religiosità profonda.</span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5225' title='cipro_204'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_204-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_204" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5224' title='cipro_205'><img width="150" height="93" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_205-150x93.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_205" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5223' title='cipro_206'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_206-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_206" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5222' title='cipro_207'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_207-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_207" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Spunta il minareto della moschea. Un tempo era la basilica di santa Sofia costruita ai primi del 1200 da Enrico I di Lusignano. Si lasciano le scarpe all’ingresso. L’interno è sconfinato e vuoto. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Io vedo e fotografo la “scala di Maometto”, segno fisico del Miʿrāj di Maometto, cioè della sua salita alla contemplazione di Dio. La sūra XVII del Corano (la Sura del Viaggio notturno) recita: “Gloria a Colui che rapì di notte il Suo servo dal Tempio Santo al Tempio Ultimo, dai benedetti precinti, per mostrargli dei Nostri Segni. In verità Egli è l’Ascoltante, il Veggente”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tema per me profondamente coinvolgente perché sto lavorando ad un libro sui rapporti tra Dante e l’Islam e il libro “La scala di Maometto” potrebbe essere stato il tramite della conoscenza da parte del Sommo Fiorentino dell’aldilà islamico cui si ispirò copiosamente. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Un rinfrescante caffè turco in uno dei locali del caravan serraglio, non malaccio, dai. E lasciamo questo mondo incredibile e indimenticabile. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il nostro albergo non è che a qualche centinaio di metri.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Con un confine in mezzo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ed è ancora confine, attraversando la zona inglese. Per raggiungere Salamina e la venezianissima Famagosta, presidiata ancor oggi dal leone di san Marco.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Salamina è uno dei più grandiosi siti archeologici dell’intero Mediterraneo orientale.</span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5221' title='cipro_208'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_208-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_208" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5220' title='cipro_209'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_209-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_209" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5219' title='cipro_210'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_210-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_210" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5218' title='cipro_211'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_211-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_211" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5217' title='cipro_212'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_212-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_212" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5216' title='cipro_213'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_213-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_213" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5215' title='cipro_214'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_214-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_214" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5345' title='cipro_215'><img width="150" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_215-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_215" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5344' title='cipro_216'><img width="150" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_216-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_216" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5343' title='cipro_217'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_217-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_217" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Il gymnasium con i suoi colonnati che delimitano la palestra vera e propria e i marmi intarsiati. Poi le immense terme che attestano ricchezza, popolazione numerosa, eleganza, evoluta vita sociale. Davvero possenti e impressionanti. Una breve passeggiata per raggiungere l’anfiteatro a sua volta emozionante. Costruito in età augustea, è ancora usato per stagioni teatrali con la sua capacità di 14mila spettatori. Anche qui acustica assoluta. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Famagosta, in greco Αμμόχωστος /Ammochostos; in turco Gazimağusa. Letteralmente “sommersa dalla sabbia” anche se qualcuno ha voluto sentirvi “fama Augusti”, il prestigio di Augusto.</span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5342' title='cipro_218'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_218-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_218" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5341' title='cipro_219'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_219-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_219" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5340' title='cipro_220'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_220-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_220" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5339' title='cipro_221'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_221-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_221" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5338' title='cipro_222'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_222-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_222" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5337' title='cipro_223'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_223-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_223" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5336' title='cipro_224'><img width="150" height="99" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_224-150x99.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_224" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5335' title='cipro_225'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_225-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_225" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Fu fondata da Tolomeo II Filadelfo nel III secolo a. C. col nome di Arsinoe. Ebbe splendori ma anche decadenza e abbandono. Nel VII secolo ripopolarono questa zona gli abitanti di Salamina attica che ne erano stati scacciati dagli Arabi del califfo Mu’āwiyah. Si portarono dietro il nome della loro isola fondando a loro volta la Salamina qui vicino. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Fu capitale con Guido di Lusignano, re di Cipro e di Gerusalemme nel 1291. Nel 1371 passò ai Genovesi e nel 1489 ai Veneziani che la fortificarono in modo (quasi) inespugnabile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sì, proprio qui arrivò la rapace e capace Serenissima. </span><br />
<span style="color: #000000;"> I Veneziani nel 1489 posero fine al regno indipendente di Cipro. Di quel periodo restano nell’immaginario figure mitiche come Caterina Cornaro, poi approdata ad Asolo, o letterarie come Otello e Desdemona. O Marcantonio Bragadin, eroico difensore di Famagosta. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Bragadin, tra 1570 e 1571, seppe resistere alle preponderanti forze di Lala Kara Mustafa Pascià (in 6mila contro 200mila appoggiati da 1500 cannoni) che già aveva espugnato Nicosia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La cavalleria turca, subito dopo la distruzione di Nicosia, raggiunse di slancio Famagosta. I cavalieri portarono, infilzate sulle lance, le teste del governatore Dandolo e degli altri dignitari e magistrati di Nicosia. Per spaventare. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo un’eroica resistenza, Bragadin capitolò il primo agosto 1571. La resa prevedeva salva la vita per gli occupanti, ma lui fu sottoposto a terribili torture protratte per più giorni e poi scuoiato mentre era ancor vivo. La pelle, riempita di paglia, fu fatta sfilare per le vie di Famagosta in groppa a un bue.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ho provato un sentimento dolorante, di contraddizione profonda davanti alla moschea di Famagosta. Era la cattedrale di san Nicola, poi moschea di Santa Sofia (Ayasofya) di Mağusa. Fu consacrata come chiesa cattolica nel 1328. Divenne moschea dopo la caduta della roccaforte. Dal 1954 l’edificio è dedicato a Lala Kara Mustafa Pascià, il conquistatore. Come può la religiosità del folgorante gotico cristiano conciliarsi con la religiosità dell’interno islamico? Il minareto che spunta tra le guglie gotiche è culturalmente incongruo. I piedistalli che un tempo reggevano le statue sulla facciata e accanto al portali, sono malinconicamente vuoti e inutili.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ho qualche difficoltà a capire, ma ovviamente accetto. </span><br />
<span style="color: #000000;"> E comunque qui il segno della lacerazione è profondo e ben visibile.</span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5334' title='cipro_226'><img width="150" height="84" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_226-150x84.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_226" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5333' title='cipro_227'><img width="150" height="84" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_227-150x84.png" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_227" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5332' title='Cipro_228'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_228-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Cipro_228" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Resta, tragico emblema, il quartiere di Varosha alla periferia di Famagosta, lasciato dai Greci in poche ore davanti all’avanzata turca e divenuto città fantasma. In abbandono e rovina, preda di ratti e serpenti dopo essere stato, con i suoi hotel, i suoi negozi, le sue ville eleganti, meta esclusiva di vip di tutto il mondo. Non si entra, è tutto recintato. Girarci attorno è orrore, allucinazione. Sembra un film sul disastro nucleare, fotogrammi di The Day After. Nell’agosto del 1974 gli abitanti dovettero lasciare tutto, da un momento all’altro: case, oggetti, automobili. Ora le finestre e le insegne cadono a pezzi, pencolano. Angosciante messaggio.</span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5331' title='cipro_229'><img width="150" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_229-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_229" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5330' title='cipro_230'><img width="150" height="130" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_230-150x130.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_230" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5329' title='cipro_231'><img width="150" height="84" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/Cipro_231-150x84.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cipro_231" /></a>

<p><span style="color: #000000;">A qualche km il monastero di san Barnaba, oggi museo delle icone. Antiche ma anche relativamente moderne. Alcune tolgono il fiato, splendono come soli nella mezza luce dell’edificio. In una vicina cappella ipogea è sepolto il santo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Cipro bellissima e lacerata. Nel segno del sacro. Storia, fascino, cultura che ammaliano il visitatore. E nel segno della contraddizione, però.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Terra di contrasti e cruente guerre. La posizione strategica (a ridosso di quello che ora chiamiamo Medio Oriente), le ricche foreste (oggi purtroppo il paesaggio è brullo), la scoperta del rame (già 6mila anni fa) ne hanno fatto un territorio ambito. Qui si sono stanziati Micenei, Romani, Bizantini, Inglesi, Franchi, Genovesi, crociati di varie nazionalità. E Veneziani, dal 1489, quando posero fine al regno indipendente di Cipro. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo di loro iniziò la dominazione ottomana che segna anche la storia recente della gente di Cipro divisa tra una minoranza turca (e mussulmana) e una maggioranza greca (di fede ortodossa). </span><br />
<span style="color: #000000;"> I Ciprioti hanno sempre aspirato all’unificazione con la Grecia. Nel 1974 la giunta militare di Atene appoggiò un colpo di stato in questa direzione. Ankara rispose inviando l’esercito. Sbarcò il 20 luglio 1974 e in pochi giorni fece crollare la dittatura greca che vi era insediata. Oggi l’isola è divisa tra la Repubblica di Cipro e Cipro del Nord (riconosciuto solo dalla Turchia). </span><br />
<span style="color: #000000;"> Popolo sereno, allegro, ospitale. Ma con qualcosa di silente, di non detto. A Nicosia, la capitale, devi girare col passaporto in mano. Surreale. La città è divisa in due con tanto di checkpoint . Quando passi la linea di demarcazione ti segue un poliziotto di controllo. E quando si entra a Famagosta un funzionario sale in pullman e scende all’uscita. In compenso l’area turca è tranquillamente frequentata dai grecociprioti che vanno a farci acquisti (compresa la spesa giornaliera) perché “di là” è tutto meno caro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E serve ricordare anche la presenza di due basi militari, ad Akrotiri e Dhekelia, territori d’oltremare britannici. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Lo stato di Cipro esiste ufficialmente dal 16 agosto 1960 dopo una lunga lotta per l’indipendenza dall’Inghilterra che vi si era insediata con la cosiddetta Convenzione di Cipro del 4 giugno 1878. Una vicenda complessa che portò, il 5 novembre 1914, all’annessione di Cipro all’Impero britannico. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel 1948 re Paolo di Grecia dichiarò che Cipro desiderava unirsi alla Grecia. E la Chiesa ortodossa attestava che la quasi totalità dei Gregociprioti era per l’enōsis, per l’unione. Il gruppo paramilitare EOKA nella seconda metà degli anni 50 guidò l’insurrezione e il primo presidente del nuovo stato fu l’arcivescovo ortodosso Makarios III.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non è facile decifrare l’anima di questa terra tormentata. </span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/CiproGruppo.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-5346" alt="ciprogruppo" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/10/CiproGruppo-1024x651.jpg" width="491" height="313" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;">Grazie a Egle, attenta e straordinaria compagna di viaggio. Da sempre. Mio vincastro e mio usbergo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Grazie a Lino Bianchin, Giorgio Forlin, Nevio Saracco della trevisana Fondazione Feder Piazza che ha organizzato questa straordinaria trasferta in una terra incredibilmente ricca d’arte, storia e cultura.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E grazie a Maria Rosa, a Enza e Dino, a Paola e Bruno, a Daniela e Francesco Paolo, ad Adelaide e Giuseppe, ad Annalisa S. e Luigi, a Mara e Giovanni, a Maria Irene, ad Annalisa V., a Rosa, a Carla, a Maria Luisa, a Cristina, a Fernando, a Lino, ad Annalisa L., ad Anna, a Tiziana.</span></p>
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		<pubDate>Sun, 28 Sep 2025 18:14:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di Viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[VIAGGIO IN BRETAGNA ALLA RICERCA DI UN COMMISSARIO E DEI “CALVARI” DOVE LA PIETRA CANTA E URLA &#160; 26 agosto 2025, 798 km, Salon de Provence PRIMA TAPPA Ci fermiamo in questa cittadina della Provenza dopo un viaggio che ci ha visto affrontare le autostrade piemontesi (per lunghi tratti indegne di un paese civile) e il congestionato traffico della Costa Azzurra. Incuriositi dal luogo (e anche un poco stanchi del viaggio). Qui visse a lungo (e morì il 2 luglio 1566 ) Michel de Nostredame (Miquèl de Nostradama in occitano) a tutti noto come Nostradamus, astrologo, farmacista e soprattutto autore di profezie che vengono di continuo citate. Qui è sepolto, nella collegiata Saint-Laurent e tutto lo ricorda. Compreso il nostro campeggio (38 euro, caretto per lo standard francese) che abbrevia il nome dell’autore delle cosiddette “centurie” in Nostrà, ovviamente accento sulla a finale. Campeggio non facilissimo da trovare ma immerso nel verde e accanto alla source de Bois Gelin, un fiume che scorre impetuoso da subito, già alle porte del camping. Abbiamo scelto questa via perché vogliamo raggiungere la Bretagna costeggiando l’oceano e attraversando i delta dei grandi e piccoli fiumi che sfociano nell’Atlantico. I DUE MOTIVI DEL VIAGGIO Ci spingono verso la Bretagna due obiettivi molto diversi tra loro. Le tracce di un personaggio letterario, il commissario Georges Dupin, e il desiderio di conoscere una manifestazione di religiosità popolare unica al mondo e patrimonio UNESCO, i cosiddetti Calvari. La figura di Dupin, un commissario allontanato da Parigi per qualche guaio che ha combinato (mai il lettore apprende compiutamente di cosa si tratti) è stata creata da Jean-Luc Bannalec (pseudonimo di Jörg Bong). Dupin approda al commissariato di Concarneau e risolve casi complicatissimi. Leggi i libri di Bannalec e, solo per questo, ti vien voglia di visitare la Bretagna. Lo scrittore è innamorato di questi luoghi e li descrive in maniera suggestiva. Non a caso il suo pseudonimo, Bannalec, coincide col nome di una cittadina del dipartimento bretone del Finistère. Dagli isolotti dell’arcipelago di Glénan alle saline di Guérande, dalle isole di pescatori di Île-de-Sein alle coste di granito rosa di Trégastel e alla misteriosa foresta di Brocéliande, popolata di fantasmi della Tavola Rotonda. Dai libri di Bannalec è stata tratta una serie, interpretata da Pasquale Aleardi, un attore e cantante svizzero naturalizzato tedesco. Serie molto godibile per chi ama un certo genere (diciamo grossomodo alla Maigret); alcuni episodi si trovano su RaiPlay. Calvari: sarebbe più esatto parlare di “enclos paroissiaux” (recinti parrocchiali) che comprendevano un arco trionfale di ingresso, un cimitero, un ossario, una chiesa (qui è diffusa e si afferma una affascinante e avvolgente versione del gotico) o cappella. E soprattutto, appunto il “Calvario”: un crocifisso ai cui piedi, in mille fogge diverse, vengono raccontati episodi del vecchio e nuovo testamento. Soprattutto la vita di Gesù. Un modo per suggestionare i fedeli e tracciare in qualche modo una via di collegamento tra il mondo dei vivi e l’aldilà. Cominciano ad apparire nel XV secolo e fioriscono fin quasi alle porte dell’Ottocento. Documento di religiosità popolare e devozione, ma anche di grande ricchezza e soprattutto di una precisa strategia culturale. 27 agosto 2025, 735 km, Rochefort SECONDA TAPPA Rochefort è una cittadina di 25mila abitanti, famosa per essere stata sede di un arsenale marittimo e militare, il più grande e il più bello del regno francese. Se ne vedono le tracce in po’ ovunque, ad esempio nel grande veliero tirato in secco e visitabile. Qui domina la figura di Pierre Loti (al secolo Louis Marie Julien Viaud, Rochefort, 14 gennaio 1850-Hendaye, 10 giugno 1923), lo scrittore che fu ufficiale di marina e che dalla sua esperienza militare trasse spunto per molti romanzi (il “Pescatore d’Islanda” il più famoso) assai popolari in Francia. Un elogio per le autostrade francesi, molto curate e pulite. Con numerose aree di sosta dotate di servizi in cui è piacevole fermarsi per un picnic. Approdiamo al camping municipale (26 euro). Attraversiamo i grandi fiumi. Il Rodano che corre verso le sue foci nella Camargue. E poi l’estuario della Gironda in cui si riversano Garonna e Dordogna. Qualche prevedibile disagio sulla tangenziale di Bordeaux. L’oceano è al nostro fianco. Ci rovescia addosso un acquazzone dietro l’altro. In un’ora si vedono acqua e sole per tre volte. Di notte un tamburo intermittente sul tetto del camper. Un proverbio di queste parti dice che in Bretagna piove due volte alla settimana. La prima volta per tre giorni, la seconda per quattro. 28 agosto 2025, 370 km, Pont-Aven TERZA TAPPA La Bretagna si annuncia con i velieri alla fonda nell’estuario della Vilaine, tra Muzillac e Pénestin. E si annuncia con i cartelli stradali in doppia lingua. Accanto al francese il brittonico, l’antica parlata celtica incredibilmente vivissima nel cuore e sulla bocca della gente bretone. Si organizzano anche corsi di brittonico. Approdiamo a Pont-Aven, un borgo di straordinaria bellezza sul fiume omonimo. Il camper trova posto in uno spazio predisposto all’ingresso del paese, gratuito ma con nessun servizio. Qui Dupin svolge la sua prima ammaliante indagine attorno ad un quadro (falso? autentico? boh), “Intrigo bretone”. Il quadro (forse) è di Paul Gauguin. È la cittadina dei pittori: decine e decine di gallerie d’arte e botteghe antiquarie (brocante, che vuol dire piuttosto rigattiere, come si dice da queste parti). Gli altri esercizi commerciali propongono le gallette locali al burro. Un biscotto al burro, molto buono. Tutto parla di Paul Gauguin. Il pittore parigino soggiornò qui quattro volte tra 1886 e 1890. Non solo a lui è legata Pont-Aven. Qui lavorarono Bernard, Sérusier, Filiger, Moret. Grazie a loro nacque la corrente pittorica nota come “Scuola di Pont-Aven”. Uno dei capisaldi della pittura moderna. Prima era solo la città dei mugnai. Il manifesto di questo nuovo gusto è il dipinto di Gauguin “Ballo delle ragazze bretoni”, riproposto sui cartelloni pubblicitari, sulle scatole in latta dei dolciumi, sulle affiche ricordo. Ovunque. 29 agosto 2025, 13 km, Concarneau (Konk Kern in bretone) &#160; QUARTA TAPPA Nel Finis Terrae dei Romani, il punto più occidentale dell’Europa . Il Finistère, come suona il toponimo locale. Per i Bretoni è Penn-ar-Bred, cioè la punta del mondo. Arrivo al camping Aurore (28 euro). Con un battello (1 euro, due o tre minuti di navigazione, imbarcadero a un km e mezzo dal campeggio) si raggiunge la città fortificata. Fa la spola in continuazione fino alle 11 di sera. Pioggia e sereno. Il sole ci regala quella luce dorata e calda che si vede solo qui in Bretagna. Si sfida il meteo, si cerca di intivarla. A noi va abbastanza bene. La città fortificata, la “ville close”. Le mura di granito abbracciano parte dell’isola. Risale al 1300 ed era un importante porto peschereccio. Lo è ancor oggi, del resto, anche se nel porto le imbarcazioni da diporto prevalgono nettamente sui pescherecci. Su uno, l’Hémérica, si può salire: è a secco, appena fuori del Museo della Pesca. Passeggiata all’interno delle mura con le sue strette viuzze ricche di negozi coloratissimi. Case a graticcio e grandi reti da pesca appese ad ogni angolo. Percorriamo anche la sommità delle mura. Panorama splendido. Fuori c’è la Concarneau nuova con la sua enorme piazza. Ad uno dei vertici, il Cafè de l’Atlantic, base fissa del commissario Dupin. Obbligatorio un espresso al tavolino dove lo consumava Aleardi, l’interprete della fiction TV. Davanti di noi il porto, una foresta di vele e alberi. Scendendo dal giro sulle mura ci imbattiamo in un concerto dei Gabiers du Passage, un gruppo molto affiatato, forse una ventina di elementi. Musica celtica con le coloriture degli antichi canti bretoni, per lo più marinari. Gabier significa gabbiere, cioè marinaio addetto alle vele. Fisarmonica (mi richiama la tipologia cajun), chitarra/banjo, percussioni e coro. Musica suggestiva e avvolgente. Purtroppo arriva uno scroscio d’acqua. Ma i Gabiers tirano avanti imperterriti sotto gli ombrelli. In un bistrò gustiamo le kouignettes, versione in piccolo di un tipico dolce bretone, le kouign-amann: pasta sfoglia, burro e zucchero. E poi, a scelta, gusti all’amaretto, al caramello salato, al cioccolato. E olive e basilico. Da perdersi, insomma. 30 agosto 2025, 13 km, Notre Dame de Tronoën / Locronan &#160; QUINTA TAPPA Il nostro primo Calvario, Notre Dame de Tronoën. Percorso avventuroso nella piatta campagna del Finistère (comune di Saint-Jean-Trolimon). Strada sconnessa e strettissima. Sembra aleggiare la memoria di Merlino, il mago della saga arturiana, figlio di Satana. O, nella mattinata scura e piovosa, l’immagine della morte con le fattezze scheletriche dell’Ankou. O anche i bizzarri capricci del karrigan che sarebbe il nostro mazzariol. Ma quello che ci appare di colpo è un miracolo. Di bellezza e potenza immaginifica. Il Calvario più antico, si dice, metà del XV secolo. Vicino ad una fonte portentosa le cui acque curano diversi disturbi. Da queste parti il cristianesimo faticò ad affermarsi. I culti druidici furono praticati e godettero di prestigio fino a tutto il XVI secolo. Il cristianesimo dovette adattarsi realizzando un particolarissimo sincretismo religioso. Cioè quel fenomeno culturale per cui due religioni (o due filosofie) tra loro inconciliabili cercano in qualche modo un terreno comune su cui incontrarsi. I santi cristiani bretoni sono un po’ preti e un po’ druidi. Combinano cose abbastanza particolari, molto vicine alla cultura druidica. San Efflan salva re Artù da un drago. E i santi Nèventer e Derrien liberano le loro contrade da mostri devastatori. San Hervè dà ordini ai lupi, li soggioga, li fa suoi servi. Tutta altra cosa rispetto a Francesco che i lupi li ammansiva parlando loro con dolcezza. Addirittura san Cornély si difende dagli eserciti romani (invasori!) trasformando in pietre i legionari. Monti e valli scoscese recano il segno della lotta titanica tra Satana e arcangelo Michele. E santa Nolwenn viene decapitata e se ne va in giro col suo cranio tra le mani. Ronan, un santo monaco venuto dall’Irlanda nel corso del VI secolo, è sospettato di essere un “loup-garou”, cioè un lupo mannaro e deve lottare contro le streghe. Tutta roba da saghe del profondo Nord. È in questo clima culturale che nascono i “recinti”. Il cristianesimo doveva suggestionare, nutrire un immaginario diverso e più vicino al pensiero e alla spiritualità cristiani. Gli “enclos” erano imponenti, prestigiosi, visibili da lontano. Al centro, il Calvario. Una croce altissima, a braccia larghe. E alla base una vera e propria biblia pauperum, un catechismo per immagini. Tronoën è un esempio assoluto. Parola bretone che significa “cappella (trève) sulla sorgente”. La vita di Gesù culminante in una Via Crucis di incredibile potenza espressiva. Doveva essere ancora più suggestiva e vincolante quando il kersanton grigio era dipinto con colori vivaci. I druidi insegnavano un rapporto con la morte (si è fatto cenno all’Ankou) fatto di trasformazioni e ritorni. Difficile per i monaci cristiani proporre l’idea di una trascendenza, di un aldilà connesso a un premio o a un castigo. Quanto genio, quanta arte, quanta capacità fantastica hanno profuso sul Calvario di Tronoën gli anonimi scultori di sei secoli fa. Un centinaio di personaggi su due piani. Sopra svettano la croce di Gesù e quelle dei due ladroni. Sotto, tutto il vangelo. Dall’Annunciazione alla morte sul Golgota. Con particolari mirabili: Maria che tiene in braccio il figlio morto, Ponzio Pilato che si lava le mani. E l’ultima cena, solenne e ieratica. Ci sono perfino i tre re Magi accanto alla Natività. Struggente ed evocativo Gesù già grandicello che veglia sulla mamma addormentata. Accanto alla croce, Veronica tiene spiegato il sudario che reca impresso il volto di Gesù. Non si verrebbe mai via: Giuseppe dormiente, la flagellazione (Gesù ha il volto velato), la presentazione al tempio… Pomeriggio a Point de Raze, il punto più occidentale d’Europa. Il vento tagliente, le raffiche di pioggia, gli stormi di gabbiani urlanti, le onde che mugghiano sugli scogli formano una fotografia che non conosce il tempo. Eterna. Da lì si scorgono l’Île-de-Sein e gli isolotti che la circondano. Il commissario Dupin (afflitto da cronico mal di mare) deve raggiungerla più volte durante una sua indagine, la quinta della serie, “Marea bretone”. Perché una pescatrice, famosa per il suo impegno ambientalista, è stata uccisa? In serata approdo a Locronan (camping municipale, 21 euro), un paese piccolo ma pieno d’arte. Deve il suo nome a Ronan, il santo che soggiogava i lupi. Che qui è sepolto. 31 agosto 2025, Locronan Locronan è un borgo di 800 anime, famoso un tempo perché vi si fabbricavano resistenti vele di lino per navi destinate a solcare tutti i mari del mondo. Famoso anche per le sue case in granito blu. Un blu che in realtà tende molto al grigio. Di Calvari, Locronan ne ha due, uno nel cimitero della parrocchiale, uno nella discosta cappella di Nostra Signora della Bonne Nouvelle. Nell’incredibile gotico della parrocchiale dorme, in un sarcofago di granito nero, san Ronan. Ed è uno scrigno di tesori artistici. Una  Deposizione in granito dipinto del XV secolo, il pulpito con dipinte le storie di Ronan (altro straordinario esempio di biblia pauperum), la statua di san Michele che sconfigge il drago/Satana. In mano Michele regge la bilancia che deve pesare i peccati dei trapassati. Ogni nicchia è una rivelazione. 1 settembre 2025, 77 km, Saint-Thégonnec &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; SESTA TAPPA Oggi la nostra meta finale è Saint-Thégonnec, sempre nel Finistère, 12 km a sud di Morlaix e a nord dei Monts d&#8217;Arrée. In realtà dolci e verdeggianti colline solcate dai brevi e ricchi fiumi di Bretagna. Un piacere guidare, una gioia per gli occhi. E quanti Calvari sulla strada. A Sizun (un piccolo museo, ricco di pubblicazioni e brochure) e a Locmélar, 500 anime appena. Certo, i Calvari narrano e raccontano. Sono circa 200. Colpisce il ripetersi di certe icone. Il “pagano” Ponzio Pilato che si lava le mani. I “sapienti” re Magi che vengono da lontano a onorare il santo bambino. Ma resta difficile proporre il peccato e un uomo che muore per redimerlo. Alieno alla cultura celtica. E allora servono sensazioni forti. Quale impatto maggiore di una madre che urla dolore nel gesto di abbracciare il proprio figlio appena tirato giù dalla croce del suo supplizio? La Pietà è declinata in mille modi. A Sizun una Maria clamorosa, potente. Dopo la partenza da Locronan, per un lungo tratto risaliamo il corso dell’Aulne dalle placide acque. A Sizun l’enclos è trionfale, segnato da tre archi. Marca e nello stesso tempo annulla la distanza tra pagani e cristiani. Risale al 1585. Il concilio di Trento si è concluso da poco, nel 1563. I fedeli (i potenziali fedeli!) vanno accolti. Le tre larghe porte invitano. Il Calvario della vicina Lampaul-Guimiliau è semplice, struggente nella solitudine del Cristo tra i due ladroni. Due angeli raccolgono il prezioso sangue. Il racconto è completato all’interno della chiesa, attraversata da una trave. Regge un Cristo in croce tra Maria e Giovanni, il prediletto. Sulla trave, in bassorilievo e dipinte, scene della Passione, dall’agonia sul monte degli Ulivi alla  Deposizione. Questo gotico bretone (già si sente la spinta del barocco) è clamoroso. Riserva sorprese assolute. I due retabli laterali all’altare maggiore (la Passione e le storie di san Giovanni Battista) sono di forte effetto scenico. (I retabli sono grandi pale di altare, divise in vari scomparti con scene talora dipinte, talora in rilievo). Il fonte battesimale (1651) è sormontato da un grande baldacchino di legno, opera di G. Carquain, con, tra l’altro, il battesimo di Gesù. In un angolo una  Deposizione (1676, in pietra calcarea) ha pochi uguali. Ai personaggi dai costumi coloratissimi fa da contrappunto il corpo bianchissimo, quasi diafano, di Gesù. Il Calvario della adiacente Guimiliau è, si dice, il più affollato con i suoi 200 personaggi. Nel basamento è raffigurato il santo eponimo, san Miliau, conte di Cornovaglia, ucciso dal fratello Rivod e trasformato dalla tradizione in santo popolare. Chi beve alla “sua” fontana, lì vicino, cura ulcere e reumatismi. Il Calvario, costruito nel 1581, presenta scene impressionanti per vivezza ed espressività. La Natività, la fuga in Egitto, l’ultima cena, la Via Crucis, la Resurrezione… A fianco della Resurrezione gli scultori hanno svolto un tema abbastanza inedito: l’inferno che avviluppa e trattiene in un abbraccio eterno le anime perdute. Al centro della scena, Ketell Gallet (Caterina la peccatrice) che in vita profanava l’ostia sacra e mentiva nel confessionale. Alla chiesa vicina, a sua volta un tesoro d’arte, introduce un portale in pietra ad arco con scene di antico e nuovo testamento. Ammaliante l’Annunciazione. E poi lo sguardo incontra la Natività, l’uccisione di Abele, la visita di Maria ad Elisabetta. Un accalcarsi di personaggi, un inseguirsi di suggestioni e racconti. La bibbia spiegata alla gente proprio nel momento di entrare in chiesa. Più essenziale, e perciò più drammatico, il calvario di Saint-Thégonnec. Si passa il grande arco di ingresso e si viene accolti dalle scene della  Deposizione e della Resurrezione. Subito sotto la croce, Maria tiene in grembo il figlio morto. E molto più in basso, sensuale e con i capelli sciolti, una emozionante Maddalena osserva Gesù morente: il ritratto del dolore. Sul basamento, san Thégonnec, anche lui un po’ prete, un po’ druido. Il santo costruttore, a sua volta in rapporto complicato con i lupi. Sembra essere un topos di molte biografie. Thégonnec portava sul suo carro le pietre per innalzare la chiesa e lo faceva trainare dai lupi. Una nicchia, con ante laterali, all’interno della chiesa, lo ricorda con le sue storie. Serata a Saint-Thégonnec in un parcheggio riservato ai camperisti (nessun servizio, gratuito) 2 settembre 2025, 391 km, Pleyben &#160; SETTIMA TAPPA Del settecentesco Calvario di Cammana resta ben poco, ma quel poco… (Integro, invece, l’arco trionfale usato per la foto ufficiale dei matrimoni). La disperata madre ai piedi della croce è dolore puro, è cuore schiantato pur nella povertà del kersanton. Risale al 1585 ed è stato rimaneggiato nel 1742. Nella chiesa mirabili i retabli di sant’Anna e del Rosario. Vanta, nelle brochure, il più alto campanile di Bretagna. Ma non mi pare proprio. L’ultimo calvario del nostro tour è il più spettacolare, il più scenografico. Sorge davanti alla chiesa dedicata al santo eponimo (e sconosciutissimo, perso nella notte dei tempi), Iben. In seguito la chiesa fu ridedicata a un Saint-Germain da Auxerre di cui non è che si sappia molto di più. Nel 1542 Enrico II, re di Francia, dotò questo luogo del privilegio di tenere grandi fiere. Della ricchezza che da allora affluì, sono testimonianza la splendida chiesa e l’incredibile calvario. Costruito a partire dal 1550 fu in seguito innalzato (è la sua particolarità) sopra l’arco di trionfo. Scene da togliere il fiato ai moderni, figurarsi come dovevano restare impressionati i contadini di metà millennio, analfabeti e semipigani. La  Deposizione nel sepolcro, l’adorazione dei magi, l’ultima cena, l’entrata di Gesù in Gerusalemme, l’Annunciazione, la fuga in Egitto… In nessun luogo come questo la pietra viva si fa narrazione. Canta e urla, dialoga con il visitatore. Fa immaginare un mondo trascendente in cui tutti gli episodi narrati hanno un senso. Straordinario, assolutamente straordinario. Alla sera, sulla via del ritorno, approdiamo al camping du Puy Rond a Bressuire, nella Nuova Aquitania. Esperienza allucinante. Una struttura da terzo mondo, trascurata e trasandata. La reception sembra un magazzino in cui si buttano alla rinfusa gli oggetti che non servono più. Ci accoglie un tale che non parla francese e conosce un paio di parole in inglese. Ma guarda la targa e ci spara: “25 euro”. Apre il portafoglio, incamera, non ci chiede un documento, non ci registra in alcun modo. La nostra richiesta di avere una ricevuta lo getta nel panico. Tanta intenzione di versare al comune la tassa di soggiorno non deve averla. I servizi probabilmente risalgono all’immediato dopoguerra. Mai vissuta un’esperienza simile. 3/4 settembre 2025, 634/686 km IL RITORNO Via Frejus, con passaggio a Vigevano a trovare mia figlia. La sera del 3 dormiamo nel camping Le coin tranquille (l’angolo tranquillo)/Les Abrets (32 euro) a circa 150 km dal Frejus. Fa onore al suo nome ma lo si trova dopo un paio di km di una stradina che definire sconnessa, stretta e impervia è decisamente un eufemismo. Peraltro è splendido, molto attrezzato e frequentatissimo. In totale 4mila km tondi, 593 euro di carburante. Abbiamo corso molto su autostrade. Impressioni/Qualche annotazione Esperienza meravigliosa. L’arte bretone tra 1500 e 1700 è una affascinante scoperta. Inattesa per certi aspetti. Clamorosa per altri. In una terra ricca di panorami diversi, di città mercantili, di mille attività artigianali si sono mosse scuole di pittori, scultori (in pietra e legno), ceramisti, architetti, orafi (cospicua la dotazione di arredi di ogni chiesa), gioiellieri, maestri vetrai che hanno lasciato un segno profondo nella struttura delle città, nelle opere di fortificazione, nella decorazione dei luoghi di culto, nell’architettura civile e religiosa. È una realtà storica che si percepisce anche nei piccoli borghi. Vivere questa scoperta è stata un’avventura bella. Un allargare cuore e anima. Abbiamo visto tantissime cose. Non un’arte monumentale (non mi pare nello spirito di questa gente) ma un’arte in cui prevale una visione etica della bellezza. Non il dato estetico, in sé inutile. Cioè: i luoghi diventano belli perché così si innalza il livello di civile convivenza. Un’arte che vuole soprattutto raccontare e coinvolgere, costruire una società di liberi e uguali. Un’arte popolare che si fa narrazione. Mi ha molto colpito il fatto che i personaggi dei Calvari o le diverse pitture e sculture propongano  vestiti e abbigliamenti  contemporanei agli artisti. Una affermazione di identità. Anche ingenua se vogliamo. Ma le generazioni di bretoni (una regione percorsa e abitata e gestita da mercanti, contadini, signori illuminati, pellegrini) che qui si sono succedute hanno saputo far convivere e rendere fertile un impossibile (?) incontro fra trascendenza cristiana e immanenza celtica.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><b>VIAGGIO IN BRETAGNA ALLA RICERCA DI UN COMMISSARIO E DEI “CALVARI”</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: x-large;"><sup><b>DOVE LA PIETRA CANTA E URLA</b></sup></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5062' title='bretagna_00'><img width="150" height="103" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_00-150x103.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_00" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5063' title='bretagna_01'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_01-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_01" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5064' title='bretagna_02'><img width="147" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_02-147x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_02" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5065' title='bretagna_02a'><img width="150" height="117" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_02a-150x117.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_02a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5066' title='bretagna_02b'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_02b-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_02b" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5067' title='bretagna_02c'><img width="150" height="99" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_02c-150x99.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_02c" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5068' title='bretagna_03'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_03-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_03" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5069' title='bretagna_03a'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_03a-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_03a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5070' title='bretagna_03b'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_03b-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_03b" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5071' title='bretagna_03c'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_03c-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_03c" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5072' title='bretagna_04'><img width="150" height="74" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_04-150x74.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_04" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5073' title='bretagna_04a'><img width="99" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_04a-99x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_04a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5074' title='bretagna_05'><img width="150" height="127" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_05-150x127.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_05" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5075' title='bretagna_05a'><img width="150" height="128" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_05a-150x128.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_05a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5076' title='bretagna_05b'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_05b-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_05b" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5077' title='bretagna_05c'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_05c-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_05c" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5078' title='bretagna_05d'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_05d-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_05d" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5079' title='bretagna_06'><img width="126" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_06-126x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_06" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5080' title='bretagna_06a'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_06a-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_06a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5081' title='bretagna_06b'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_06b-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_06b" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><b><i>26 agosto 2025, 798 km, Salon de Provence</i></b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>PRIMA TAPPA</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci fermiamo in questa cittadina della Provenza dopo un viaggio che ci ha visto affrontare le autostrade piemontesi (per lunghi tratti indegne di un paese civile) e il congestionato traffico della Costa Azzurra. Incuriositi dal luogo (e anche un poco stanchi del viaggio). Qui visse a lungo (e morì il 2 luglio 1566 ) Michel de Nostredame (Miquèl de Nostradama in occitano) a tutti noto come Nostradamus, astrologo, farmacista e soprattutto autore di profezie che vengono di continuo citate. Qui è sepolto, nella collegiata Saint-Laurent e tutto lo ricorda. Compreso il nostro campeggio (38 euro, caretto per lo standard francese) che abbrevia il nome dell’autore delle cosiddette “centurie” in Nostrà, ovviamente accento sulla a finale. Campeggio non facilissimo da trovare ma immerso nel verde e accanto alla source de Bois Gelin, un fiume che scorre impetuoso da subito, già alle porte del camping.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Abbiamo scelto questa via perché vogliamo raggiungere la Bretagna costeggiando l’oceano e attraversando i delta dei grandi e piccoli fiumi che sfociano nell’Atlantico. </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>I DUE MOTIVI DEL VIAGGIO</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ci spingono verso la Bretagna due obiettivi molto diversi tra loro. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Le tracce di un personaggio letterario, il commissario Georges Dupin, e il desiderio di conoscere una manifestazione di religiosità popolare unica al mondo e patrimonio UNESCO, i cosiddetti Calvari.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La figura di Dupin, un commissario allontanato da Parigi per qualche guaio che ha combinato (mai il lettore apprende compiutamente di cosa si tratti) è stata creata da Jean-Luc Bannalec (pseudonimo di Jörg Bong). Dupin approda al commissariato di Concarneau e risolve casi complicatissimi. Leggi i libri di Bannalec e, solo per questo, ti vien voglia di visitare la Bretagna. Lo scrittore è innamorato di questi luoghi e li descrive in maniera suggestiva. Non a caso il suo pseudonimo, Bannalec, coincide col nome di una cittadina del dipartimento bretone del Finistère. Dagli isolotti dell’arcipelago di Glénan alle saline di Guérande, dalle isole di pescatori di Île-de-Sein alle coste di granito rosa di Trégastel e alla misteriosa foresta di Brocéliande, popolata di fantasmi della Tavola Rotonda. Dai libri di Bannalec è stata tratta una serie, interpretata da Pasquale Aleardi, un attore e cantante svizzero naturalizzato tedesco. Serie molto godibile per chi ama un certo genere (diciamo grossomodo alla Maigret); alcuni episodi si trovano su RaiPlay.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Calvari: sarebbe più esatto parlare di “enclos paroissiaux” (recinti parrocchiali) che comprendevano un arco trionfale di ingresso, un cimitero, un ossario, una chiesa (qui è diffusa e si afferma una affascinante e avvolgente versione del gotico) o cappella. E soprattutto, appunto il “Calvario”: un crocifisso ai cui piedi, in mille fogge diverse, vengono raccontati episodi del vecchio e nuovo testamento. Soprattutto la vita di Gesù. Un modo per suggestionare i fedeli e tracciare in qualche modo una via di collegamento tra il mondo dei vivi e l’aldilà. Cominciano ad apparire nel XV secolo e fioriscono fin quasi alle porte dell’Ottocento. Documento di religiosità popolare e devozione, ma anche di grande ricchezza e soprattutto di una precisa strategia culturale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b><i><span style="font-size: medium;">27 agosto 2025, 735 km, Rochefort</span></i></b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>SECONDA TAPPA</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Rochefort è una cittadina di 25mila abitanti, famosa per essere stata sede di un arsenale marittimo e militare, il più grande e il più bello del regno francese. Se ne vedono le tracce in po’ ovunque, ad esempio nel grande veliero tirato in secco e visitabile. Qui domina la figura di Pierre Loti (al secolo Louis Marie Julien Viaud, Rochefort, 14 gennaio 1850-Hendaye, 10 giugno 1923), lo scrittore che fu ufficiale di marina e che dalla sua esperienza militare trasse spunto per molti romanzi (il “Pescatore d’Islanda” il più famoso) assai popolari in Francia. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Un elogio per le autostrade francesi, molto curate e pulite. Con numerose aree di sosta dotate di servizi in cui è piacevole fermarsi per un picnic. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Approdiamo al camping municipale (26 euro).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Attraversiamo i grandi fiumi. Il Rodano che corre verso le sue foci nella Camargue. E poi l’estuario della Gironda in cui si riversano Garonna e Dordogna. Qualche prevedibile disagio sulla tangenziale di Bordeaux. </span><br />
<span style="color: #000000;"> L’oceano è al nostro fianco. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ci rovescia addosso un acquazzone dietro l’altro. In un’ora si vedono acqua e sole per tre volte. Di notte un tamburo intermittente sul tetto del camper. Un proverbio di queste parti dice che in Bretagna piove due volte alla settimana. La prima volta per tre giorni, la seconda per quattro.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b><i><span style="font-size: medium;">28 agosto 2025, 370 km, Pont-Aven</span></i></b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>TERZA TAPPA</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">La Bretagna si annuncia con i velieri alla fonda nell’estuario della Vilaine, tra Muzillac e Pénestin.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E si annuncia con i cartelli stradali in doppia lingua. Accanto al francese il brittonico, l’antica parlata celtica incredibilmente vivissima nel cuore e sulla bocca della gente bretone. Si organizzano anche corsi di brittonico. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Approdiamo a Pont-Aven, un borgo di straordinaria bellezza sul fiume omonimo. Il camper trova posto in uno spazio predisposto all’ingresso del paese, gratuito ma con nessun servizio. Qui Dupin svolge la sua prima ammaliante indagine attorno ad un quadro (falso? autentico? boh), “Intrigo bretone”. Il quadro (forse) è di Paul Gauguin. </span><br />
<span style="color: #000000;"> È la cittadina dei pittori: decine e decine di gallerie d’arte e botteghe antiquarie (brocante, che vuol dire piuttosto rigattiere, come si dice da queste parti). Gli altri esercizi commerciali propongono le gallette locali al burro. Un biscotto al burro, molto buono. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Tutto parla di Paul Gauguin. Il pittore parigino soggiornò qui quattro volte tra 1886 e 1890. Non solo a lui è legata Pont-Aven. Qui lavorarono Bernard, Sérusier, Filiger, Moret. Grazie a loro nacque la corrente pittorica nota come “Scuola di Pont-Aven”. Uno dei capisaldi della pittura moderna. Prima era solo la città dei mugnai. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il manifesto di questo nuovo gusto è il dipinto di Gauguin “Ballo delle ragazze bretoni”, riproposto sui cartelloni pubblicitari, sulle scatole in latta dei dolciumi, sulle affiche ricordo. Ovunque.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><b><i>29 agosto 2025, 13 km, Concarneau (Konk Kern in bretone)</i></b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5082' title='bretagna_07'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_07-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_07" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5083' title='bretagna_07a'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_07a-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_07a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5084' title='bretagna_07b'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_07b-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_07b" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5085' title='bretagna_07c'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_07c-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_07c" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5086' title='bretagna_07d'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_07d-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_07d" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5087' title='bretagna_08'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_08-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_08" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5088' title='bretagna_08a'><img width="150" height="99" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_08a-150x99.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_08a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5089' title='bretagna_08b'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_08b-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_08b" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5090' title='bretagna_08c'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_08c-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_08c" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5091' title='bretagna_08d'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_08d-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_08d" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5092' title='bretagna_09'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_09-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_09" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5093' title='bretagna_09a'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_09a-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_09a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5094' title='bretagna_09b'><img width="150" height="139" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_09b-150x139.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_09b" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5095' title='bretagna_10'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_10-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_10" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5096' title='bretagna_10a-2'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_10a-2-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_10a-2" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5097' title='bretagna_10b'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_10b-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_10b" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5098' title='bretagna_11'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_11-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_11" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5099' title='bretagna_11a'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_11a-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_11a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5100' title='bretagna_11b'><img width="120" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_11b-120x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_11b" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5101' title='bretagna_11c'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_11c-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_11c" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5102' title='bretagna_12'><img width="150" height="73" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_12-150x73.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_12" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5103' title='bretagna_12a'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_12a-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_12a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5104' title='bretagna_12b'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_12b-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_12b" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><b>QUARTA TAPPA</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel Finis Terrae dei Romani, il punto più occidentale dell’Europa . Il Finistère, come suona il toponimo locale. Per i Bretoni è Penn-ar-Bred, cioè la punta del mondo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Arrivo al camping Aurore (28 euro). Con un battello (1 euro, due o tre minuti di navigazione, imbarcadero a un km e mezzo dal campeggio) si raggiunge la città fortificata. Fa la spola in continuazione fino alle 11 di sera. Pioggia e sereno. Il sole ci regala quella luce dorata e calda che si vede solo qui in Bretagna. Si sfida il meteo, si cerca di intivarla. A noi va abbastanza bene. </span><br />
<span style="color: #000000;"> La città fortificata, la “ville close”. Le mura di granito abbracciano parte dell’isola. Risale al 1300 ed era un importante porto peschereccio. Lo è ancor oggi, del resto, anche se nel porto le imbarcazioni da diporto prevalgono nettamente sui pescherecci. Su uno, l’Hémérica, si può salire: è a secco, appena fuori del Museo della Pesca. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Passeggiata all’interno delle mura con le sue strette viuzze ricche di negozi coloratissimi. Case a graticcio e grandi reti da pesca appese ad ogni angolo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Percorriamo anche la sommità delle mura. Panorama splendido. Fuori c’è la Concarneau nuova con la sua enorme piazza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ad uno dei vertici, il Cafè de l’Atlantic, base fissa del commissario Dupin. Obbligatorio un espresso al tavolino dove lo consumava Aleardi, l’interprete della fiction TV. Davanti di noi il porto, una foresta di vele e alberi. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Scendendo dal giro sulle mura ci imbattiamo in un concerto dei Gabiers du Passage, un gruppo molto affiatato, forse una ventina di elementi. Musica celtica con le coloriture degli antichi canti bretoni, per lo più marinari. Gabier significa gabbiere, cioè marinaio addetto alle vele. Fisarmonica (mi richiama la tipologia cajun), chitarra/banjo, percussioni e coro. Musica suggestiva e avvolgente. Purtroppo arriva uno scroscio d’acqua. Ma i Gabiers tirano avanti imperterriti sotto gli ombrelli.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In un bistrò gustiamo le kouignettes, versione in piccolo di un tipico dolce bretone, le kouign-amann: pasta sfoglia, burro e zucchero. E poi, a scelta, gusti all’amaretto, al caramello salato, al cioccolato. E olive e basilico. Da perdersi, insomma.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><b><i>30 agosto 2025, 13 km, Notre Dame de Tronoën / Locronan</i></b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5105' title='bretagna_13'><img width="150" height="124" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_13-150x124.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_13" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5106' title='bretagna_13a'><img width="146" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_13a-146x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_13a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5107' title='bretagna_14'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_14-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_14" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5108' title='bretagna_14a'><img width="150" height="83" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_14a-150x83.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_14a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5109' title='bretagna_14b'><img width="150" height="85" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_14b-150x85.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_14b" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5110' title='bretagna_14c'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_14c-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_14c" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5111' title='bretagna_15-a'><img width="150" height="103" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_15-a-150x103.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_15-a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5112' title='bretagna_15-c'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_15-c-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_15-c" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5113' title='bretagna_15'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_15-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_15" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5114' title='bretagna_16-a'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_16-a-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_16-a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5115' title='bretagna_16'><img width="150" height="98" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_16-150x98.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_16" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5116' title='bretagna_16b'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_16b-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_16b" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5117' title='bretagna_16e'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_16e-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_16e" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5118' title='bretagna_17'><img width="150" height="102" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_17-150x102.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_17" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5119' title='bretagna_17a'><img width="150" height="63" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_17a-150x63.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_17a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5120' title='bretagna_18'><img width="117" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_18-117x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_18" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5121' title='bretagna_20'><img width="150" height="131" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_20-150x131.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_20" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5122' title='bretagna_20a'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_20a-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_20a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5123' title='bretagna_20b'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_20b-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_20b" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5124' title='bretagna_20c'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_20c-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_20c" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5125' title='bretagna_21'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_21-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_21" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5126' title='bretagna_21a'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_21a-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_21a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5127' title='bretagna_21b'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_21b-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_21b" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5128' title='bretagna_21c'><img width="150" height="85" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_21c-150x85.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_21c" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5129' title='bretagna_21d'><img width="150" height="110" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_21d-150x110.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_21d" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5130' title='bretagna_22'><img width="150" height="105" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_22-150x105.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_22" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5131' title='bretagna_23'><img width="150" height="113" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_23-150x113.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_23" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5132' title='bretagna_24'><img width="99" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_24-99x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_24" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5133' title='bretagna_25'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_25-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_25" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5134' title='bretagna_25a'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_25a-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_25a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5135' title='bretagna_25b'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_25b-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_25b" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><b>QUINTA TAPPA</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il nostro primo Calvario, Notre Dame de Tronoën. Percorso avventuroso nella piatta campagna del Finistère (comune di Saint-Jean-Trolimon). Strada sconnessa e strettissima. Sembra aleggiare la memoria di Merlino, il mago della saga arturiana, figlio di Satana. O, nella mattinata scura e piovosa, l’immagine della morte con le fattezze scheletriche dell’Ankou. O anche i bizzarri capricci del karrigan che sarebbe il nostro mazzariol.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma quello che ci appare di colpo è un miracolo. Di bellezza e potenza immaginifica.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il Calvario più antico, si dice, metà del XV secolo. Vicino ad una fonte portentosa le cui acque curano diversi disturbi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Da queste parti il cristianesimo faticò ad affermarsi. I culti druidici furono praticati e godettero di prestigio fino a tutto il XVI secolo. Il cristianesimo dovette adattarsi realizzando un particolarissimo sincretismo religioso. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Cioè quel fenomeno culturale per cui due religioni (o due filosofie) tra loro inconciliabili cercano in qualche modo un terreno comune su cui incontrarsi. I santi cristiani bretoni sono un po’ preti e un po’ druidi. Combinano cose abbastanza particolari, molto vicine alla cultura druidica. San Efflan salva re Artù da un drago. E i santi Nèventer e Derrien liberano le loro contrade da mostri devastatori. San Hervè dà ordini ai lupi, li soggioga, li fa suoi servi. Tutta altra cosa rispetto a Francesco che i lupi li ammansiva parlando loro con dolcezza. Addirittura san Cornély si difende dagli eserciti romani (invasori!) trasformando in pietre i legionari. Monti e valli scoscese recano il segno della lotta titanica tra Satana e arcangelo Michele. E santa Nolwenn viene decapitata e se ne va in giro col suo cranio tra le mani. Ronan, un santo monaco venuto dall’Irlanda nel corso del VI secolo, è sospettato di essere un “loup-garou”, cioè un lupo mannaro e deve lottare contro le streghe. Tutta roba da saghe del profondo Nord. </span><br />
<span style="color: #000000;"> È in questo clima culturale che nascono i “recinti”. Il cristianesimo doveva suggestionare, nutrire un immaginario diverso e più vicino al pensiero e alla spiritualità cristiani. Gli “enclos” erano imponenti, prestigiosi, visibili da lontano. Al centro, il Calvario. Una croce altissima, a braccia larghe. E alla base una vera e propria biblia pauperum, un catechismo per immagini. Tronoën è un esempio assoluto. Parola bretone che significa “cappella (trève) sulla sorgente”. La vita di Gesù culminante in una Via Crucis di incredibile potenza espressiva. Doveva essere ancora più suggestiva e vincolante quando il kersanton grigio era dipinto con colori vivaci. </span><br />
<span style="color: #000000;"> I druidi insegnavano un rapporto con la morte (si è fatto cenno all’Ankou) fatto di trasformazioni e ritorni. Difficile per i monaci cristiani proporre l’idea di una trascendenza, di un aldilà connesso a un premio o a un castigo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quanto genio, quanta arte, quanta capacità fantastica hanno profuso sul Calvario di Tronoën gli anonimi scultori di sei secoli fa. Un centinaio di personaggi su due piani. Sopra svettano la croce di Gesù e quelle dei due ladroni. Sotto, tutto il vangelo. Dall’Annunciazione alla morte sul Golgota. Con particolari mirabili: Maria che tiene in braccio il figlio morto, Ponzio Pilato che si lava le mani. E l’ultima cena, solenne e ieratica. Ci sono perfino i tre re Magi accanto alla Natività. Struggente ed evocativo Gesù già grandicello che veglia sulla mamma addormentata. Accanto alla croce, Veronica tiene spiegato il sudario che reca impresso il volto di Gesù.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non si verrebbe mai via: Giuseppe dormiente, la flagellazione (Gesù ha il volto velato), la presentazione al tempio…</span><br />
<span style="color: #000000;"> Pomeriggio a Point de Raze, il punto più occidentale d’Europa. Il vento tagliente, le raffiche di pioggia, gli stormi di gabbiani urlanti, le onde che mugghiano sugli scogli formano una fotografia che non conosce il tempo. Eterna. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Da lì si scorgono l’Île-de-Sein e gli isolotti che la circondano. Il commissario Dupin (afflitto da cronico mal di mare) deve raggiungerla più volte durante una sua indagine, la quinta della serie, “Marea bretone”. Perché una pescatrice, famosa per il suo impegno ambientalista, è stata uccisa?</span><br />
<span style="color: #000000;"> In serata approdo a Locronan (camping municipale, 21 euro), un paese piccolo ma pieno d’arte. Deve il suo nome a Ronan, il santo che soggiogava i lupi. Che qui è sepolto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b><i><span style="font-size: medium;">31 agosto 2025, Locronan</span></i></b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Locronan è un borgo di 800 anime, famoso un tempo perché vi si fabbricavano resistenti vele di lino per navi destinate a solcare tutti i mari del mondo. Famoso anche per le sue case in granito blu. Un blu che in realtà tende molto al grigio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Di Calvari, Locronan ne ha due, uno nel cimitero della parrocchiale, uno nella discosta cappella di Nostra Signora della Bonne Nouvelle.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nell’incredibile gotico della parrocchiale dorme, in un sarcofago di granito nero, san Ronan. Ed è uno scrigno di tesori artistici. Una  Deposizione in granito dipinto del XV secolo, il pulpito con dipinte le storie di Ronan (altro straordinario esempio di biblia pauperum), la statua di san Michele che sconfigge il drago/Satana. In mano Michele regge la bilancia che deve pesare i peccati dei trapassati. Ogni nicchia è una rivelazione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b><i><span style="font-size: medium;">1 settembre 2025, 77 km, Saint-Thégonnec</span> </i></b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b><i>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5136' title='bretagna_26'><img width="150" height="91" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_26-150x91.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_26" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5137' title='bretagna_26a'><img width="150" height="71" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_26a-150x71.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_26a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5138' title='bretagna_27'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_27-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_27" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5139' title='bretagna_28'><img width="150" height="98" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_28-150x98.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_28" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5140' title='bretagna_29'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_29-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_29" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5141' title='bretagna_30'><img width="150" height="91" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_30-150x91.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_30" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5142' title='bretagna_30a'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_30a-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_30a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5143' title='bretagna_31'><img width="150" height="109" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_31-150x109.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_31" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5144' title='bretagna_32'><img width="150" height="108" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_32-150x108.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_32" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5145' title='bretagna_32a'><img width="150" height="123" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_32a-150x123.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_32a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5146' title='bretagna_32b'><img width="150" height="123" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_32b-150x123.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_32b" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5147' title='bretagna_32c'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_32c-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_32c" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5148' title='bretagna_33'><img width="150" height="92" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_33-150x92.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_33" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5149' title='bretagna_33b'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_33b-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_33b" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5150' title='bretagna_34'><img width="150" height="103" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_34-150x103.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_34" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5151' title='bretagna_34a'><img width="150" height="102" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_34a-150x102.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_34a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5152' title='bretagna_34b'><img width="119" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_34b-119x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_34b" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5153' title='bretagna_35'><img width="150" height="95" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_35-150x95.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_35" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5154' title='bretagna_36'><img width="150" height="89" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_36-150x89.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_36" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5155' title='bretagna_37'><img width="150" height="109" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_37-150x109.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_37" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5156' title='bretagna_38'><img width="150" height="120" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_38-150x120.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_38" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5157' title='bretagna_39'><img width="150" height="101" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_39-150x101.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_39" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5158' title='bretagna_40'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_40-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_40" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5159' title='bretagna_40b'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_40b-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_40b" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5160' title='bretagna_40c'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_40c-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_40c" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5161' title='bretagna_41'><img width="150" height="89" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_41-150x89.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_41" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5162' title='bretagna_42'><img width="110" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_42-110x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_42" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5163' title='bretagna_43'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_43-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_43" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5164' title='bretagna_44'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_44-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_44" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5165' title='bretagna_45'><img width="150" height="91" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_45-150x91.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_45" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5166' title='bretagna_46'><img width="150" height="111" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_46-150x111.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_46" /></a>
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<p><span style="color: #000000;"><b>SESTA TAPPA</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Oggi la nostra meta finale è Saint-Thégonnec, sempre nel Finistère, 12 km a sud di Morlaix e a nord dei Monts d&#8217;Arrée. In realtà dolci e verdeggianti colline solcate dai brevi e ricchi fiumi di Bretagna. Un piacere guidare, una gioia per gli occhi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E quanti Calvari sulla strada. A Sizun (un piccolo museo, ricco di pubblicazioni e brochure) e a Locmélar, 500 anime appena. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Certo, i Calvari narrano e raccontano. Sono circa 200. Colpisce il ripetersi di certe icone. Il “pagano” Ponzio Pilato che si lava le mani. I “sapienti” re Magi che vengono da lontano a onorare il santo bambino. Ma resta difficile proporre il peccato e un uomo che muore per redimerlo. Alieno alla cultura celtica. E allora servono sensazioni forti. Quale impatto maggiore di una madre che urla dolore nel gesto di abbracciare il proprio figlio appena tirato giù dalla croce del suo supplizio? La Pietà è declinata in mille modi. A Sizun una Maria clamorosa, potente.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo la partenza da Locronan, per un lungo tratto risaliamo il corso dell’Aulne dalle placide acque. A Sizun l’enclos è trionfale, segnato da tre archi. Marca e nello stesso tempo annulla la distanza tra pagani e cristiani. Risale al 1585. Il concilio di Trento si è concluso da poco, nel 1563. I fedeli (i potenziali fedeli!) vanno accolti. Le tre larghe porte invitano.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il Calvario della vicina Lampaul-Guimiliau è semplice, struggente nella solitudine del Cristo tra i due ladroni. Due angeli raccolgono il prezioso sangue. Il racconto è completato all’interno della chiesa, attraversata da una trave. Regge un Cristo in croce tra Maria e Giovanni, il prediletto. Sulla trave, in bassorilievo e dipinte, scene della Passione, dall’agonia sul monte degli Ulivi alla  Deposizione. Questo gotico bretone (già si sente la spinta del barocco) è clamoroso. Riserva sorprese assolute.</span><br />
<span style="color: #000000;"> I due retabli laterali all’altare maggiore (la Passione e le storie di san Giovanni Battista) sono di forte effetto scenico. </span><br />
<span style="color: #000000;"> (I retabli sono grandi pale di altare, divise in vari scomparti con scene talora dipinte, talora in rilievo). </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il fonte battesimale (1651) è sormontato da un grande baldacchino di legno, opera di G. Carquain, con, tra l’altro, il battesimo di Gesù. In un angolo una  Deposizione (1676, in pietra calcarea) ha pochi uguali. Ai personaggi dai costumi coloratissimi fa da contrappunto il corpo bianchissimo, quasi diafano, di Gesù. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il Calvario della adiacente Guimiliau è, si dice, il più affollato con i suoi 200 personaggi. Nel basamento è raffigurato il santo eponimo, san Miliau, conte di Cornovaglia, ucciso dal fratello Rivod e trasformato dalla tradizione in santo popolare. Chi beve alla “sua” fontana, lì vicino, cura ulcere e reumatismi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il Calvario, costruito nel 1581, presenta scene impressionanti per vivezza ed espressività. La Natività, la fuga in Egitto, l’ultima cena, la Via Crucis, la Resurrezione…</span><br />
<span style="color: #000000;"> A fianco della Resurrezione gli scultori hanno svolto un tema abbastanza inedito: l’inferno che avviluppa e trattiene in un abbraccio eterno le anime perdute. Al centro della scena, Ketell Gallet (Caterina la peccatrice) che in vita profanava l’ostia sacra e mentiva nel confessionale. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Alla chiesa vicina, a sua volta un tesoro d’arte, introduce un portale in pietra ad arco con scene di antico e nuovo testamento. Ammaliante l’Annunciazione. E poi lo sguardo incontra la Natività, l’uccisione di Abele, la visita di Maria ad Elisabetta. Un accalcarsi di personaggi, un inseguirsi di suggestioni e racconti. La bibbia spiegata alla gente proprio nel momento di entrare in chiesa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Più essenziale, e perciò più drammatico, il calvario di Saint-Thégonnec. Si passa il grande arco di ingresso e si viene accolti dalle scene della  Deposizione e della Resurrezione. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Subito sotto la croce, Maria tiene in grembo il figlio morto. E molto più in basso, sensuale e con i capelli sciolti, una emozionante Maddalena osserva Gesù morente: il ritratto del dolore. Sul basamento, san Thégonnec, anche lui un po’ prete, un po’ druido. Il santo costruttore, a sua volta in rapporto complicato con i lupi. Sembra essere un topos di molte biografie. Thégonnec portava sul suo carro le pietre per innalzare la chiesa e lo faceva trainare dai lupi. Una nicchia, con ante laterali, all’interno della chiesa, lo ricorda con le sue storie.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Serata a Saint-Thégonnec in un parcheggio riservato ai camperisti (nessun servizio, gratuito)</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><b><i>2 settembre 2025, 391 km, Pleyben</i></b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5167' title='bretagna_47'><img width="150" height="91" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_47-150x91.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_47" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5168' title='bretagna_47a'><img width="150" height="147" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_47a-150x147.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_47a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5169' title='bretagna_47b'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_47b-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_47b" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5170' title='bretagna_47c'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_47c-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_47c" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5171' title='bretagna_47d'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_47d-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_47d" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5172' title='bretagna_47e'><img width="117" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_47e-117x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_47e" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5173' title='bretagna_48'><img width="150" height="104" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_48-150x104.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_48" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5174' title='bretagna_49'><img width="150" height="66" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_49-150x66.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_49" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5175' title='bretagna_50'><img width="150" height="107" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_50-150x107.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_50" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5176' title='bretagna_50a'><img width="150" height="77" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_50a-150x77.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_50a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5177' title='bretagna_50b'><img width="150" height="132" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_50b-150x132.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_50b" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5178' title='bretagna_51'><img width="128" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_51-128x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_51" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=5179' title='bretagna_52'><img width="128" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2025/09/Bretagna_52-128x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bretagna_52" /></a>
</p>
<p></span></p>
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<p><span style="color: #000000;"><b>SETTIMA TAPPA</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Del settecentesco Calvario di Cammana resta ben poco, ma quel poco…</span><br />
<span style="color: #000000;"> (Integro, invece, l’arco trionfale usato per la foto ufficiale dei matrimoni).</span><br />
<span style="color: #000000;"> La disperata madre ai piedi della croce è dolore puro, è cuore schiantato pur nella povertà del kersanton. Risale al 1585 ed è stato rimaneggiato nel 1742. Nella chiesa mirabili i retabli di sant’Anna e del Rosario. Vanta, nelle brochure, il più alto campanile di Bretagna. Ma non mi pare proprio. </span><br />
<span style="color: #000000;"> L’ultimo calvario del nostro tour è il più spettacolare, il più scenografico. Sorge davanti alla chiesa dedicata al santo eponimo (e sconosciutissimo, perso nella notte dei tempi), Iben. In seguito la chiesa fu ridedicata a un Saint-Germain da Auxerre di cui non è che si sappia molto di più. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel 1542 Enrico II, re di Francia, dotò questo luogo del privilegio di tenere grandi fiere. Della ricchezza che da allora affluì, sono testimonianza la splendida chiesa e l’incredibile calvario. Costruito a partire dal 1550 fu in seguito innalzato (è la sua particolarità) sopra l’arco di trionfo. Scene da togliere il fiato ai moderni, figurarsi come dovevano restare impressionati i contadini di metà millennio, analfabeti e semipigani. La  Deposizione nel sepolcro, l’adorazione dei magi, l’ultima cena, l’entrata di Gesù in Gerusalemme, l’Annunciazione, la fuga in Egitto… In nessun luogo come questo la pietra viva si fa narrazione. Canta e urla, dialoga con il visitatore. Fa immaginare un mondo trascendente in cui tutti gli episodi narrati hanno un senso.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Straordinario, assolutamente straordinario.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Alla sera, sulla via del ritorno, approdiamo al camping du Puy Rond a Bressuire, nella Nuova Aquitania. Esperienza allucinante. Una struttura da terzo mondo, trascurata e trasandata. La reception sembra un magazzino in cui si buttano alla rinfusa gli oggetti che non servono più. Ci accoglie un tale che non parla francese e conosce un paio di parole in inglese. Ma guarda la targa e ci spara: “25 euro”. Apre il portafoglio, incamera, non ci chiede un documento, non ci registra in alcun modo. La nostra richiesta di avere una ricevuta lo getta nel panico. Tanta intenzione di versare al comune la tassa di soggiorno non deve averla. I servizi probabilmente risalgono all’immediato dopoguerra. Mai vissuta un’esperienza simile.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b><i><span style="font-size: medium;">3/4 settembre 2025, 634/686 km</span></i></b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">IL RITORNO</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Via Frejus, con passaggio a Vigevano a trovare mia figlia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La sera del 3 dormiamo nel camping Le coin tranquille (l’angolo tranquillo)/Les Abrets (32 euro) a circa 150 km dal Frejus. Fa onore al suo nome ma lo si trova dopo un paio di km di una stradina che definire sconnessa, stretta e impervia è decisamente un eufemismo. Peraltro è splendido, molto attrezzato e frequentatissimo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In totale 4mila km tondi, 593 euro di carburante. Abbiamo corso molto su autostrade.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b><i><span style="font-size: medium;">Impressioni/Qualche annotazione</span></i></b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Esperienza meravigliosa.</span><br />
<span style="color: #000000;"> L’arte bretone tra 1500 e 1700 è una affascinante scoperta. Inattesa per certi aspetti. Clamorosa per altri.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In una terra ricca di panorami diversi, di città mercantili, di mille attività artigianali si sono mosse scuole di pittori, scultori (in pietra e legno), ceramisti, architetti, orafi (cospicua la dotazione di arredi di ogni chiesa), gioiellieri, maestri vetrai che hanno lasciato un segno profondo nella struttura delle città, nelle opere di fortificazione, nella decorazione dei luoghi di culto, nell’architettura civile e religiosa. È una realtà storica che si percepisce anche nei piccoli borghi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Vivere questa scoperta è stata un’avventura bella. Un allargare cuore e anima.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Abbiamo visto tantissime cose. Non un’arte monumentale (non mi pare nello spirito di questa gente) ma un’arte in cui prevale una visione etica della bellezza. Non il dato estetico, in sé inutile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Cioè: i luoghi diventano belli perché così si innalza il livello di civile convivenza. Un’arte che vuole soprattutto raccontare e coinvolgere, costruire una società di liberi e uguali. Un’arte popolare che si fa narrazione. Mi ha molto colpito il fatto che i personaggi dei Calvari o le diverse pitture e sculture propongano  vestiti e abbigliamenti  contemporanei agli artisti. Una affermazione di identità.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anche ingenua se vogliamo. Ma le generazioni di bretoni (una regione percorsa e abitata e gestita da mercanti, contadini, signori illuminati, pellegrini) che qui si sono succedute hanno saputo far convivere e rendere fertile un impossibile (?) incontro fra trascendenza cristiana e immanenza celtica.</span></p>
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		<pubDate>Thu, 10 Oct 2024 21:13:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di Viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[IL MITO E LA STORIA, CROCEVIA DI POPOLI E CIVILTÀ CRETA, CULLA DEGLI DEI LA TERRA CHE NON SI APPARTIENE Creta, culla degli dei. Qui nacque Giove. Suo padre, Cronos, vedeva in tutti i figli potenziali concorrenti al potere e li mangiava. Sua madre Rea lo nascose in una grotta del monte Ida. Una terra che non si è mai appartenuta. Dopo lo splendore dell’età minoica, qui arrivarono Micenei, Greci, Bizantini, Veneziani, perfino Genovesi, Turchi. Fu anche a lungo romana. Quinto Cecilio Metello la conquistò, tra 69 e 67 a. C., per combatterne i pirati. Nel 27, sotto Augusto, divenne provincia assieme alla Cirenaica fino alla spartizione dell’impero. Solo nel 1913 si unirà, in forza del trattato di Londra e dopo il buio periodo delle guerre balcaniche, allo stato greco. Una striscia montuosa –rilievi aspri, brulli e dirupati- che chiude il mare Egeo e, allo stesso tempo, è ponte tra Grecia e il resto del Mediterraneo. Lunga 250 chilometri, larga mediamente 35.  Arrivo all’aeroporto Nikos Kazantzakis (il più importante scrittore cretese, 1883-1957) di Heraklion con scalo all’Eleftherios Venizelos di Atene. HERAKLION Heraklion o Candia, da una radice araba che vuol dire “fossato”. La capitale parla veneziano, un po’ come tutta l’isola. Dall’insegna di una caffetteria (VenetiGo. E si viaggia Morosini Travel!), alle mura, alle zone portuali con gli arsenali e le cisterne. Nel 1628 Francesco Morosini costruì una fontana che è il centro della città. Da qui si irradiano le strade delle botteghe e dei ristorantini (a Creta si portano in tavola gusti forti -carne, pesce, verdura- per pochi euro. E si mangia benissimo). A proposito di botteghe. Certo, i soliti inflazionati souvenir e le ceramiche falso antiche. Ma profumatissimi per l’essenza e ricchissimi di ogni oggetto possibile e immaginabile, i negozi in cui si vende l’ulivo in mille fogge diverse.  A pochi minuti dal centro, Cnosso. È il sito archeologico più visitato dopo il Partenone. La rappresentazione fisica della nascita, della crescita, del fulgore della civiltà minoica fiorita tra 2700 e 1450 a. C., quando arrivarono i guerrieri micenei. Già 3mila anni prima di Cristo qui si usa il bronzo per forgiare strumenti in serie e a basso prezzo. Agricoltura ed allevamento compiono progressi enormi e l’isola produce molto più di quanto consuma. Esportazione e grande ricchezza. Una società basata sul denaro e quindi molto violenta. La dolce società senza mura è una falsa rappresentazione. Creta si difende sul mare. Ha flotte possenti e guerrieri/marinai rotti a ogni ribalderia. La religione è un forte collante sociale e domina spesso col terrore. In una delle grotte del monte Iuchtas, dice il mito, è sepolto Zeus. Anche gli dei, come il giorno e la notte, come le stagioni, nascono, muoiono, rinascono. Esigono sacrifici. In una caverna, Anemòspilia (cioè “grotta del vento”), un terremoto sorprese e schiacciò dei sacerdoti che stavano compiendo un sacrificio umano. Religione, a sua volta, violenta. Il mito racconta di tributi pagati in fanciulli da sacrificare. Creta divenne crocevia di civiltà e popoli. Il palazzo sorge vicino al mare, lo domina e lo sorveglia, diventa emblema fisico del potere. Il denaro produce la specializzazione dei mestieri e la inevitabile stratificazione in classi sociali. Si amministra, si costruiscono magazzini, si crea forte movimento di merci che vanno e che vengono, si tengono archivi. Ovviamente si coltivano le scienze, la conoscenza è un valore che pesa come l’oro. L’astronomia aiuta comprendere e a gestire meglio il succedersi delle stagioni. Attorno al 1450 arrivano i Micenei e tutto questo ha fine. Il mito lo adombra nella figura e nelle vicende dell’ateniese Teseo che viola il labirinto e uccide il minotauro.  LABIRINTO, LUOGO DELLE ASCE Già, il mito del labirinto. Qualcuno sostiene che è la stessa complessità dei palazzi (Cnosso con le sue vie processionarie, i suoi cortili, i suoi laboratori, le stanze riservate a re e regine si estende su 22mila metri quadri) a suggerirne l’idea. Ma forse non (solo) così. Qui entra in gioco l’ascia bipenne, che si trova e si vede ovunque. Nel museo di Heraklion ve ne sono di molto grandi. In anatolico il nome dell’ascia è “labris”, stesso etimo di labirinto. E la scure sarebbe immagine di un grafico su cui computare l’alternarsi di equinozi e solstizi. Spesso viene disegnata in modo stilizzato: due triangoli contrapposti che si toccano su un vertice comune. Il labirinto come osservatorio, dunque. E rotondo perché a essere prigioniero è il sole stesso con la sua orbita circolare. Quando Teseo uccide il minotauro in realtà uccide il sole e una civiltà si spegne. Il museo di Heraclion attesta il fulgore e anche i livelli di tecnologia raggiunti. Celebra l’apoteosi della civiltà minoica. Se ne fa emblema l’inimitabile gioiello delle api attorno al loro favo. O la misteriosa signora dei serpenti. O il sarcofago in pietra intonacata e affrescata proveniente da Haghia Triada. A sera, una piccola grande gioia. Vedo una libreria e mi ricordo di una recente traduzione in greco della Divina Commedia. Quando pronuncio il nome di Dante Alighieri, il volto della libraia si illumina. GORTINA E LE SUE LEGGENDARIE LEGGI Gortina è dalla parte opposta di Creta, a sud, sul mare libico. Destino inverso di Cnosso. Ha attraversato in crescenti splendore e importanza tutto il primo millennio. Entra nella storia nell’VIII secolo a. C., quando Cnosso ha già visto tramontare da secoli la sua epoca d’oro. Arrivano i Dorici dal Peloponneso e, nel II secolo, i Romani. La nuova capitale. Gli scavi hanno portato alla luce le fondazioni dell’acropoli. Il visitatore (il luogo è più raccolto. Silenzioso perfino, pensando al frastuono turistico di Cnosso) è accolto dall’odeon, sorta di piccolo teatro un tempo coperto. Vi si tenevano spettacoli di danza o recite letterarie per un pubblico ristretto, di élite. I blocchi di pietra delle fondazioni recano iscritte le leggendarie leggi di Gortina sul diritto familiare, studiate e valorizzate dall’epigrafista italiano Federico Halbherr. Patrimonio immenso e unico. Risalgono al 480 a. C. e sono redatte in un greco definito dorico-gortinese. Una finestra spalancata sui rapporti sociali del tempo. Importanti le informazioni sul ruolo della donna il cui prestigio era altissimo, pari quasi a quello dell’uomo. E del resto si racconta che da queste parti, ogni nove anni, Minosse consultasse suo padre Zeus su come modificare e aggiornare l’apparato legislativo dell’isola. Vicino all’odeon sono il teatro grande e, poco discosta, la chiesa paleocristiana dedicata ad un seguace di Paolo, Tito (santo a sua volta). FESTO E IL DISCO D’ORO La vicina Festo offre, in cima ad una collina, una visione unica. Mentre a Cnosso è rappresentata solo l’ultima fase della civiltà dei palazzi, a Festo è rappresentata anche la prima. Una più tarda costruzione trasforma e integra quella più antica, pur (o forse proprio per questo) negli spazi piuttosto limitati della spianata. 8mila metri quadri contro i 22mila di Cnosso. Ecco la sala del trono, la sala per il culto della Grande Dea Madre, il cosiddetto megaron (cioè “grande stanza”) del re, vicino a quello della regina. Accanto, i magazzini. Ancora con gli antichi strumenti. Un grande catino in pietra con scolatoio per pestare le olive e forse pigiare il vino. Le pietre recano incisioni probabilmente per indicare che quel magazzino ospitava derrate dirette a… o provenienti da&#8230; In un magazzino si capisce che lì le merci erano per o da Cnosso. L’incisione di una scure lascia pochi dubbi. Osservando una delle foto sottostanti si vede l’ascia bipenne. Ancora stilizzata, ancora i due triangoli che si toccano per il vertice. Il piazzale occidentale è attraversato da una via processionale che arriva ad una serie di gradini. Diritti, non ad arco. Una sorta di tribunetta da cui assistere a spettacoli o riti. In un angolo, un tratto della canaletta che riforniva d’acqua il palazzo. A est, nella parte più antica del complesso di Festo, è stato trovato il famoso (e misterioso) disco d’oro (in realtà argilla del colore dell’oro), tra i reperti più notevoli del museo di Heraclion. Fino ad oggi non ha rivelato l’enigma dei 241 segni incisi con stampini quando l’argilla era ancora fresca sul disco di 15 centimetri di diametro. Tanto che qualcuno ha parlato di un falso. Uno scherzo (o magari una truffa) attorno a dei segni senza senso? MATALA, TERREMOTI E FIGLI DEI FIORI Non molto distante, la cittadina di Matala che negli anni Settanta era diventata la capitale dei figli dei fiori. Una insegna che invita a fare provvista di cannabis ce lo ricorda. Come un vecchio, coloratissimo pullmino incredibilmente sulla terrazza  di una casa.  Graziosa, sul mare, in fondo ad un golfo con una parete a strapiombo sull’acqua. Gli strati geologici raccontano che questa è terra di violenti terremoti e grandi stravolgimenti tellurici. Che luce, che mare limpidissimo. Mai visto nulla di simile. La mia signora Canon non la smetterebbe mai di fare clic. MALIA, LA BELLA, E IL SUO VILLAGGIO La vicina Malia (costa nord dell’isola, sull’Egeo) è così bella che verrebbe da chiamarla all’italiana, con l’accento sulla i. La piana, dominata da una annosa tamerice, si protende verso il mare. Regina delle acque e dei commerci, ospita il terzo centro palaziale (e il più piccolo, 7500 metri quadri) dell’isola. Ma è anche il più leggibile, quello che meglio parla al visitatore moderno. L’ampia via processionale introduce al cortile al cui centro campeggiano il largo braciere per le carni sacrificali e il misterioso batilo, la pietra sferica (forse sacra?) emergente dal terreno. Intorno, i grandi magazzini per derrate e metalli e gli uffici per una amministrazione che doveva essere molto complessa. Il cortile è dominato da due giare alte un paio di metri. Venivano costruite a pezzi separati e poi assemblate. Moderne arnie colorate ci ricordano, in lontananza, che questa è territorio di prezioso e nobile miele. Il villaggio vicino fa letteralmente camminare nel tempo. La casa del vasaio e i laboratori dei fonditori di metalli. Il fabbricante di sigilli (di timbri, diremmo noi) ha disseminato il suo ambiente di lavoro delle prove di lavorazione e di qualche scarto. E così sappiamo che proprio lì si costruiva l’identità di artigiani e commercianti e soprattutto delle loro merci. Da una tomba vicina proviene lo straordinario monile delle api ammirato nel museo di Heraklion. Società colta e raffinata che amava le cose belle ed era tecnologicamente molto evoluta. Sul cortile incombe la loggia da cui il re sorvegliava e amministrava giustizia. IERAPETRA E NAPOLEONE Un po’ più a est, Aghios Nicolaos (cioè San Nicola), abbarbicata sulle colline della baia di Mirabello (il nome viene da un castello genovese costruito sulla collina Nomarchia) offre panorami di pace e incanto. Nella vicina Ierapetra dormì, in incognito, Napoleone reduce dalla campagna d’Egitto. Si racconta di un, peraltro mai visto da alcuno, biglietto lasciato sotto il cuscino in cui rivelava la propria identità. Casa modestissima e in stato di abbandono. Cittadina da sempre covo di pirati tanto che i Veneziani, a presidio, vi costruirono la fortezza di Kale, proprio sugli scogli. Sul molo una vecchia regina dei mari, in disarmo e desolata, lascia che il sole le calcini le fiancate e le sgretoli la vernice. La mia signora Canon se ne innamora. IL MONASTERO DI ARKADI, COSTANTINO E LA BATTAGLIA Verso ovest, Creta si fa meno brulla essendo la parte più piovosa dell’isola. Un balzo nel tempo, quasi i nostri giorni. È un mattino di pioggia, l’8 novembre 1866. Il turco Mustafà Pascià si presenta con 15mila uomini e 30 cannoni sotto le mura del monastero di Arkadi in cui si erano rifugiate 964 persone. 325 uomini, poi donne e bambini, pochissime armi. Nel vento della spianata tra le forre del monte Ida, si alza lo stendardo dei difensori. Reca dipinta la trasfigurazione di Cristo. L’igumeno (“abate”) Gavriil Marinakis incita a resistere. Le cannonate turche si accaniscono sui battenti della porta occidentale. Si combatte fino a notte. Mustafà fa arrivare da Rethymno un più potente cannone. Nuovo assalto all’alba. La porta cede sotto i colpi ed è strage. Le donne e i bambini si raccolgono nella polveriera. Uno dei difensori, Kostis Giambudakis, spara sulle polveri e l’esplosione uccide gli assediati. Si salva solo Eleni Loukaki-Sfakianaki, una bimba di 4 anni, difesa forse dai corpi della mamma e dei fratelli. Morirà a 86 anni, nel 1948. 114 i superstiti, catturati vivi per farne ostaggi. “L’eroico monastero muore come un vulcano” dirà Victor Hugo.  In uno dei cortili, lo scheletro di un cipresso evidenzia un foro di pallottola sparata in quei giorni di sangue. E anche lo stendardo issato contro il nemico reca il segno dei proiettili turchi. Quel che ne resta -brandelli scoloriti- è conservato nel museo del monastero. Il monastero di Arkadi fu fondato nel XIII secolo da un mitico monaco, Arkadios, su un altopiano a 500 metri di altezza, una ventina di chilometri da Rethymno. Una cappella dedicata ai santi Costantino ed Elena e qualche cella. Splendido esempio di architettura monastica degli ultimi anni della dominazione veneziana, straordinario mix di elementi gotici e rinascimentali. La chiesa è dominata dalle icone argentee dei patroni Costantino ed Elena, contornate dagli ex voto. La grande e severa aula sacra invita ad accendere un esile cero e a infiggerlo nella sabbia dei bracieri all’ingresso. Arkadi fu un grande centro culturale con una biblioteca immensa purtroppo bruciata nel 1866. Il piccolo ma ricchissimo museo conserva icone, codici (il monastero fu importante laboratorio di copiatura), paramenti e arredi sacri. RETYMNO, LA VENEZIANA Retimo (o Réthymno) è una piccola capitale. Il vento dell’Egeo la batte in continuazione. L’acropoli. Come un baluardo, incombe sul mare la fortezza veneziana, perfettamente conservata, su una spianata molto ampia. Fu costruita tra il 1573 e il 1582. Quando cadde in mano ai Turchi la cattedrale di Agios Nikolaos (1583) divenne moschea. È la moschea Imbraem Chan, costruita nel 1648. La volta della cupola giocata sui bianchi e su varie tonalità ocra rimanda ai cieli che sono narrati nel Corano e vengono percorsi dal Profeta. Suggestione pura. Accanto, una chiesa veneziana, alcuni magazzini e le cisterne. Nel centro storico la fontana Raimondi sputa acqua dai leoni marciani sovrastati (che accostamento!) da capitelli corinzi. Deve il nome al governatore Alvise Raimondi che la costruì nel 1626. In una stradina un rigattiere propone i suoi oggetti di antiquariato. Una gioia per me ed Egle e per le nostre passioni. Sotto il minareto della moschea Nerandzes, la loggia veneziana che risale al XVI secolo. In epoca ottomana divenne moschea ed oggi ospita l’ufficio del turismo. La cittadina è percorsa dal trenino panoramico rosso fiammante costruito dalla Dotto di Castelfranco. Reca il nome pomposo di Muson River. CHANIA DEI GIANNIZZERI Chania, sull’Egeo, l’antica Cidonia. Fu colonia romana e dopo la quarta crociata passò sotto il dominio veneziano, con un interludio genovese (1267-1290). La difesa dai Turchi impose la costruzione di poderose mura, opera di Michele Sanmicheli, il grande architetto e urbanista veronese ingaggiato dalla Serenissima proprio per la sua abilità nel progettare strutture militari. Gli Ottomani tuttavia la espugnarono nel 1645 e vi rimasero fino al 1898. Il porto veneziano fu costruito tra il 1320 ed il 1356 e ampliato nel XVI secolo. Oggi è il luogo turistico per eccellenza con artisti di strada, trattorie, taverne e bar. Su uno dei lati del porto sorge la moschea dei giannizzeri, i temibili e spesso feroci soldati turchi. Venivano rapiti quando erano ancora fanciulli a famiglie cristiane e fanatizzati all’Islam. Ahimè chiusa. INVENTORI DELLA SCRITTURA Creta è uno dei luoghi in cui nasce la scrittura. Due gli alfabeti, la scrittura lineare A e la lineare B. Esisteva anche una scrittura per geroglifici usata soprattutto per i sigilli. La lineare B è stata decifrata è conduce ad una lingua protogreca, il miceneo. La lineare A conduce invece ad una lingua non nota cui è stato dato il nome di minoica. La lineare B soppianta la A attorno al 1450 a. C.  con le invasioni micenee. GRAZIE ALLA FONDAZIONE FEDER PIAZZA E A TUTTI I MIEI COMPAGNI DI VIAGGIO Il viaggio a Creta è stato organizzato dalla trevisana Fondazione Feder Piazza, nata nella memoria di due grandi educatori come Anna Maria Feder e Francesco Piazza che è stato anche uno dei grandi maestri incisori del Novecento italiano. Grazie a Lino, Nevio e Giorgio che hanno guidato e gestito al meglio ogni cosa. Grazie alla guida Luisa (coltissima e capace di ammaliare col suo linguaggio) e all’autista Costantino (unico nel passare in strettoie dove nessuno oserebbe). Grazie a Egle e grazie a tutti gli altri compagni di viaggio. Adelaide e Giuseppe, Enza e Dino, Daniela e Sandro, Daniela e Francesco Paolo, Mariarosa, Luciana e Giorgio, Dina e Giancarlo, Lucia e Gigi, Giuseppina, Clara, Tiziana, Laura, Francesca, Mimma, Tiziana, Barbara, Anna Rosa, Carla, Maria Serena, Lilla, Nelly e Francesco con Matteo, Pietro, Lino, Chiara, Assunta.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><b>IL MITO E LA STORIA, CROCEVIA DI POPOLI E CIVILT</b><b>À</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b><span style="font-size: xx-large;">CRETA, CULLA DEGLI DEI</span></b></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><b><span style="font-size: xx-large;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/001.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-4969" alt="001" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/001-1024x682.jpg" width="430" height="286" /></a></span></b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>LA TERRA CHE NON SI APPARTIENE</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Creta, culla degli dei. Qui nacque Giove. Suo padre, Cronos, vedeva in tutti i figli potenziali concorrenti al potere e li mangiava. Sua madre Rea lo nascose in una grotta del monte Ida.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Una terra che non si è mai appartenuta.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo lo splendore dell’età minoica, qui arrivarono Micenei, Greci, Bizantini, Veneziani, perfino Genovesi, Turchi. Fu anche a lungo romana. Quinto Cecilio Metello la conquistò, tra 69 e 67 a. C., per combatterne i pirati. Nel 27, sotto Augusto, divenne provincia assieme alla Cirenaica fino alla spartizione dell’impero. Solo nel 1913 si unirà, in forza del trattato di Londra e dopo il buio periodo delle guerre balcaniche, allo stato greco. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Una striscia montuosa –rilievi aspri, brulli e dirupati- che chiude il mare Egeo e, allo stesso tempo, è ponte tra Grecia e il resto del Mediterraneo. Lunga 250 chilometri, larga mediamente 35.  Arrivo all’aeroporto Nikos Kazantzakis (il più importante scrittore cretese, 1883-1957) di Heraklion con scalo all’Eleftherios Venizelos di Atene. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <b><br />
HERAKLION</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Heraklion o Candia, da una radice araba che vuol dire “fossato”.</span></p>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/002.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4970" alt="002" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/002-206x300.jpg" width="206" height="300" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="color: #000000;">La capitale parla veneziano, un po’ come tutta l’isola. Dall’insegna di una caffetteria (VenetiGo. E si viaggia Morosini Travel!), alle mura, alle zone portuali con gli arsenali e le cisterne. Nel 1628 Francesco Morosini costruì una fontana che è il centro della città. Da qui si irradiano le strade delle botteghe e dei ristorantini (a Creta si portano in tavola gusti forti -carne, pesce, verdura- per pochi euro. E si mangia benissimo).</span></p>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/003.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4971" alt="003" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/003-91x150.jpg" width="91" height="150" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/004.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4972" alt="004" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/004-150x88.jpg" width="150" height="88" /></a></td>
</tr>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/005.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4974" alt="005" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/005-121x150.jpg" width="121" height="150" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/005-bis.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4973" alt="005-bis" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/005-bis-150x100.jpg" width="150" height="100" /></a></td>
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<p><span style="color: #000000;"> A proposito di botteghe. Certo, i soliti inflazionati souvenir e le ceramiche falso antiche. Ma profumatissimi per l’essenza e ricchissimi di ogni oggetto possibile e immaginabile, i negozi in cui si vende l’ulivo in mille fogge diverse. </span></p>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/006.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4975" alt="006" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/006-233x300.jpg" width="233" height="300" /></a></td>
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<p><span style="color: #000000;">A pochi minuti dal centro, Cnosso. È il sito archeologico più visitato dopo il Partenone. La rappresentazione fisica della nascita, della crescita, del fulgore della civiltà minoica fiorita tra 2700 e 1450 a. C., quando arrivarono i guerrieri micenei. Già 3mila anni prima di Cristo qui si usa il bronzo per forgiare strumenti in serie e a basso prezzo. Agricoltura ed allevamento compiono progressi enormi e l’isola produce molto più di quanto consuma. Esportazione e grande ricchezza. Una società basata sul denaro e quindi molto violenta.</span></p>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/007.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4976" alt="007" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/007-150x100.jpg" width="150" height="100" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/008.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4977" alt="008" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/008-100x150.jpg" width="100" height="150" /></a></td>
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<p><span style="color: #000000;">La dolce società senza mura è una falsa rappresentazione. Creta si difende sul mare. Ha flotte possenti e guerrieri/marinai rotti a ogni ribalderia. </span><br />
<span style="color: #000000;"> La religione è un forte collante sociale e domina spesso col terrore. </span><br />
<span style="color: #000000;"> In una delle grotte del monte Iuchtas, dice il mito, è sepolto Zeus. Anche gli dei, come il giorno e la notte, come le stagioni, nascono, muoiono, rinascono. Esigono sacrifici. In una caverna, Anemòspilia (cioè “grotta del vento”), un terremoto sorprese e schiacciò dei sacerdoti che stavano compiendo un sacrificio umano. Religione, a sua volta, violenta. Il mito racconta di tributi pagati in fanciulli da sacrificare. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Creta divenne crocevia di civiltà e popoli. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il palazzo sorge vicino al mare, lo domina e lo sorveglia, diventa emblema fisico del potere.</span></p>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/009.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4978" alt="009" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/009-150x131.jpg" width="150" height="131" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/010.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4979" alt="010" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/010-150x116.jpg" width="150" height="116" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/011.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4980" alt="011" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/011-150x100.jpg" width="150" height="100" /></a></td>
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<p><span style="color: #000000;">Il denaro produce la specializzazione dei mestieri e la inevitabile stratificazione in classi sociali. Si amministra, si costruiscono magazzini, si crea forte movimento di merci che vanno e che vengono, si tengono archivi. Ovviamente si coltivano le scienze, la conoscenza è un valore che pesa come l’oro. L’astronomia aiuta comprendere e a gestire meglio il succedersi delle stagioni. Attorno al 1450 arrivano i Micenei e tutto questo ha fine. Il mito lo adombra nella figura e nelle vicende dell’ateniese Teseo che viola il labirinto e uccide il minotauro.</span></p>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/012.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4981" alt="012" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/012-112x150.jpg" width="112" height="150" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/013.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4982" alt="013" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/013-114x150.jpg" width="114" height="150" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="color: #000000;"><b> LABIRINTO, LUOGO DELLE ASCE</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Già, il mito del labirinto. Qualcuno sostiene che è la stessa complessità dei palazzi (Cnosso con le sue vie processionarie, i suoi cortili, i suoi laboratori, le stanze riservate a re e regine si estende su 22mila metri quadri) a suggerirne l’idea. Ma forse non (solo) così.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Qui entra in gioco l’ascia bipenne, che si trova e si vede ovunque. Nel museo di Heraklion ve ne sono di molto grandi. In anatolico il nome dell’ascia è “labris”, stesso etimo di labirinto. E la scure sarebbe immagine di un grafico su cui computare l’alternarsi di equinozi e solstizi. Spesso viene disegnata in modo stilizzato: due triangoli contrapposti che si toccano su un vertice comune. Il labirinto come osservatorio, dunque. E rotondo perché a essere prigioniero è il sole stesso con la sua orbita circolare. Quando Teseo uccide il minotauro in realtà uccide il sole e una civiltà si spegne. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il museo di Heraclion attesta il fulgore e anche i livelli di tecnologia raggiunti. Celebra l’apoteosi della civiltà minoica. Se ne fa emblema l’inimitabile gioiello delle api attorno al loro favo. O la misteriosa signora dei serpenti. O il sarcofago in pietra intonacata e affrescata proveniente da Haghia Triada.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A sera, una piccola grande gioia. Vedo una libreria e mi ricordo di una recente traduzione in greco della Divina Commedia. Quando pronuncio il nome di Dante Alighieri, il volto della libraia si illumina.</span></p>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/014.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4983" alt="014" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/014-150x133.jpg" width="150" height="133" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/015.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4984" alt="015" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/015-150x148.jpg" width="150" height="148" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/016.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4985" alt="016" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/016-150x100.jpg" width="150" height="100" /></a></td>
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<p><span style="color: #000000;"> <b>GORTINA E LE SUE LEGGENDARIE LEGGI</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Gortina è dalla parte opposta di Creta, a sud, sul mare libico. Destino inverso di Cnosso. Ha attraversato in crescenti splendore e importanza tutto il primo millennio. Entra nella storia nell’VIII secolo a. C., quando Cnosso ha già visto tramontare da secoli la sua epoca d’oro. Arrivano i Dorici dal Peloponneso e, nel II secolo, i Romani. La nuova capitale. Gli scavi hanno portato alla luce le fondazioni dell’acropoli. Il visitatore (il luogo è più raccolto. Silenzioso perfino, pensando al frastuono turistico di Cnosso) è accolto dall’odeon, sorta di piccolo teatro un tempo coperto. Vi si tenevano spettacoli di danza o recite letterarie per un pubblico ristretto, di élite.</span></p>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/017.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4986" alt="017" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/017-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a></td>
</tr>
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</table>
<p><span style="color: #000000;">I blocchi di pietra delle fondazioni recano iscritte le leggendarie leggi di Gortina sul diritto familiare, studiate e valorizzate dall’epigrafista italiano Federico Halbherr. Patrimonio immenso e unico. Risalgono al 480 a. C. e sono redatte in un greco definito dorico-gortinese. Una finestra spalancata sui rapporti sociali del tempo. Importanti le informazioni sul ruolo della donna il cui prestigio era altissimo, pari quasi a quello dell’uomo. E del resto si racconta che da queste parti, ogni nove anni, Minosse consultasse suo padre Zeus su come modificare e aggiornare l’apparato legislativo dell’isola. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Vicino all’odeon sono il teatro grande e, poco discosta, la chiesa paleocristiana dedicata ad un seguace di Paolo, Tito (santo a sua volta).</span></p>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/018.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4987" alt="018" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/018-113x150.jpg" width="113" height="150" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/019.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4988" alt="019" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/019-150x98.jpg" width="150" height="98" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="color: #000000;"><b>FESTO E IL DISCO D’ORO</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">La vicina Festo offre, in cima ad una collina, una visione unica. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Mentre a Cnosso è rappresentata solo l’ultima fase della civiltà dei palazzi, a Festo è rappresentata anche la prima. Una più tarda costruzione trasforma e integra quella più antica, pur (o forse proprio per questo) negli spazi piuttosto limitati della spianata. 8mila metri quadri contro i 22mila di Cnosso. Ecco la sala del trono, la sala per il culto della Grande Dea Madre, il cosiddetto megaron (cioè “grande stanza”) del re, vicino a quello della regina.</span></p>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/020.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4989" alt="020" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/020-150x100.jpg" width="150" height="100" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/021.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4990" alt="021" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/021-150x100.jpg" width="150" height="100" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/022.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4991" alt="022" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/022-150x82.jpg" width="150" height="82" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="color: #000000;">Accanto, i magazzini. Ancora con gli antichi strumenti. Un grande catino in pietra con scolatoio per pestare le olive e forse pigiare il vino. Le pietre recano incisioni probabilmente per indicare che quel magazzino ospitava derrate dirette a… o provenienti da&#8230; </span><br />
<span style="color: #000000;"> In un magazzino si capisce che lì le merci erano per o da Cnosso. L’incisione di una scure lascia pochi dubbi. Osservando una delle foto sottostanti si vede l’ascia bipenne. Ancora stilizzata, ancora i due triangoli che si toccano per il vertice.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il piazzale occidentale è attraversato da una via processionale che arriva ad una serie di gradini. Diritti, non ad arco. Una sorta di tribunetta da cui assistere a spettacoli o riti. In un angolo, un tratto della canaletta che riforniva d’acqua il palazzo.</span></p>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/023.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4992" alt="023" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/023-150x92.jpg" width="150" height="92" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/024.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4993" alt="024" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/024-104x150.jpg" width="104" height="150" /></a></td>
</tr>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/025.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4995" alt="025" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/025-150x129.jpg" width="150" height="129" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/025-bis.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4994" alt="025-bis" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/025-bis-75x150.jpg" width="75" height="150" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="color: #000000;">A est, nella parte più antica del complesso di Festo, è stato trovato il famoso (e misterioso) disco d’oro (in realtà argilla del colore dell’oro), tra i reperti più notevoli del museo di Heraclion. Fino ad oggi non ha rivelato l’enigma dei 241 segni incisi con stampini quando l’argilla era ancora fresca sul disco di 15 centimetri di diametro. Tanto che qualcuno ha parlato di un falso. Uno scherzo (o magari una truffa) attorno a dei segni senza senso?</span></p>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/026.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4996" alt="026" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/026-227x300.jpg" width="227" height="300" /></a></td>
</tr>
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</table>
<p><span style="color: #000000;"><b>MATALA, TERREMOTI E FIGLI DEI FIORI</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Non molto distante, la cittadina di Matala che negli anni Settanta era diventata la capitale dei figli dei fiori. Una insegna che invita a fare provvista di cannabis ce lo ricorda. Come un vecchio, coloratissimo pullmino incredibilmente sulla terrazza  di una casa.</span><br />
<span style="color: #000000;">  Graziosa, sul mare, in fondo ad un golfo con una parete a strapiombo sull’acqua. Gli strati geologici raccontano che questa è terra di violenti terremoti e grandi stravolgimenti tellurici.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Che luce, che mare limpidissimo. Mai visto nulla di simile. La mia signora Canon non la smetterebbe mai di fare clic.</span></p>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/027.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4997" alt="027" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/027-121x150.jpg" width="121" height="150" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/028.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4998" alt="028" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/028-122x150.jpg" width="122" height="150" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/029.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-4999" alt="029" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/029-150x61.jpg" width="150" height="61" /></a></td>
<td></td>
</tr>
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</table>
<p><span style="color: #000000;"><b>MALIA, LA BELLA, E IL SUO VILLAGGIO </b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">La vicina Malia (costa nord dell’isola, sull’Egeo) è così bella che verrebbe da chiamarla all’italiana, con l’accento sulla i. </span><br />
<span style="color: #000000;"> La piana, dominata da una annosa tamerice, si protende verso il mare. Regina delle acque e dei commerci, ospita il terzo centro palaziale (e il più piccolo, 7500 metri quadri) dell’isola. Ma è anche il più leggibile, quello che meglio parla al visitatore moderno. L’ampia via processionale introduce al cortile al cui centro campeggiano il largo braciere per le carni sacrificali e il misterioso batilo, la pietra sferica (forse sacra?) emergente dal terreno. Intorno, i grandi magazzini per derrate e metalli e gli uffici per una amministrazione che doveva essere molto complessa. Il cortile è dominato da due giare alte un paio di metri. Venivano costruite a pezzi separati e poi assemblate. Moderne arnie colorate ci ricordano, in lontananza, che questa è territorio di prezioso e nobile miele.</span></p>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/031.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5001" alt="031" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/031-150x100.jpg" width="150" height="100" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/032.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5002" alt="032" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/032-150x100.jpg" width="150" height="100" /></a></td>
</tr>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/033.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5003" alt="033" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/033-119x150.jpg" width="119" height="150" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/034.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5004" alt="034" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/034-150x51.jpg" width="150" height="51" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="color: #000000;">Il villaggio vicino fa letteralmente camminare nel tempo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> La casa del vasaio e i laboratori dei fonditori di metalli. Il fabbricante di sigilli (di timbri, diremmo noi) ha disseminato il suo ambiente di lavoro delle prove di lavorazione e di qualche scarto. E così sappiamo che proprio lì si costruiva l’identità di artigiani e commercianti e soprattutto delle loro merci. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Da una tomba vicina proviene lo straordinario monile delle api ammirato nel museo di Heraklion. Società colta e raffinata che amava le cose belle ed era tecnologicamente molto evoluta. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Sul cortile incombe la loggia da cui il re sorvegliava e amministrava giustizia.</span></p>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/035.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5005" alt="035" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/035-150x88.jpg" width="150" height="88" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/036.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5006" alt="036" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/036-150x100.jpg" width="150" height="100" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="color: #000000;"><b>IERAPETRA E NAPOLEONE</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Un po’ più a est, Aghios Nicolaos (cioè San Nicola), abbarbicata sulle colline della baia di Mirabello (il nome viene da un castello genovese costruito sulla collina Nomarchia) offre panorami di pace e incanto. Nella vicina Ierapetra dormì, in incognito, Napoleone reduce dalla campagna d’Egitto. Si racconta di un, peraltro mai visto da alcuno, biglietto lasciato sotto il cuscino in cui rivelava la propria identità. Casa modestissima e in stato di abbandono. Cittadina da sempre covo di pirati tanto che i Veneziani, a presidio, vi costruirono la fortezza di Kale, proprio sugli scogli. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Sul molo una vecchia regina dei mari, in disarmo e desolata, lascia che il sole le calcini le fiancate e le sgretoli la vernice. La mia signora Canon se ne innamora.</span></p>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/037.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5007" alt="037" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/037-150x100.jpg" width="150" height="100" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/038.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5008" alt="038" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/038-150x100.jpg" width="150" height="100" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/039.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5009" alt="039" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/039-150x114.jpg" width="150" height="114" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="color: #000000;"><b>IL MONASTERO DI ARKADI, COSTANTINO E LA BATTAGLIA </b><b></b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Verso ovest, Creta si fa meno brulla essendo la parte più piovosa dell’isola. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Un balzo nel tempo, quasi i nostri giorni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> È un mattino di pioggia, l’8 novembre 1866. Il turco Mustafà Pascià si presenta con 15mila uomini e 30 cannoni sotto le mura del monastero di Arkadi in cui si erano rifugiate 964 persone. 325 uomini, poi donne e bambini, pochissime armi. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel vento della spianata tra le forre del monte Ida, si alza lo stendardo dei difensori. Reca dipinta la trasfigurazione di Cristo. L’igumeno (“abate”) Gavriil Marinakis incita a resistere. Le cannonate turche si accaniscono sui battenti della porta occidentale. Si combatte fino a notte. Mustafà fa arrivare da Rethymno un più potente cannone. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nuovo assalto all’alba. La porta cede sotto i colpi ed è strage. Le donne e i bambini si raccolgono nella polveriera. Uno dei difensori, Kostis Giambudakis, spara sulle polveri e l’esplosione uccide gli assediati. Si salva solo Eleni Loukaki-Sfakianaki, una bimba di 4 anni, difesa forse dai corpi della mamma e dei fratelli. Morirà a 86 anni, nel 1948. </span><br />
<span style="color: #000000;"> 114 i superstiti, catturati vivi per farne ostaggi. </span><br />
<span style="color: #000000;"> “L’eroico monastero muore come un vulcano” dirà Victor Hugo.  In uno dei cortili, lo scheletro di un cipresso evidenzia un foro di pallottola sparata in quei giorni di sangue. E anche lo stendardo issato contro il nemico reca il segno dei proiettili turchi. Quel che ne resta -brandelli scoloriti- è conservato nel museo del monastero.</span></p>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/040.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5010" alt="040" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/040-124x150.jpg" width="124" height="150" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/041.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5011" alt="041" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/041-150x100.jpg" width="150" height="100" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="color: #000000;">Il monastero di Arkadi fu fondato nel XIII secolo da un mitico monaco, Arkadios, su un altopiano a 500 metri di altezza, una ventina di chilometri da Rethymno. Una cappella dedicata ai santi Costantino ed Elena e qualche cella. Splendido esempio di architettura monastica degli ultimi anni della dominazione veneziana, straordinario mix di elementi gotici e rinascimentali. La chiesa è dominata dalle icone argentee dei patroni Costantino ed Elena, contornate dagli ex voto. La grande e severa aula sacra invita ad accendere un esile cero e a infiggerlo nella sabbia dei bracieri all’ingresso. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Arkadi fu un grande centro culturale con una biblioteca immensa purtroppo bruciata nel 1866. Il piccolo ma ricchissimo museo conserva icone, codici (il monastero fu importante laboratorio di copiatura), paramenti e arredi sacri.</span></p>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/042.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5012" alt="042" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/042-150x120.jpg" width="150" height="120" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/043.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5013" alt="043" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/043-91x150.jpg" width="91" height="150" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/044.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5014" alt="044" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/044-150x99.jpg" width="150" height="99" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="color: #000000;"><b>RETYMNO, LA VENEZIANA</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Retimo (o Réthymno) è una piccola capitale. Il vento dell’Egeo la batte in continuazione. </span><br />
<span style="color: #000000;"> L’acropoli. Come un baluardo, incombe sul mare la fortezza veneziana, perfettamente conservata, su una spianata molto ampia. Fu costruita tra il 1573 e il 1582. Quando cadde in mano ai Turchi la cattedrale di Agios Nikolaos (1583) divenne moschea. È la moschea Imbraem Chan, costruita nel 1648. La volta della cupola giocata sui bianchi e su varie tonalità ocra rimanda ai cieli che sono narrati nel Corano e vengono percorsi dal Profeta. Suggestione pura. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Accanto, una chiesa veneziana, alcuni magazzini e le cisterne.</span></p>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/046.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5016" alt="046" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/046-150x75.jpg" width="150" height="75" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/047.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5017" alt="047" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/047-150x100.jpg" width="150" height="100" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/048.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5018" alt="048" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/048-100x150.jpg" width="100" height="150" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="color: #000000;">Nel centro storico la fontana Raimondi sputa acqua dai leoni marciani sovrastati (che accostamento!) da capitelli corinzi. Deve il nome al governatore Alvise Raimondi che la costruì nel 1626. In una stradina un rigattiere propone i suoi oggetti di antiquariato. Una gioia per me ed Egle e per le nostre passioni. Sotto il minareto della moschea Nerandzes, la loggia veneziana che risale al XVI secolo. In epoca ottomana divenne moschea ed oggi ospita l’ufficio del turismo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> La cittadina è percorsa dal trenino panoramico rosso fiammante costruito dalla Dotto di Castelfranco. Reca il nome pomposo di Muson River.</span></p>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/049.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5019" alt="049" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/049-134x150.jpg" width="134" height="150" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/050.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5020" alt="050" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/050-150x100.jpg" width="150" height="100" /></a></td>
</tr>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/051.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5021" alt="051" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/051-150x109.jpg" width="150" height="109" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/052.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5022" alt="052" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/052-134x150.jpg" width="134" height="150" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="color: #000000;"><b>CHANIA DEI GIANNIZZERI</b><b></b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Chania, sull’Egeo, l’antica Cidonia. Fu colonia romana e dopo la quarta crociata passò sotto il dominio veneziano, con un interludio genovese (1267-1290). La difesa dai Turchi impose la costruzione di poderose mura, opera di Michele Sanmicheli, il grande architetto e urbanista veronese ingaggiato dalla Serenissima proprio per la sua abilità nel progettare strutture militari. Gli Ottomani tuttavia la espugnarono nel 1645 e vi rimasero fino al 1898. Il porto veneziano fu costruito tra il 1320 ed il 1356 e ampliato nel XVI secolo. Oggi è il luogo turistico per eccellenza con artisti di strada, trattorie, taverne e bar. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Su uno dei lati del porto sorge la moschea dei giannizzeri, i temibili e spesso feroci soldati turchi. Venivano rapiti quando erano ancora fanciulli a famiglie cristiane e fanatizzati all’Islam. Ahimè chiusa. </span></p>
<table border="0" align="center">
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/053.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5023" alt="053" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/053-150x100.jpg" width="150" height="100" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/054.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5024" alt="054" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/054-150x100.jpg" width="150" height="100" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="color: #000000;"><b>INVENTORI DELLA SCRITTURA</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Creta è uno dei luoghi in cui nasce la scrittura.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Due gli alfabeti, la scrittura lineare A e la lineare B. Esisteva anche una scrittura per geroglifici usata soprattutto per i sigilli. </span><br />
<span style="color: #000000;"> La lineare B è stata decifrata è conduce ad una lingua protogreca, il miceneo. La lineare A conduce invece ad una lingua non nota cui è stato dato il nome di minoica. La lineare B soppianta la A attorno al 1450 a. C.  con le invasioni micenee.</span></p>
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<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/055.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5025" alt="055" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/055-150x108.jpg" width="150" height="108" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/056.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5026" alt="056" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/056-150x106.jpg" width="150" height="106" /></a></td>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/057.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-5027" alt="057" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/057-150x95.jpg" width="150" height="95" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><span style="color: #000000;"><b>GRAZIE ALLA FONDAZIONE FEDER PIAZZA<br />
E A TUTTI I MIEI COMPAGNI DI VIAGGIO</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il viaggio a Creta è stato organizzato dalla trevisana Fondazione Feder Piazza, nata nella memoria di due grandi educatori come Anna Maria Feder e Francesco Piazza che è stato anche uno dei grandi maestri incisori del Novecento italiano. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Grazie a Lino, Nevio e Giorgio che hanno guidato e gestito al meglio ogni cosa. Grazie alla guida Luisa (coltissima e capace di ammaliare col suo linguaggio) e all’autista Costantino (unico nel passare in strettoie dove nessuno oserebbe).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Grazie a Egle e grazie a tutti gli altri compagni di viaggio. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Adelaide e Giuseppe, Enza e Dino, Daniela e Sandro, Daniela e Francesco Paolo, Mariarosa, Luciana e Giorgio, Dina e Giancarlo, Lucia e Gigi, Giuseppina, Clara, Tiziana, Laura, Francesca, Mimma, Tiziana, Barbara, Anna Rosa, Carla, Maria Serena, Lilla, Nelly e Francesco con Matteo, Pietro, Lino, Chiara, Assunta.</span></p>
<table border="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/058.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-5028" alt="058" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2024/10/058-1024x471.jpg" width="491" height="226" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>ABRUZZO MISTERIOSO</title>
		<link>https://www.giandomenicomazzocato.it/abruzzo/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 Sep 2021 17:01:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di Viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[ABRUZZO MISTERIOSO E INEDITO / IL TERRITORIO FERITO CHE VUOLE RIALZARSI / L’AQUILA, LA CITTÀ LIBRO (con la Fondazione Feder Piazza, 12-17 settembre 2021)   BOMINACO   &#160; &#160; Bominaco è un minuscolo borgo nel cuore della piana di Navelli, quasi mille metri sul mare, tra il Gran Sasso e il Velino. Qui nel IV secolo fu martirizzato san Pellegrino, giunto dalla Siria per predicare il cristianesimo. Trenta chilometri dall’Aquila, nel cuore dell’Abruzzo, una ottantina di abitanti appena. Ma ha un re. Si chiama Nicola ed è il nume del ristorante alle Origini. È alto, ha occhi penetranti e gentili, un sorriso trattenuto. Ha gesti ampi delle braccia e indica i punti cardinali. Parla gioiosamente della sua terra in capo alla tavola generosa che ci ha imbandito. Narra la storia dello zafferano. Come lo si coltiva, la pazienza infinita che occorre per arrivare agli stimmi dall’aroma unico e preziosissimo. Il lavoro coinvolge tutta la famiglia ed è una integrazione del reddito. Talora basta una incursione di cinghiali per rovinare una stagione. Lo importò dall’Oriente un monaco, Santucci, trovando ambiente e terreno ideali. 20 chili (sì chili, non quintali) all’anno, più qualche produttore che segue canali meno ufficiali per la vendita. Gustiamo gli imperdibili ravioli allo zafferano e a me tornano in mente le parole di Marcello Fois. Lo scrittore sardo ricorda i mercanti fenici che per primi portarono in occidente la spezia più preziosa dell’oro. Ed evoca i carovanieri che invitavano i fortunati (e danarosi) acquirenti a munirsi di una bussola olfattiva attraverso la quale fosse possibile concepire connessioni altrimenti inarrivabili. Già, il naso e l’olfatto come bussola. Assoluto. Nicola ci vende vasetti con gli stimmi che hanno il bagliore del sole e il fulvo della porpora. Scopriamo che in città, poco distante, i prezzi sono molto, ma molto, più alti. A qualche metro dalle nostre tavolate i due incredibili luoghi che abbiamo visitato nella mattinata, la chiesa di santa Maria Assunta e l’oratorio dedicato al santo martire Pellegrino. Quanto resta dell’antico complesso monastico benedettino di Momenaco (antico nome del borgo attuale), dopo la distruzione avvenuta nel 1423 nella piccola guerra tra gli abati del borgo e i vescovi che ne rivendicavano il controllo. E comunque centro di irradiazione di civiltà perché le genti di queste parti nel 1254 recarono il loro apporto alla fondazione e alla costruzione della nuova città (L’Aquila, appunto) voluta da Federico II di Svevia. Siamo sul tracciato del Tratturo Magno, tra le vie Claudia Nuova, Minucia, Cecilia e Claudia Valeria. La chiesa di santa Maria Assunta, edificata forse da Carlo Magno che era da queste parti nell’anno 800. Al re dei Franchi, dice la leggenda, apparve in sogno san Pellegrino che gli ingiunse di costruire un monastero e gli edifici ad esso connessi. Le tre absidi della chiesa hanno un fiero aspetto medievale. Ci attenderemmo di veder sbucare, salmodianti, i monaci de Il nome della Rosa. Splendente romanico abruzzese che conserva elementi come la cattedra, l’altare e il ciborio, il candelabro pasquale. E l’ambone, maestoso. Semplice ma elegantissimo e solenne. Poco discosto l’oratorio di san Pellegrino. Nella parte retrostante un rosone decentrato rispetto alla porta. Forse per oggettivi motivi di spazio. Ma chi può dire. La luce entra dalle aperture ed è un pennello luminoso che in certe ore e in certi giorni va a colpire e dunque a sottolineare qualche elemento interno alla chiesa. E l’interno lascia basiti e sconvolti. Lo stupore di trovare in quel borgo un tesoro così importante e assolutamente sconosciuto, è grande. Un ciclo (più cicli, anzi, cui lavorarono almeno tre maestri di grande valore) di affreschi risalenti alla seconda metà del XIII secolo. 470 metri quadrati! Storie dell’antico e del nuovo testamento e naturalmente episodi della vita di san Pellegrino. Letteralmente avvolgono il visitatore. Il fedele, bisognerebbe dire, se pensiamo alla funzione di biblia pauperum delle rappresentazioni che ricoprono per intero la volta e le pareti. Tra gli affreschi vedo anche quell’archetipo della pietà popolare che è san Martino, cui ho dedicato tanti studi e tanta scrittura. Colpisce il cosiddetto calendario liturgico bominacense. Documento raro, sei mesi su una parete, gli altri sei sulla parete opposta. Ogni mese è rappresentato con la sua fase lunare, il segno zodiacale, le attività che in quei giorni si svolgono nel mondo agricolo. Un vero e proprio manuale ad uso dei fedeli. Lo spazio interno è diviso in due per tenere separati i battezzati dai catecumeni. Sui plutei divisori, le balaustre in pietra cioè, sono scolpiti ad altorilievo due animali fantastici, un drago ed un griffin. Bominaco, a mio giudizio il momento apicale di un viaggio che aveva promesse alte. Un Abruzzo del tutto sconosciuto e misterioso. Tesori praticamente inediti per trovare i quali bisognava immettersi su itinerari non battuti dal turismo “normale” (ne sa qualcosa il nostro Gerardo, abile e tranquillissimo autista, che ha portato il pullman su stradine decisamente impervie). Beh, promesse mantenute e perfino sopravanzate. 12 SETTEMBRE ASCOLI &#160; &#160; Si parte di domenica, all’alba. La prima meta raggiunta è Ascoli. È la città dalle cento torri in cui fa da padrone il travertino di tante gradazioni diverse. Il primo insediamento da queste parti risale al neolitico. Amatissima da André Gide e da Guido Piovene. Mario Tozzi ha scritto che “non c’è altro posto in tutta Italia dove sia possibile percepire la piazza come luogo sociale e, nello stesso tempo, architettonico come la piazza del Popolo”. A dire il vero la primissima meta è una trattoria. Generoso anche il food street con i cartoccetti di olive ascolane e arrosticini. Anna ha individuato una trattoria proprio in centro, il Cigno. Siamo in cinque con Enza, Dino e mia moglie Egle. Scelta felicissima. Poi visita alla città. Partiamo da piazza Arringo, col battistero di San Giovanni e un lato minore chiuso dal duomo, la cattedrale intitolata a sant’Emidio con la sua cripta. Palazzo dell’Arengo è sede della pinacoteca civica. Questo è probabilmente il luogo dell’antico foro ed è altrettanto probabile che la cattedrale insista sulle fondamenta della basilica romana. L’altro fulcro del centro urbano è la rinascimentale piazza del Popolo col palazzo dei Capitani del Popolo e la chiesa di San Francesco. Ma il più gettonato è lo storico Caffè Meletti, in elegante stile liberty. L’apertura risale al 18 maggio 1907 ad opera di Silvio Meletti, un produttore di liquori. È il luogo dell’anisetta con la mosca, un liquore a base di anice con i chicchi di caffè. Qui non mancavano mai, durante le loro visite, Hemingway, Sartre, Simone de Beauvoir. Sandro Pertini amava molto l’anisetta e Trilussa confessa che molti suoi sonetti sono nati dalla leggera ebbrezza dell’anice distillato secondo la segretissima ricetta elaborata dal fondatore. In un angolo una signora esibisce l’arte del tombolo. Sorride al fotografo. In piazza Ventidio Basso visitiamo la chiesa dei santi Vincenzo e Anastasio dal portale gotico e dalla facciata divisa in 64 riquadri un tempo decorati. Prima di partire una capatina al vicino ponte romano di Solestà, di costruzione augustea (dunque 2mila anni!) che unisce le due parti della città attraversate dal canyon scavato dal Tronto. Notte vicino ad Ascoli, in località Folignano. 13 SETTEMBRE ATRI &#160; &#160; Direzione l’Aquila. E fermata ad Atri, animata dalle bancarelle del mercatino (un mercatone, a dire il vero) settimanale. Siamo in provincia di Teramo, a quasi 500 metri di altezza sul mare. Atri ha 3mila anni di vita. Deriva il suo nome forse da Hatranus, una divinità che collega la città alla cultura di popolazioni illiriche che qualcuno vuole l’abbiano fondata. Comunque è certo che qui già dal IX secolo a. C. erano insediati gli Oschi e i Sabini, cioè popoli di ceppo sannitico. Il corso centrale è dedicato all’imperatore Adriano, che ha un suo busto. Dalla città prese, lui spagnolo, il nome. Il fulcro centrale è la (con)cattedrale di santa Maria Assunta, costruita a partire dal 1260. La facciata presenta grandi portale e rosone. In una nicchia la Madonna con Bambino, opera degli scultori Raimondo del Poggio e Rainaldo d’Atri, molto attivi in zona. L’Assunta presenta più cicli di affreschi e immagini talora mutile, realizzati tra Trecento e Quattrocento. Opera di più maestri: Giacomo d’Atri, il Maestro di Offida, e soprattutto Andrea de Litio (1420-1495), forse il più famoso dei pittori abruzzesi. Andrea ha lasciato nel coro il proprio capolavoro, le storie della vita di Maria e Cristo dipinte tra 1480 e 1481. È il più grande ciclo di affreschi dell’Abruzzo. Con scene inedite o quasi, come Maria che impara a tessere e a ricamare. Sulla volta le virtù teologali e negli spicchi i quattro evangelisti e i quattro dottori della Chiesa. Ma Atri è anche il paradiso della liquirizia. La produzione è forse di origini romane. Divenne un cespite di guadagno per i frati domenicani qui insediati fino al 1809. Non se ne produsse più fino alla ripresa legata, nel 1836, al nome del cavalier De Rosa che riavviò la lavorazione proprio nei locali dei domenicani dove si trova tuttora. Un’altra fabbrica fu aperta da Aurelio Menozzi negli anni Cinquanta fino alla fusione dei due stabilimenti. Oggi fuori del negozio Menozzi- De Rosa, proprio di lato alla cattedrale, assaggi per tutti. Liquorini derivati compresi. Impossibile resistere. ROCCASCALEGNA &#160; &#160; Un centinaio di chilometri lungo l’Adriatico e poi un tuffo all’interno per il castello ardito di Roccascalegna. La costruzione si protende nel vuoto. Sembra abbarbicata a un promontorio e sfidare i secoli. Siamo a poco più di 400 metri di altezza sul mare, nell’ampia vallata del Sangro. Per la precisione la valle del Riosecco che del Sangro è un affluente di sinistra. Sul borgo aleggia la leggenda di un marito che, non volendo subire l’atroce imposizione dello ius primae noctis, uccise il castellano, membro di una delle famiglie che detenne il possesso del mastio, i Corvo / De Corvis. Il suo fantasma si aggira ancora tra il borgo e il ripido sentiero che conduce al castello. Lungo la via tortuosa che reca al castello ogni angolo riserva un quadretto dipinto. Sotto la terrazza di una piccola birreria artigianale… non si può sostare per sbirciare tra le gonne delle ragazze. Saliamo con qualche fatica, non prima di uno scrupoloso controllo dei green pass. In un angolo, una romantica targa inneggia al poeta ignoto. Comunque luogo che attira cineasti e documentaristi. Matteo Garrone girò qui alcune scene del suo Il racconto dei racconti, tratto dalla raccolta di fiabe di Giambattista Basile. La prima costruzione è longobarda, prima torre di avvistamento, poi rocca difensiva vera e propria. Ebbe abbandoni e riprese. Con diversi restauri e ristrutturazioni. Nel 1985 gli ultimi feudatari, i Croce Nanni lo donarono al comune. Ospita un (incongruo) museo delle torture con la riproduzione di un incredibile lanciafiamme bizantino. Si avvaleva del famoso fuoco greco che non poteva essere spento dall’acqua. In questo periodo nel castello si tiene la mostra di uno scultore qui nato e poi artefice di una prestigiosa carriera a Roma, Pietro De Laurentiis (13 marzo 1920-17 ottobre 1991). Il pannello in bronzo della sede INPS di Treviso è opera sua. In serata, stanchi morti, arrivo all’Aquila e alloggio all’hotel che reca il nome della città. Ci rendiamo conto che quello che si dice (si vuole dire) sulla ricostruzione mancata della città non risponde al vero. 14 SETTEMBRE Apro la finestra della mia camera e il muro davanti presenta crepe. E tiranti e sostegni in ferro. Lo capiremo presto: l’Aquila sta rinascendo e i capitali per la ricostruzione ci sono. Si preferisce andare lentamente per fare le cose bene e nel rispetto di quella che era la città prima del disastroso sisma del 2009. È il giorno di Bominaco e di quella che viene definita la Cappella Sistina d’Abruzzo. La definizione fa torcere il naso (giustamente, certi accostamenti lasciano il tempo che trovano) alla nostra guida, la storica dell’arte Patrizia Andreocci. SULMONA &#160; &#160; Pomeriggio a Sulmona. La città ha dato i natali al grande poeta latino Publio Ovidio Nasone. Fu oppidum dei Peligni e divenne municipio romano nel 43 a. C. Sulmona vuol dire confetti. Qui Mario Pelino (l’azienda è ancora della famiglia) fondò il primo opificio nel 1783. Nell’attuale sede i confetti vengono fabbricati al primo piano con un ciclo di lavorazione rimasto identico nei secoli. Le mandorle, prevalentemente di Avola, vengono introdotte in piccole betoniere, le cosiddette bassine. Lavoro assolutamente sorvegliato a vista dagli operatori che provvedono a spargere sulle mandorle lo sciroppo di zucchero di vari colori. Non solo bianco, dunque. E quante cose si possono fare coi confetti accostati tra loro nei modi più impensabili. Soprattutto fiori. Al primo piano è ospitato anche il reparto di confezionamento, soprattutto bomboniere di ogni tipo possibile e immaginabile. Ai piani superiori un museo storico con gli antichi macchinari e qualche chicca. C’è una confezione di quei particolari confettini chiamati cannellini appartenuta a Giacomo Leopardi che di questo dolcetto era particolarmente ghiotto. Poi passeggiata per il centro della città e visita alla cattedrale di San Panfilo, costruita a partire dal 1075. Nei secoli ha subito molte trasformazioni anche per i danni dei vari terremoti, soprattutto quello del 1706, in seguito al quale fu riedificata con forme barocche. Poco più avanti, seguendo il principalissimo corso Ovidio, il complesso della Santissima Annunziata, un ospedale (cioè un centro di ospitalità, non un nosocomio) per pellegrini fondato nel 1320. In fondo a corso Ovidio ci aspettano il Palazzo Pretorio (risalente al 1490 e sede del Capitano di Città) e l’acquedotto medievale. È la grande piazza Garibaldi che si estende su due piani, il più alto che fa da terrazza affacciata sul sottostante. Qui, ogni Pasqua (ma quest’anno non si è fatto nulla per il covid) va in scena una sacra rappresentazione, la Madonna che scappa, curata da secoli dalla Confraternita di santa Maria di Loreto. Dalla chiesa di san Filippo, su uno dei lati della piazza, esce (portata a spalla dai membri della Confraternita in cappa verde) Maria in lutto. La chiamano gli apostoli Pietro e Giovanni che recano la lieta novella della resurrezione. I due bussano più volte, ma solo alla terza la madre del risorto esce. Maria avanza lentamente verso il centro della piazza, è ancora incredula e sconvolta dal dolore. In lontananza si profila Gesù. La gioia invade la madre che gli corre incontro. La corsa è sempre più veloce. Cade il mantello nero del lutto, emerge il vestito verde della speranza. Siamo di fronte ad un rito antichissimo e di trasparente significato simbolico, forse di origini precristiane. Il buio inverno lascia il posto alla verdeggiante primavera. Viene liberato un volo di colombi e scoppiano i mortaretti che spaventano e mettono in fuga i fantasmi della brutta stagione. Dopo cena, passeggiata per le vie dell’Aquila. Una birra e una chiacchierata. È una città bellissima, animata da una infinità di giovani. Si capisce che è culturalmente ricca. Sta rinascendo. Sta risorgendo. Ma le ferite sono ancora evidenti. Davanti al nostro albergo c’è la grande Camera di Commercio, ancora “inchiodata” e “imbavagliata”. Ma esibisce, sopra i teloni che la coprono, le fotografie della speranza. Un prete unisce in matrimonio una giovane coppia. Due mani si stringono. Due volti in silhouette si scambiano un bacio. 15 SETTEMBRE L’AQUILA &#160; &#160; È il giorno della visita alla città. Tante cose interessanti con due bellezze assolute nel pomeriggio. Dobbiamo abituare la mente e l’occhio. È una cultura particolarissima perché qui, a causa dei ricorrenti terremoti, si sono stratificati e mescolati Medioevo, Rinascimento e Barocco. Una città libro, da sfogliare con estrema attenzione. Cominciamo con il cinquecentesco Forte spagnolo nel quarto di Santa Maria a nord del centro storico. Una struttura a pianta quadrata con quattro bastioni agli angoli, su progetto di Pedro Luis Escrivà, l’architetto valenciano che viaggiava al servizio di Carlo V d’Asburgo. È chiuso per lavori dopo i danni del sisma. Poi la chiesa di San Silvestro, tra gotico e romanico, tipica dell’architettura sacra abruzzese con la facciata quadrata. Fu edificata nel XIV secolo dagli abitanti di Collebrincioni sui resti di un preesistente edificio sacro. Dopo il terremoto del 1703 venne ricostruita con forme barocche. Posta tra il quarto di Santa Maria e il quarto di San Pietro, presenta un impianto di tipo basilicale, tra i primi realizzati all’Aquila. Ammiriamo nell’abside del presbiterio gli affreschi del cosiddetto Maestro di Beffi, il pittore e miniatore, forse di origini senesi, che fu attivo in Abruzzo tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo. Trae il nome dal trittico di Beffi che si trova nel museo nazionale d’Abruzzo all’Aquila. La chiesa di santa Maria Paganica è certo la più la più provata dal terremoto. Attorno le fervono i lavori. Qui i muri sono corpi lacerati da ferite profonde. Che non sono ancora cicatrice. Nella basilica intitolata a san Bernardino da Siena (1380-1444) sono conservate, in una cappella / mausoleo, inserita nella navata di destra, le spoglie mortali del santo. Qui infatti, già molto malato, morì mentre, su invito del vescovo Amico Agnifili, cercava di riappacificare le fazioni della città in lotta tra loro. La bara, vuole la leggenda agiografica, gocciolò sangue fino a quando non fu fatta pace. La chiesa, costruita tra il 1454 e il 1472, è citatissima in letteratura. Ne scrissero Carlo Emilio Gadda,Augustus Hare e Keppel Richard Craven. E qui è ambientato un romanzo di Donald Bain che ha per protagonista Jessica Fletcher, cioè La signora in giallo. Attira l’attenzione il barocco organo maggiore, ma toglie letteralmente il fiato la grande pala d’altare di Andrea della Robbia (a destra, appena si entra) che racconta la resurrezione di Gesù. Nel pomeriggio ci spalanca le braccia la fontana delle 99 cannelle o della Rivera. Ricorda i 99 &#8220;castelli&#8221; da cui sarebbe venuta la primitiva popolazione. Borgo a tradizione artigiana, il più antico della città. Qui apprendiamo che, in quel “pastiche” che è l’etimologia del nome della città (non sarà estranea l’aquila imperiale di Corrado IV), le acque giocano un ruolo preciso. L’acquilis, la principale sorgente del luogo. Infine la strepitosa basilica di Santa Maria di Collemaggio che ci folgora, come un fondale scenico, oltre un grande prato verde. Fu fondata da Pietro da Morrone, il futuro Celestino V, e costruita a partire dal 1287. Il simbolo della città, la sua immagine nel mondo. Pietro Angeleri vi fu incoronato papa, con il nome di Celestino V, il 29 agosto 1294. Nello stesso anno, Celestino emanò una bolla, con la quale concesse indulgenza plenaria e universale a tutta l’umanità. È la Perdonanza che ottiene chiunque attraversi la porta santa (sul lato sinistro) tra le sere del 28 e del 29 agosto di ogni anno. Solo 6 anni dopo Bonifacio VIII, cogliendo anche sul piano politico la potenza di questa idea, avrebbe istituito il Giubileo, l’anno santo. Lacerti (importanti) di affreschi. Mi porto nella anima l’immagine di un volto di donna (la Vergine Maria? Una pia donna?) superstite, su una colonna, di un affresco molto più grande. Quel brandello di colore sul biancore fulgido della pietra mi pare di una bellezza assoluta che annulla il tempo. Pietro / Celestino ha qui il suo mausoleo. Viene citato sempre come il papa che fece per viltade il gran rifiuto (Dante, Divina Commedia, Inferno 3, 60). Io sono abbastanza convinto che Dante alluda ad un altro personaggio. Ma questa è un’altra storia. Passeggiata serale tra i vicoli del centro. Ecco le Cancelle, le botteghe che furono trasportate dalla piazza del Duomo e ricostruite nella stessa forma e con le stesse pietre qualche metro più in là nel 1920, dietro l’attuale palazzo delle poste. 16 SETTEMBRE SANTA MARIA IN VAL PORCLANETA &#160; &#160; Ancora un miracolo di bellezza (e una strada che è meno di una mulattiera, affrontata con fierezza dal nostro buon Gerardo al volante), santa Maria in val Porclaneta. Una settantina di chilometri dall’Aquila, in una delle vallate che circondano il monte Velino, nel nulla. Una meraviglia della cultura benedettina che conserva intatto il suo arredo, soprattutto l’iconostasi, di straordinarie ricchezza e complessità. Il cuore del medioevo. È formata da due lastre in pietra, probabilmente eseguite da artisti diversi, sormontate da quattro colonnine che sorreggono un architrave in legno. Al centro una costruzione che rievoca palazzi esotici. L’ambone è semplicemente meraviglioso. Poggia su colonnine e ogni capitello reca un volto o un disegno misteriosi. Sulla scala che porta al pulpito, due artisti (firmano il loro lavoro in una iscrizione, Roberto e Nicodemo) hanno scolpito la storia di Giona. Dato in pasto ad un mostro marino e da questo poi rigettato sulla spiaggia. Ho pensato che un illustratore di fumetti non avrebbe saputo dire in modo più efficace e con miglior ritmo compositivo. Su una colonna a fianco, un ET. Un extraterrestre in val Porclaneta, mi chiedo. In diretta giro la domanda ad un amico ufologo di Treviso (che è anche medico). Forse un poveretto affetto da morbo di Basedow, è la lapidaria risposta. ALBA FUCENS &#160; &#160; Altro panorama (e altra cultura) nella vicina Alba Fucens che fu colonia romana nel 303 a. C. Siamo sempre ai piedi del monte Velino. Solo (molto) parzialmente riportata alla luce, presenta due grandi strade, lastricate e parallele, su cui si affacciano botteghe, magazzini, recinti per il bestiame e le terme. Ecco il thermopolium, cioè il bar. Quasi pronto per essere rimesso in funzione. Una delle due vie (il decumano che incrocia il cardo proprio all’inizio della parte riportata alla luce) oggi si chiama via del Miliario perché vi si trova il cippo del km 0 come diremmo noi oggi. Intatto e imponente il grande anfiteatro con uno dei lati lunghi (e relative tribune) scavato nella montagna. CELANO &#160; &#160; L’aggettivo fucens ci ricorda che siamo vicini al grande lago prosciugato del Fucino. E proprio lì, nel cuore della piana del Fucino, ci rechiamo a visitare il castello Piccolomini di Celano costruito a partire dal 1392 dal conte Pietro Berardi. Antonio Todeschini-Piccolomini, nipote di papa Pio II, completò l’opera nel 1463. Prima struttura difensiva, poi anche palazzo residenziale. Dagli spalti si gode un panorama immenso su tutta la piana. Che sarebbe il terzo lago d’Italia. L’opera di prosciugamento fu iniziata già in epoca romana e portata a compimento da Alessandro Torlonia. Il castello è sede del museo d’arte sacra della Marsica e della collezione Torlonia delle antichità emerse dal fondo del lago prosciugato. Piccolo ma imperdibile. Il museo, al secondo piano, si articola in 12 stanze. Davvero importanti le sculture lignee e le ante lignee del XII secolo provenienti dalla chiesa di santa Maria in Cellis di Carsoli e dalla chiesa di san Pietro in Alba Fucens. E poi la splendente Vergine del grande Andrea De Litio, già incontrato ad Atri. Tra i bassorilievi in pietra noto uno stilizzato san Michele arcangelo e un animale fantastico, una sirena, di profondo fascino. Tra le statue lignee un viandante, San Giacomo come indicano libro e vincastro. 17 SETTEMBRE SANTA MARIA DI RONZANO  &#160; &#160; Sulla via del ritorno e in provincia di Teramo, il romanico del complesso abbaziale benedettino di Santa Maria di Ronzano, ai piedi del Gran Sasso. È la cosiddetta valle delle abbazie. Qui vicino scorre un grintoso torrentello, il Mavone, affluente di destra del Vomano. Strana chiesa, senza absidi evidenti all’esterno, ma ricavate internamente nello spessore del muro. È proprio il catino absidale con i suoi affreschi ad attirare attenzione e ammirazione. La datazione dei dipinti oscilla tra 1181 e 1281. L’interpretazione dell’iscrizione alla base della calotta absidale lascia spazio a dubbi. Nella calotta è rappresentato Cristo benedicente all’interno di una mandorla, attorniato da quattro angeli in volo. Poi a scendere i dodici apostoli e l’annunciazione. Quindi l’infanzia di Gesù: l’incontro di Maria ed Elisabetta, la natività, l’adorazione dei Magi (purtroppo scomparsa), Maria in trono con Gesù in braccio. Campeggia la tenerissima fuga in Egitto, con Giuseppe che reca un fagotto e si gira a guardare Maria e Gesù. Maria imita il gesto di Gesù e indica l’andare. Giuseppe ha le fattezze e l’abbigliamento dell’ebreo errante. Non ha l’aureola perché è un ebreo e infatti nel fagotto reca il libro della torah. Truculenta e drammatica la strage degli innocenti. Nella fascia più bassa una coinvolgente passio, dal bacio di Giuda alla deposizione. IL MISTERO,... ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: large;"><b>ABRUZZO</b></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: large;"><b>MISTERIOSO E INEDITO /</b></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: large;"><b>IL TERRITORIO FERITO</b></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: large;"><b>CHE VUOLE RIALZARSI /</b></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: large;"><b>L’AQUILA, LA CITTÀ LIBRO<br />
</b></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>(con la Fondazione Feder Piazza, 12-17 settembre 2021)</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b><span style="font-size: medium;">BOMINACO</span>   </b>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4882' title='abruzzo_001'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_001-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_001" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4883' title='abruzzo_002'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_002-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_002" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4884' title='abruzzo_003'><img width="126" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_003-126x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_003" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4885' title='abruzzo_004'><img width="150" height="103" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_004-150x103.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_004" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4886' title='abruzzo_005'><img width="150" height="124" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_005-150x124.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_005" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4887' title='abruzzo_007'><img width="150" height="128" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_007-150x128.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_007" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4888' title='abruzzo_008'><img width="150" height="142" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_008-150x142.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_008" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4889' title='abruzzo_009'><img width="150" height="77" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_009-150x77.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_009" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4890' title='abruzzo_010'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_010-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_010" /></a>
</p>
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<p><span style="color: #000000;">Bominaco è un minuscolo borgo nel cuore della piana di Navelli, quasi mille metri sul mare, tra il Gran Sasso e il Velino. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Qui nel IV secolo fu martirizzato san Pellegrino, giunto dalla Siria per predicare il cristianesimo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Trenta chilometri dall’Aquila, nel cuore dell’Abruzzo, una ottantina di abitanti appena. Ma ha un re.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Si chiama Nicola ed è il nume del ristorante alle Origini. È alto, ha occhi penetranti e gentili, un sorriso trattenuto. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ha gesti ampi delle braccia e indica i punti cardinali. Parla gioiosamente della sua terra in capo alla tavola generosa che ci ha imbandito. Narra la storia dello zafferano.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Come lo si coltiva, la pazienza infinita che occorre per arrivare agli stimmi dall’aroma unico e preziosissimo. Il lavoro coinvolge tutta la famiglia ed è una integrazione del reddito. Talora basta una incursione di cinghiali per rovinare una stagione. Lo importò dall’Oriente un monaco, Santucci, trovando ambiente e terreno ideali. 20 chili (sì chili, non quintali) all’anno, più qualche produttore che segue canali meno ufficiali per la vendita.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Gustiamo gli imperdibili ravioli allo zafferano e a me tornano in mente le parole di Marcello Fois. Lo scrittore sardo ricorda i mercanti fenici che per primi portarono in occidente la spezia più preziosa dell’oro. Ed evoca i carovanieri che invitavano i fortunati (e danarosi) acquirenti a munirsi di una bussola olfattiva attraverso la quale fosse possibile concepire connessioni altrimenti inarrivabili. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Già, il naso e l’olfatto come bussola. Assoluto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nicola ci vende vasetti con gli stimmi che hanno il bagliore del sole e il fulvo della porpora. Scopriamo che in città, poco distante, i prezzi sono molto, ma molto, più alti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">A qualche metro dalle nostre tavolate i due incredibili luoghi che abbiamo visitato nella mattinata,</span><br />
<span style="color: #000000;"> la chiesa di santa Maria Assunta e l’oratorio dedicato al santo martire Pellegrino. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Quanto resta dell’antico complesso monastico benedettino di Momenaco (antico nome del borgo attuale), dopo la distruzione avvenuta nel 1423 nella piccola guerra tra gli abati del borgo e i vescovi che ne rivendicavano il controllo. E comunque centro di irradiazione di civiltà perché le genti di queste parti nel 1254 recarono il loro apporto alla fondazione e alla costruzione della nuova città (L’Aquila, appunto) voluta da Federico II di Svevia. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Siamo sul tracciato del Tratturo Magno, tra le vie Claudia Nuova, Minucia, Cecilia e Claudia Valeria.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La chiesa di santa Maria Assunta, edificata forse da Carlo Magno che era da queste parti nell’anno 800. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Al re dei Franchi, dice la leggenda, apparve in sogno san Pellegrino che gli ingiunse di costruire un monastero e gli edifici ad esso connessi. Le tre absidi della chiesa hanno un fiero aspetto medievale. Ci attenderemmo di veder sbucare, salmodianti, i monaci de <i>Il nome della Rosa</i>. Splendente romanico abruzzese che conserva elementi come la cattedra, l’altare e il ciborio, il candelabro pasquale. E l’ambone, maestoso. Semplice ma elegantissimo e solenne.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Poco discosto l’oratorio di san Pellegrino. Nella parte retrostante un rosone decentrato rispetto alla porta. Forse per oggettivi motivi di spazio. Ma chi può dire. La luce entra dalle aperture ed è un pennello luminoso che in certe ore e in certi giorni va a colpire e dunque a sottolineare qualche elemento interno alla chiesa. </span><br />
<span style="color: #000000;"> E l’interno lascia basiti e sconvolti. Lo stupore di trovare in quel borgo un tesoro così importante e assolutamente sconosciuto, è grande. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Un ciclo (più cicli, anzi, cui lavorarono almeno tre maestri di grande valore) di affreschi risalenti alla seconda metà del XIII secolo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> 470 metri quadrati! Storie dell’antico e del nuovo testamento e naturalmente episodi della vita di san Pellegrino. Letteralmente avvolgono il visitatore. Il fedele, bisognerebbe dire, se pensiamo alla funzione di <i>biblia pauperum</i> delle rappresentazioni che ricoprono per intero la volta e le pareti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tra gli affreschi vedo anche quell’archetipo della pietà popolare che è san Martino, cui ho dedicato tanti studi e tanta scrittura. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Colpisce il cosiddetto calendario liturgico bominacense. Documento raro, sei mesi su una parete, gli altri sei sulla parete opposta. Ogni mese è rappresentato con la sua fase lunare, il segno zodiacale, le attività che in quei giorni si svolgono nel mondo agricolo. Un vero e proprio manuale ad uso dei fedeli.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Lo spazio interno è diviso in due per tenere separati i battezzati dai catecumeni. Sui plutei divisori, le balaustre in pietra cioè, sono scolpiti ad altorilievo due animali fantastici, un drago ed un griffin.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Bominaco, a mio giudizio il momento apicale di un viaggio che aveva promesse alte. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Un Abruzzo del tutto sconosciuto e misterioso. Tesori praticamente inediti per trovare i quali bisognava immettersi su itinerari non battuti dal turismo “normale” (ne sa qualcosa il nostro Gerardo, abile e tranquillissimo autista, che ha portato il pullman su stradine decisamente impervie).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Beh, promesse mantenute e perfino sopravanzate.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: large;"><b>12 </b><b>SETTEMBRE</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><b>ASCOLI </b></span>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4891' title='abruzzo_011'><img width="150" height="74" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_011-150x74.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_011" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4892' title='abruzzo_012'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_012-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_012" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4893' title='abruzzo_013'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_013-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_013" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4894' title='abruzzo_014'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_014-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_014" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4895' title='abruzzo_015'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_015-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_015" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4896' title='abruzzo_016'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_016-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_016" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4897' title='abruzzo_017'><img width="124" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_017-124x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_017" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4898' title='abruzzo_018'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_018-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_018" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4899' title='abruzzo_019-a'><img width="150" height="134" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_019-a-150x134.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_019-a" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4900' title='abruzzo_019'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_019-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_019" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4901' title='abruzzo_020'><img width="150" height="88" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_020-150x88.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_020" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4902' title='abruzzo_021'><img width="150" height="85" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_021-150x85.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_021" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4805' title='abruzzo_022'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_022-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_022" /></a>
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<p><span style="color: #000000;">Si parte di domenica, all’alba. La prima meta raggiunta è Ascoli. È la città dalle cento torri in cui fa da padrone il travertino di tante gradazioni diverse. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il primo insediamento da queste parti risale al neolitico. Amatissima da André Gide e da Guido Piovene. Mario Tozzi ha scritto che “non c’è altro posto in tutta Italia dove sia possibile percepire la piazza come luogo sociale e, nello stesso tempo, architettonico come la piazza del Popolo”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A dire il vero la primissima meta è una trattoria. Generoso anche il food street con i cartoccetti di olive ascolane e arrosticini. Anna ha individuato una trattoria proprio in centro, il Cigno. Siamo in cinque con Enza, Dino e mia moglie Egle. Scelta felicissima. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Poi visita alla città. Partiamo da piazza Arringo, col battistero di San Giovanni e un lato minore chiuso dal duomo, la cattedrale intitolata a sant’Emidio con la sua cripta. Palazzo dell’Arengo è sede della pinacoteca civica. Questo è probabilmente il luogo dell’antico foro ed è altrettanto probabile che la cattedrale insista sulle fondamenta della basilica romana. </span><br />
<span style="color: #000000;"> L’altro fulcro del centro urbano è la rinascimentale piazza del Popolo col palazzo dei Capitani del Popolo e la chiesa di San Francesco. Ma il più gettonato è lo storico Caffè Meletti, in elegante stile liberty. L’apertura risale al 18 maggio 1907 ad opera di Silvio Meletti, un produttore di liquori. </span><br />
<span style="color: #000000;"> È il luogo dell’anisetta con la mosca, un liquore a base di anice con i chicchi di caffè. Qui non mancavano mai, durante le loro visite, Hemingway, Sartre, Simone de Beauvoir. Sandro Pertini amava molto l’anisetta e Trilussa confessa che molti suoi sonetti sono nati dalla leggera ebbrezza dell’anice distillato secondo la segretissima ricetta elaborata dal fondatore.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In un angolo una signora esibisce l’arte del tombolo. Sorride al fotografo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In piazza Ventidio Basso visitiamo la chiesa dei santi Vincenzo e Anastasio dal portale gotico e dalla facciata divisa in 64 riquadri un tempo decorati. Prima di partire una capatina al vicino ponte romano di Solestà, di costruzione augustea (dunque 2mila anni!) che unisce le due parti della città attraversate dal canyon scavato dal Tronto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Notte vicino ad Ascoli, in località Folignano.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: large;"><b>13 SETTEMBRE</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><b>ATRI </b></span>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4806' title='abruzzo_023'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_023-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_023" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4807' title='abruzzo_024'><img width="150" height="120" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_024-150x120.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_024" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4808' title='abruzzo_025'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_025-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_025" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4809' title='abruzzo_026'><img width="131" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_026-131x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_026" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4810' title='abruzzo_027'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_027-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_027" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4811' title='abruzzo_028'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_028-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_028" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4812' title='abruzzo_029'><img width="150" height="78" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_029-150x78.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_029" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4813' title='abruzzo_030'><img width="150" height="143" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_030-150x143.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_030" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4814' title='abruzzo_031'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_031-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_031" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4815' title='abruzzo_032'><img width="82" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_032-82x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_032" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4816' title='abruzzo_034'><img width="150" height="120" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_034-150x120.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_034" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4817' title='abruzzo_035'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_035-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_035" /></a>
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<p><span style="color: #000000;">Direzione l’Aquila. </span><br />
<span style="color: #000000;"> E fermata ad Atri, animata dalle bancarelle del mercatino (un mercatone, a dire il vero) settimanale. Siamo in provincia di Teramo, a quasi 500 metri di altezza sul mare. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Atri ha 3mila anni di vita. Deriva il suo nome forse da <i>Hatranus</i>, una divinità che collega la città alla cultura di popolazioni illiriche che qualcuno vuole l’abbiano fondata. Comunque è certo che qui già dal IX secolo a. C. erano insediati gli Oschi e i Sabini, cioè popoli di ceppo sannitico. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il corso centrale è dedicato all’imperatore Adriano, che ha un suo busto. Dalla città prese, lui spagnolo, il nome.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il fulcro centrale è la (con)cattedrale di santa Maria Assunta, costruita a partire dal 1260. La facciata presenta grandi portale e rosone. In una nicchia la Madonna con Bambino, opera degli scultori Raimondo del Poggio e Rainaldo d’Atri, molto attivi in zona.</span><br />
<span style="color: #000000;"> L’Assunta presenta più cicli di affreschi e immagini talora mutile, realizzati tra Trecento e Quattrocento. Opera di più maestri: Giacomo d’Atri, il Maestro di Offida, e soprattutto Andrea de Litio (1420-1495), forse il più famoso dei pittori abruzzesi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Andrea ha lasciato nel coro il proprio capolavoro, le storie della vita di Maria e Cristo dipinte tra 1480 e 1481. È il più grande ciclo di affreschi dell’Abruzzo. Con scene inedite o quasi, come Maria che impara a tessere e a ricamare. Sulla volta le virtù teologali e negli spicchi i quattro evangelisti e i quattro dottori della Chiesa. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma Atri è anche il paradiso della liquirizia. La produzione è forse di origini romane. Divenne un cespite di guadagno per i frati domenicani qui insediati fino al 1809. Non se ne produsse più fino alla ripresa legata, nel 1836, al nome del cavalier De Rosa che riavviò la lavorazione proprio nei locali dei domenicani dove si trova tuttora. Un’altra fabbrica fu aperta da Aurelio Menozzi negli anni Cinquanta fino alla fusione dei due stabilimenti. Oggi fuori del negozio Menozzi- De Rosa, proprio di lato alla cattedrale, assaggi per tutti. Liquorini derivati compresi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Impossibile resistere.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b><span style="font-size: medium;">ROCCASCALEGNA</span> </b>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4818' title='abruzzo_036'><img width="84" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_036-84x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_036" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4819' title='abruzzo_037'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_037-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_037" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4820' title='abruzzo_038'><img width="99" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_038-99x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_038" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4821' title='abruzzo_039'><img width="150" height="103" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_039-150x103.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_039" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4822' title='abruzzo_040'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_040-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_040" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4823' title='abruzzo_041'><img width="150" height="114" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_041-150x114.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_041" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4824' title='abruzzo_042'><img width="150" height="108" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_042-150x108.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_042" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/abruzzo/abruzzo_043/' title='abruzzo_043'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_043-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_043" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/abruzzo/abruzzo_044/' title='abruzzo_044'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_044-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_044" /></a>
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<p><span style="color: #000000;">Un centinaio di chilometri lungo l’Adriatico e poi un tuffo all’interno per il castello ardito di Roccascalegna. La costruzione si protende nel vuoto. Sembra abbarbicata a un promontorio e sfidare i secoli.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Siamo a poco più di 400 metri di altezza sul mare, nell’ampia vallata del Sangro. Per la precisione la valle del Riosecco che del Sangro è un affluente di sinistra.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sul borgo aleggia la leggenda di un marito che, non volendo subire l’atroce imposizione dello <i>ius primae noctis</i>, uccise il castellano, membro di una delle famiglie che detenne il possesso del mastio, i Corvo / De Corvis. Il suo fantasma si aggira ancora tra il borgo e il ripido sentiero che conduce al castello. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Lungo la via tortuosa che reca al castello ogni angolo riserva un quadretto dipinto. Sotto la terrazza di una piccola birreria artigianale… non si può sostare per sbirciare tra le gonne delle ragazze. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Saliamo con qualche fatica, non prima di uno scrupoloso controllo dei green pass. In un angolo, una romantica targa inneggia al poeta ignoto. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Comunque luogo che attira cineasti e documentaristi. Matteo Garrone girò qui alcune scene del suo <i>Il racconto dei racconti</i>, tratto dalla raccolta di fiabe di Giambattista Basile. </span><br />
<span style="color: #000000;"> La prima costruzione è longobarda, prima torre di avvistamento, poi rocca difensiva vera e propria. Ebbe abbandoni e riprese. Con diversi restauri e ristrutturazioni. Nel 1985 gli ultimi feudatari, i Croce Nanni lo donarono al comune. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ospita un (incongruo) museo delle torture con la riproduzione di un incredibile lanciafiamme bizantino. Si avvaleva del famoso fuoco greco che non poteva essere spento dall’acqua. </span><br />
<span style="color: #000000;"> In questo periodo nel castello si tiene la mostra di uno scultore qui nato e poi artefice di una prestigiosa carriera a Roma, Pietro De Laurentiis (13 marzo 1920-17 ottobre 1991).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il pannello in bronzo della sede INPS di Treviso è opera sua.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In serata, stanchi morti, arrivo all’Aquila e alloggio all’hotel che reca il nome della città. Ci rendiamo conto che quello che si dice (si vuole dire) sulla ricostruzione mancata della città non risponde al vero.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: large;"><b>14 SETTEMBRE</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Apro la finestra della mia camera e il muro davanti presenta crepe. E tiranti e sostegni in ferro. Lo capiremo presto: l’Aquila sta rinascendo e i capitali per la ricostruzione ci sono. Si preferisce andare lentamente per fare le cose bene e nel rispetto di quella che era la città prima del disastroso sisma del 2009.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">È il giorno di Bominaco e di quella che viene definita la Cappella Sistina d’Abruzzo. La definizione fa torcere il naso (giustamente, certi accostamenti lasciano il tempo che trovano) alla nostra guida, la storica dell’arte Patrizia Andreocci.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><b>SULMONA </b></span>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4825' title='abruzzo_049'><img width="150" height="79" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_049-150x79.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_049" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4826' title='abruzzo_050'><img width="150" height="134" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_050-150x134.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_050" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4827' title='abruzzo_051'><img width="150" height="74" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_051-150x74.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_051" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4829' title='abruzzo_053'><img width="150" height="121" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_053-150x121.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_053" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4830' title='abruzzo_054'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_054-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_054" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4831' title='abruzzo_055'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_055-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_055" /></a>
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<p><span style="color: #000000;">Pomeriggio a Sulmona. La città ha dato i natali al grande poeta latino Publio Ovidio Nasone. Fu <i>oppidum</i> dei Peligni e divenne municipio romano nel 43 a. C. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Sulmona vuol dire confetti. Qui Mario Pelino (l’azienda è ancora della famiglia) fondò il primo opificio nel 1783. Nell’attuale sede i confetti vengono fabbricati al primo piano con un ciclo di lavorazione rimasto identico nei secoli. Le mandorle, prevalentemente di Avola, vengono introdotte in piccole betoniere, le cosiddette bassine. Lavoro assolutamente sorvegliato a vista dagli operatori che provvedono a spargere sulle mandorle lo sciroppo di zucchero di vari colori.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non solo bianco, dunque. E quante cose si possono fare coi confetti accostati tra loro nei modi più impensabili. Soprattutto fiori. Al primo piano è ospitato anche il reparto di confezionamento, soprattutto bomboniere di ogni tipo possibile e immaginabile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ai piani superiori un museo storico con gli antichi macchinari e qualche chicca. C’è una confezione di quei particolari confettini chiamati cannellini appartenuta a Giacomo Leopardi che di questo dolcetto era particolarmente ghiotto. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Poi passeggiata per il centro della città e visita alla cattedrale di San Panfilo, costruita a partire dal 1075. Nei secoli ha subito molte trasformazioni anche per i danni dei vari terremoti, soprattutto quello del 1706, in seguito al quale fu riedificata con forme barocche. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Poco più avanti, seguendo il principalissimo corso Ovidio, il complesso della Santissima Annunziata, un ospedale (cioè un centro di ospitalità, non un nosocomio) per pellegrini fondato nel 1320.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In fondo a corso Ovidio ci aspettano il Palazzo Pretorio (risalente al 1490 e sede del Capitano di Città) e l’acquedotto medievale. È la grande piazza Garibaldi che si estende su due piani, il più alto che fa da terrazza affacciata sul sottostante.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Qui, ogni Pasqua (ma quest’anno non si è fatto nulla per il covid) va in scena una sacra rappresentazione, la Madonna che scappa, curata da secoli dalla Confraternita di santa Maria di Loreto. Dalla chiesa di san Filippo, su uno dei lati della piazza, esce (portata a spalla dai membri della Confraternita in cappa verde) Maria in lutto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La chiamano gli apostoli Pietro e Giovanni che recano la lieta novella della resurrezione. I due bussano più volte, ma solo alla terza la madre del risorto esce. Maria avanza lentamente verso il centro della piazza, è ancora incredula e sconvolta dal dolore. In lontananza si profila Gesù. La gioia invade la madre che gli corre incontro. La corsa è sempre più veloce. Cade il mantello nero del lutto, emerge il vestito verde della speranza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Siamo di fronte ad un rito antichissimo e di trasparente significato simbolico, forse di origini precristiane. Il buio inverno lascia il posto alla verdeggiante primavera. Viene liberato un volo di colombi e scoppiano i mortaretti che spaventano e mettono in fuga i fantasmi della brutta stagione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dopo cena, passeggiata per le vie dell’Aquila. Una birra e una chiacchierata. È una città bellissima, animata da una infinità di giovani. Si capisce che è culturalmente ricca. Sta rinascendo. Sta risorgendo. Ma le ferite sono ancora evidenti. Davanti al nostro albergo c’è la grande Camera di Commercio, ancora “inchiodata” e “imbavagliata”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma esibisce, sopra i teloni che la coprono, le fotografie della speranza. Un prete unisce in matrimonio una giovane coppia. Due mani si stringono. Due volti in silhouette si scambiano un bacio.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: large;"><b>15 SETTEMBRE</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><b>L’AQUILA </b></span>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4832' title='abruzzo_056'><img width="113" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_056-113x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_056" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4833' title='abruzzo_057'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_057-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_057" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4834' title='abruzzo_058'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_058-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_058" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4835' title='abruzzo_059'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_059-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_059" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4836' title='abruzzo_060'><img width="150" height="134" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_060-150x134.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_060" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4837' title='abruzzo_061'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_061-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_061" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4838' title='abruzzo_062'><img width="150" height="102" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_062-150x102.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_062" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4839' title='abruzzo_063'><img width="150" height="113" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_063-150x113.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_063" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4840' title='abruzzo_064'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_064-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_064" /></a>
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<p><span style="color: #000000;">È il giorno della visita alla città. Tante cose interessanti con due bellezze assolute nel pomeriggio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dobbiamo abituare la mente e l’occhio. È una cultura particolarissima perché qui, a causa dei ricorrenti terremoti, si sono stratificati e mescolati Medioevo, Rinascimento e Barocco. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Una città libro, da sfogliare con estrema attenzione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Cominciamo con il cinquecentesco Forte spagnolo nel quarto di Santa Maria a nord del centro storico. Una struttura a pianta quadrata con quattro bastioni agli angoli, su progetto di Pedro Luis Escrivà, l’architetto valenciano che viaggiava al servizio di Carlo V d’Asburgo. È chiuso per lavori dopo i danni del sisma.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Poi la chiesa di San Silvestro, tra gotico e romanico, tipica dell’architettura sacra abruzzese con la facciata quadrata. Fu edificata nel XIV secolo dagli abitanti di Collebrincioni sui resti di un preesistente edificio sacro. Dopo il terremoto del 1703 venne ricostruita con forme barocche. Posta tra il quarto di Santa Maria e il quarto di San Pietro, presenta un impianto di tipo basilicale, tra i primi realizzati all’Aquila.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ammiriamo nell’abside del presbiterio gli affreschi del cosiddetto Maestro di Beffi, il pittore e miniatore, forse di origini senesi, che fu attivo in Abruzzo tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo. Trae il nome dal trittico di Beffi che si trova nel museo nazionale d’Abruzzo all’Aquila.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La chiesa di santa Maria Paganica è certo la più la più provata dal terremoto. Attorno le fervono i lavori. Qui i muri sono corpi lacerati da ferite profonde. Che non sono ancora cicatrice. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nella basilica intitolata a san Bernardino da Siena (1380-1444) sono conservate, in una cappella / mausoleo, inserita nella navata di destra, le spoglie mortali del santo. Qui infatti, già molto malato, morì mentre, su invito del vescovo Amico Agnifili, cercava di riappacificare le fazioni della città in lotta tra loro. La bara, vuole la leggenda agiografica, gocciolò sangue fino a quando non fu fatta pace.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La chiesa, costruita tra il 1454 e il 1472, è citatissima in letteratura. Ne scrissero Carlo Emilio Gadda,Augustus Hare e Keppel Richard Craven. E qui è ambientato un romanzo di Donald Bain che ha per protagonista Jessica Fletcher, cioè <i>La signora in giallo</i>. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Attira l’attenzione il barocco organo maggiore, ma toglie letteralmente il fiato la grande pala d’altare di Andrea della Robbia (a destra, appena si entra) che racconta la resurrezione di Gesù.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel pomeriggio ci spalanca le braccia la fontana delle 99 cannelle o della Rivera. Ricorda i 99 &#8220;castelli&#8221; da cui sarebbe venuta la primitiva popolazione. Borgo a tradizione artigiana, il più antico della città.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Qui apprendiamo che, in quel “pastiche” che è l’etimologia del nome della città (non sarà estranea l’aquila imperiale di Corrado IV), le acque giocano un ruolo preciso. L’<i>acquilis</i>, la principale sorgente del luogo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Infine la strepitosa basilica di Santa Maria di Collemaggio che ci folgora, come un fondale scenico, oltre un grande prato verde. Fu fondata da Pietro da Morrone, il futuro Celestino V, e costruita a partire dal 1287. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il simbolo della città, la sua immagine nel mondo. Pietro Angeleri vi fu incoronato papa, con il nome di Celestino V, il 29 agosto 1294. Nello stesso anno, Celestino emanò una bolla, con la quale concesse indulgenza plenaria e universale a tutta l’umanità. È la Perdonanza che ottiene chiunque attraversi la porta santa (sul lato sinistro) tra le sere del 28 e del 29 agosto di ogni anno. Solo 6 anni dopo Bonifacio VIII, cogliendo anche sul piano politico la potenza di questa idea, avrebbe istituito il Giubileo, l’anno santo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Lacerti (importanti) di affreschi. Mi porto nella anima l’immagine di un volto di donna (la Vergine Maria? Una pia donna?) superstite, su una colonna, di un affresco molto più grande. Quel brandello di colore sul biancore fulgido della pietra mi pare di una bellezza assoluta che annulla il tempo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Pietro / Celestino ha qui il suo mausoleo. Viene citato sempre come il papa <i>che fece per viltade il gran rifiuto</i> (Dante, <i>Divina Commedia,</i> Inferno 3, 60). Io sono abbastanza convinto che Dante alluda ad un altro personaggio. Ma questa è un’altra storia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Passeggiata serale tra i vicoli del centro. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ecco le Cancelle, le botteghe che furono trasportate dalla piazza del Duomo e ricostruite nella stessa forma e con le stesse pietre qualche metro più in là nel 1920, dietro l’attuale palazzo delle poste.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: large;"><b>16 SETTEMBRE</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><b>SANTA MARIA IN VAL PORCLANETA </b></span>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4851' title='abruzzo_075'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_075-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_075" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4852' title='abruzzo_076'><img width="150" height="75" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_076-150x75.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_076" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4853' title='abruzzo_077'><img width="92" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_077-92x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_077" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4854' title='abruzzo_078'><img width="150" height="145" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_078-150x145.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_078" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4855' title='abruzzo_079'><img width="150" height="106" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_079-150x106.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_079" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4856' title='abruzzo_080'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_080-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_080" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4857' title='abruzzo_081'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_081-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_081" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4858' title='abruzzo_082'><img width="150" height="135" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_082-150x135.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_082" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4859' title='abruzzo_083'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_083-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_083" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4860' title='abruzzo_084'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_084-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_084" /></a>
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<p><span style="color: #000000;">Ancora un miracolo di bellezza (e una strada che è meno di una mulattiera, affrontata con fierezza dal nostro buon Gerardo al volante), santa Maria in val Porclaneta. Una settantina di chilometri dall’Aquila, in una delle vallate che circondano il monte Velino, nel nulla.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Una meraviglia della cultura benedettina che conserva intatto il suo arredo, soprattutto l’iconostasi, di straordinarie ricchezza e complessità. Il cuore del medioevo. È formata da due lastre in pietra, probabilmente eseguite da artisti diversi, sormontate da quattro colonnine che sorreggono un architrave in legno. Al centro una costruzione che rievoca palazzi esotici. </span><br />
<span style="color: #000000;"> L’ambone è semplicemente meraviglioso. Poggia su colonnine e ogni capitello reca un volto o un disegno misteriosi. Sulla scala che porta al pulpito, due artisti (firmano il loro lavoro in una iscrizione, Roberto e Nicodemo) hanno scolpito la storia di Giona. Dato in pasto ad un mostro marino e da questo poi rigettato sulla spiaggia. Ho pensato che un illustratore di fumetti non avrebbe saputo dire in modo più efficace e con miglior ritmo compositivo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Su una colonna a fianco, un ET. Un extraterrestre in val Porclaneta, mi chiedo. In diretta giro la domanda ad un amico ufologo di Treviso (che è anche medico). Forse un poveretto affetto da morbo di Basedow, è la lapidaria risposta.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b><span style="font-size: medium;">ALBA FUCENS</span> </b>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4861' title='abruzzo_085'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_085-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_085" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4862' title='abruzzo_086'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_086-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_086" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4863' title='abruzzo_087'><img width="109" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_087-109x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_087" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4864' title='abruzzo_088'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_088-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_088" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4865' title='abruzzo_089'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_089-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_089" /></a>
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<p><span style="color: #000000;">Altro panorama (e altra cultura) nella vicina Alba Fucens che fu colonia romana nel 303 a. C.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Siamo sempre ai piedi del monte Velino. Solo (molto) parzialmente riportata alla luce, presenta due grandi strade, lastricate e parallele, su cui si affacciano botteghe, magazzini, recinti per il bestiame e le terme. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ecco il thermopolium, cioè il bar. Quasi pronto per essere rimesso in funzione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Una delle due vie (il decumano che incrocia il cardo proprio all’inizio della parte riportata alla luce) oggi si chiama via del Miliario perché vi si trova il cippo del km 0 come diremmo noi oggi. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Intatto e imponente il grande anfiteatro con uno dei lati lunghi (e relative tribune) scavato nella montagna.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: medium;"><b>CELANO </b></span>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4866' title='abruzzo_090'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_090-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_090" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4867' title='abruzzo_091'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_091-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_091" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4868' title='abruzzo_092'><img width="150" height="82" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_092-150x82.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_092" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4869' title='abruzzo_093'><img width="150" height="104" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_093-150x104.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_093" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4870' title='abruzzo_094'><img width="76" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_094-76x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_094" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/abruzzo/dig-4/' title='dig'><img width="150" height="67" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_0952-150x67.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="dig" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4872' title='abruzzo_096'><img width="132" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_096-132x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_096" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4873' title='abruzzo_097'><img width="125" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_097-125x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_097" /></a>
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<p><span style="color: #000000;">L’aggettivo <i>fucens</i> ci ricorda che siamo vicini al grande lago prosciugato del Fucino.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E proprio lì, nel cuore della piana del Fucino, ci rechiamo a visitare il castello Piccolomini di Celano costruito a partire dal 1392 dal conte Pietro Berardi. Antonio Todeschini-Piccolomini, nipote di papa Pio II, completò l’opera nel 1463. Prima struttura difensiva, poi anche palazzo residenziale.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Dagli spalti si gode un panorama immenso su tutta la piana. Che sarebbe il terzo lago d’Italia. L’opera di prosciugamento fu iniziata già in epoca romana e portata a compimento da Alessandro Torlonia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il castello è sede del museo d’arte sacra della Marsica e della collezione Torlonia delle antichità emerse dal fondo del lago prosciugato. Piccolo ma imperdibile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il museo, al secondo piano, si articola in 12 stanze. Davvero importanti le sculture lignee e le ante lignee del XII secolo provenienti dalla chiesa di santa Maria in Cellis di Carsoli e dalla chiesa di san Pietro in Alba Fucens. </span><br />
<span style="color: #000000;"> E poi la splendente <i>Vergine</i> del grande Andrea De Litio, già incontrato ad Atri.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tra i bassorilievi in pietra noto uno stilizzato san Michele arcangelo e un animale fantastico, una sirena, di profondo fascino. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Tra le statue lignee un viandante, San Giacomo come indicano libro e vincastro.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: large;"><b>17 SETTEMBRE</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b><span style="font-size: medium;">SANTA MARIA DI RONZANO</span> </b>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4874' title='abruzzo_098'><img width="150" height="105" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_098-150x105.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_098" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4875' title='abruzzo_099'><img width="150" height="87" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_099-150x87.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_099" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4876' title='abruzzo_100'><img width="150" height="110" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_100-150x110.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_100" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4877' title='abruzzo_101'><img width="150" height="77" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_101-150x77.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_101" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4878' title='abruzzo_102'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_102-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_102" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4879' title='abruzzo_103'><img width="122" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_103-122x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_103" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4880' title='abruzzo_104'><img width="150" height="66" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_104-150x66.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="abruzzo_104" /></a>
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<p><span style="color: #000000;">Sulla via del ritorno e in provincia di Teramo, il romanico del complesso abbaziale benedettino di Santa Maria di Ronzano, ai piedi del Gran Sasso. È la cosiddetta valle delle abbazie. Qui vicino scorre un grintoso torrentello, il Mavone, affluente di destra del Vomano. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Strana chiesa, senza absidi evidenti all’esterno, ma ricavate internamente nello spessore del muro. </span><br />
<span style="color: #000000;"> È proprio il catino absidale con i suoi affreschi ad attirare attenzione e ammirazione. La datazione dei dipinti oscilla tra 1181 e 1281. L’interpretazione dell’iscrizione alla base della calotta absidale lascia spazio a dubbi. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nella calotta è rappresentato Cristo benedicente all’interno di una mandorla, attorniato da quattro angeli in volo. Poi a scendere i dodici apostoli e l’annunciazione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Quindi l’infanzia di Gesù: l’incontro di Maria ed Elisabetta, la natività, l’adorazione dei Magi (purtroppo scomparsa), Maria in trono con Gesù in braccio. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Campeggia la tenerissima fuga in Egitto, con Giuseppe che reca un fagotto e si gira a guardare Maria e Gesù. Maria imita il gesto di Gesù e indica l’andare. Giuseppe ha le fattezze e l’abbigliamento dell’ebreo errante. Non ha l’aureola perché è un ebreo e infatti nel fagotto reca il libro della torah.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Truculenta e drammatica la strage degli innocenti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nella fascia più bassa una coinvolgente <i>passio</i>, dal bacio di Giuda alla deposizione.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b><span style="font-size: medium;">IL MISTERO, L’INEDITO</span><br />
</b>Questo Abruzzo segreto e sconosciuto è splendido. Si impianta nel cuore. Lo abbiamo scoperto grazie ad una storica dell’arte che ha il gusto dell’inedito, della scoperta personale delle bellezze nascoste tra le pieghe del territorio, Patrizia Andreocci. Patrizia affabula, avvolge, scherza (grande autoironia) con la sua stessa prolissità. In realtà ogni parola è un tassello di conoscenza. Immerge nella materia del dire.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><b>GRAZIE</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Devo dire grazie a lei, ad una straordinaria compagna di viaggio come Egle, mia moglie. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Grazie alla Fondazione Feder Piazza Onlus, che organizza questi viaggi / scoperta. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Grazie al suo presidente Nevio Saracco, a Lino Bianchin. a Giorgio Forlin. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Grazie per le sue spiegazioni a Patrizia Andreocci. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Grazie per l’organizzazione alla Real World Tour.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">E naturalmente grazie a tutti i miei compagni di viaggio:</span><br />
<span style="color: #000000;"> MariaRosa e Nevio,</span><br />
<span style="color: #000000;"> Eugenia e Mauro,</span><br />
<span style="color: #000000;"> Lucia e Gigi,</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mara e Pietro (Piereto è un fraterno amico da sempre, dai tempi delle elementari),</span><br />
<span style="color: #000000;"> Maria Teresa e Angelo,</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ada e Damir,</span><br />
<span style="color: #000000;"> Daniela e Sandro, </span><br />
<span style="color: #000000;"> Enza e Dino,</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anna e Piero,</span><br />
<span style="color: #000000;"> Angela e Giuseppina,</span><br />
<span style="color: #000000;"> Carla,</span><br />
<span style="color: #000000;"> Francesca,</span><br />
<span style="color: #000000;"> Maria Grazia, </span><br />
<span style="color: #000000;"> Maria Serena,</span><br />
<span style="color: #000000;"> Clara, Giuseppina, </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nelly, Franco e Matteo,</span><br />
<span style="color: #000000;"> Eugenia,</span><br />
<span style="color: #000000;"> Oliva,</span><br />
<span style="color: #000000;"> Liana,</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anna,</span><br />
<span style="color: #000000;"> Maria Irene.</span></p>
<table border="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_105.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-4881" alt="abruzzo_105" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2021/09/Abruzzo_105-1024x547.jpg" width="614" height="328" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Tutti nel cuore, con affetto e gratitudine.</b></span></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fabruzzo%2F&amp;linkname=ABRUZZO%20MISTERIOSO" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fabruzzo%2F&amp;linkname=ABRUZZO%20MISTERIOSO" title="WhatsApp" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fabruzzo%2F&amp;linkname=ABRUZZO%20MISTERIOSO" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_button_telegram" href="https://www.addtoany.com/add_to/telegram?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fabruzzo%2F&amp;linkname=ABRUZZO%20MISTERIOSO" title="Telegram" rel="nofollow" target="_blank"></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.giandomenicomazzocato.it%2Fabruzzo%2F&amp;title=ABRUZZO%20MISTERIOSO" id="wpa2a_10"></a></p>]]></content:encoded>
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		<title>IL PAESE COL CIELO AI LATI, VERSO IL VALLO DI ADRIANO</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Aug 2019 20:04:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di Viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il paese col cielo ai lati. L’espressione, suggestiva e narrante insieme, è di Maurizio Patti, la nostra favolosa, coltissima guida nel viaggio compiuto in Inghilterra, a cura della Fondazione Feder Piazza che si è appoggiata all’eccellente Real World Tours. Sbarcati a Londra e risaliti verso nord, meta il Vallo di Adriano che quasi duemila anni fa segnava il confine del mondo romano. Il confine della civiltà. Avevamo davanti la favolosa Holy Insland, rovine e croci celtiche. Finestra sul tempo. Col castello normanno a picco sul mare. E la bassa marea, naturalmente. Perché quando l’acqua sale qui non si accede. Un’isola tidale, come si dice. Un po’ come in Bretagna, la favolosa Mont Saint Michel. Barche e pescherecci sospesi in questa mezza acqua e in attesa di riprendere il largo. La laguna che confina col mare aperto. Alle spalle la brughiera punteggiata di pecore in cui qualcuno ha recintato un piccolo spazio e ha fatto fiorire ortensie dai mille colori. La policromia dalle infinite sfumature nel verde slavato. Penso al campo di tulipani di Van Gogh. La landa sinuosa, a onde, che sfuma nella nebbia mattutina e lontana. Lo sguardo gira attorno, tra i merli del castello. “Paese col cielo ai lati” funziona. Enigmatico, misterioso, orfico. Sì, suggestiona e suggerisce. Ho raccontato, come faccio ormai da tempo, il mio viaggio in presa diretta su facebook. Un post dietro l’altro. È una formula di successo. Mi hanno seguito centinaia di follower. Il loro grazie mi ha ripagato. Ma devo dire che uno che fa il mio mestiere, scrive, descrive e racconta per gioia. Per il piacere continuo di stare sul pezzo e comunicare. È dolce e rasserenante sapere che qualcuno guarda e vede  attraverso i tuoi occhi. Per uno scrittore è vita. E dunque riprendo quelle brevi didascalie (esattamente come mi sono venute, maiuscole evidenziatrici comprese) che ho postato in continuazione. Amplio con qualche notizia appuntata dalle parole della guida o reperita in rete. Grazie dell’attenzione a tutti. 2 AGOSTO / CAMBRIDGE Comincia l’avventura. Con gli amici della fondazione Feder Piazza. Cambridge sede della celebre università. Cambridge si trova sul fiume Cam (chiaramente, Ponte sul Cam), nella parte orientale dell’Inghilterra, ed è sede della prestigiosa università di Cambridge, fondata nel 1209. Tra i college universitari ecco il King’s College, famoso per il coro e l’imponente cappella gotica, il Trinity College, fondato da Enrico VIII, e il St. John’s College con la Great Gate risalente al XVI secolo. I musei dell’università hanno sezioni dedicate ad archeologia e antropologia, esplorazioni polari, scienza e zoologia. Sul ponte matematico. Il fiume Cam. The Mathematical Bridge è una passerella di legno che collega due ali del Queens’ College. Il suo nome ufficiale è semplicemente Ponte di legno. Deve il termine “matematico” alla disposizione dei legni, una serie di tangenti che descrivono l’arco del ponte, con elementi radiali per legare insieme le tangenti e triangolare la struttura, rendendola rigida e autoportante. A zonzo per Cambridge. L’orologio cronofago, cioè mangiatore del tempo. Il Corpus Clock, inserito dal Time tra le migliori invenzioni del 2008. Progettato da John Taylor e costato due milioni di dollari, l’orologio è stato presentato ufficialmente al pubblico il 19 settembre 2008 da Stephen Hawking. È in oro a 24 carati ed è dotato di dispositivi LED. Il meccanismo è azionato da un motore elettrico che ha un’autonomia di 250 anni. È sormontato da una gigantesca cavalletta metallica che muove le zampette fagocitando il tempo. Qui lavorò Alan Mathison Turing (1912-1954) uno dei più grandi matematici del XX secolo, famoso per aver decrittato la macchina / cifrario tedesca Enigma. E qui lavorò lo scozzese Henry Cavendish (1731-1810), uno dei fondatori della fisica moderna. PROSECCO E RISOTTO in centro a Cambridge. La cappella del King’s college, con le sue meravigliose vetrate cinquecentesche. Il King’s fu fondato nel 1441 dal re Enrico VI. Il progetto originale era abbastanza modesto, ma nel 1445 fu deciso che sarebbe diventato un esempio magnifico di patronato reale. Al college vennero garantiti molti privilegi feudali, supportati da generose donazioni del re. La cappella del college, esempio di architettura tardogotica, fu costruita in tre fasi in circa 100 anni. Gran parte della pietra della costruzione proviene dall’abbazia di Ramsey (Cambridgeshire). Uno dei capimastri fu John Wastell. La cappella presenta la volta a ventaglio più grande del mondo, finestre con vetrate e L’adorazione dei Magi di Pieter Paul Rubens (…che quasi scompare davanti all’imponenza delle vetrate). &#8230; E il magnifico coro ligneo I Biddles, imperturbabili custodi. Navigare sul Cam. Il melo sotto cui meditava Isac Newton e che gli fece scoprire la gravità. Dicono. In realtà pare un alberello piantato ieri. O l’altro ieri. Al mercato. Notte sul canale Brayford di Lincoln, adibito a porticciolo. Lincoln è capoluogo della contea inglese del Lincolnshire. Il territorio è stato teatro, nel medioevo, di importanti battaglie. I Romani conquistarono questa parte della Britannia nel 48 d.C. Costruirono una fortezza per le legioni su una collina che domina il lago. Lo specchio d’acqua nasce dall’ampliamento del fiume Witham (l’attuale Brayford Pool) all’estremità settentrionale della strada romana Fosse Way. Il nome celtico di Lindon fu successivamente latinizzato in Lindum. 3 AGOSTO / LINCOLN / YORK / DURHAM Il giorno delle cattedrali. Questo è il fiammeggiante gotico della cattedrale di Lincoln. La cattedrale di Lincoln (Cathedral Church of the Blessed Virgin Mary of Lincoln o, abbreviato, St. Mary’s Cathedral) è sede della diocesi anglicana di Lincoln. La sua torre centrale, 82 metri, resta fra le più alte d’Europa tra quelle prive di guglia. Tipico esempio di gotico inglese: policromia dei marmi, decorazione delle volte, orizzontalità della struttura. Presenta due transetti di diverse dimensioni e un duplice coro, il coro di Sant’Ugo e il coro degli Angeli. Il coro degli Angeli prende luce da rosoni polilobati e profili delle arcate ricchi di modanature. I due “occhi” della Cattedrale, i due rosoni del transetto, il rosone del Vescovo e il rosone del Decano. Il grandioso coro degli Angeli. Il castello, il mercato, le case a graticcio. Ma cosa vuol dire MAGNA CARTA (qui nel castello conservata in copia)? A York, la splendida città murata, la Eburacum dei Romani. York è il nome dato dai vichinghi. E la sua straordinaria cattedrale, la seconda di oggi. Alla confluenza di Ouse e Foss, dà nome alla contea dello Yorkshire e ne è capoluogo. Fu fondata da Quinto Petilio Ceriale, intorno al 71 d.C. con il nome di Eboracum o Eburacum. Ebbe importanza militare, strategica e commerciale. Dal V secolo York subì le scorrerie che il Vallo di Adriano non poté più bloccare. Con la fine del periodo romano, la città fu abbandonata e distrutta dai Sassoni. Poi vennero gli Juti e gli Angli che fondarono, intorno al 500, il regno di Northumbria. Nel 627 re Edwin si convertì al cristianesimo grazie alla sua seconda moglie, santa Etelburga del Kent.La cattedrale di York, dedicata a san Pietro, è uno degli edifici gotici più grandi del Nord Europa. Fu avamposto per l’evangelizzazione dell’Inghilterra. È a una navata che culmina nella più grande vetrata medievale al mondo (finita nel 1408). Notabili la sala capitolare e il coro gotico. Prima cattolica poi anglicana. Incredibile vetrata a otto luci del frontone. Due orologi. Il primo per ricordare i caduti della seconda guerra mondiale. Il secondo con Gog e Magog, i due mitici giganti fondatori dell’Inghilterra. La più grande vetrata del mondo, grande come un campo da tennis. 117 riquadri eseguiti tra il 1407 e il 1408 dal maestro John Thorton con la Creazione, Storie dell’antico e del nuovo Testamento, in particolare Storie dell’Apocalisse. Le tombe con statue policrome. Durham, cioè collina (o fortezza secondo un’altra etimologia) ci porta quasi alle porte della Scozia. Qualcuno sostiene che vuol dire mucca nera con riferimento a santo Cuthbert (è qui la tomba). Dopo la sua morte, fu trasportato in questo posto da monaci che seguirono una mucca scura. La cattedrale è la più antica delle tre viste oggi. Insigne esempio del cosiddetto romanico normanno, fu costruita a partire dal 1097. Durham, a sud di Newcastle, conta quasi 50mila abitanti. Nota per la cattedrale normanna e il castello dell’XI secolo, entrambi patrimonio dell’umanità. Il castello è sede dell’università. La cattedrale contiene le reliquie di san Cuthbert. Qui si trovano anche la testa di sant’Osvaldo di Northumbria ed i resti di san Beda il Venerabile. È possibile salire i 325 gradini del campanile (66 metri). Città godereccia e trasgressiva.  Molti giovani dediti allo sballo. Fumano e sniffano. Seduti nel coro dove stiamo per ascoltare il vespro (Evening Prayer) cantato dalla corale della cattedrale. Emozione esclusiva e assoluta. Un privilegio riservato a pochi. Il più antico chiostro sopravvissuto alla Riforma. La Pietà lignea sopravvissuta miracolosamente all’incendio del 1984. Dolorosa e dolorante. Il legno di faggio fessurato racconta il dolore e le ferite. Cristo nel corpo, Maria nell’anima. Scelta coraggiosa e suggestiva. La madre non tiene il figlio sulle ginocchia ma lo contempla a terra morto. Vetrate antiche. Ma questa è un’Ultima cena moderna, vista in modo inedito dall’alto. La trovo, diciamo, non bellissima. 4 AGOSTO / NEWCASTLE / ALNWICK NEWCASTLE L’auditorium progettato da Norman Foster (2006). Il Gateshead Millennium Bridge, il ponte pedonale che si apre al passaggio dei natanti sul Tyne. Dominata dalla croce celtica scolpita con mille disegni diversi, ecco la favolosa Holy Island (Santa Isola), la Mont Saint Michel del Nothumberland. La si raggiunge su una stradina che ogni 6 ore viene coperta dalla marea. Qui approdò nel 635 il monaco irlandese Aidan e la evangelizzò. Suggestive le rovine dell’abbazia con il cimitero attorno. Nella vicina Lindisfarne, il castello normanno che domina la costa. Una dimensione dello spirito, un luogo di libertà. Un’isola tidale (da tide, marea), cioè collegata al continente da un tombolo, che periodicamente è ricoperto dall’alta marea. Lindisfarne fu comunità di pescatori ma ebbe attività agricola e una produzione di calce. Famosi i sandwich di granchio. L’Evangeliario di Lindisfarne è tra i tesori della Britannia. L’8 giugno 793 un’incursione vichinga, la prima di cui si abbia notizia, sconvolse l’isola. I monaci fuggirono e nel 1000 il vescovado fu trasferito a Durham. Il priorato fu ristabilito nel periodo normanno (fondazione benedettina). Fu soppresso nel 1536 da Enrico VIII. Pomeriggio ad Alnwick. Splendida cittadina. Il punto di attrazione è il castello costruito dal 1096 dal barone Yves de Vescy. Secondo castello, per grandezza, abitato d’Inghilterra. Location di tanti film. Da Elisabetta I ai primi due della saga di Harry Potter (il castello di Hogwarts). I magnifici giardini del castello, i giochi d’acqua. Un fiore tra i mille, la alstroemeria. Costruito dal 1096 da Yves de Vescy, barone di Alnwick, fu restaurato nel primo Trecento da Percy di Alnwick. L’attuale duchessa di Northumberland, Jane, ha fondato l’Alnwick Garden, attorno ad una fontana a cascata. Nel 2004 è stata aggiunta una serra di circa 560 metri quadrati, la più grande al mondo. Ospita il Poison garden un giardino con le piante più tossiche del pianeta. Negli spazi del castello gara delle scope come da copione, torneo cavalleresco in riva al fiume Aln, tiro con l’arco. Per la cronaca le scope sono un gadget che va ruba. 2 pounds e 45. Qualche adulto (!) si poneva il problema di come farla stare in valigia. Alnwick, belle vie, negozietti meravigliosi. SOTTO GLI OCCHI DELLA REGINA VITTORIA A zonzo per Newcastle (e Grey Street). Al ritorno incontro con Matteo e Daniele, Asolo e Cornuda, a Newcastle per studiare inglese. Simpaticissimi. 5 AGOSTO / CORBRIDGE / CHESTER / VALLO DI ADRIANO / VINDOLANDA / BIRDOSWALD Verso il Vallo di Adriano, Corbridge. 80 d.C., il granaio e la base di partenza del Vallo. La Corstopitum o Coriosopitum dei Romani. Localmente chiamata Coria, era la città più a nord dell’impero Romano, all’incrocio tra Stanegate e Dere Street. La prima fortificazione fu costruita attorno all’85 d.C. su un insediamento precedente, nelle vicinanze della Beaufront Red House. A metà del II secolo divenne città murata, presidiata fino alla fine dell’occupazione romana. Tra i reperti il Corbridge Lion in pietra e l’armatura Corbridge. Il forte romano di Chester. Qui passava il muro. I principia, cioè il quartier generale. Gli alloggiamenti e le terme vicino al Tyne. Ora pascolano pecore e corrono cavalli. La gallese Caer è capoluogo della contea di Cheshire. Situata sulla destra del Dee, è la Deva (Castra Devana) dei Romani che la fondarono nel I secolo d. C. Fu quartier generale della legio XX Valeria Victrix fino al 380 d.C. Nei Roman Gardens sono esposti i reperti del forte romano e dell’anfiteatro edificato a partire dall’80 d.C., il più grande venuto alla luce in Gran Bretagna. Minerva, Esculapio, Eracle in due sculture del Clayton museo. E tante ruote di macine. Sempre con Graham e con Maurizio. Il nostro autista e la nostra guida. Oggi percorriamo il Vallo di Adriano da est a ovest. Poderosa costruzione del II secolo (iniziò nel 122 d. C. ad opera del governatore Aulo Platorio Nepote) voluta dall’imperatore Adriano per marcare il confine tra Britannia e Caledonia, la Scozia cioè. Patrimonio dell’umanità dal 1987, si snoda per 117 km, 80 miglia romane. Vi lavorarono per 10 anni i soldati delle tre legioni di stanza che impiegarono pietra squadrata. Largo 3 metri e alto dai 5 ai 6 metri. Qui siamo ad Housesteadt. Le latrine, tra le meglio conservate. Il praetorium. Gli horrea cioè i granai. Il nostro favoloso gruppo della Fondazione Feder Piazza sul Vallo. Sto camminando sul Vallo. E si snoda sulle colline. Il tratto di muro col sicomoro dove è stata girata una scena del Robin Hood, versione Kevin Costner. Vindolanda, il villaggio e il forte. Il luogo delle tavolette lignee (2mila, quasi tutte al museo nazionale di Londra) che documentano la vita quotidiana dal I secolo. Ci illustra tutto Marta, una archeologa italiana che lavora qui. Incredibili le scarpe emerse dagli scavi. Numerosissime e perfettamente conservate. E poi lo zaino, lo zaino&#8230; ARTÙ E SAN PATRIZIO Birdoswald, ultima tappa sul Vallo prima di Carslile. Il forte romano e uno degli ultimi tratti del Muro. Qui è documentata la vita dopo il 410 (sacco di Roma ad opera di Alarico), quando Roma lasciò la Britannia. Il regno di Artù. Ultima immagine per i forni. E non solo Artù. Si dice che da queste parti sia nato san Patrizio. Banna (il forte romano di Birdoswald) fu castrum, tra il forte di Camboglanna (Castlesteads) a ovest e di Magnis (Carvoran) a est. Una strada romana (oggi Maiden Way) lo collegava a Fanum Cocidi (vicino a Bewcastle). Nei pressi dell’odierna Birdoswald, Banna era in cima ad uno sperone. Trae infatti nome da una voce celtica che vuol dire promontorio. È l’unico forte del Vallo per il quale sia certo l’uso anche nel periodo successivo al dominio romano. 6 AGOSTO / GRASMERE / WINDERMERE / MANCHESTER Nord ovest, Lake District. Grasmere, cimitero di St Oswald dove è sepolto William Wordsworth (1770-1850), il poeta che ha segnato la nascita del Romanticismo inglese. Il fiume Rothay. Grasmere è al centro del Lake District. Prende il nome dal vicino lago. Il poeta William Wordsworth, che qui visse quattordici anni, dice “la più splendida località che uomo abbia mai trovato”. Fino al 1974 era parte della contea di Westmorland, ma oggi è contea di Cumbria. QUALCUNO MI AIUTA A ESSERE PIÙ ESATTO? In un locale dove ci siamo rifugiati per la pioggia, ecco una incredibile Crandall Universal n. 3. Se cito bene a memoria macchina USA, 1890 circa. E infatti un follower mi ha aiutato: il marchio Crandall è stato registrato nel 1881. La produzione era a Groton, New York. Il modello della foto deriva dalla serie del 1885. Definita New Model, fu distribuita in Europa l’anno successivo da un agente ad Amsterdam. Il modello Universal Crandall No. 3 è stata prodotta dal 1893 ed incorpora gli stessi principi della New Model ma la tastiera, per la prima volta, appare a 3 linee dritte con layout QWERTY. Le precedenti erano su due linee e curve. In seguito, nel modello No4, viene introdotto il nastro a due colori. GRAZIE MAURI. La specialità di Grasmere, i dolcetti Gingerbread la cui segretissima ricetta è conservata in un forziere. Neanche la Coca Cola. Onestamente? Sanno troppo di cannella. Buoni, ma troppi stufano. GRASMERE, CHIESA DI ST OSWALD Le splendide vetrate di ispirazione preraffaellita. WINDERMERE LAKE, Bowness bay. Tra poco è crociera. OH, SAN MARTINO&#8230; La chiesa di Windermere è dedicata al mio amatissimo san Martino. IL MONDO DI BEATRIX POTTER Qui è vissuta una delle scrittrici più amate dai bambini, Beatrix Potter (1866-1943), la creatrice di Peter Rabbit (Peter Coniglio) e di molti altri personaggi. Indimenticabile MISS POTTER (2006), film interpretato da Renée Zellweger e ispirato alla sua vicenda umana. Beatrix ebbe la passione per natura e pittura fin dall’infanzia. Il successo dei suoi libri e l’eredità di una zia le consentirono di comprare il terreno di Hill Top Farm a Near Sawrey, un villaggio nel Lake District, e numerose fattorie per preservare il paesaggio collinare. Lasciò tutto in eredità al National Trust. I terreni sono oggi zona protetta del Lake District National Park. La crociera sul Windermere lake, con le sue isolette. MANCHESTER BY NIGHT. Visione apocalittica in Lower Mosley Street. 7 AGOSTO / CHATSWORT / LIVERPOOL Verso Chatswort, largo giro per evitare la diga di Whaley Bridge in situazione di allerta. La brughiera nebbiosa e battuta del vento. Il passo del Gatto e del Violino. Mi viene in mente il film Rob Roy con un grande Liam Neeson. E anche Brave Heart di Mel Gibson. CHATSWORT dove, tra gli anni Sessanta e Settanta del 1500, fu ospite, prigioniera anzi, Maria Stuarda. Splendido ma irritante la situazione che viene a crearsi. Al limite dell’imbarazzo e perfino dello sgarbo. La Fondazione Feder Piazza si organizza con trasmettitori per consentire alla guida di illustrare senza disturbo alcuno per gli altri. Ce ne è stato vietato l’uso. Ma senza darci alternative. Le audioguide in italiano non ci sono. Didascalie sotto i quadri inesistenti. Schede a disposizione in alcune sale non in italiano. Pessimi Inglesi. Bile nera. Chissà cosa ci siamo persi. Costruito a partire dal XVI secolo da Bess di Hardwick, contessa di Shrewsbury, Chatsworth è la dimora dei duchi di Devonshire, i Cavendish. Sulla sinistra del fiume Derwent e all’interno del Peak District National Park. Nel 1687 l’architetto William Talman ha ricostruito il castello in stile barocco e ne ha fatto la più importante dimora di campagna dell’Inghilterra. Affreschi dell’italiano Antonio Verrio, autore anche della Incredulità di San Tommaso (1692 / 1693) nella Privy Chapel. Nel diciottesimo secolo, il parco è stato ridisegnato in stile neoclassico da Capability Brown, architetto paesaggista e decorata dall’architetto James Paine. Le opere d’arte ospitate sono molto mal proposte, in una occupazione assurda degli spazi disponibili. Molto meglio sarebbe una esposizione a rotazione. Foto obbligatoria per le “cattive” (fanno solo il loro lavoro, ma siamo in attesa di spiegazioni da chi sta sopra di loro. Dissennata politica). Spazi espositivi sfruttati oltre ogni possibile fruibilità. Ipocrisia inglese. Come ti invitano a non sederti. Antonio Canova con uno splendido Endimione per riappacificare l’anima. Si può incontrare un dandy nei magnifici giardini realizzati da un genio del settore come Lancelot Capability Brown (1716-1783) tra giochi d’acqua e atmosfere degne dell’Arcadia. In inglese landscape è anche verbo, “creare paesaggio”. Il cane è riproposto in mille modi a Chatswort. Questa è la grande scultura in alluminio realizzata da Ben Long (2019). E dopo il dandy, la damina che per noi apre il vezzoso ombrellino. VERSO LIVERPOOL, ancora il passo del Gatto e del Violino. LIVERPOOL, I DOCKS sul Mersey. E naturalmente la Tate Gallery costituita dai lasciti del magnate dello zucchero Harry Tate, morto nel 1896. DOCKS, foto coi Beatles, lucchetti all’infinito, le Tre Grazie (i tre edifici tra i quali spicca il Royal Liver Building assieme al Liver Bird e al Cunard Building) il simbolo della Tate&#8230; Eccoci coi 4 eterni. La Cavern, il locale in cui i Beatles si sono esibiti per la prima volta nella loro città. LIVERPOOL, la cattedrale anglicana su progetto giovanile di Giles Gilbert Scott che morì nel 1960 a opera non ancora conclusa. Lunga 157 metri, ha la torre al centro. Poi la cattedrale cattolica dedicata a Cristo Re. Il primo progetto era di Edwin Lutienz ma poi i lavori furono presi in mano da Gibbert. Tutta tonda, con un grande spazio esterno per le celebrazioni all’aperto e il campanile a vela sovrastante la facciata. Le è stato appiccicato il nomignolo di tenda irlandese con allusione alla comunità irlandese che si è concentrata a Liverpool e ne ha voluto la costruzione. Manchester, Albert Square. Il monumento al principe Alberto, il creatore della prima fiera commerciale e industriale nel 1851. Ero straniero e mi avete accolto, piazza della chiesa di Sant’Anna. L’ape, simbolo di Manchester, la città operosa. The Old Wellington, il pub per definizione. La cattedrale dedicata ai santi Giorgio, Dionigi e Maria e costruita dal 1421. La misteriosa pietra dell’Angelo che risale all’Ottocento. Il coro, sculture di animali fantastici&#8230; e la misericordia, gli aiuti per i monaci costretti a pregare in piedi. Sulla misericordia, strategicamente piazzata sotto i sedili “istituzionali”, poggiavano gli augusti deretani. Il museo del calcio, forse il più importante del mondo. Il motto è IL CALCIO È ARTE. E vendere rossetti&#8230; MANCHESTER ART GALLERY. I famosi uomini grissino di L. S. Lowry (1887-1976) finalmente goduti dal vivo. Che afflato, che narrazione piena di verve. Occhio acuto, ironico. E disincantato. Nella stessa sala un affabulatore come Adolphe Valette (1876-1942). Old cab at all Saints. Che suggestione, quanta malinconica bellezza. Ultima sera a Manchester. 8 AGOSTO / SALTAIRE A Leeds ci aspetta nel pomeriggio il volo per Londra. Mattinata a Saltaire, un villaggio vittoriano sul fiume Aire (area metropolitana di Bradford, West Yorkshire). Fondato da Titus Salt nel 1853, è patrimonio dell’umanità. Salt creò per le maestranze della sua filanda e per le loro famiglie un villaggio a misura d’uomo, sulle esigenze dei lavoratori. Acqua corrente e bagni. Il villaggio ebbe un suo ospedale, una biblioteca, una sala per concerti, una sala da biliardo e una palestra. Ora la filanda è stata riciclata in centro commerciale. Tanti splendidi negozi. Il regno di David Hockney, uno dei più grandi pittori del Novecento, qui, Bradford, nato nel 1937. Il plastico della filanda, le macchine per tessere, la pompa per spegnere il fuoco, la sedia del dentista. David Hockney, Arriva la primavera. Opere realizzate spesso “comodamente a letto” con l’iPad. Titus Salt dava alle sue maestranze molti privilegi. Ma li irreggimentava nei canoni di una religione protestante di tipo congregazionalista. Poca libertà. Una buona bevuta era proibita e i negozi di alcolici (rarissimi) erano off license, cioè si poteva acquistare ma si doveva consumare altrove. Insomma il pub come luogo di aggregazione era esorcizzato come l’inferno. Tra i negozi nella vecchia filanda il paradiso di pittori e disegnatori. OBBLIGATORIO, alla fine. Egle ed io con la nostra ineffabile, coltissima, geniale guida Maurizio Patti. Chiudo questo viaggio favoloso in qualche modo vicino al genio. Ecco il grande David Hockney, l’artista che non si è mai fermato, che ha sempre sperimentato. E ci regala luce, gioia, pensiero. E fantasia e sogno. GRAZIE Grazie ai miei splendidi compagni di viaggio. Tutti hanno fatto star bene Egle e me. Tutti mi hanno arricchito. Luciana e Giorgio, Mariarosa e Nevio, Lino, Giorgio, Marise, Maria Teresa e Angelo, Marina e Walter, Maria Serena, Rosella e Roberto, Piero, Clara, Giuseppina, Antonio. Grazie a Maurizio, la guida. … e grazie alla donna della mia vita, Egle.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Il paese col cielo ai lati.</span><br />
<span style="color: #000000;"> L’espressione, suggestiva e narrante insieme, è di Maurizio Patti, la nostra favolosa, coltissima guida nel viaggio compiuto in Inghilterra, a cura della Fondazione Feder Piazza che si è appoggiata all’eccellente Real World Tours.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sbarcati a Londra e risaliti verso nord, meta il Vallo di Adriano che quasi duemila anni fa segnava il confine del mondo romano. Il confine della civiltà.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Avevamo davanti la favolosa Holy Insland, rovine e croci celtiche. Finestra sul tempo. Col castello normanno a picco sul mare. E la bassa marea, naturalmente. Perché quando l’acqua sale qui non si accede. Un’isola tidale, come si dice.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Un po’ come in Bretagna, la favolosa Mont Saint Michel.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Barche e pescherecci sospesi in questa mezza acqua e in attesa di riprendere il largo. La laguna che confina col mare aperto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Alle spalle la brughiera punteggiata di pecore in cui qualcuno ha recintato un piccolo spazio e ha fatto fiorire ortensie dai mille colori. La policromia dalle infinite sfumature nel verde slavato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Penso al campo di tulipani di Van Gogh.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La landa sinuosa, a onde, che sfuma nella nebbia mattutina e lontana. Lo sguardo gira attorno, tra i merli del castello. “Paese col cielo ai lati” funziona. Enigmatico, misterioso, orfico. Sì, suggestiona e suggerisce.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Ho raccontato, come faccio ormai da tempo, il mio viaggio in presa diretta su facebook.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Un post dietro l’altro. È una formula di successo. Mi hanno seguito centinaia di follower. Il loro grazie mi ha ripagato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma devo dire che uno che fa il mio mestiere, scrive, descrive e racconta per gioia. Per il piacere continuo di stare sul pezzo e comunicare. È dolce e rasserenante sapere che qualcuno guarda e vede  attraverso i tuoi occhi. Per uno scrittore è vita.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E dunque riprendo quelle brevi didascalie (esattamente come mi sono venute, maiuscole evidenziatrici comprese) che ho postato in continuazione. Amplio con qualche notizia appuntata dalle parole della guida o reperita in rete.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Grazie dell’attenzione a tutti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>2 AGOSTO / CAMBRIDGE</b></span><br />
<span style="color: #000000;"> <b>Comincia l’avventura. Con gli amici della fondazione Feder Piazza. Cambridge sede della celebre università.<br />
</b>Cambridge si trova sul fiume Cam (chiaramente, Ponte sul Cam), nella parte orientale dell’Inghilterra, ed è sede della prestigiosa università di Cambridge, fondata nel 1209. Tra i college universitari ecco il King’s College, famoso per il coro e l’imponente cappella gotica, il Trinity College, fondato da Enrico VIII, e il St. John’s College con la Great Gate risalente al XVI secolo. I musei dell’università hanno sezioni dedicate ad archeologia e antropologia, esplorazioni polari, scienza e zoologia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <b>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4307' title='0001'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0001-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0001" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4308' title='0002'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0002-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0002" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Sul ponte matematico. Il fiume Cam</b>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> The Mathematical Bridge è una passerella di legno che collega due ali del Queens’ College. Il suo nome ufficiale è semplicemente Ponte di legno. Deve il termine “matematico” alla disposizione dei legni, una serie di tangenti che descrivono l’arco del ponte, con elementi radiali per legare insieme le tangenti e triangolare la struttura, rendendola rigida e autoportante.<br />
<b></b></span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0003.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="size-medium wp-image-4310  alt= aligncenter" alt="" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0003-300x200.jpg" width="300" height="200" /></span></a></span></div>
<p><span style="color: #000000;"><b>A zonzo per Cambridge</b>. L’orologio cronofago, cioè mangiatore del tempo. Il Corpus Clock, inserito dal Time tra le migliori invenzioni del 2008. Progettato da John Taylor e costato due milioni di dollari, l’orologio è stato presentato ufficialmente al pubblico il 19 settembre 2008 da Stephen Hawking. È in oro a 24 carati ed è dotato di dispositivi LED. Il meccanismo è azionato da un motore elettrico che ha un’autonomia di 250 anni. È sormontato da una gigantesca cavalletta metallica che muove le zampette fagocitando il tempo. Qui lavorò Alan Mathison Turing (1912-1954) uno dei più grandi matematici del XX secolo, famoso per aver decrittato la macchina / cifrario tedesca Enigma. E qui lavorò lo scozzese Henry Cavendish (1731-1810), uno dei fondatori della fisica moderna.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <b>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4311' title='0004'><img width="94" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0004-94x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0004" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4312' title='0005'><img width="147" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0005-147x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0005" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4313' title='0006'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0006-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0006" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>PROSECCO E RISOTTO in centro a Cambridge.</b></span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0007.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4314" alt="0007" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0007-300x242.jpg" width="300" height="242" /></span></a></span></div>
<p><span style="color: #000000;"><b>La cappella del King’s college, con le sue meravigliose vetrate cinquecentesche.<br />
</b>Il King’s fu fondato nel 1441 dal re Enrico VI. Il progetto originale era abbastanza modesto, ma nel 1445 fu deciso che sarebbe diventato un esempio magnifico di patronato reale. Al college vennero garantiti molti privilegi feudali, supportati da generose donazioni del re. La cappella del college, esempio di architettura tardogotica, fu costruita in tre fasi in circa 100 anni. Gran parte della pietra della costruzione proviene dall’abbazia di Ramsey (Cambridgeshire). Uno dei capimastri fu John Wastell. La cappella presenta la volta a ventaglio più grande del mondo, finestre con vetrate e <b><i>L’adorazione dei Magi</i></b> di Pieter Paul Rubens (…che quasi scompare davanti all’imponenza delle vetrate).</span><br />
<span style="color: #000000;"> <b>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4315' title='0008'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0008-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0008" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4316' title='0009'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0009-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0009" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4317' title='0010'><img width="150" height="122" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0010-150x122.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0010" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>&#8230; E il magnifico coro ligneo</b></span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0011.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4318" alt="0011" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0011-300x200.jpg" width="300" height="200" /></span></a></span></div>
<p><span style="color: #000000;"><b>I Biddles, imperturbabili custodi. Navigare sul Cam. Il melo sotto cui meditava Isac Newton e che gli fece scoprire la gravità. Dicono. In realtà pare un alberello piantato ieri. O l’altro ieri.<br />

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4319' title='0012'><img width="150" height="99" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0012-150x99.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0012" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4320' title='0013'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0013-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0013" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4321' title='0014'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0014-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0014" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4322' title='0015'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0015-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0015" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Al mercato.<br />

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4329' title='0022'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0022-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0022" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4330' title='0023'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0023-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0023" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4331' title='0024'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0024-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0024" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Notte sul canale Brayford di Lincoln, adibito a porticciolo</b>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Lincoln è capoluogo della contea inglese del Lincolnshire. Il territorio è stato teatro, nel medioevo, di importanti battaglie. I Romani conquistarono questa parte della Britannia nel 48 d.C. Costruirono una fortezza per le legioni su una collina che domina il lago. Lo specchio d’acqua nasce dall’ampliamento del fiume Witham (l’attuale Brayford Pool) all’estremità settentrionale della strada romana Fosse Way. Il nome celtico di Lindon fu successivamente latinizzato in Lindum.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <b><br />
</b></span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0016.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4323" alt="0016" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0016-300x225.jpg" width="300" height="225" /></span></a></span></div>
<p><span style="color: #000000;"><b>3 AGOSTO / LINCOLN / YORK / DURHAM<br />
</b><b>Il giorno delle cattedrali. Questo è il fiammeggiante gotico della cattedrale di Lincoln</b>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La cattedrale di Lincoln (Cathedral Church of the Blessed Virgin Mary of Lincoln o, abbreviato, St. Mary’s Cathedral) è sede della diocesi anglicana di Lincoln. La sua torre centrale, 82 metri, resta fra le più alte d’Europa tra quelle prive di guglia. Tipico esempio di gotico inglese: policromia dei marmi, decorazione delle volte, orizzontalità della struttura. Presenta due transetti di diverse dimensioni e un duplice coro, il coro di Sant’Ugo e il coro degli Angeli. Il coro degli Angeli prende luce da rosoni polilobati e profili delle arcate ricchi di modanature.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <b>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4324' title='0017'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0017-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0017" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4325' title='0018'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0018-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0018" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>I due “occhi” della Cattedrale, i due rosoni del transetto, il rosone del Vescovo e il rosone del Decano.
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4326' title='0019'><img width="150" height="98" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0019-150x98.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0019" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4327' title='0020'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0020-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0020" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Il grandioso coro degli Angeli.<br />

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4328' title='0021'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0021-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0021" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4329' title='0022'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0022-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0022" /></a>
<br />
</b></span><br />
<span style="color: #000000;"> <b>Il castello, il mercato, le case a graticcio.</b></span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0025.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4332" alt="0025" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0025-300x200.jpg" width="300" height="200" /></span></a></span></div>
<p><span style="color: #000000;"><b>Ma cosa vuol dire MAGNA CARTA (qui nel castello conservata in copia)?</b></span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0026.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4333" alt="0026" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0026-235x300.jpg" width="235" height="300" /></span></a></span></div>
<p><span style="color: #000000;"><b>A York, la splendida città murata, la Eburacum dei Romani. York è il nome dato dai vichinghi. E la sua straordinaria cattedrale, la seconda di oggi.<br />
</b>Alla confluenza di Ouse e Foss, dà nome alla contea dello Yorkshire e ne è capoluogo. Fu fondata da Quinto Petilio Ceriale, intorno al 71 d.C. con il nome di Eboracum o Eburacum. Ebbe importanza militare, strategica e commerciale. Dal V secolo York subì le scorrerie che il Vallo di Adriano non poté più bloccare. Con la fine del periodo romano, la città fu abbandonata e distrutta dai Sassoni. Poi vennero gli Juti e gli Angli che fondarono, intorno al 500, il regno di Northumbria. Nel 627 re Edwin si convertì al cristianesimo grazie alla sua seconda moglie, santa Etelburga del Kent.La cattedrale di York, dedicata a san Pietro, è uno degli edifici gotici più grandi del Nord Europa. Fu avamposto per l’evangelizzazione dell’Inghilterra. È a una navata che culmina nella più grande vetrata medievale al mondo (finita nel 1408). Notabili la sala capitolare e il coro gotico.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <b>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4334' title='0027'><img width="150" height="104" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0027-150x104.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0027" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4335' title='0028'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0028-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0028" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Prima cattolica poi anglicana. Incredibile vetrata a otto luci del frontone.</b></span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0029.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4336" alt="0029" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0029-242x300.jpg" width="242" height="300" /></span></a></span></div>
<p><span style="color: #000000;"><b>Due orologi. Il primo per ricordare i caduti della seconda guerra mondiale. Il secondo con Gog e Magog, i due mitici giganti fondatori dell’Inghilterra.<br />

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4337' title='030'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/030-e1566682232279-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="030" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4338' title='031'><img width="107" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/031-107x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="031" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>La più grande vetrata del mondo, grande come un campo da tennis. 117 riquadri eseguiti tra il 1407 e il 1408 dal maestro John Thorton con la Creazione, Storie dell’antico e del nuovo Testamento, in particolare Storie dell’Apocalisse. Le tombe con statue policrome.<br />

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4339' title='0032'><img width="119" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0032-119x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0032" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4340' title='0033'><img width="131" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0033-131x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0033" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4341' title='0034'><img width="136" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0034-136x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0034" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4342' title='0035'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0035-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0035" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Durham, cioè collina (o fortezza secondo un’altra etimologia) ci porta quasi alle porte della Scozia. Qualcuno sostiene che vuol dire mucca nera con riferimento a santo Cuthbert (è qui la tomba). Dopo la sua morte, fu trasportato in questo posto da monaci che seguirono una mucca scura. La cattedrale è la più antica delle tre viste oggi. Insigne esempio del cosiddetto romanico normanno, fu costruita a partire dal 1097.<br />
</b>Durham, a sud di Newcastle, conta quasi 50mila abitanti. Nota per la cattedrale normanna e il castello dell’XI secolo, entrambi patrimonio dell’umanità. Il castello è sede dell’università. La cattedrale contiene le reliquie di san Cuthbert. Qui si trovano anche la testa di sant’Osvaldo di Northumbria ed i resti di san Beda il Venerabile. È possibile salire i 325 gradini del campanile (66 metri). Città godereccia e trasgressiva.  Molti giovani dediti allo sballo. Fumano e sniffano.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <b>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4343' title='0036'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0036-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0036" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4344' title='0037'><img width="150" height="86" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0037-150x86.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0037" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4345' title='0038'><img width="115" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0038-115x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0038" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4346' title='0039'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0039-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0039" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Seduti nel coro dove stiamo per ascoltare il vespro (Evening Prayer) cantato dalla corale della cattedrale. Emozione esclusiva e assoluta. Un privilegio riservato a pochi</b>.</span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"> <a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0040.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4347" alt="0040" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0040-300x225.jpg" width="300" height="225" /></span></a></span></div>
<p><strong><span style="color: #000000;">Il più antico chiostro sopravvissuto alla Riforma.</span></strong></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"> <a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0041.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4348" alt="0041" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0041-300x200.jpg" width="300" height="200" /></span></a></span></div>
<p><strong><span style="color: #000000;">La Pietà lignea sopravvissuta miracolosamente all’incendio del 1984. Dolorosa e dolorante. Il legno di faggio fessurato racconta il dolore e le ferite. Cristo nel corpo, Maria nell’anima. Scelta coraggiosa e suggestiva. La madre non tiene il figlio sulle ginocchia ma lo contempla a terra morto.</span></strong></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0042.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4349" alt="0042" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0042-200x300.jpg" width="200" height="300" /></span></a></span></div>
<p><strong><span style="color: #000000;">Vetrate antiche. Ma questa è un’<i>Ultima cena</i> moderna, vista in modo inedito dall’alto. La trovo, diciamo, non bellissima.</span></strong></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0043.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4350" alt="0043" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0043-201x300.jpg" width="201" height="300" /></span></a></span></div>
<p><span style="color: #000000;"><b>4 AGOSTO / NEWCASTLE / ALNWICK</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>NEWCASTLE L’auditorium progettato da Norman Foster (2006). Il Gateshead Millennium Bridge, il ponte pedonale che si apre al passaggio dei natanti sul Tyne</b>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <b>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4351' title='0044'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0044-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0044" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4352' title='0045'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0045-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0045" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4353' title='0046'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0046-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0046" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Dominata dalla croce celtica scolpita con mille disegni diversi, ecco la favolosa Holy Island (Santa Isola), la Mont Saint Michel del Nothumberland. La si raggiunge su una stradina che ogni 6 ore viene coperta dalla marea. Qui approdò nel 635 il monaco irlandese Aidan e la evangelizzò. Suggestive le rovine dell’abbazia con il cimitero attorno. Nella vicina Lindisfarne, il castello normanno che domina la costa. Una dimensione dello spirito, un luogo di libertà</b>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Un’isola tidale (da tide, marea), cioè collegata al continente da un tombolo, che periodicamente è ricoperto dall’alta marea. Lindisfarne fu comunità di pescatori ma ebbe attività agricola e una produzione di calce. Famosi i sandwich di granchio. L’Evangeliario di Lindisfarne è tra i tesori della Britannia. L’8 giugno 793 un’incursione vichinga, la prima di cui si abbia notizia, sconvolse l’isola. I monaci fuggirono e nel 1000 il vescovado fu trasferito a Durham. Il priorato fu ristabilito nel periodo normanno (fondazione benedettina). Fu soppresso nel 1536 da Enrico VIII.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <b>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4354' title='0047'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0047-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0047" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4355' title='0048'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0048-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0048" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4356' title='0049'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0049-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0049" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4357' title='0050'><img width="150" height="90" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0050-150x90.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0050" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4358' title='0051'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0051-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0051" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4359' title='0052'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0052-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0052" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Pomeriggio ad Alnwick. Splendida cittadina. Il punto di attrazione è il castello costruito dal 1096 dal barone Yves de Vescy. Secondo castello, per grandezza, abitato d’Inghilterra. Location di tanti film. Da Elisabetta I ai primi due della saga di Harry Potter (il castello di Hogwarts). I magnifici giardini del castello, i giochi d’acqua. Un fiore tra i mille, la alstroemeria.<br />
</b>Costruito dal 1096 da Yves de Vescy, barone di Alnwick, fu restaurato nel primo Trecento da Percy di Alnwick. L’attuale duchessa di Northumberland, Jane, ha fondato l’Alnwick Garden, attorno ad una fontana a cascata. Nel 2004 è stata aggiunta una serra di circa 560 metri quadrati, la più grande al mondo. Ospita il Poison garden un giardino con le piante più tossiche del pianeta.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <b>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4360' title='0053'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0053-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0053" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4361' title='0054'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0054-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0054" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4362' title='0055'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0055-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0055" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4363' title='0056'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0056-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0056" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4364' title='0057'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0057-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0057" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Negli spazi del castello gara delle scope come da copione, torneo cavalleresco in riva al fiume Aln, tiro con l’arco. Per la cronaca le scope sono un gadget che va ruba. 2 pounds e 45. Qualche adulto (!) si poneva il problema di come farla stare in valigia.<br />

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4365' title='0058'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0058-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0058" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4366' title='0059'><img width="150" height="116" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0059-150x116.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0059" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4367' title='0060'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0060-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0060" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Alnwick, belle vie, negozietti meravigliosi.<br />

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4368' title='0061'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0061-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0061" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4369' title='0062'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0062-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0062" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4370' title='0063'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0063-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0063" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4371' title='0064'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0064-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0064" /></a>
</p>
<p></b></span><br />
<span style="color: #000000;"> <b>SOTTO GLI OCCHI DELLA REGINA VITTORIA<br />
A zonzo per Newcastle (e Grey Street). Al ritorno incontro con Matteo e Daniele, Asolo e Cornuda, a Newcastle per studiare inglese. Simpaticissimi.<br />

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4372' title='0065'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0065-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0065" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4373' title='0066'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0066-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0066" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4374' title='0067'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0067-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0067" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>5 AGOSTO / CORBRIDGE / CHESTER / VALLO DI ADRIANO / VINDOLANDA / BIRDOSWALD</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Verso il Vallo di Adriano, Corbridge. 80 d.C., il granaio e la base di partenza del Vallo</b>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La Corstopitum o Coriosopitum dei Romani. Localmente chiamata Coria, era la città più a nord dell’impero Romano, all’incrocio tra Stanegate e Dere Street. La prima fortificazione fu costruita attorno all’85 d.C. su un insediamento precedente, nelle vicinanze della Beaufront Red House. A metà del II secolo divenne città murata, presidiata fino alla fine dell’occupazione romana. Tra i reperti il Corbridge Lion in pietra e l’armatura Corbridge.<br />
</span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><b><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0068.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4375" alt="0068" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0068-300x200.jpg" width="300" height="200" /></span></a></b></span></div>
<p><strong><span style="color: #000000;">Il forte romano di Chester. Qui passava il muro. I principia, cioè il quartier generale. Gli alloggiamenti e le terme vicino al Tyne. Ora pascolano pecore e corrono cavalli.</span></strong><br />
<span style="color: #000000;"> La gallese Caer è capoluogo della contea di Cheshire. Situata sulla destra del Dee, è la Deva (Castra Devana) dei Romani che la fondarono nel I secolo d. C. Fu quartier generale della legio XX Valeria Victrix fino al 380 d.C. Nei Roman Gardens sono esposti i reperti del forte romano e dell’anfiteatro edificato a partire dall’80 d.C., il più grande venuto alla luce in Gran Bretagna.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <b>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4376' title='0069'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0069-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0069" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4377' title='0070'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0070-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0070" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4378' title='071'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/071-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="071" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Minerva, Esculapio, Eracle in due sculture del Clayton museo. E tante ruote di macine.<br />

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4379' title='0072'><img width="150" height="104" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0072-150x104.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0072" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4380' title='0073'><img width="150" height="140" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0073-150x140.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0073" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Sempre con Graham e con Maurizio. Il nostro autista e la nostra guida.</b></span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0074.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4381" alt="0074" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0074-300x200.jpg" width="300" height="200" /></span></a></span></div>
<p><span style="color: #000000;"><b>Oggi percorriamo il Vallo di Adriano da est a ovest. Poderosa costruzione del II secolo (iniziò nel 122 d. C. ad opera del governatore Aulo Platorio Nepote) voluta dall’imperatore Adriano per marcare il confine tra Britannia e Caledonia, la Scozia cioè. Patrimonio dell’umanità dal 1987, si snoda per 117 km, 80 miglia romane. Vi lavorarono per 10 anni i soldati delle tre legioni di stanza che impiegarono pietra squadrata. Largo 3 metri e alto dai 5 ai 6 metri. Qui siamo ad Housesteadt. Le latrine, tra le meglio conservate. Il praetorium. Gli horrea cioè i granai.<br />

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4382' title='0075'><img width="150" height="115" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0075-150x115.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0075" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4383' title='0076'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0076-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0076" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4384' title='0077'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0077-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0077" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4385' title='0078'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0078-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0078" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4386' title='0079'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0079-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0079" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4387' title='0080'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0080-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0080" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Il nostro favoloso gruppo della Fondazione Feder Piazza sul Vallo.<br />

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4388' title='0081'><img width="150" height="88" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0081-150x88.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0081" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4389' title='0082'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0082-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0082" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Sto camminando sul Vallo. E si snoda sulle colline.</b></span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0083.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4390" alt="0083" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0083-200x300.jpg" width="200" height="300" /></span></a></span></div>
<p><span style="color: #000000;"><b>Il tratto di muro col sicomoro dove è stata girata una scena del Robin Hood, versione Kevin Costner.</b></span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0084.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4391" alt="0084" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0084-300x128.jpg" width="300" height="128" /></span></a></span></div>
<p><strong><span style="color: #000000;">Vindolanda, il villaggio e il forte. Il luogo delle tavolette lignee (2mila, quasi tutte al museo nazionale di Londra) che documentano la vita quotidiana dal I secolo. Ci illustra tutto Marta, una archeologa italiana che lavora qui. Incredibili le scarpe emerse dagli scavi. Numerosissime e perfettamente conservate. E poi lo zaino, lo zaino&#8230;</span></strong><br />
<span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/il-paese-col-cielo-ai-lati-verso-il-vallo-di-adriano/attachment/0083/' title='0083'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0083-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0083" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4392' title='0085'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0085-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0085" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4393' title='0086'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0086-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0086" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4394' title='0087'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0087-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0087" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4395' title='0088'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0088-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0088" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4396' title='0089'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0089-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0089" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4397' title='0090'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0090-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0090" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4398' title='0091'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0091-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0091" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4399' title='0092'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0092-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0092" /></a>
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>ARTÙ E SAN PATRIZIO<br />
Birdoswald, ultima tappa sul Vallo prima di Carslile. Il forte romano e uno degli ultimi tratti del Muro. Qui è documentata la vita dopo il 410 (sacco di Roma ad opera di Alarico), quando Roma lasciò la Britannia. Il regno di Artù. Ultima immagine per i forni. E non solo Artù. Si dice che da queste parti sia nato san Patrizio.<br />
</b>Banna (il forte romano di Birdoswald) fu castrum, tra il forte di Camboglanna (Castlesteads) a ovest e di Magnis (Carvoran) a est. Una strada romana (oggi Maiden Way) lo collegava a Fanum Cocidi (vicino a Bewcastle). Nei pressi dell’odierna Birdoswald, Banna era in cima ad uno sperone. Trae infatti nome da una voce celtica che vuol dire promontorio. È l’unico forte del Vallo per il quale sia certo l’uso anche nel periodo successivo al dominio romano.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <b>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4400' title='0093'><img width="150" height="76" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0093-150x76.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0093" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4401' title='0094'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0094-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0094" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4402' title='0095'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0095-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0095" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>6 AGOSTO / GRASMERE / WINDERMERE / MANCHESTER<br />
</b><b>Nord ovest, Lake District. Grasmere, cimitero di St Oswald dove è sepolto William Wordsworth (1770-1850), il poeta che ha segnato la nascita del Romanticismo inglese. Il fiume Rothay.<br />
</b>Grasmere è al centro del Lake District. Prende il nome dal vicino lago. Il poeta William Wordsworth, che qui visse quattordici anni, dice “la più splendida località che uomo abbia mai trovato”. Fino al 1974 era parte della contea di Westmorland, ma oggi è contea di Cumbria.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <b>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4404' title='0096'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0096-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0096" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4405' title='0097'><img width="150" height="113" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0097-150x113.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0097" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4406' title='0098'><img width="143" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0098-143x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0098" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4407' title='0099'><img width="150" height="142" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0099-150x142.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0099" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4408' title='0100'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0100-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0100" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4409' title='0101'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0101-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0101" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4410' title='0102'><img width="108" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0102-108x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0102" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>QUALCUNO MI AIUTA A ESSERE PIÙ ESATTO?<br />
In un locale dove ci siamo rifugiati per la pioggia, ecco una incredibile Crandall Universal n. 3. Se cito bene a memoria macchina USA, 1890 circa.</b> E infatti un follower mi ha aiutato: <b>il marchio Crandall è stato registrato nel 1881. La produzione era a Groton, New York. Il modello della foto deriva dalla serie del 1885. Definita New Model, fu distribuita in Europa l’anno successivo da un agente ad Amsterdam. Il modello Universal Crandall No. 3 è stata prodotta dal 1893 ed incorpora gli stessi principi della New Model ma la tastiera, per la prima volta, appare a 3 linee dritte con layout QWERTY. Le precedenti erano su due linee e curve. In seguito, nel modello No4, viene introdotto il nastro a due colori. GRAZIE MAURI.</b></span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0103.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4412" alt="0103" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0103-231x300.jpg" width="231" height="300" /></span></a></span></div>
<p><strong><span style="color: #000000;">La specialità di Grasmere, i dolcetti Gingerbread la cui segretissima ricetta è conservata in un forziere. Neanche la Coca Cola. Onestamente? Sanno troppo di cannella. Buoni, ma troppi stufano.</span></strong><br />
<span style="text-decoration: underline; color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4413' title='0104'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0104-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0104" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4414' title='0105'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0105-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0105" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4415' title='0106'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0106-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0106" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4416' title='0106b'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0106B-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0106b" /></a>
<br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>GRASMERE, CHIESA DI ST OSWALD Le splendide vetrate di ispirazione preraffaellita.<br />

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4417' title='0107'><img width="118" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0107-118x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0107" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4419' title='0108'><img width="150" height="143" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0108-150x143.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0108" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>WINDERMERE LAKE, Bowness bay. Tra poco è crociera. OH, SAN MARTINO&#8230; La chiesa di Windermere è dedicata al mio amatissimo san Martino.<br />

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4420' title='0109'><img width="150" height="61" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0109-150x61.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0109" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4421' title='0110'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0110-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0110" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4422' title='0111'><img width="120" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0111-120x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0111" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4423' title='0112'><img width="150" height="124" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0112-150x124.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0112" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>IL MONDO DI BEATRIX POTTER<br />
Qui è vissuta una delle scrittrici più amate dai bambini, Beatrix Potter (1866-1943), la creatrice di Peter Rabbit (Peter Coniglio) e di molti altri personaggi. Indimenticabile MISS POTTER (2006), film interpretato da Renée Zellweger e ispirato alla sua vicenda umana.<br />
</b>Beatrix ebbe la passione per natura e pittura fin dall’infanzia. Il successo dei suoi libri e l’eredità di una zia le consentirono di comprare il terreno di Hill Top Farm a Near Sawrey, un villaggio nel Lake District, e numerose fattorie per preservare il paesaggio collinare. Lasciò tutto in eredità al National Trust. I terreni sono oggi zona protetta del Lake District National Park.</span><br />
<span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4424' title='0113'><img width="150" height="78" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0113-150x78.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0113" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4425' title='0114'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0114-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0114" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4426' title='0115'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0115-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0115" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4427' title='0116'><img width="137" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0116-137x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0116" /></a>
<br />
</span><br />
<span style="color: #000000;"><b>La crociera sul Windermere lake, con le sue isolette.<br />

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4428' title='0117'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0117-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0117" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4429' title='0118'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0118-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0118" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4430' title='0119'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0119-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0119" /></a>
<br />
</b></span><br />
<span style="color: #000000;"><b>MANCHESTER BY NIGHT. Visione apocalittica in Lower Mosley Street.<br />

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4431' title='0120'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0120-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0120" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4432' title='0121'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0121-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0121" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>7 AGOSTO / CHATSWORT / LIVERPOOL</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Verso Chatswort, largo giro per evitare la diga di Whaley Bridge in situazione di allerta. La brughiera nebbiosa e battuta del vento. Il passo del Gatto e del Violino. Mi viene in mente il film <i>Rob Roy</i> con un grande Liam Neeson. E anche <i>Brave Heart</i> di Mel Gibson.</b></span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0122.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4433" alt="0122" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0122-300x225.jpg" width="300" height="225" /></span></a></span></div>
<p><span style="color: #000000;">CHATSWORT dove, tra gli anni Sessanta e Settanta del 1500, fu ospite, prigioniera anzi, Maria Stuarda. Splendido ma irritante la situazione che viene a crearsi. Al limite dell’imbarazzo e perfino dello sgarbo. La Fondazione Feder Piazza si organizza con trasmettitori per consentire alla guida di illustrare senza disturbo alcuno per gli altri. Ce ne è stato vietato l’uso. Ma senza darci alternative. Le audioguide in italiano non ci sono. Didascalie sotto i quadri inesistenti. Schede a disposizione in alcune sale non in italiano. Pessimi Inglesi. Bile nera. Chissà cosa ci siamo persi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Costruito a partire dal XVI secolo da Bess di Hardwick, contessa di Shrewsbury, Chatsworth è la dimora dei duchi di Devonshire, i Cavendish. Sulla sinistra del fiume Derwent e all’interno del Peak District National Park. Nel 1687 l’architetto William Talman ha ricostruito il castello in stile barocco e ne ha fatto la più importante dimora di campagna dell’Inghilterra. Affreschi dell’italiano Antonio Verrio, autore anche della <b><i>Incredulità di San Tommaso</i></b> (1692 / 1693) nella Privy Chapel. Nel diciottesimo secolo, il parco è stato ridisegnato in stile neoclassico da Capability Brown, architetto paesaggista e decorata dall’architetto James Paine. Le opere d’arte ospitate sono molto mal proposte, in una occupazione assurda degli spazi disponibili. Molto meglio sarebbe una esposizione a rotazione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <b>Foto obbligatoria per le “cattive” (fanno solo il loro lavoro, ma siamo in attesa di spiegazioni da chi sta sopra di loro. Dissennata politica). Spazi espositivi sfruttati oltre ogni possibile fruibilità.<br />

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4434' title='0123'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0123-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0123" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4435' title='0124'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0124-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0124" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4436' title='0125'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0125-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0125" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4437' title='0126'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0126-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0126" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4438' title='0127'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0127-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0127" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4439' title='0128'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0128-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0128" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Ipocrisia inglese. Come ti invitano a non sederti.</b></span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0129.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4440" alt="0129" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0129-300x225.jpg" width="300" height="225" /></span></a></span></div>
<p><strong><span style="color: #000000;">Antonio Canova con uno splendido Endimione per riappacificare l’anima.</span></strong></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0130.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4441" alt="0130" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0130-300x200.jpg" width="300" height="200" /></span></a></span></div>
<p><strong><span style="color: #000000;">Si può incontrare un dandy nei magnifici giardini realizzati da un genio del settore come Lancelot Capability Brown (1716-1783) tra giochi d’acqua e atmosfere degne dell’Arcadia. In inglese landscape è anche verbo, “creare paesaggio”. Il cane è riproposto in mille modi a Chatswort. Questa è la grande scultura in alluminio realizzata da Ben Long (2019). E dopo il dandy, la damina che per noi apre il vezzoso ombrellino.</span></strong><br />
<span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4442' title='0131'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0131-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0131" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4443' title='0132'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0132-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0132" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4444' title='0133'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0133-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0133" /></a>
</p>
<p></span><br />
<span style="color: #000000;"><b>VERSO LIVERPOOL, ancora il passo del Gatto e del Violino.</b></span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0134.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4445" alt="0134" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0134-287x300.jpg" width="287" height="300" /></span></a></span></div>
<p><strong><span style="color: #000000;">LIVERPOOL, I DOCKS sul Mersey. E naturalmente la Tate Gallery costituita dai lasciti del magnate dello zucchero Harry Tate, morto nel 1896. DOCKS, foto coi Beatles, lucchetti all’infinito, le Tre Grazie (i tre edifici tra i quali spicca il Royal Liver Building assieme al Liver Bird e al Cunard Building) il simbolo della Tate&#8230; Eccoci coi 4 eterni. La Cavern, il locale in cui i Beatles si sono esibiti per la prima volta nella loro città.</span></strong><br />
<span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4446' title='0135'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0135-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0135" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4447' title='0136'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0136-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0136" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4448' title='0137'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0137-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0137" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4449' title='0138'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0138-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0138" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4450' title='0139'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0139-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0139" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4451' title='0140'><img width="92" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0140-92x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0140" /></a>
</span><br />
<span style="color: #000000;"><b>LIVERPOOL, la cattedrale anglicana su progetto giovanile di Giles Gilbert Scott che morì nel 1960 a opera non ancora conclusa. Lunga 157 metri, ha la torre al centro. Poi la cattedrale cattolica dedicata a Cristo Re. Il primo progetto era di Edwin Lutienz ma poi i lavori furono presi in mano da Gibbert. Tutta tonda, con un grande spazio esterno per le celebrazioni all’aperto e il campanile a vela sovrastante la facciata. Le è stato appiccicato il nomignolo di tenda irlandese con allusione alla comunità irlandese che si è concentrata a Liverpool e ne ha voluto la costruzione.<br />

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4452' title='0141'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0141-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0141" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4453' title='0142'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0142-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0142" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4454' title='0143'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0143-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0143" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4455' title='0144'><img width="150" height="78" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0144-150x78.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0144" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4456' title='0145'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0145-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0145" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Manchester, Albert Square. Il monumento al principe Alberto, il creatore della prima fiera commerciale e industriale nel 1851.</b></span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0146.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4457" alt="0146" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0146-300x200.jpg" width="300" height="200" /></span></a></span></div>
<p><strong><span style="color: #000000;"><i>Ero straniero e mi avete accolto</i>, piazza della chiesa di Sant’Anna.</span></strong><br />
<span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4290' title='0147'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0147-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0147" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4291' title='0148'><img width="150" height="63" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0148-150x63.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0148" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4292' title='0149'><img width="150" height="43" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0149-150x43.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0149" /></a>
</p>
<p></span><br />
<span style="color: #000000;"><b>L’ape, simbolo di Manchester, la città operosa. The Old Wellington, il pub per definizione.<br />

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4293' title='0150'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0150-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0150" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4459' title='0151'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0151-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0151" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4460' title='0152'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0152-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0152" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>La cattedrale dedicata ai santi Giorgio, Dionigi e Maria e costruita dal 1421. La misteriosa pietra dell’Angelo che risale all’Ottocento. Il coro, sculture di animali fantastici&#8230; e la misericordia, gli aiuti per i monaci costretti a pregare in piedi. Sulla misericordia, strategicamente piazzata sotto i sedili “istituzionali”, poggiavano gli augusti deretani.<br />

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4461' title='0153'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0153-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0153" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4462' title='0154'><img width="143" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0154-143x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0154" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4463' title='0155'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0155-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0155" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4464' title='0156'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0156-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0156" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Il museo del calcio, forse il più importante del mondo. Il motto è IL CALCIO È ARTE. E vendere rossetti&#8230;<br />

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4465' title='0157'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0157-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0157" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4466' title='0158'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0158-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0158" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>MANCHESTER ART GALLERY. I famosi uomini grissino di L. S. Lowry (1887-1976) finalmente goduti dal vivo. Che afflato, che narrazione piena di verve. Occhio acuto, ironico. E disincantato. Nella stessa sala un affabulatore come Adolphe Valette (1876-1942). Old cab at all Saints. Che suggestione, quanta malinconica bellezza.<br />

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4467' title='0159'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0159-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0159" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4468' title='0160'><img width="150" height="114" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0160-150x114.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0160" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4469' title='0161'><img width="150" height="99" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0161-150x99.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0161" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4470' title='0162'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0162-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0162" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Ultima sera a Manchester.</b></span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0163.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4471" alt="0163" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0163-207x300.jpg" width="207" height="300" /></span></a></span></div>
<p><span style="color: #000000;"><b>8 AGOSTO / SALTAIRE<br />
</b><b>A Leeds ci aspetta nel pomeriggio il volo per Londra. Mattinata a Saltaire, un villaggio vittoriano sul fiume Aire (area metropolitana di Bradford, West Yorkshire). Fondato da Titus Salt nel 1853, è patrimonio dell’umanità. Salt creò per le maestranze della sua filanda e per le loro famiglie un villaggio a misura d’uomo, sulle esigenze dei lavoratori. Acqua corrente e bagni. Il villaggio ebbe un suo ospedale, una biblioteca, una sala per concerti, una sala da biliardo e una palestra. Ora la filanda è stata riciclata in centro commerciale. Tanti splendidi negozi. Il regno di David Hockney, uno dei più grandi pittori del Novecento, qui, Bradford, nato nel 1937.<br />

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4472' title='0164'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0164-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0164" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4473' title='0165'><img width="150" height="147" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0165-150x147.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0165" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4458' title='0166'><img width="119" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0166-119x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0166" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>Il plastico della filanda, le macchine per tessere, la pompa per spegnere il fuoco, la sedia del dentista.<br />

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4294' title='0167'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0167-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0167" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4295' title='0168'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0168-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0168" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4296' title='0169'><img width="129" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0169-129x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0169" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4297' title='0170'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0170-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0170" /></a>
<br />
</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>David Hockney, <i>Arriva la primavera</i>. Opere realizzate spesso “comodamente a letto” con l’iPad.</b></span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0171.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4298" alt="0171" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0171-276x300.jpg" width="276" height="300" /></span></a></span></div>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Titus Salt dava alle sue maestranze molti privilegi. Ma li irreggimentava nei canoni di una religione protestante di tipo congregazionalista. Poca libertà. Una buona bevuta era proibita e i negozi di alcolici (rarissimi) erano off license, cioè si poteva acquistare ma si doveva consumare altrove. Insomma il pub come luogo di aggregazione era esorcizzato come l’inferno.</strong></span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0172.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4299" alt="0172" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0172-300x200.jpg" width="300" height="200" /></span></a></span></div>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;"> <strong>Tra i negozi nella vecchia filanda il paradiso di pittori e disegnatori.</strong></span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/il-paese-col-cielo-ai-lati-verso-il-vallo-di-adriano/attachment/0173/' title='0173'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0173-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0173" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4301' title='0174'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0174-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="0174" /></a>
</span></div>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;"><b>OBBLIGATORIO, alla fine. Egle ed io con la nostra ineffabile, coltissima, geniale guida Maurizio Patti.</b></span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0175.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4302" alt="0175" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0175-300x225.jpg" width="300" height="225" /></span></a></span></div>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="color: #000000;">Chiudo questo viaggio favoloso in qualche modo vicino al genio. Ecco il grande David Hockney, l’artista che non si è mai fermato, che ha sempre sperimentato. E ci regala luce, gioia, pensiero. E fantasia e sogno.</span></strong></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0176.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4303" alt="0176" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0176-225x300.jpg" width="225" height="300" /></span></a></span></div>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000000; font-size: x-large;"><b>GRAZIE</b></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;"><b>Grazie ai miei splendidi compagni di viaggio. Tutti hanno fatto star bene Egle e me. Tutti mi hanno arricchito.<br />
Luciana e Giorgio, Mariarosa e Nevio, Lino, Giorgio, Marise, Maria Teresa e Angelo, Marina e Walter, Maria Serena, Rosella e Roberto, Piero, Clara, Giuseppina, Antonio. Grazie a Maurizio, la guida.</b></span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0177.jpg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4304" alt="0177" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0177-300x200.jpg" width="300" height="200" /></span></a></span></div>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000000;"><strong>… e grazie alla donna della mia vita, Egle.</strong></span></p>
<div align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0179.jpeg"><span style="color: #000000;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4477" alt="0179" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/08/0179-225x300.jpeg" width="225" height="300" /></span></a></span></div>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
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		<title>INNAMORATI DELLA SICILIA E DI CATANIA</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jul 2019 21:46:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di Viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[LA TERRA DI POLIFEMO LA DOLCE MALATTIA DEGLI OCCHI Il fare statue di eroi e costruire simulacri degli dei procura agli occhi una dolce malattia. (Gorgia da Lentini Encomio di Elena, 18 letta a Castello Ursino di Catania, in apertura della mostra il KOUROS RITROVATO) 17 GIUGNO 2019 Egle ed io arriviamo al Fontanarossa di Catania in un pomeriggio di afa tremenda. Apriamo i cellulari e ci raggiunge la notizia delle gravissime condizioni di Andrea Camilleri. Amiamo entrambi questo scrittore che ci ha fatto innamorare ancor di più (se possibile) di questa splendida Sicilia e della sua gente.  Di lui possediamo tutto, ma proprio tutto. Non solo Montalbano, naturalmente.  Ci stiamo recando nella casa di un suo cugino, il filosofo Elio Camilleri. Un amico da sempre, un fraterno amico. Una quercia, una forza della natura. Ma in una situazione di oggettiva fragilità. È cieco per una malattia degenerativa ed ereditaria (probabilmente la stessa che ha colpito Andrea) e da qualche mese ha perso la sua amatissima Francesca. Ho voglia di vederlo e di stare con lui. Ci ha organizzato questa settimana che stiamo per vivere, ci ha aperto l’attico della sua casa. Lo sguardo, dalla grande terrazza, spazia ovunque. Da una parte il panorama dell’Etna fumante, dall’altra il golfo catanese. Tutto è straordinariamente bello. Pensando ad Andrea Camilleri, annoto: “FORZA ANDREA. Con Egle mi trovo a Catania, ospite di un mio amico da sempre, il filosofo Elio Camilleri, famoso per aver scritto un libro sulle storie di una Sicilia mai raccontata (Schegge di storia siciliana). Elio è un lontano cugino di Andrea. Stamattina dalla terrazza dell’appartamento che occupo vedo l’Etna che fuma. A lui, il vulcano, alla forza di questa terra straordinaria, agli dei che la abitano, al Dio di noi cristiani chiedo di tutelare il nume di Andrea. Scrittore immenso, voce della coscienza etica di questo paese. Non ci lasciare Andrea”. Abbiamo a nostra disposizione una macchina affittata dalla B-Rent. All’ufficio dell’azienda, in aeroporto, viviamo un’esperienza niente affatto piacevole. Una attesa lunghissima, due ore e passa. Ma come? Abbiamo fatto tutto online, dovremmo solo firmare le carte e ricevere le chiavi. Un paio di minuti, non di più. Invece la fila fuori dell’ufficio si allunga e scalpita. Con i nervi un po’ tirati arriviamo finalmente a parlare col funzionario. Gentilissimo, sconta con eccezionale fairplay le mie proteste. Però il peggio deve ancora venire. Scopriamo che l’assicurazione che ci siamo fatti (una trentina di euro per 5 giorni, più che giusto, non li recupereremo mai) non vale niente. Ci vengono fatte varie proposte alternative. Uno stillicidio. Il funzionario traccia cifre su cifre su un foglio. Una dietra l’altra, velocemente. Sono disorientato, non lo seguo e non capisco granchè. La cosa che più mi dà fastidio sono gli accenni nemmeno tanto velati ai pericoli del traffico catanese. Lo sperimenteremo. Decisamente caotico, precedenze e semafori rossi sono assolutamente degli optional. Il pericolo grande sono gli scooter che ti sfiorano a destra e a sinistra in continuazione. Finirò col restituire, prima di imbarcarmi per il ritorno, la macchina senza un graffio e capirò che è una piccola impresa. Ma questo che mi sta davanti usa un malessere della sua città per condurmi (nulla di scorretto per carità, anzi, è paziente e gentile) a pagare una polizza Kasko da quasi 170 euro per meno di una settimana. Accetto perché non ne posso più e non vedo l’ora di andarmene. Finalmente raggiungiamo Elio. Un abbraccio lungo, io mi commuovo e faccio una lacrima. Alla sera ci porta a mangiare una delizia. “Non potete non iniziare con la pasta con le sarde”, ci dice. Ha proprio ragione. Mi cercherò la ricetta e la farò nella mia Treviso. 18 GIUGNO IL CASTELLO SULLA LAVA IL SICILIANO RESPINTO DA UNA TREVISANA Il giorno di Aci Castello e Aci Trezza. A favore del secondo borgo marinaro giocano le memorie di Verga e dei Malavoglia. Ma lo scrigno, il luogo di fascino assoluto è Aci Castello col suo maniero costruito su uno sperone di roccia che anticamente era un’isola e che poi una colata di lava vulcanica ha saldato al continente. Si narra che Aci Castello e le altre Aci traggano la propria origine da Xiphonia, misteriosa città greca scomparsa, probabilmente oggi in comune di Aci Catena. Virgilio e Ovidio edificano il mito della fondazione legandolo alla vicenda d’amore tra la ninfa Galatea e Aci, un pastore. Sfidando le ire di Polifemo, a sua volta innamorato della ninfa. Si parla di una città romana, Akis, e anche di un corso d’acqua con questo nome. Visitiamo la fortificazione da cui si irradiò il centro abitato nel medioevo. Durante i Vespri siciliani, fu assoggettata alla signoria di Ruggero di Lauria, quindi in epoca aragonese fu di Giovanni di Sicilia ed infine degli Aragona. Ha subito infiniti assedi. Oggi ospita un piccolo museo. Prima dell’ingresso, sulla sinistra, una catena di lucchetti, pegno di amore. Ormai è uno stereotipo. Visitiamo le splendide terrazze e ne conosciamo l’imperiale custode, Davide Aricò. Un poeta, un disincantato osservatore della vita, uomo di vastissima cultura. Fraternizziamo in pochi secondi. Snocciola massime e versi in continuazione. Faccio tempo ad annotarmi qualcosa. “L’arte della perdita non è mai un disastro”. Davide ha avuto una storia d’amore con una ragazza di Treviso, intensa. Quando, innamoratissimo, l’ha raggiunta al Nord, si è sentito dire “ma era solo una storia estiva”. E lui è diventato il cantore della perdita che non è mai un disastro.  Mi dice anche “parlo per tappare la bocca al silenzio”. Da non credere. Le terrazze offrono un panorama dilatato sul mare aperto. E sulle scogliere, frutto delle ire di Polifemo che si è sempre divertito a scagliare sassi. Come è noto, i giganti dall’unico occhio erano personificazione dei vulcani che coi loro improvvisi risvegli e sussulti trasformavano il territorio. Ma soprattutto le terrazze riservano la sopresa di un immenso giardino tutto fatto di piante grasse. Una gioia, una delizia. Colori e spini, forme dritte e contorsioni assolute. Mai visto nulla di simile. Poi ad Aci Trezza, paese di pescatori che innalzano monumenti alla loro attività con le spoglie di vecchi e malandati pescherecci. Parcheggio proprio nel porticciolo, un po’ fatiscente a dire il vero, della cittadina. I parcheggi costano molto poco, ma se non paghi, i vigili sono implacabili. Giusto, mi piace. Un cartello ci informa che qui si trova un’antica scuola di maestri d’ascia. Il lungomare è ventilato e spazioso. Visitiamo la chiesa incombente sul porto dedicata a san Giovanni.  Sul sagrato motivi decorativi che richiamano la cultura araba qui onnipresente. Siamo nei giorni della ricorrenza e, come sempre al Sud, si attende la festa patronale con luminarie. Sulla collina si arrampicano stretti vicoli. La gente è simpatica, ospitale. Pomeriggio nel centro di Catania. Piazza Duomo è un salotto. Entro nella cattedrale per un doveroso omaggio al grande e amato Vincenzo Bellini, che qui dorme il suo sonno eterno. Il punto focale della piazza è il liotro, l’elefante con l’obelisco sopra. Fu messo insieme dall’architetto Gian Battista Vaccarini nel 1737. C’era una città da ricostruire dopo il disastroso terremoto dell’11 gennaio 1693. La statua in pietra lavica esisteva già, ma era stata danneggiata dal sisma. Vaccarini aggiunse gli occhi in pietra bianca e le zanne issandola poi sulla fontana monumentale con la proboscide rivolta verso sant’Agata. L’obelisco  fu probabilmente portato a Catania durante le crociate da Syene e poi collocato sopra il pachiderma. L’elefante è, già nelle antiche leggende locali, una entità apotropaica contro i terremoti e le eruzioni dell’Etna. Il nome sembra venire da un mago Eliodoro, un esperto alchimista che si divertiva a tormentare i Catanesi con le sue stregonerie. Fu lui, forse, a scolpirlo nella lava dell’Etna. Sui gradini della fontana del liotro siede e chiacchiera una umanità variopinta e simpatica. Un musicista di strada raccoglie qualcosa spaziando da Bob Dylan a Capossela. Ci è guida Gianni Sineri, un attore espertissimo dell’antica Opera dei Pupi (che lui ha anche diretto), il quale ci porta alla scoperta di una Catania segreta e poco nota. Ci avvolge con le sue storie per un intero pomeriggio. Difficile ricordare tutto. Resta impressa la sua polemica con chi dice che la fontana alimentata dalle acque sotterranee dell’Amenano (ad uno dei vertici di piazza Duomo) è detta acqua a linzolu per l’effetto a velo che fa l’acqua scendendo dalla cornucopia retta dal dio fluviale. Sineri dice che l’idea del lenzuolo viene dall’abitudine in uso un tempo di stendere in quel luogo, i panni ad asciugare. Peraltro, a contraddirlo, c’è anche la didascalia su un cartello. E poi il singolare graffito sul muro del palazzo municipale sempre in piazza Duomo: una tomaia e una tegola. Sono le unità di misura del Settecento siciliano. La tomaia misurava le pelli e la tegola le stoffe. La gente poteva, in tal modo, controllare la reale misura della merce acquistata. Alla sera, cena alla Putia dell’Ostello. Mangiamo una favolosa tagliata di tonno al sesamo. In un contesto molto particolare: siamo in un sotterraneo e vicino a noi scorre l’Amenano prima di andare ad alimentare la fontana del lenzuolo. 19 GIUGNO LA MERIDIANA E LA MADONNA DELLA MONNEZZA Il giorno da dedicare ad un monumento straordinario che, come dice Nicola, la nostra simpatica e preparatissima guida, nemmeno i Catanesi conoscono bene. Il monastero dei Benedettini, oggi sede della facoltà di lettere con la sua favolosa biblioteca dislocata nei vari sotterranei. Cominciamo dalla chiesa più grande di Catania e della Sicilia intera, l’adiacente san Nicola (nota anche come chiesa di san Nicolò l’Arena). Imponente. Più tardi, visitando il monastero, ne conosceremo qualche segreto. 105 metri di lunghezza e 48 di larghezza, con un’altezza di  66 metri alla cupola. Di fatto ricostruita dopo l’eruzione  dell’Etna del 1669, subì anche le conseguenze del terremoto del 1693. Marcate le somiglianze con la basilica romana di san Pietro. I pilastri che reggono le navate con le paraste corinzie e i cornicioni, le finestre, soprattutto la pianta a croce latina e a tre navate. Strano e affascinante connubio tra tardo barocco siciliano e il più lineare neoclassicismo, si affaccia su piazza Dante con la sua facciata costruita sul progetto di Carmelo Battaglia Santangelo, nipote e allievo di Francesco Battaglia. Ma ciò che colpisce il visitatore è la grande meridiana che attraversa tutto il transetto ed è stata disegnata dagli astronomi Wolfgang Sartorius von Waltershausen e Christian Peters, tedesco il primo, danese il secondo. Fu completata nel 1841 e si segnalò subito per l’accuratezza dei calcoli e la sua bellezza, tutta scandita dalle immagini dei segni zodiacali. Lo gnomone, cioè il foro praticato sulla volta del transetto, è posto a 23 metri, 91 centimetri e 7 millimetri di altezza. Sulla fascia marmorea, il cui tracciato si estende per circa 40 metri tra le due cappelle di san Benedetto da Norcia e san Nicola di Bari, sono segnate le ore, i giorni e i mesi. Davvero peccato che la lapide che reca l’iscrizione dedicatoria sia completamente rovinata e quasi del tutto illeggibile. Entriamo nel monastero dei Benedettini, 5 euro di ingresso. Niente, se si pensa all’esauriente e coinvolgente spiegazione della nostra giovane guida. Nella sua storia il monastero ha combattuto contro la lava e, anzi, è in parte costruito sulla e nella lava. Fu fondato da monaci provenienti dall’omonimo monastero situato nei pressi di Nicolosi. A metà del XVI secolo chiesero al senato cittadino l’autorizzazione a edificare entro le mura, perché minacciati dalle eruzioni dell’Etna e dai briganti.  Occupa un rettangolo di 210 metri x 130 ed è il secondo monastero benedettino più grande d’Europa (secondo solo al monastero di Mafra, Portogallo). Visitiamo le antiche cucine, le cantine. Di ampio respiro i chiostri, usati anche come luogo di spettacolo. Il primo chiostro, quello di levante, si presenta nelle forme di un giardino denso di vegetazione ed è circondato per intero da portici retti da pilastri e archi a tutto sesto, con una terrazza continua soprastante. Il secondo chiostro o chiostro dei marmi, a ponente, è il più antico e fu costruito sulle rovine dell’edificio precedente, di cui sono riconoscibili alcuni tratti delle fondazioni cinquecentesche nei sotterranei. In origine non ospitava come l’altro chiostro un giardino, bensì un lastricato monumentale in ciottoli e pietra lavica di cui ancora si intravvedono alcune parti sotto lo sterrato, mentre al centro sta ancora la grande fontana marmorea seicentesca. Straordinario il Refettorio Grande, ora aula  magna, anche per le sue memorie letterarie. La costruzione destinata ad ospitare  i novizi del monastero, tutti di provenienza aristocratica e dunque in grado di portare cospicua dote, fu cominciata da Francesco Battaglia che riprodusse specularmente l’impianto dei due chiostri esistenti con il corridoio affacciato sul chiostro e le stanze dei novizi allineate sulla facciata esterna. Lungo tutto il perimetro della sala corre una sorta di marciapiede, in cotto siciliano. Così lo definì Federico De Roberto. Lo scrittore verista, nel suo romanzo / saga I vicerè,  traccia un ritratto impietoso della vita che vi si svolgeva. «Ci staresti sempre, al convento?» «Sì,» rispose egli. «È bello stare a San Nicola!&#8230;». I monaci infatti facevano l’arte di Michelasso: mangiare, bere e andare a spasso. In città, la cucina dei Benedettini era passata in proverbio; il timballo di maccheroni con la crosta di pasta frolla, le arancine di riso grosse ciascuna come un melone, le olive imbottite, i crespelli melati erano piatti che nessun altro cuoco sapeva lavorare; e pei gelati, per lo spumone, per la cassata gelata, i Padri avevano chiamato apposta da Napoli don Tino, il giovane del caffè di Benvenuto. Le cantine di San Nicola erano ben provvedute e meglio reputate, e se i monaci trincavano largamente, avevano ragione, perché il vino delle vigne del Cavaliere, di Bordonaro, della tenuta di San Basile, era capace di risuscitare i morti. Padre Currera, segnatamente, una delle più valenti forchette, si levava di tavola ogni giorno mezzo cotto, e quando tornava in camera, dimenando il pancione gravido, con gli occhietti lucenti dietro gli occhiali d’oro posati sul naso fiorito, dava altri baci al fiasco che teneva giorno e notte sotto il letto, al posto del pitale. L’ampia volta ci guarda con un affresco di Giovanni Battista Piparo, una Gloria di san Benedetto, unica, tra le decorazioni pittoriche della sala, ad essere giunta fino a noi. Nicola ci conduce attraverso un passaggio segreto. Sbuchiamo dietro l’altar maggiore della chiesa di  san Nicola e dominiamo dall’alto, da una sorta di terrazza celata alla vista da un graticcio in legno, il grande organo barocco  costruito da Donato Del Piano (2450 canne, 72 registri, 3 console). Usciamo percorrendo le gradinate dello scalone monumentale. In una via adiacente scopriamo un altarino (ma il nostro amico Elio Camilleri ci aveva dato le dritte giuste) di cui pochi Catanesi sanno fornire indicazioni. Anzi non sanno proprio che esista. È dedicato alla Madonna della Monnezza. Si narra che un netturbino trovasse un giorno un’immagine della madonna nella spazzatura. La salvò e le chiese una grazia. Che fu esaudita. E le dedicò questo altarino. Trovarla non è stato facile, ma ne è valsa la pena. Capita di rado di vedere simili documenti della pietà e della religiosità popolari. 20 GIUGNO IL MONTE DI VULCANO, EOLO E RE ARTÙ IL CRATERE IN CUI SI TUFFÒ EMPEDOCLE È il giorno dell’Etna. Ma è anche il compleanno della mia donna straordinaria, Egle. Lo festeggeremo con i succulenti piatti di pesce della Terrazza Balsamo di Ognina, sul lungomare di Catania. Qualche difficoltà, al solito, a trovare parcheggio, ma un posteggiatore, rigorosamente abusivo, che ti reperisce un buchetto dove infilarti si trova sempre. Intanto ci inerpichiamo verso la cima del vulcano, con destinazione la stazione di partenza della funivia che porta al cratere. Panorama unico. La lava nera domina il paesaggio. Io ripenso a Pindaro, il poeta greco che, nella Pitica, celebrò questi luoghi:  l’Etna nevoso, colonna del cielo / d’acuto gelo perenne nutrice / lo comprime. / Sgorgano da segrete caverne / fonti purissime d’orrido fuoco, / fiumi nel giorno riversano / corrente di livido fumo / e nella notte rotola / con bagliori di sangue / rocce portando alla discesa / profonda del mare, con fragore. È il Mongibello degli arabi: Da Mons Gibel, latino mons e arabo jabal, entrambe le parole significano monte. Insomma il monte monte per eccellenza. Terra di leggende e miti. Efesto / Vulcano ha qui la sua fucina. Eolo imprigionò i venti nelle caverne dell’Etna. Qui abita il gigante Tifone, la cui ira fa eruttare il vulcano. Un altro gigante, Encelado, sconfitto da Atena, giace con la bocca alla base del vulcano che tuona ogni volta che lui urla.  Anche i Ciclopi avevano qui una fucina e vi fabbricavano le saette scagliate da Giove. Una leggenda fa morire Empedocle ( V secolo a.C.) con un tuffo nel cratere che vomitava lava.  Il grande filosofo e scienziato voleva carpire al vulcano i suoi segreti. Durante l’eruzione del 252, il popolo di Catania  fermò la lava opponendovi il velo di sant’Agata rimasto miracolosamente intatto dalle fiamme tra le quali era sta martirizzata la fanciulla l’anno prima. Poteva mancare re Artù? Quandomai, il mitico re dei Britanni vive, eterno, ancora qui in una delle tante grotte del vulcano. E qui aleggia l’anima di Elisabetta I d’Inghilterra: ha fatto un patto col demonio per governare il suo paese. Qui risuonano i versi della Teogonia di Esiodo e le parole di una tragedia perduta di Eschilo, Le Etnee. Saliamo per Nicolosi e scendiamo dalla parte di Zafferana Etnea. La strada è bella, ampia, senza particolari pendenze. Anche i tornanti  sono molto agevoli. 21 GIUGNO TROIANE, CON OMAGGIO ALLA CARNIA Il giorno del teatro greco di Siracusa e delle Troiane di Euripide. Suggestione unica. Autostrada scorrevole (e gratuita) fino alla città di Archimede e Dionisio. Il teatro greco risale, nella sua prima costruzione, al V secolo a.C. Avevamo avuto occasione di vederlo qualche anno fa, vuoto. Ora la vita lo pervade ovunque. Non solo per il formicolare di spettatori ma per lo scenario immaginato e realizzato dall’architetto Stefano Boeri. Che ha dichiarato: “Ho pensato all’immagine  terribile delle migliaia di alberi deposti dalla furia del vento sui monti della Carnia nello scorso ottobre. Con la regista Muriel Mayette-Holtz e con l’assistente alla scenografia Anastasia Kucherova, abbiamo deciso di dare per un’ultima volta a quelle piante morte il diritto ad essere presenti, erette, ancora nobili entro la geometria classica del palcoscenico del teatro greco, poste di fronte ad un doppio pubblico: quello degli umani sulle gradinate e quello degli alberi dietro al palco. Questo sciame di alberi schiantati, una volta trasportato a Siracusa e portato sul palcoscenico, percorso dai corpi e dalle voci delle donne troiane disperate e furiose, è diventato un bosco senza vita di colonne lignee: eretto, seppur impietosamente decimato. Nobile e ordinato, seppure destinato ad una nuova vita nelle falegnamerie siciliane”. Una invenzione geniale, di forte impatto. La tragedia narra il dramma delle donne troiane dopo la sconfitta. Saranno sorteggiate e andrano a servire, schiave, nelle case dei greci vincitori. Straziante. Cassandra viene data ad Agamennone, Andromaca a Neottolemo ed Ecuba ad Odisseo. Dalle braccia di Andromaca, vedova di Ettore, viene strappato il piccolo Astianatte. Il bambino fa paura, potrebbe volersi vendicare una volta diventato adulto. E viene buttato giù dalle mura della città. In qualche momento lo spettatore  è portato al pianto, è coinvolto fino alla commozione profonda. Ecuba è  Maddalena Crippa, molto vera, molto convincente. Grande Ecuba / Crippa. È lei che sostiene con Elena, davanti a un Menelao visibilmente di parte (Graziano Piazza), una sorta di confronto giudiziario. Scontro di ragioni e azioni che, infine, lascia indenne la vituperata Elena, la colpevole per antonomasia. È lei che compone il corpo del piccolo sacrificato (Riccardo Scalia) nello scudo del padre, in una scena di vivida emozione. Impressionante l’interpretazione di Marial Bajma Riva nel ruolo della forsennata e danzante Cassandra.  Davvero la folle profetessa non comprende quanto sta accadendo? O è proprio lei a capire davvero? Grandezza eterna di Euripide. Molto brave Elena Arvigo (Andromaca) e Viola Graziosi (Elena). Decisamente spaesato il comico Paolo Rossi nei panni di Taltibio, il plenipotenziario  greco che tratta con le donne di Troia. Qualche perplessità anche sulle musiche scelte per il coro (il capocoro è Elena Polic Greco, mentre il capocoro di vecchie prigioniere troiane è Doriana La Fauci)  con la presenza di una chitarra in scena, forse fuori registro. Si comincia con la luce del tramonto (ora prevista le 19, ma tutto slitta di mezz’ora) e si finisce con il buio della notte di Siracusa illuminata dallo spettacolare falò di Troia che brucia. Indimenticabile. Ritorno a Catania e pastasciutta a casa di Elio, dalla terrazza che guarda  Catania. 22 GIUGNO LA PESCHERIA, UN MONDO LA TESTA CHE RITROVA IL SUO CORPO In centro a Catania. Non volevamo perdere il rutilante mondo della pescheria. Proprio dietro piazza Duomo, preannunciato dalla mitica fontana del lenzuolo e del dio fluviale Amenano.  Il vociante, odoroso microcosmo della pescheria. Re incontrastato il pesce spada, ma c’è di tutto, dall’argenteo pesce spatola alle anguille vive e guizzanti, dalle cernie ai crostacei. Le grida dei venditori, i gesti rapidi di chi taglia tranci di pesce, la gente che contratta… i prezzi che ci fanno invidiare questo posto. Non verremmo mai via. Ma bussa la cutura, una mostra che non possiamo perdere. Pochi passi e siamo al Castello Ursino (costruito da Federico II tra 1230 e 1250, il nome è latino e allude al fatto di trovarsi in un sinus, un golfo), ora sede dei civici musei. Si affaccia sulla piazza che dall’imperatore umanista e guerriero trae il nome. Discretamente documentato il Settecento siciliano nel segno di Caravaggio. Tra le cose belle della pinacoteca un Volto di Ofelia (Michele Rapisardi, 1865) e Sunt lacrimae rerum (Natale Attanasio, 1889). Ma emoziona la mostra IL KOUROS RITROVATO, un busto di giovane realizzato nello splendente marmo di Lakkoi, isola di Paros. All’ingresso ci accoglie una frase solare del retore e filosofo Gorgia da Lentini (Lentini, 485 / 483 a.C.- Larissa, 375 a.C. circa): “Il fare statue di eroi e costruire simulacri degli dei procura agli occhi una dolce malattia”. Il busto è stato ritrovato separatamente dalla testa e poi magnificamente assemblato. La bellezza che non ha tempo e toglie il fiato. Fino al 3 novembre 2019, 10 euro, con audioguida gratuita, www.civita.it. Il kouros, è una tipologia di statua greca raffigurante un giovane in posizione statica, con funzione funeraria o votiva molto diffusa nel periodo arcaico e classico, tra il VII e il V secolo avanti Cristo. Quella esposta è una scultura tardo arcaica (530-490 a.C.), ricavata da un unico blocco di marmo bianco. La testa rinvenuta a Lentini dal principe di Biscari e conservata al museo di Castello Ursino, è stata ricongiunta nel 2018 al torso acquisito da Paolo Orsi e conservato nel museo archeologico di Siracusa che oggi porta il suo nome. Le due parti erano state rinvenute in epoche diverse (tra Settecento e primi del Novecento) a Lentini, l’antica Leontinoi, una delle più antiche colonie greche di Sicilia. Il primo ad affermare con sicurezza che si trattasse di parti della stessa statua era stato nel 1927 l’archeologo siciliano Guido Libertini. Mezzogiorno alla trattoria del Cavaliere. Ottimo pesce per me (una frittura da paradiso) e carne di cavallo (una specialità della casa) per Egle ed Elio. Torniamo a casa, per riposare un po’ e rifare le valigie. Domani bisogna essere  di buon mattino all’aeroporto. Avevamo cominciato con la pasta alle sarde, chiudiamo con la mia pasta pomodorini e olive taggiasche, sulla terrazza. In tv guardiamo gli 11 ragazzotti strapagati che si sono persi un europeo alla loro portata e soprattutto le qualificazioni olimpiche. Mah! Ciao Catania, dalla bella notte. Ciao Elio, nostro fraterno amico. Nel saluto di addio, mi hai detto che quando Platone immaginò la donna, nel mondo delle idee perfette , di sicuro aveva in mente Egle.  Certo, la mia donna si fa amare. &#160;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[
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<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4187' title='002-elio-e-gian-do'><img width="150" height="143" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/002-Elio-e-Gian-Do-150x143.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="002-elio-e-gian-do" /></a>

<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><b>LA TERRA DI POLIFEMO<br />
LA DOLCE MALATTIA DEGLI OCCHI</b></span></p>
<p align="right"><span style="color: #000000;"><b><i>Il fare statue di eroi<br />
e costruire simulacri degli dei<br />
procura agli occhi<br />
una dolce malattia.</i><br />
(Gorgia da Lentini<br />
<i>Encomio di Elena</i>, 18<br />
letta a Castello Ursino di Catania,<br />
in apertura della mostra<br />
il KOUROS RITROVATO)</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>17 GIUGNO 2019</b></span><br />
<span style="color: #000000;"> Egle ed io arriviamo al Fontanarossa di Catania in un pomeriggio di afa tremenda. Apriamo i cellulari e ci raggiunge la notizia delle gravissime condizioni di Andrea Camilleri. Amiamo entrambi questo scrittore che ci ha fatto innamorare ancor di più (se possibile) di questa splendida Sicilia e della sua gente.  Di lui possediamo tutto, ma proprio tutto. Non solo Montalbano, naturalmente.  </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ci stiamo recando nella casa di un suo cugino, il filosofo Elio Camilleri. Un amico da sempre, un fraterno amico. Una quercia, una forza della natura. Ma in una situazione di oggettiva fragilità. È cieco per una malattia degenerativa ed ereditaria (probabilmente la stessa che ha colpito Andrea) e da qualche mese ha perso la sua amatissima Francesca. Ho voglia di vederlo e di stare con lui. Ci ha organizzato questa settimana che stiamo per vivere, ci ha aperto l’attico della sua casa. Lo sguardo, dalla grande terrazza, spazia ovunque. Da una parte il panorama dell’Etna fumante, dall’altra il golfo catanese. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Tutto è straordinariamente bello.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Pensando ad Andrea Camilleri, annoto: “FORZA ANDREA. Con Egle mi trovo a Catania, ospite di un mio amico da sempre, il filosofo Elio Camilleri, famoso per aver scritto un libro sulle storie di una Sicilia mai raccontata (<i>Schegge di storia siciliana</i>). Elio è un lontano cugino di Andrea. Stamattina dalla terrazza dell’appartamento che occupo vedo l’Etna che fuma. A lui, il vulcano, alla forza di questa terra straordinaria, agli dei che la abitano, al Dio di noi cristiani chiedo di tutelare il nume di Andrea. Scrittore immenso, voce della coscienza etica di questo paese. Non ci lasciare Andrea”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Abbiamo a nostra disposizione una macchina affittata dalla B-Rent. All’ufficio dell’azienda, in aeroporto, viviamo un’esperienza niente affatto piacevole. Una attesa lunghissima, due ore e passa. Ma come? Abbiamo fatto tutto online, dovremmo solo firmare le carte e ricevere le chiavi. Un paio di minuti, non di più. Invece la fila fuori dell’ufficio si allunga e scalpita. Con i nervi un po’ tirati arriviamo finalmente a parlare col funzionario. Gentilissimo, sconta con eccezionale fairplay le mie proteste. Però il peggio deve ancora venire. Scopriamo che l’assicurazione che ci siamo fatti (una trentina di euro per 5 giorni, più che giusto, non li recupereremo mai) non vale niente. Ci vengono fatte varie proposte alternative. Uno stillicidio. Il funzionario traccia cifre su cifre su un foglio. Una dietra l’altra, velocemente. Sono disorientato, non lo seguo e non capisco granchè. La cosa che più mi dà fastidio sono gli accenni nemmeno tanto velati ai pericoli del traffico catanese. Lo sperimenteremo. Decisamente caotico, precedenze e semafori rossi sono assolutamente degli optional. Il pericolo grande sono gli scooter che ti sfiorano a destra e a sinistra in continuazione. Finirò col restituire, prima di imbarcarmi per il ritorno, la macchina senza un graffio e capirò che è una piccola impresa. Ma questo che mi sta davanti usa un malessere della sua città per condurmi (nulla di scorretto per carità, anzi, è paziente e gentile) a pagare una polizza Kasko da quasi 170 euro per meno di una settimana. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Accetto perché non ne posso più e non vedo l’ora di andarmene.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Finalmente raggiungiamo Elio. Un abbraccio lungo, io mi commuovo e faccio una lacrima. Alla sera ci porta a mangiare una delizia. “Non potete non iniziare con la pasta con le sarde”, ci dice. Ha proprio ragione. Mi cercherò la ricetta e la farò nella mia Treviso.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b>18 GIUGNO</b></span><br />
<span style="color: #000000;"> <b>IL CASTELLO SULLA LAVA<br />
IL SICILIANO RESPINTO DA UNA TREVISANA</b></span><br />
<span style="color: #000000;"> Il giorno di Aci Castello e Aci Trezza. A favore del secondo borgo marinaro giocano le memorie di Verga e dei Malavoglia. Ma lo scrigno, il luogo di fascino assoluto è Aci Castello col suo maniero costruito su uno sperone di roccia che anticamente era un’isola e che poi una colata di lava vulcanica ha saldato al continente.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Si narra che Aci Castello e le altre Aci traggano la propria origine da Xiphonia, misteriosa città greca scomparsa, probabilmente oggi in comune di Aci Catena. Virgilio e Ovidio edificano il mito della fondazione legandolo alla vicenda d’amore tra la ninfa Galatea e Aci, un pastore. Sfidando le ire di Polifemo, a sua volta innamorato della ninfa. Si parla di una città romana, Akis, e anche di un corso d’acqua con questo nome.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Visitiamo la fortificazione da cui si irradiò il centro abitato nel medioevo. Durante i Vespri siciliani, fu assoggettata alla signoria di Ruggero di Lauria, quindi in epoca aragonese fu di Giovanni di Sicilia ed infine degli Aragona. Ha subito infiniti assedi. Oggi ospita un piccolo museo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Prima dell’ingresso, sulla sinistra, una catena di lucchetti, pegno di amore. Ormai è uno stereotipo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Visitiamo le splendide terrazze e ne conosciamo l’imperiale custode, Davide Aricò. Un poeta, un disincantato osservatore della vita, uomo di vastissima cultura. Fraternizziamo in pochi secondi. Snocciola massime e versi in continuazione. Faccio tempo ad annotarmi qualcosa. </span><br />
<span style="color: #000000;"> “L’arte della perdita non è mai un disastro”. Davide ha avuto una storia d’amore con una ragazza di Treviso, intensa. Quando, innamoratissimo, l’ha raggiunta al Nord, si è sentito dire “ma era solo una storia estiva”. E lui è diventato il cantore della perdita che non è mai un disastro.  Mi dice anche “parlo per tappare la bocca al silenzio”. Da non credere.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Le terrazze offrono un panorama dilatato sul mare aperto. E sulle scogliere, frutto delle ire di Polifemo che si è sempre divertito a scagliare sassi. Come è noto, i giganti dall’unico occhio erano personificazione dei vulcani che coi loro improvvisi risvegli e sussulti trasformavano il territorio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma soprattutto le terrazze riservano la sopresa di un immenso giardino tutto fatto di piante grasse. Una gioia, una delizia. Colori e spini, forme dritte e contorsioni assolute. Mai visto nulla di simile. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Poi ad Aci Trezza, paese di pescatori che innalzano monumenti alla loro attività con le spoglie di vecchi e malandati pescherecci. Parcheggio proprio nel porticciolo, un po’ fatiscente a dire il vero, della cittadina. I parcheggi costano molto poco, ma se non paghi, i vigili sono implacabili. Giusto, mi piace.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Un cartello ci informa che qui si trova un’antica scuola di maestri d’ascia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il lungomare è ventilato e spazioso. Visitiamo la chiesa incombente sul porto dedicata a san Giovanni.  Sul sagrato motivi decorativi che richiamano la cultura araba qui onnipresente. Siamo nei giorni della ricorrenza e, come sempre al Sud, si attende la festa patronale con luminarie. Sulla collina si arrampicano stretti vicoli. La gente è simpatica, ospitale. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Pomeriggio nel centro di Catania. Piazza Duomo è un salotto. Entro nella cattedrale per un doveroso omaggio al grande e amato Vincenzo Bellini, che qui dorme il suo sonno eterno. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il punto focale della piazza è il <i>liotro</i>, l’elefante con l’obelisco sopra. Fu messo insieme dall’architetto Gian Battista Vaccarini nel 1737. C’era una città da ricostruire dopo il disastroso terremoto dell’11 gennaio 1693. La statua in pietra lavica esisteva già, ma era stata danneggiata dal sisma. Vaccarini aggiunse gli occhi in pietra bianca e le zanne issandola poi sulla fontana monumentale con la proboscide rivolta verso sant’Agata. L’obelisco  fu probabilmente portato a Catania durante le crociate da Syene e poi collocato sopra il pachiderma. L’elefante è, già nelle antiche leggende locali, una entità apotropaica contro i terremoti e le eruzioni dell’Etna. Il nome sembra venire da un mago Eliodoro, un esperto alchimista che si divertiva a tormentare i Catanesi con le sue stregonerie. Fu lui, forse, a scolpirlo nella lava dell’Etna.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sui gradini della fontana del <i>liotro</i> siede e chiacchiera una umanità variopinta e simpatica. Un musicista di strada raccoglie qualcosa spaziando da Bob Dylan a Capossela.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ci è guida Gianni Sineri, un attore espertissimo dell’antica Opera dei Pupi (che lui ha anche diretto), il quale ci porta alla scoperta di una Catania segreta e poco nota. Ci avvolge con le sue storie per un intero pomeriggio. Difficile ricordare tutto. Resta impressa la sua polemica con chi dice che la fontana alimentata dalle acque sotterranee dell’Amenano (ad uno dei vertici di piazza Duomo) è detta <i>acqua a linzolu </i>per l’effetto a velo che fa l’acqua scendendo dalla cornucopia retta dal dio fluviale. Sineri dice che l’idea del lenzuolo viene dall’abitudine in uso un tempo di stendere in quel luogo, i panni ad asciugare. Peraltro, a contraddirlo, c’è anche la didascalia su un cartello. </span><br />
<span style="color: #000000;"> E poi il singolare graffito sul muro del palazzo municipale sempre in piazza Duomo: una tomaia e una tegola. Sono le unità di misura del Settecento siciliano. La tomaia misurava le pelli e la tegola le stoffe. La gente poteva, in tal modo, controllare la reale misura della merce acquistata. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Alla sera, cena alla Putia dell’Ostello. Mangiamo una favolosa tagliata di tonno al sesamo. In un contesto molto particolare: siamo in un sotterraneo e vicino a noi scorre l’Amenano prima di andare ad alimentare la fontana del lenzuolo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4188' title='003-i-lucchetti-dellamore-media'><img width="150" height="101" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/003-I-lucchetti-dellamore.-Media-150x101.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="003-i-lucchetti-dellamore-media" /></a>
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<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4194' title='009-la-terrazza-delle-piante-grasse-media'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/009-La-terrazza-delle-piante-grasse-Media-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="009-la-terrazza-delle-piante-grasse-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4195' title='010-la-terrazza-delle-piante-grasse-media'><img width="117" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/010-La-terrazza-delle-piante-grasse-Media-117x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="010-la-terrazza-delle-piante-grasse-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4196' title='011-la-terrazza-delle-piante-grasse-media'><img width="150" height="107" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/011-La-terrazza-delle-piante-grasse-Media-150x107.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="011-la-terrazza-delle-piante-grasse-media" /></a>
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<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4202' title='017-aci-trezza-media'><img width="135" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/017-Aci-Trezza-Media-135x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="017-aci-trezza-media" /></a>
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<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4250' title='022-il-duomo-di-catania'><img width="150" height="121" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/022-Il-duomo-di-Catania-150x121.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="022-il-duomo-di-catania" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4252' title='022a-omaggio-a-vincenzo-bellini'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/022a-omaggio-a-Vincenzo-Bellini-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="022a-omaggio-a-vincenzo-bellini" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4251' title='022 O liotro, l fontana dell&#039;elefante '><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/022-b-O-liotro-l-fontana-dellelefante-Media-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="022 O liotro, l fontana dell&#039;elefante" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4253' title='023-tegola-e-tomaia'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/023-Tegola-e-tomaia-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="023-tegola-e-tomaia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4254' title='024-la-fontana-del-lenzuolo'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/024-La-fontana-del-lenzuolo-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="024-la-fontana-del-lenzuolo" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4255' title='025-gianni-sineri-a-sx'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/025-Gianni-Sineri-a-sx-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="025-gianni-sineri-a-sx" /></a>
</p>
<p><b>19 GIUGNO<br />
</b><b>LA MERIDIANA<br />
E LA MADONNA DELLA MONNEZZA</b></span><br />
<span style="color: #000000;"> Il giorno da dedicare ad un monumento straordinario che, come dice Nicola, la nostra simpatica e preparatissima guida, nemmeno i Catanesi conoscono bene. Il monastero dei Benedettini, oggi sede della facoltà di lettere con la sua favolosa biblioteca dislocata nei vari sotterranei. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Cominciamo dalla chiesa più grande di Catania e della Sicilia intera, l’adiacente san Nicola (nota anche come chiesa di san Nicolò l’Arena). Imponente. Più tardi, visitando il monastero, ne conosceremo qualche segreto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> 105 metri di lunghezza e 48 di larghezza, con un’altezza di  66 metri alla cupola. Di fatto ricostruita dopo l’eruzione  dell’Etna del 1669, subì anche le conseguenze del terremoto del 1693. Marcate le somiglianze con la basilica romana di san Pietro. I pilastri che reggono le navate con le paraste corinzie e i cornicioni, le finestre, soprattutto la pianta a croce latina e a tre navate. Strano e affascinante connubio tra tardo barocco siciliano e il più lineare neoclassicismo, si affaccia su piazza Dante con la sua facciata costruita sul progetto di Carmelo Battaglia Santangelo, nipote e allievo di Francesco Battaglia. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma ciò che colpisce il visitatore è la grande meridiana che attraversa tutto il transetto ed è stata disegnata dagli astronomi Wolfgang Sartorius von Waltershausen e Christian Peters, tedesco il primo, danese il secondo. Fu completata nel 1841 e si segnalò subito per l’accuratezza dei calcoli e la sua bellezza, tutta scandita dalle immagini dei segni zodiacali. Lo gnomone, cioè il foro praticato sulla volta del transetto, è posto a 23 metri, 91 centimetri e 7 millimetri di altezza. Sulla fascia marmorea, il cui tracciato si estende per circa 40 metri tra le due cappelle di san Benedetto da Norcia e san Nicola di Bari, sono segnate le ore, i giorni e i mesi. Davvero peccato che la lapide che reca l’iscrizione dedicatoria sia completamente rovinata e quasi del tutto illeggibile. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Entriamo nel monastero dei Benedettini, 5 euro di ingresso. Niente, se si pensa all’esauriente e coinvolgente spiegazione della nostra giovane guida. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nella sua storia il monastero ha combattuto contro la lava e, anzi, è in parte costruito sulla e nella lava. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Fu fondato da monaci provenienti dall’omonimo monastero situato nei pressi di Nicolosi. A metà del XVI secolo chiesero al senato cittadino l’autorizzazione a edificare entro le mura, perché minacciati dalle eruzioni dell’Etna e dai briganti.  Occupa un rettangolo di 210 metri x 130 ed è il secondo monastero benedettino più grande d’Europa (secondo solo al monastero di Mafra, Portogallo).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Visitiamo le antiche cucine, le cantine. Di ampio respiro i chiostri, usati anche come luogo di spettacolo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il primo chiostro, quello di levante, si presenta nelle forme di un giardino denso di vegetazione ed è circondato per intero da portici retti da pilastri e archi a tutto sesto, con una terrazza continua soprastante. Il secondo chiostro o chiostro dei marmi, a ponente, è il più antico e fu costruito sulle rovine dell’edificio precedente, di cui sono riconoscibili alcuni tratti delle fondazioni cinquecentesche nei sotterranei. In origine non ospitava come l’altro chiostro un giardino, bensì un lastricato monumentale in ciottoli e pietra lavica di cui ancora si intravvedono alcune parti sotto lo sterrato, mentre al centro sta ancora la grande fontana marmorea seicentesca. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Straordinario il Refettorio Grande, ora aula  magna, anche per le sue memorie letterarie. La costruzione destinata ad ospitare  i novizi del monastero, tutti di provenienza aristocratica e dunque in grado di portare cospicua dote, fu cominciata da Francesco Battaglia che riprodusse specularmente l’impianto dei due chiostri esistenti con il corridoio affacciato sul chiostro e le stanze dei novizi allineate sulla facciata esterna. Lungo tutto il perimetro della sala corre una sorta di marciapiede, in cotto siciliano. Così lo definì Federico De Roberto. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Lo scrittore verista, nel suo romanzo / saga <i>I vicerè</i>,  traccia un ritratto impietoso della vita che vi si svolgeva. </span><br />
<span style="color: #000000;"> <i>«Ci staresti sempre, al convento?» «Sì,» rispose egli. «È bello stare a San Nicola!&#8230;». I monaci infatti facevano l’arte di Michelasso: mangiare, bere e andare a spasso. In città, la cucina dei Benedettini era passata in proverbio; il timballo di maccheroni con la crosta di pasta frolla, le arancine di riso grosse ciascuna come un melone, le olive imbottite, i crespelli melati erano piatti che nessun altro cuoco sapeva lavorare; e pei gelati, per lo spumone, per la cassata gelata, i Padri avevano chiamato apposta da Napoli don Tino, il giovane del caffè di Benvenuto. Le cantine di San Nicola erano ben provvedute e meglio reputate, e se i monaci trincavano largamente, avevano ragione, perché il vino delle vigne del Cavaliere, di Bordonaro, della tenuta di San Basile, era capace di risuscitare i morti. Padre Currera, segnatamente, una delle più valenti forchette, si levava di tavola ogni giorno mezzo cotto, e quando tornava in camera, dimenando il pancione gravido, con gli occhietti lucenti dietro gli occhiali d’oro posati sul naso fiorito, dava altri baci al fiasco che teneva giorno e notte sotto il letto, al posto del pitale.<br />
</i>L’ampia volta ci guarda con un affresco di Giovanni Battista Piparo, una <i>Gloria di san Benedetto</i>, unica, tra le decorazioni pittoriche della sala, ad essere giunta fino a noi. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nicola ci conduce attraverso un passaggio segreto. Sbuchiamo dietro l’altar maggiore della chiesa di  san Nicola e dominiamo dall’alto, da una sorta di terrazza celata alla vista da un graticcio in legno, il grande organo barocco  costruito da Donato Del Piano (2450 canne, 72 registri, 3 console). </span><br />
<span style="color: #000000;"> Usciamo percorrendo le gradinate dello scalone monumentale. </span><br />
<span style="color: #000000;"> In una via adiacente scopriamo un altarino (ma il nostro amico Elio Camilleri ci aveva dato le dritte giuste) di cui pochi Catanesi sanno fornire indicazioni. Anzi non sanno proprio che esista. </span><br />
<span style="color: #000000;"> È dedicato alla Madonna della Monnezza. Si narra che un netturbino trovasse un giorno un’immagine della madonna nella spazzatura. La salvò e le chiese una grazia. Che fu esaudita. E le dedicò questo altarino. Trovarla non è stato facile, ma ne è valsa la pena. Capita di rado di vedere simili documenti della pietà e della religiosità popolari.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4256' title='026-la-chiesa-di-san-nicola'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/026-La-chiesa-di-san-Nicola-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="026-la-chiesa-di-san-nicola" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4257' title='027-liscrizione-della-meridiana'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/027-Liscrizione-della-meridiana-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="027-liscrizione-della-meridiana" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4249' title='028-la-meridiana'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/028-La-meridiana-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="028-la-meridiana" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4207' title='029-media'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/029-Media-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="029-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4208' title='030-monastero-dei-benedettini-la-biblioteca-universitaria-nei-sotterranei-media'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/030-Monastero-dei-Benedettini-la-biblioteca-universitaria-nei-sotterranei-Media-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="030-monastero-dei-benedettini-la-biblioteca-universitaria-nei-sotterranei-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4209' title='031-monastero-dei-benedettini-uno-dei-chiostri-media'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/031-Monastero-dei-Benedettini-uno-dei-chiostri-Media-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="031-monastero-dei-benedettini-uno-dei-chiostri-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4210' title='032-monastero-dei-benedettini-il-passaggio-che-porta-dietro-laltar-maggiore-di-san-nicola-media'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/032-Monastero-dei-Benedettini-il-passaggio-che-porta-dietro-laltar-maggiore-di-san-Nicola-Media-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="032-monastero-dei-benedettini-il-passaggio-che-porta-dietro-laltar-maggiore-di-san-nicola-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4211' title='033-lorgano-monumentale-della-chiesa-di-san-nicola-media'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/033-Lorgano-monumentale-della-chiesa-di-san-Nicola-Media-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="033-lorgano-monumentale-della-chiesa-di-san-nicola-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4212' title='034-lorgano-monumentale-della-chiesa-di-san-nicola-media'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/034-Lorgano-monumentale-della-chiesa-di-san-Nicola-Media-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="034-lorgano-monumentale-della-chiesa-di-san-nicola-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4213' title='035-il-refettorio-grande-ora-aula-magna-media'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/035-Il-Refettorio-Grande-ora-aula-magna-Media-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="035-il-refettorio-grande-ora-aula-magna-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4214' title='036-il-refettorio-grande-ora-aula-magna-media'><img width="150" height="122" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/036-Il-Refettorio-Grande-ora-aula-magna-Media-150x122.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="036-il-refettorio-grande-ora-aula-magna-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4215' title='037-il-refettorio-grande-ora-aula-magna-media'><img width="107" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/037-Il-Refettorio-Grande-ora-aula-magna-Media-107x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="037-il-refettorio-grande-ora-aula-magna-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4216' title='038-monastero-dei-benedettini-lo-scalone-monumentale'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/038-Monastero-dei-Benedettini-lo-scalone-monumentale-Media-e1561894360978-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="038-monastero-dei-benedettini-lo-scalone-monumentale" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4217' title='039-la-madonna-della-monnezza'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/039-La-Madonna-della-Monnezza-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="039-la-madonna-della-monnezza" /></a>
</p>
<p></span> <span style="color: #000000;"><b>20 GIUGNO<br />
</b><b>IL MONTE DI VULCANO, EOLO E RE ART</b><b>Ù</b><b><br />
IL CRATERE IN CUI SI TUFF</b><b>Ò</b><b> EMPEDOCLE</b></span><br />
<span style="color: #000000;"> È il giorno dell’Etna.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma è anche il compleanno della mia donna straordinaria, Egle. Lo festeggeremo con i succulenti piatti di pesce della Terrazza Balsamo di Ognina, sul lungomare di Catania. Qualche difficoltà, al solito, a trovare parcheggio, ma un posteggiatore, rigorosamente abusivo, che ti reperisce un buchetto dove infilarti si trova sempre.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Intanto ci inerpichiamo verso la cima del vulcano, con destinazione la stazione di partenza della funivia che porta al cratere. Panorama unico. La lava nera domina il paesaggio. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Io ripenso a Pindaro, il poeta greco che, nella <i>Pitica</i>, celebrò questi luoghi:  <i>l’Etna nevoso, colonna del cielo / d’acuto gelo perenne nutrice / lo comprime. / Sgorgano da segrete caverne / fonti purissime d’orrido fuoco, / fiumi nel giorno riversano / corrente di livido fumo / e nella notte rotola / con bagliori di sangue / rocce portando alla discesa / profonda del mare, con fragore.<br />
</i>È il Mongibello degli arabi: Da <i>Mons Gibel</i>, latino <i>mons </i>e arabo <i>jabal</i>, entrambe le parole significano monte. Insomma il monte monte per eccellenza. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Terra di leggende e miti. Efesto / Vulcano ha qui la sua fucina. Eolo imprigionò i venti nelle caverne dell’Etna. Qui abita il gigante Tifone, la cui ira fa eruttare il vulcano. Un altro gigante, Encelado, sconfitto da Atena, giace con la bocca alla base del vulcano che tuona ogni volta che lui urla.  Anche i Ciclopi avevano qui una fucina e vi fabbricavano le saette scagliate da Giove.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Una leggenda fa morire Empedocle ( V secolo a.C.) con un tuffo nel cratere che vomitava lava.  Il grande filosofo e scienziato voleva carpire al vulcano i suoi segreti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Durante l’eruzione del 252, il popolo di Catania  fermò la lava opponendovi il velo di sant’Agata rimasto miracolosamente intatto dalle fiamme tra le quali era sta martirizzata la fanciulla l’anno prima.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Poteva mancare re Artù? Quandomai, il mitico re dei Britanni vive, eterno, ancora qui in una delle tante grotte del vulcano. E qui aleggia l’anima di Elisabetta I d’Inghilterra: ha fatto un patto col demonio per governare il suo paese.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Qui risuonano i versi della <i>Teogonia</i> di Esiodo e le parole di una tragedia perduta di Eschilo, Le <i>Etnee</i>.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Saliamo per Nicolosi e scendiamo dalla parte di Zafferana Etnea. La strada è bella, ampia, senza particolari pendenze. Anche i tornanti  sono molto agevoli. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4218' title='040-sulletna-media'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/040-SullEtna-Media-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="040-sulletna-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4219' title='041-sulletna-media'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/041-SullEtna-Media-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="041-sulletna-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4220' title='042-sulletna-media'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/042-SullEtna-Media-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="042-sulletna-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4221' title='043-sulletna-media'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/043-SullEtna-Media-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="043-sulletna-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4222' title='044-sulletna-media'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/044-SullEtna-Media-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="044-sulletna-media" /></a>
</p>
<p></span> <span style="color: #000000;"><b>21 GIUGNO<br />
</b><b>TROIANE, CON OMAGGIO ALLA CARNIA</b></span><br />
<span style="color: #000000;"> Il giorno del teatro greco di Siracusa e delle <i>Troiane</i> di Euripide.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Suggestione unica. Autostrada scorrevole (e gratuita) fino alla città di Archimede e Dionisio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il teatro greco risale, nella sua prima costruzione, al V secolo a.C. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Avevamo avuto occasione di vederlo qualche anno fa, vuoto. Ora la vita lo pervade ovunque. Non solo per il formicolare di spettatori ma per lo scenario immaginato e realizzato dall’architetto Stefano Boeri. Che ha dichiarato: “Ho pensato all’immagine  terribile delle migliaia di alberi deposti dalla furia del vento sui monti della Carnia nello scorso ottobre. Con la regista Muriel Mayette-Holtz e con l’assistente alla scenografia Anastasia Kucherova, abbiamo deciso di dare per un’ultima volta a quelle piante morte il diritto ad essere presenti, erette, ancora nobili entro la geometria classica del palcoscenico del teatro greco, poste di fronte ad un doppio pubblico: quello degli umani sulle gradinate e quello degli alberi dietro al palco. Questo sciame di alberi schiantati, una volta trasportato a Siracusa e portato sul palcoscenico, percorso dai corpi e dalle voci delle donne troiane disperate e furiose, è diventato un bosco senza vita di colonne lignee: eretto, seppur impietosamente decimato. Nobile e ordinato, seppure destinato ad una nuova vita nelle falegnamerie siciliane”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Una invenzione geniale, di forte impatto. </span><br />
<span style="color: #000000;"> La tragedia narra il dramma delle donne troiane dopo la sconfitta. Saranno sorteggiate e andrano a servire, schiave, nelle case dei greci vincitori. Straziante. Cassandra viene data ad Agamennone, Andromaca a Neottolemo ed Ecuba ad Odisseo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Dalle braccia di Andromaca, vedova di Ettore, viene strappato il piccolo Astianatte. Il bambino fa paura, potrebbe volersi vendicare una volta diventato adulto. E viene buttato giù dalle mura della città. </span><br />
<span style="color: #000000;"> In qualche momento lo spettatore  è portato al pianto, è coinvolto fino alla commozione profonda. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ecuba è  Maddalena Crippa, molto vera, molto convincente. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Grande Ecuba / Crippa. È lei che sostiene con Elena, davanti a un Menelao visibilmente di parte (Graziano Piazza), una sorta di confronto giudiziario. Scontro di ragioni e azioni che, infine, lascia indenne la vituperata Elena, la colpevole per antonomasia. È lei che compone il corpo del piccolo sacrificato (Riccardo Scalia) nello scudo del padre, in una scena di vivida emozione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Impressionante l’interpretazione di Marial Bajma Riva nel ruolo della forsennata e danzante Cassandra.  Davvero la folle profetessa non comprende quanto sta accadendo? O è proprio lei a capire davvero? Grandezza eterna di Euripide.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Molto brave Elena Arvigo (Andromaca) e Viola Graziosi (Elena). </span><br />
<span style="color: #000000;"> Decisamente spaesato il comico Paolo Rossi nei panni di Taltibio, il plenipotenziario  greco che tratta con le donne di Troia. Qualche perplessità anche sulle musiche scelte per il coro (il capocoro è Elena Polic Greco, mentre il capocoro di vecchie prigioniere troiane è Doriana La Fauci)  con la presenza di una chitarra in scena, forse fuori registro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Si comincia con la luce del tramonto (ora prevista le 19, ma tutto slitta di mezz’ora) e si finisce con il buio della notte di Siracusa illuminata dallo spettacolare falò di Troia che brucia. Indimenticabile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ritorno a Catania e pastasciutta a casa di Elio, dalla terrazza che guarda  Catania.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4223' title='045-le-troiane-teatro-greco-di-siracusa-elio-egle-e-gian-do-media'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/045-Le-Troiane-Teatro-greco-di-Siracusa-Elio-Egle-e-Gian-Do-Media-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="045-le-troiane-teatro-greco-di-siracusa-elio-egle-e-gian-do-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4224' title='046-le-troiane-teatro-greco-di-siracusa-lo-scenario-con-gli-alberi-che-vengono-dalla-carnia-media'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/046-Le-Troiane-Teatro-greco-di-Siracusa-lo-scenario-con-gli-alberi-che-vengono-dalla-Carnia-Media-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="046-le-troiane-teatro-greco-di-siracusa-lo-scenario-con-gli-alberi-che-vengono-dalla-carnia-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4225' title='047-le-troiane-teatro-greco-di-siracusa-lincendio-di-troia-media'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/047-Le-Troiane-Teatro-greco-di-Siracusa-lincendio-di-Troia-Media-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="047-le-troiane-teatro-greco-di-siracusa-lincendio-di-troia-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4226' title='048-le-troiane-teatro-greco-di-siracusa-media'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/048-Le-Troiane-Teatro-greco-di-Siracusa-Media-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="048-le-troiane-teatro-greco-di-siracusa-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4227' title='049-le-troiane-teatro-greco-di-siracusa-media'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/049-Le-Troiane-Teatro-greco-di-Siracusa-Media-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="049-le-troiane-teatro-greco-di-siracusa-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4228' title='050-le-troiane-teatro-greco-di-siracusa-media'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/050-Le-Troiane-Teatro-greco-di-Siracusa-Media-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="050-le-troiane-teatro-greco-di-siracusa-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4229' title='Teatro: le Troiane al debutto a Siracusa'><img width="150" height="90" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/051-Le-Troiane-Teatro-greco-di-Siracusa-Ecuba-Maddalena-Crippa-150x90.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Teatro: le Troiane al debutto a Siracusa" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4230' title='052'><img width="150" height="88" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/052-150x88.png" class="attachment-thumbnail" alt="052" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4231' title='053'><img width="150" height="91" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/053-150x91.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="053" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4232' title='054-le-troiane-teatro-greco-di-siracusa-marial-bajma-riva-cassandra-media'><img width="150" height="85" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/054-Le-Troiane-Teatro-greco-di-Siracusa-Marial-Bajma-Riva-Cassandra-Media-150x85.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="054-le-troiane-teatro-greco-di-siracusa-marial-bajma-riva-cassandra-media" /></a>
</p>
<p><b>22 GIUGNO<br />
</b><b>LA PESCHERIA, UN MONDO<br />
LA TESTA CHE RITROVA IL SUO CORPO<br />
</b>In centro a Catania. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Non volevamo perdere il rutilante mondo della pescheria. Proprio dietro piazza Duomo, preannunciato dalla mitica fontana del lenzuolo e del dio fluviale Amenano.  Il vociante, odoroso microcosmo della pescheria. Re incontrastato il pesce spada, ma c’è di tutto, dall’argenteo pesce spatola alle anguille vive e guizzanti, dalle cernie ai crostacei. Le grida dei venditori, i gesti rapidi di chi taglia tranci di pesce, la gente che contratta… i prezzi che ci fanno invidiare questo posto. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Non verremmo mai via.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma bussa la cutura, una mostra che non possiamo perdere. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Pochi passi e siamo al Castello Ursino (costruito da Federico II tra 1230 e 1250, il nome è latino e allude al fatto di trovarsi in un <i>sinus</i>, un golfo), ora sede dei civici musei. Si affaccia sulla piazza che dall’imperatore umanista e guerriero trae il nome. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Discretamente documentato il Settecento siciliano nel segno di Caravaggio. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Tra le cose belle della pinacoteca un <i>Volto di Ofelia</i> (Michele Rapisardi, 1865) e <i>Sunt lacrimae rerum</i> (Natale Attanasio, 1889).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma emoziona la mostra IL KOUROS RITROVATO, un busto di giovane realizzato nello splendente marmo di Lakkoi, isola di Paros.</span><br />
<span style="color: #000000;"> All’ingresso ci accoglie una frase solare del retore e filosofo Gorgia da Lentini (Lentini, 485 / 483 a.C.- Larissa, 375 a.C. circa): “Il fare statue di eroi e costruire simulacri degli dei procura agli occhi una dolce malattia”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il busto è stato ritrovato separatamente dalla testa e poi magnificamente assemblato. La bellezza che non ha tempo e toglie il fiato. Fino al 3 novembre 2019, 10 euro, con audioguida gratuita, www.civita.it.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il kouros, è una tipologia di statua greca raffigurante un giovane in posizione statica, con funzione funeraria o votiva molto diffusa nel periodo arcaico e classico, tra il VII e il V secolo avanti Cristo. Quella esposta è una scultura tardo arcaica (530-490 a.C.), ricavata da un unico blocco di marmo bianco.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La testa rinvenuta a Lentini dal principe di Biscari e conservata al museo di Castello Ursino, è stata ricongiunta nel 2018 al torso acquisito da Paolo Orsi e conservato nel museo archeologico di Siracusa che oggi porta il suo nome. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Le due parti erano state rinvenute in epoche diverse (tra Settecento e primi del Novecento) a Lentini, l’antica Leontinoi, una delle più antiche colonie greche di Sicilia. Il primo ad affermare con sicurezza che si trattasse di parti della stessa statua era stato nel 1927 l’archeologo siciliano Guido Libertini.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mezzogiorno alla trattoria del Cavaliere. Ottimo pesce per me (una frittura da paradiso) e carne di cavallo (una specialità della casa) per Egle ed Elio. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Torniamo a casa, per riposare un po’ e rifare le valigie. Domani bisogna essere  di buon mattino all’aeroporto. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Avevamo cominciato con la pasta alle sarde, chiudiamo con la mia pasta pomodorini e olive taggiasche, sulla terrazza. In tv guardiamo gli 11 ragazzotti strapagati che si sono persi un europeo alla loro portata e soprattutto le qualificazioni olimpiche. Mah!</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ciao Catania, dalla bella notte. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ciao Elio, nostro fraterno amico. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel saluto di addio, mi hai detto che quando Platone immaginò la donna, nel mondo delle idee perfette , di sicuro aveva in mente Egle.  </span><br />
<span style="color: #000000;"> Certo, la mia donna si fa amare.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4233' title='055-dietro-la-fontana-del-lenzuolo-si-spalanca-la-pescheria-media'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/055-dietro-la-fontana-del-lenzuolo-si-spalanca-la-pescheria-Media-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="055-dietro-la-fontana-del-lenzuolo-si-spalanca-la-pescheria-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4234' title='056-la-pescheria-media'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/056-La-pescheria-Media-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="056-la-pescheria-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4235' title='057-la-pescheria-pesce-spatola-media'><img width="150" height="86" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/057-La-pescheria-pesce-spatola-Media-150x86.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="057-la-pescheria-pesce-spatola-media" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4236' title='057a-la-pescheria-pesce-spatola'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/057a-la-pescheria-pesce-spatola-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="057a-la-pescheria-pesce-spatola" /></a>
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<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4240' title='061-un-murales-sotto-castello-ursino-media'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/061-Un-murales-sotto-Castello-Ursino-Media-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="061-un-murales-sotto-castello-ursino-media" /></a>
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<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4243' title='064-michele-rapisardi-volto-di-ofelia'><img width="106" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/064-Michele-Rapisardi-Volto-di-Ofelia-106x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="064-michele-rapisardi-volto-di-ofelia" /></a>
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<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4245' title='066-il-kouros-ritrovato'><img width="83" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2019/06/066-Il-Kouros-ritrovato-83x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="066-il-kouros-ritrovato" /></a>
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		<title>SALONICCO, LA COSMOPOLITA, LA BELLA, LA GIOVANE</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2018 20:31:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di Viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scheletro di questo diario di viaggio sono i 67 post che ho affidato a facebook. Una scelta felicissima e capace di coinvolgere tanti, a giudicare dai 2500 like, dai 150 commenti (più risposte e controrisposte varie), dalle 100 condivisioni. Confesso che mi sono molto divertito a narrare e a documentare per immagini, di fatto, in presa diretta. Come scrivere un articolo e vederselo leggere subito dai lettori. Ah, il mio straordinario mestiere. Il privilegio della scrittura. &#160; 26 aprile 2018 APPRODO A KALAMBAKA Salonicco, via Vienna. Un bel gruppo di 34 persone (in queste occasioni ci sono vecchie, consolidate amicizie; con gli altri l’affiatamento cresce di ora in ora) messe insieme dalla fondazione Feder Piazza e guidate da Lino Bianchin (con cassa affidata a Giorgio Forlin).  Al Kratikòs Aeroliménas Thessalonìkis “Makedonìa” ci aspettano Lilì che sarà la nostra magnifica, incredibile, disponibile guida per sette giorni, e Christos, affidabilissimo autista. Christos parla poco, ma sorride. È di un villaggio vicino a Salonicco e, quando gli chiediamo che caratteristiche ha il luogo in cui è nato, risponde con una battuta/rasoio: “Ci sono mamme che fanno bellissimi figli”. Subito trasferimento a Kalambaka, ai margini nord occidentali della Tessaglia, base privilegiata per le escursioni alle Meteore. Il nostro hotel è il Divani Meteora. Già una premessa e un annuncio. Kalambaka (in greco Καλαμπάκα) è una cittadina di 20mila abitanti, tutta raccolta attorno al suo corso principale. Passeggiata obbligatoria nel dopocena. È l’antica Aegina, nota fin dall’antichità come Stagoi (Στάγοι), fortezza bizantina. Dal medioevo giunge fino a noi la “cattedrale della dormizione”. Kalambaka è parola turca (“potente fortezza”). Località tristemente nota agli Italiani perché qui, il 23 aprile 1943, ci fu una battaglia tra abitanti e truppe di occupazione, con la morte di 70 nostri soldati. Meteore: la meta cullata nel cuore. Nel tramonto il sole le incendia. È già struggente spettacolo. Il disegno di queste pietre gigantesche e misteriose, si staglia nell’azzurrissimo cielo greco. 26 aprile alle ore 20:05 TESSAGLIA, LE METEORE NEL TRAMONTO DI KALAMBAKA. &#160; 27 aprile 2018 METEORE, DAGLI EREMITI DELL’XI SECOLO A JAMES BOND Meteora è parola greca che significa “sospeso in aria”. E le meteore della Tessaglia sono queste incredibili torri di roccia alte fino a 400 metri. Nascono nella notte dei tempi, 25 milioni di anni fa, dal lavoro di erosione di un fiume che probabilmente attraversava tutta la Tessaglia. Il fiume ha letteralmente demolito la roccia sedimentaria (l’arenaria) lasciando questi giganti isolati all’azione modellatrice di acqua e vento. Guerrieri impassibili a guardia della pianura tessala. Quattro i gruppi di torri (spesso palestra di roccia per scalatori di tutto il mondo) sulle cui cime si sono insediati dei monasteri a loro volta chiamati “meteore”. Raggiungibili, fino a non moltissimi anni fa, solo con scale a pioli o con rozzi e rischiosi sistemi di elevazione (definirli ascensori è una sfida al buon senso). Oggi ci si arrampica per centinaia di gradini. Tolgono il fiato ma almeno non si rischia la ghirba. Niente calzoncini corti (il che non aiuta) e le donne, se non sono in calzoni, ricevono all’ingresso un telo per coprire la gambe. Vabbè, fa parte della liturgia. Nell’XI secolo, alcuni eremiti occuparono delle grotte nei fianchi dei dirupi. A Dupiani (una delle torri), agli inizi del XII secolo, gli asceti si associarono in comunità. Un vero e proprio stato monastico. E, nel XIV secolo, sotto la pressione degli invasori turchi, costruirono dei monasteri sulle cime delle torri. Fortezze inespugnabili. Leggenda vuole che Atanasio, fondatore del monastero della Trasfigurazione (Gran Meteoron) secondo le severe regole del monte Athos, abbia chiamato “Meteoron” il luogo. Nel momento di massima espansione i monasteri arrivarono ad essere 24. Oggi solo sei sono ancora abitati, in parte recuperati dopo anni di abbandono. Sono Agios Nikolaos (San Nicola), Agios Stefanos (Santo Stefano), Aghia Triada (Santa Trinità), Gran Meteoron (monastero della Trasfigurazione), Roussanou (Santa Barbara), Varlaam, Ypapanti. Location inesauribile per film. Il ragazzo sul delfino con Sophia Loren; Agente 007, Solo per i tuoi occhi, con Roger Moore nei panni dell’inossidabile agente di sua maestà; un film girato da Spiros Stathoulopoulos, Meteora, nel 2012. In Gli uomini falco del 1976, un monastero diventa covo di terroristi: cast stellare con Charles Aznavour e James Coburn, regia di Douglas Hickox. Le Meteore sono anche nella sigla d’apertura di The young pope di Paolo Sorrentino. Noi cominciamo dal Gran Meteoron. Ci accoglie (sarà così in tutti i monasteri) il simandron, la tavola appesa su cui i monaci battono per scandire le ore e le varie occupazioni della giornata. Il Gran Meteoron ci fa assaggiare la fatica del salire. Con calma, gradino dopo gradino. Qui esisteva una cappella fin dal XIV secolo. E proprio Atanasio ne fu il santo fondatore. Il monastero attuale è stato fondato nel 1536 e costruito tra il 1545 e il 1582. La cappella originaria è stata integrata nella chiesa attuale come santuario e decorata con affreschi che risalgono al XIV e XV secolo. Saliscendi con Christos che non teme di guidare il pullman su stradine impervie e siamo alla seconda meta, il monastero di Roussanou, dedicato a Santa Barbara. Da qui il panorama è, se possibile, ancora più ampio e suggestivo. Scalini e due piccoli ponti. Agli inizi del 1900 il monastero fu abbandonato e andò in rovina. Nel 1971 morì la priora Eusebia di Kastraki che ormai viveva lì sola, unica sopravvissuta del suo gruppo di monache. Restauro e recupero iniziarono nel 1982. La chiesa è dedicata alla Trasfigurazione del Salvatore. Gli affreschi del Katholikon (cioè la chiesa principale) risalgono a metà del XVI secolo. Splendida la Dormizione di Maria (tema ricorrente nella pittura greca) che si vede all’ingresso, appena entrati nel nartece. Nella navata centrale risplende un formidabile Giudizio Universale. Ovviamente non abbiamo il nome degli artisti, ma questi splendidi documenti della pittura postbizantina si ricollegano chiaramente agli stilemi della scuola cretese. A questa dicitura ascriviamo uno stile pittorico (noto appunto anche come stile postbizantino) che fiorì sull’isola di Creta, dove era dominante Venezia (1204-1669). Alla fine del XV secolo, gli artisti cretesi crearono un particolare modo di dipingere le icone. Contorni precisi, resa dell’incarnato ottenuta con tinte tendenti al marrone scuro e denso, maggior messa in evidenza delle guance nei volti, colori brillanti delle vesti, geometrie del panneggio e delle vesti. 27 aprile alle ore 13:03 Sulle meteore, monasteri antichi, affreschi da cappella Sistina&#8230; Ma tanti tanti gradini. 27 aprile alle ore 13:23 Processione di apostoli nel porticato del monastero del Grande Meteoron. 27 aprile alle ore 14:15 Nessuna foto riuscirà mai a rendere l’imponente maestà delle meteore. Ma ci provo. &#160; 27 aprile alle ore 14:32 Da qui si calò il James Bond di Solo per i tuoi occhi. &#160; 27 aprile alle ore 15:51 L’icona dell’arcangelo Michele benedice la pianura dove scorre il Peneo. &#160; 27 aprile alle ore 18:08 A che servono le mie macchine professionali se Egle, armata solo del suo cellulare, fa foto belle come questa? &#160; 27 aprile alle ore 18:12 O come questa. É il monastero di san Nicola Anapafsas. &#160; 27 aprile alle ore 20:35 Il primo giorno tra le Meteore si conclude con la suggestione di un rito commovente nel tempio dedicato ai santi fondatori dei monasteri. Il vescovo metropolita Teocrito presiede la cerimonia di traslazione delle reliquie dei santi fondatori. Struggente il canto del vangelo sulle antiche armonie bizantine. Una comunità che si comporta in modo informale circondando il vescovo e ricevendone benedizioni individuali. Gente che entra in chiesa, gente che ne esce. Ognuno dedica alla cerimonia il tempo che può. Il rito prosegue fino all’alba del giorno successivo. &#160; 28 aprile 2018 GRADINI E ASCENSORI 28 aprile alle ore 9:34 Il monastero di Varlaam ha ancora in funzione l’argano per portare in cima alla meteora rifornimenti vari. &#160; 28 aprile alle ore 10:11 Monastero di San Nicola Anapafsas. Per i miseri mortali centinaia di scalini, ascensore per il santo monaco. &#160; 28 aprile alle ore 11:01 Il paesaggio mozzafiato dalla cima della meteora su cui si attorciglia il minuscolo monastero di san Nicola Anapafsas. Un gioiello, uno scrigno della pittura del 1600. Imperdibile. &#160; 28 aprile alle ore 16:50 Il Venetico, l’impetuoso re della Macedonia orientale. Qui Theodoros Angelopoulos ha girato il suo film su Alessandro Magno (Alessandro il Grande, 1980). Nel pomeriggio ci trasferiamo a Salonicco, hotel Mediterranean, in via Salamina. Sarà la base per le nostre escursioni. Domani andremo verso est, tagliando tutta la penisola Calcidica. Salonicco è città bella, ospitale, tollerante e cosmopolita. Quando ti siedi ad un bar, come prima cosa, ti offrono un bicchiere di acqua fresca. Si respira un’aria di capitale, di crocevia del mondo. Città universitaria, popolata di giovani. È stato bella viverla per alcuni giorni. Il nostro hotel è proprio sui docks, nel cuore del quartiere in cui un tempo si lavorava e commerciava l’olio. Oggi quegli ambienti ospitano una miriade di locali. Frequentatissimi e ognuno diverso dagli altri. 28 aprile alle ore 21:20 La movida nella notte di Salonicco animatissima e affollata di giovani. Tra plateia Morihovu, plateia Petrakaki e la immensa plateia Aristotelous che si affaccia sul golfo. Selfie semiobbligatorio con Enza, Egle, Fernanda e Dino. La crisi non abita qui. La statua del filosofo osserva i passanti. È imperturbabile il genio di Stagira (antichissima cittadina a non molti chilometri da qui) che fu anche maestro di Alessandro Magno. &#160; 29 aprile 2018 ANFIPOLI E FILIPPI CESARE E I SUOI UCCISORI Con Lilì, la nostra guida, non si discute. Organizza i minuti di tutti e tutti sono puntualissimi. Un amabile, dolce sergente. Partenza per Anfipoli. Seguiamo la linea dei laghi di Koroneia e Volvi. Tra le foschie lontane intuiamo il monte Athos. Anfipoli (in greco Αμφίπολη) è poco più di un villaggio, 12mila abitanti. Fu fondata nel 437 a. C. dai coloni guidati dallo stratego ateniese Agnone. Facevano gola le ricche miniere d’oro del Pangeo. Nel 168 a. C., dopo la vittoria di Pidna, Lucio Emilio Paolo ne fece la capitale di uno dei quattro distretti in cui fu divisa la Macedonia. 29 aprile alle ore 9:54 Il maestoso e misterioso leone di Anfipoli nel nord della Calcidica (e foto di gruppo). &#160; 29 aprile alle ore 11:03 Il museo di Anfipoli, piccolo ma molto ben curato. Possiede alcuni pezzi davvero pregiati e documenta la storia di questa città dall’età del bronzo alla tarda epoca romana. San Paolo passò di qui. Anfipoli fu importante per posizione strategica, vicinanza a notevoli risorse naturali (miniere d’oro e d’argento, ricche coltivazioni), scambi commerciali. 29 aprile alle ore 14:22 Luminosa Kavala, la città di Mehmet Ali, dominata dal castello bizantino. Il porto è inondato dal sole. Restano nel cuore il largo lungomare e i vicoli su cui si affacciano i colori mediterranei delle case liberty. &#160; Kavala, 70mila abitanti, sorge al centro di un luminoso golfo. Fondata da coloni di Paros, attorno al VI secolo a. C., fu in principio Neapolis, cioè “città nuova”. Ebbe importanza strategica nel contesto dello scontro di Filippi tra i cesaricidi Bruto e Cassio che cercarono di opporsi ad Antonio e Ottaviano nel 42 a. C. Kavala fu fondamentale per gli approvvigionamenti dei cesaricidi. &#160; 29 aprile alle ore 16:42 Ultima tappa di oggi a Filippi dove nel 42 a. C. Ottaviano e Marcantonio sconfissero i cesaricidi Bruto e Cassio. Qui, anche, san Paolo fondò la prima comunità (49/50). Esiste perfino un luogo indicato come la sua prigione. Imponenti il teatro, le due basiliche e l’immenso foro. Un sito archeologico di grande impatto. C’è anche un piccolo, ricco museo con reperti affiorati dagli scavi. Grande stanchezza ma ne vale la pena. &#160; 29 aprile alle ore 17:03 Meteore nel cuore. Incise per sempre nella memoria di Egle e mia. E grazie a Enza Carbonere per i suoi scatti. &#160; 30 aprile 2018 DOVE VIVE FILIPPO, IL PADRE DI ALESSANDRO 30 aprile alle ore 9:43 Passeggiata per Salonicco. Murales e, subito dopo, la chiesa cattolica progettata da Vitaliano Boselli e più volte bombardata da fascisti e nazisti. Ci accolgono le raffigurazioni del martire Demetrio, patrono (poliukos) della città, e dell’onnipresente Sant’Antonio da Padova. &#160; 30 aprile alle ore 9:49 Salonicco, uno degli antichi bagni turchi della città. È il Bey Hamam (alla lettera bagni del paradiso) costruiti dal sultano Murad II tra il 1436 e il 1444. 30 aprile alle ore 9:52 Salonicco, immagini della passeggiata. La coda per rinnovare l’abbonamento ai mezzi pubblici al botteghino di piazza Aristotelous, il grande kebab, il mercato coperto, il mercato dei fiori. 30 aprile alle ore 9:56 Il duomo cattolico non è granché. Piuttosto spoglio. Nella cripta, una statua di un missionario in Cina venerato da queste parti, Giovanni Gabriele Perboyre, martirizzato nel distretto di Wuchang nel 1840. &#160; 30 aprile alle ore 11:06 L’Aliakmon con i suoi 297 km è l’unico grande fiume “tutto greco” (sorgenti nella catena del Pindo). Qui, nel distretto di Imathia (è parola omerica e significa terra fertile), é fermato da una diga. Il lago artificiale serve a irrigare una regione ricchissima di frutteti e vigneti. &#160; 30 aprile alle ore 14:52 Il momento altissimo del viaggio. Siamo ad Aigai (letteralmente “terra delle capre”), la prima capitale della Macedonia. Qui, 2700 anni fa, un popolo di pastori decise di costituirsi in struttura urbana. Qui è sepolto Filippo, il padre di Alessandro col suo stupendo, incredibile corredo funerario. Da svenimenti stendhaliani. Nelle foto, tra l’altro, la corona aurea e l’urna funeraria. Sotto il tumulo eretto per proteggere le varie sepolture (c’è anche Alessandro IV, il figlio che Alessandro il Grande ebbe da Rossana) si snoda un percorso che culmina davanti alla tomba di Filippo e alle vetrine che espongono gli oggetti con cui fu sepolto. I tombaroli non ci sono mai arrivati consegnando all’umanità (grazie allo scopritore Manolis Andronikos, metà anni 70) un patrimonio di assoluto valore. Dal I secolo d. C. la città venne abbandonata; da allora, il nome Aigài (Ege) non apparve più e fu sostituito con Palatitsia, nome che compare la prima volta nel XIV secolo, ed ha probabilmente a che fare con le rovine dei palazzi adiacenti. Il nome attuale è Verghina. Da una leggendaria regina, suicida nel fiume Aliakmon in cui si gettò per non cadere nelle mani dei Turchi. Il paesino è diventato famoso nell’autunno del 1977 proprio per la scoperta della tomba di Filippo II. &#160; 30 aprile alle ore 14:55 Il territorio è letteralmente disseminato di edicole sacre. Questa ospita alcune icone moderne di ottima fattura. Ecco san Raffaele e san Nicolao. Tra loro sant’Irene. &#160; 30 aprile alle ore 17:28 Pella era la più grande città di Macedonia, dice Senofonte nel V libro delle Elleniche. Non si direbbe, oggi. Un villaggio che ospita un notevole museo. Qui, nel IV secolo, Archelao portò la capitale da Aigai. Ebbe ospite Euripide che, nei suoi palazzi, scrisse le Baccanti. Davanti alle mura di Pella, Lucio Paolo, il vincitore di Pidna (168 a. C.), rimase sbigottito, stando al racconto di Tito Livio. Il museo racconta soprattutto la grande avventura militare e culturale di Alessandro. Eccezionali gli arredi e soprattutto i mosaici provenienti da ville vicine. &#160; 30 aprile alle ore 17:32 Da Pella si esportavano in tutto il Mediterraneo monili, armi, vino. 30 aprile alle ore 17:57 L’immensa Agorà di Pella, popolata un tempo di commercianti e artigiani. Parliamo del IV secolo a. C. Era dotata di un sistema di drenaggio e purificazione degli scarichi. Accanto sorge la villa di Dioniso. &#160; 30 aprile alle ore 18:04 Si avverte la miopia di una storiografia che fa apparire questo territorio come popolato di barbari. Qui, già 25 secoli fa, era matura una civiltà che ha avuto in Filippo e Alessandro i suoi prodotti magnifici. Una civiltà pronta a diffondere i valori eterni dell’ellenismo. &#160; 1 maggio 2018 L’ACROPOLI E IL POETA CHE CANTÒ I MARTIRI DELLA RESISTENZA Prima giornata a Salonicco (in greco Θεσσαλονίκη). Giornata difficile in una città blindata per via della ricorrenza. Christos ha studiato con cura gli itinerari per non incrociare i cortei. Tanti militi in uniforme e, si capisce benissimo, ancor di più in borghese. Anarchici, pugni chiusi, aria dura. Salonicco è la seconda città della Grecia. Fiorente centro industriale, economico e culturale, è punto nevralgico per i trasporti nel sud-est Europa: da qui passano infatti i corridoi stradali europei E65 e E90. Salonicco è anche il secondo porto della Grecia dopo quello ateniese del Pireo. Fu fondata attorno al 315 a. C. da re Cassandro, vicino all’antica città di Therma (da qui il nome di golfo Termaico). Il nome di Tessalonica, secondo la leggenda è quello della moglie di Cassandro, sorellastra di Alessandro Magno. Dopo la caduta del regno di Macedonia, nel 146 a. C., Salonicco entrò a far parte dell’impero romano. 1 maggio alle ore 11:14 Salonicco alta, prima quartiere san Paolo, poi quartiere Castelli. Si domina la città da ciò che resta dell’antica cinta muraria. Fino alla Torre Bianca che rievoca ricordi di secolari esecuzioni. La chiamavano Torre del Sangue. Restano tre km dell’antica cinta (nove km) parzialmente abbattuta nel 1867 per consentire alla città di espandersi. Saliamo fino all’acropolis che risale al secolo XI. Dal XVI secolo fu prigione. Con i nazisti che utilizzavano il piazzale antistante per fucilare i partigiani. I colonnelli vi rinchiudevano gli intellettuali. Sulla facciata, il segno di tutti i materiali di riporto usati per la costruzione. Sosta nella piazzetta della chiesa dedicata ai santi medici (anargiri, cioè non si facevano pagare). All’ingresso una vecchia sagrestana offre il tè da un samovar d’argento. (Credevo fosse tè… vedi il penultimo posto di questo primo maggio). 1 maggio alle ore 11:21 Ancora Salonicco alta. Le mura col segno della croce. A protezione. Il monastero di Vlatadon. Fu fondato nel XIV secolo da monaci cretesi. Nel nome è il tessuto che la loro famiglia lavorava e commerciava (vlatis). Nel tempo è stato anche moschea. Singolare l’affresco con i paschalia, le date della pasqua. 1 maggio alle ore 13:16 Il busto di Vasilis Tsitsanis, il compositore della canzone Domenica nuvolosa, scritta nel 1943 davanti ai partigiani fucilati dai nazisti. &#160; 1 maggio alle ore 13:25 Metto in fila alcune cose bellissime viste in mattinata. Il monastero del beato David (Latomou) che è stato fondato nel V secolo. È stato anche moschea e ora è chiesa. Incredibile il mosaico della cupola. La basilica di san Demetrio che conserva le reliquie del santo patrono. La guida ci dice che è servito da modello per il duomo di Pisa. È stato fondato nel V secolo. Infine l’agorà che risale al periodo ellenistico. 1 maggio alle ore 13:29 Pranzo nel patio di Dicty (spero di translitterare giusto) con le musiche greche di un bravissimo gruppo di giovani. Salonicco è blindata per i cortei del primo maggio ma si sta bene ugualmente. &#160; 1 maggio alle ore 13:43 AVVISO PER I NAVIGANTI. EGLE ED IO STIAMO VEDENDO COSE CHE CI RIEMPIONO GLI OCCHI E L’ANIMA DI BELLEZZA. &#160; 1 maggio alle ore 15:45 La chiesa di Santa Sofia, cioè la chiesa della Sapienza di Dio. Costruita alla fine del VII secolo sulle rovine di una basilica dedicata a san Marco distrutta da un terremoto, divenne moschea e tornò ad essere chiesa agli inizi del 1900. C’è anche una personalizzazione di santa Sofia rappresentata con le figlie Elpis (Speranza), Pistis (Fede), Agapi (Amore). &#160; 1 maggio alle ore 16:52 Questa è la basilica dedicata alla Madonna Acheiropeita, cioè “non dipinta da mano umana”. Si dice infatti che qui si adorasse una icona mariana dipinta senza intervento umano. Edificata nel V secolo sui resti di una villa romana (si vedono ancora i mosaici pavimentali), fu la prima chiesa cristiana di Salonicco a diventare moschea. 1 maggio alle ore 17:00 Alcune splendide icone della basilica dedicata alla Madonna acheiropeita. &#160; 1 maggio alle ore 17:04 Ancora&#8230; &#160; 1 maggio alle ore 17:22 Questa è la basilica dedicata alla Panagia Kalkeon, la Madonna dei Fabbri, fondata nel 1028. &#160; 1 maggio alle ore 18:33 Vi racconto una gentile usanza che ho conosciuta oggi. L’oggetto che vedete in foto, molto simile a un samovar&#8230; è un samovar. Solo che non è impiegato per il tè. Serve invece a distribuire l’acqua benedetta che i fedeli possono portarsi a casa per devozione. È un uso che di ripete ogni primo del mese. Come si vede non si usano solo samovar. C’è qualcosa di più casereccio. Molto. 1 maggio alle ore 21:13 Serata sui docks di Salonicco. Le luci del golfo Termaico offrono uno spettacolo indimenticabile. Obbligatorio un bicchiere di ouzo ghiacciato. &#160; 2 maggio 2018 IL PARCO IN DEGRADO, L’ARCO DI GALERIO 2 maggio alle ore 6:59 Oggi ultimo giorno di Grecia : l’Olimpo. Sono stato invitato personalmente da Giove che mi adora. (Poi ho aggiunto in commento: Non so se si è capito il calembour). 2 maggio alle ore 8:56 Parco archeologico di Dion ai piedi dell’Olimpo. Il reperto più antico risale al VI secolo a. C. ed è un santuario a Demetra. Il re macedone Archelao ne fece un centro non solo religioso. Organizzò giochi e rappresentazioni teatrali che duravano nove  giorni, uno per ogni musa. Si ha notizia di un santuario importante dedicato a Zeus. Gli scavi iniziati negli anni Cinquanta non lo hanno ancora portato alla luce. Questo è il santuario di Demetra. &#160; 2 maggio alle ore 9:06 Questo è un altare a Zeus. Qui si vede come il parco sia trascurato. Il direttore (che dirige anche il museo dell’acropoli di Atene) non si fa mai vedere da queste parti. Altre immagini del tempio di Zeus. La guida ci dice che un vecchio dinosauro che non vuole lasciare il suo posto e affidare la direzione in mani più giovani. &#160; 2 maggio alle ore 9:35 Il teatro romano. &#160; 2 maggio alle ore 9:54 E questo è il teatro ellenistico. Forse la Baccanti di Euripide furono rappresentate qui per la prima volta. &#160; 2 maggio alle ore 10:14 Questo è il borgo costruito dal re macedone Cassandro nel III secolo a. C. per ospitare i pellegrini provenienti dal mondo panellenico. &#160; 2 maggio alle ore 11:00 Straordinario il complesso termale e superbi resti di mosaici pavimentali. &#160; 2 maggio alle ore 11:20 Dion, confesso, mi ha deluso. È un complesso archeologico dalle potenzialità enormi. Ma è trascurato, sporco, quasi abbandonato. In più posti sono state divelte le bacheche illustrative e le stradine sono infestate da erbacce. Passerelle di collegamento tra un luogo e l’altro inutilizzabili. Questa è la basilica cristiana risalente alla fine del IV secolo. Era a tre navate. Visibili fonti battesimali di due epoche diverse. Vicino, l’imponente muro degli scudi. &#160; 2 maggio alle ore 12:13 Anche il fiume Vaphyras (letteralmente “il colorato”) che attraversa il parco andrebbe pulito e valorizzato. Qui ci sono le sue “sacre sorgenti”. &#160; 2 maggio alle ore 12:16 Nel piccolissimo borgo adiacente è il museo che raccoglie molti dei reperti emersi dagli scavi. Splendida la serie dei ritratti maschili. Al pari del mosaico di Dioniso. &#160; 2 maggio alle ore 12:18 Tra le curiosità un oggetto unico: i resti di un antico organo ad acqua. &#160; 2 maggio alle ore 12:22 Al tempio di Iside si rivolgevano i genitori che cercavano di avere un figlio. Se la grazia veniva concessa i genitori lasciavano come ex voto una formella su cui erano impresse le orme dei loro piedi. 2 maggio alle ore 12:26 Nel vicino laboratorio archeologico (archeoteca) è stato trasportato dalla villa di Dioniso un grandioso mosaico (10 metri x 10) che raffigura Dioniso che emerge dalle acque. &#160; 2 maggio alle ore 12:44 Ancora due splendidi ritratti maschili (quello in marmo è di Traiano). Poi una stele molto narrativa. Ci racconta (nave rovesciata) che si piange un morto di naufragio. E ci dice anche (testa di cavallo) che il defunto era di rango equestre. &#160; 2 maggio alle ore 13:46 A mezzogiorno selfie con ouzo (bottiglie di ogni tipo) in un ristorantino sul lungomare, Full Tou Mezè. Mezè sarebbero i cicchetti, gli assaggini. Formidabili il formaggio alla griglia e le cipolle farcite di carne (salsiccia?). &#160; 2 maggio alle ore 18:27 Pomeriggio dedicato al... ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<table style="border-color: #c00000; border-width: 1px; border-style: solid; width: 505px; height: 150px;" border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td style="border-color: #c70e12; width: 652px; border-style: solid; border-width: 1px;" valign="top"><span style="color: #000000;"><b><i><br />
Lo scheletro di questo diario di viaggio sono i 67 post che ho affidato a facebook. Una scelta felicissima e capace di coinvolgere tanti, a giudicare dai 2500 like, dai 150 commenti (più risposte e controrisposte varie), dalle 100 condivisioni. Confesso che mi sono molto divertito a narrare e a documentare per immagini, di fatto, in presa diretta. Come scrivere un articolo e vederselo leggere subito dai lettori. Ah, il mio straordinario mestiere. Il privilegio della scrittura.</i></b></span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><b>26 aprile 2018</b></span><b><br />
</b><span style="color: #c00000; font-size: medium;"><b>APPRODO A KALAMBAKA</b></span></span><br />
<span style="color: #000000;"> Salonicco, via Vienna. Un bel gruppo di 34 persone (in queste occasioni ci sono vecchie, consolidate amicizie; con gli altri l’affiatamento cresce di ora in ora) messe insieme dalla fondazione Feder Piazza e guidate da Lino Bianchin (con cassa affidata a Giorgio Forlin).</span><br />
<span style="color: #000000;">  Al Kratikòs Aeroliménas Thessalonìkis “Makedonìa” ci aspettano Lilì che sarà la nostra magnifica, incredibile, disponibile guida per sette giorni, e Christos, affidabilissimo autista. Christos parla poco, ma sorride. È di un villaggio vicino a Salonicco e, quando gli chiediamo che caratteristiche ha il luogo in cui è nato, risponde con una battuta/rasoio: “Ci sono mamme che fanno bellissimi figli”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Subito trasferimento a Kalambaka, ai margini nord occidentali della Tessaglia, base privilegiata per le escursioni alle Meteore. Il nostro hotel è il Divani Meteora. Già una premessa e un annuncio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Kalambaka (in greco Καλαμπάκα) è una cittadina di 20mila abitanti, tutta raccolta attorno al suo corso principale. Passeggiata obbligatoria nel dopocena. È l’antica Aegina, nota fin dall’antichità come Stagoi (Στάγοι), fortezza bizantina. Dal medioevo giunge fino a noi la “cattedrale della dormizione”. Kalambaka è parola turca (“potente fortezza”). Località tristemente nota agli Italiani perché qui, il 23 aprile 1943, ci fu una battaglia tra abitanti e truppe di occupazione, con la morte di 70 nostri soldati.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Meteore: la meta cullata nel cuore. Nel tramonto il sole le incendia. È già struggente spettacolo. Il disegno di queste pietre gigantesche e misteriose, si staglia nell’azzurrissimo cielo greco.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-001.jpg"><img class="size-medium wp-image-3896 aligncenter" alt="salonicco-001" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-001-300x260.jpg" width="300" height="260" /></a><br />
26 aprile alle ore 20:05 </span><br />
<span style="color: #000000;"> TESSAGLIA, LE METEORE NEL TRAMONTO DI KALAMBAKA.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: small;"><b>27 aprile 2018</b></span><br />
<span style="color: #000000;"><span style="color: #c00000; font-size: medium;"> <b>METEORE,<br />
DAGLI EREMITI<br />
DELL’XI SECOLO A JAMES BOND</b></span><b></b></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-002.jpg"><img class="size-medium wp-image-3897 aligncenter" alt="salonicco-002" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-002-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a><br />
<span style="color: #000000;">Meteora è parola greca che significa “sospeso in aria”. </span></p>
<p><span style="color: #000000;"> E le meteore della Tessaglia sono queste incredibili torri di roccia alte fino a 400 metri. Nascono nella notte dei tempi, 25 milioni di anni fa, dal lavoro di erosione di un fiume che probabilmente attraversava tutta la Tessaglia. Il fiume ha letteralmente demolito la roccia sedimentaria (l’arenaria) lasciando questi giganti isolati all’azione modellatrice di acqua e vento. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Guerrieri impassibili a guardia della pianura tessala. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Quattro i gruppi di torri (spesso palestra di roccia per scalatori di tutto il mondo) sulle cui cime si sono insediati dei monasteri a loro volta chiamati “meteore”. Raggiungibili, fino a non moltissimi anni fa, solo con scale a pioli o con rozzi e rischiosi sistemi di elevazione (definirli ascensori è una sfida al buon senso). </span><br />
<span style="color: #000000;"> Oggi ci si arrampica per centinaia di gradini. Tolgono il fiato ma almeno non si rischia la ghirba. Niente calzoncini corti (il che non aiuta) e le donne, se non sono in calzoni, ricevono all’ingresso un telo per coprire la gambe. Vabbè, fa parte della liturgia. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nell’XI secolo, alcuni eremiti occuparono delle grotte nei fianchi dei dirupi. </span><br />
<span style="color: #000000;"> A Dupiani (una delle torri), agli inizi del XII secolo, gli asceti si associarono in comunità. Un vero e proprio stato monastico. E, nel XIV secolo, sotto la pressione degli invasori turchi, costruirono dei monasteri sulle cime delle torri. Fortezze inespugnabili. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Leggenda vuole che Atanasio, fondatore del monastero della Trasfigurazione (Gran Meteoron) secondo le severe regole del monte Athos, abbia chiamato “Meteoron” il luogo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel momento di massima espansione i monasteri arrivarono ad essere 24. Oggi solo sei sono ancora abitati, in parte recuperati dopo anni di abbandono. Sono Agios Nikolaos (San Nicola), Agios Stefanos (Santo Stefano), Aghia Triada (Santa Trinità), Gran Meteoron (monastero della Trasfigurazione), Roussanou (Santa Barbara), Varlaam, Ypapanti. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Location inesauribile per film. <i>Il ragazzo sul delfino</i> con Sophia Loren; <i>Agente 007, Solo per i tuoi occhi</i>, con Roger Moore nei panni dell’inossidabile agente di sua maestà; un film girato da Spiros Stathoulopoulos, <i>Meteora</i>, nel 2012. In <i>Gli uomini falco</i> del 1976, un monastero diventa covo di terroristi: cast stellare con Charles Aznavour e James Coburn, regia di Douglas Hickox. Le Meteore sono anche nella sigla d’apertura di <i>The young pope</i> di Paolo Sorrentino.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Noi cominciamo dal Gran Meteoron. Ci accoglie (sarà così in tutti i monasteri) il simandron, la tavola appesa su cui i monaci battono per scandire le ore e le varie occupazioni della giornata. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il Gran Meteoron ci fa assaggiare la fatica del salire. Con calma, gradino dopo gradino.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Qui esisteva una cappella fin dal XIV secolo. E proprio Atanasio ne fu il santo fondatore. Il monastero attuale è stato fondato nel 1536 e costruito tra il 1545 e il 1582. La cappella originaria è stata integrata nella chiesa attuale come santuario e decorata con affreschi che risalgono al XIV e XV secolo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Saliscendi con Christos che non teme di guidare il pullman su stradine impervie e siamo alla seconda meta, il monastero di Roussanou, dedicato a Santa Barbara.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Da qui il panorama è, se possibile, ancora più ampio e suggestivo. Scalini e due piccoli ponti. Agli inizi del 1900 il monastero fu abbandonato e andò in rovina. Nel 1971 morì la priora Eusebia di Kastraki che ormai viveva lì sola, unica sopravvissuta del suo gruppo di monache.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Restauro e recupero iniziarono nel 1982.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La chiesa è dedicata alla Trasfigurazione del Salvatore. Gli affreschi del Katholikon (cioè la chiesa principale) risalgono a metà del XVI secolo. Splendida la <i>Dormizione di Maria</i> (tema ricorrente nella pittura greca) che si vede all’ingresso, appena entrati nel nartece. Nella navata centrale risplende un formidabile <i>Giudizio Universale</i>. Ovviamente non abbiamo il nome degli artisti, ma questi splendidi documenti della pittura postbizantina si ricollegano chiaramente agli stilemi della scuola cretese.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A questa dicitura ascriviamo uno stile pittorico (noto appunto anche come stile postbizantino) che fiorì sull’isola di Creta, dove era dominante Venezia (1204-1669). Alla fine del XV secolo, gli artisti cretesi crearono un particolare modo di dipingere le icone. Contorni precisi, resa dell’incarnato ottenuta con tinte tendenti al marrone scuro e denso, maggior messa in evidenza delle guance nei volti, colori brillanti delle vesti, geometrie del panneggio e delle vesti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3898' title='salonicco-003'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-003-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-003" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3899' title='salonicco-004'><img width="150" height="119" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-004-150x119.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-004" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3900' title='salonicco-005'><img width="150" height="114" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-005-150x114.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-005" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3901' title='salonicco-006'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-006-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-006" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3902' title='salonicco-007'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-007-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-007" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3903' title='salonicco-008'><img width="145" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-008-145x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-008" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3904' title='salonicco-009'><img width="150" height="103" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-009-150x103.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-009" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">27 aprile alle ore 13:03 </span><br />
<span style="color: #000000;"> Sulle meteore, monasteri antichi, affreschi da cappella Sistina&#8230; Ma tanti tanti gradini.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">27 aprile alle ore 13:23</span><br />
<span style="color: #000000;"> Processione di apostoli nel porticato del monastero del Grande Meteoron.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">27 aprile alle ore 14:15</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nessuna foto riuscirà mai a rendere l’imponente maestà delle meteore. Ma ci provo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-010.jpg"><img class="size-medium wp-image-3905 aligncenter" alt="salonicco-010" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-010-300x158.jpg" width="300" height="158" /></a><br />
27 aprile alle ore 14:32</span><br />
<span style="color: #000000;"> Da qui si calò il James Bond di <i>Solo per i tuoi occhi.</i></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3906' title='salonicco-011'><img width="109" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-011-109x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-011" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3907' title='salonicco-012'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-012-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-012" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">27 aprile alle ore 15:51 </span><br />
<span style="color: #000000;"> L’icona dell’arcangelo Michele benedice la pianura dove scorre il Peneo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-013.jpg"><img class="size-medium wp-image-3908 aligncenter" alt="salonicco-013" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-013-168x300.jpg" width="168" height="300" /></a><br />
27 aprile alle ore 18:08</span><br />
<span style="color: #000000;"> A che servono le mie macchine professionali se Egle, armata solo del suo cellulare, fa foto belle come questa?</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-014.jpg"><img class="size-medium wp-image-3909 aligncenter" alt="salonicco-014" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-014-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a><br />
<span style="color: #000000;">27 aprile alle ore 18:12 </span><br />
<span style="color: #000000;"> O come questa. É il monastero di san Nicola Anapafsas.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3910' title='salonicco-015'><img width="150" height="132" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-015-150x132.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-015" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3911' title='salonicco-016'><img width="97" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-016-97x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-016" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3912' title='salonicco-017'><img width="150" height="99" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-017-150x99.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-017" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3913' title='salonicco-018'><img width="150" height="110" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-018-150x110.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-018" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">27 aprile alle ore 20:35</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il primo giorno tra le Meteore si conclude con la suggestione di un rito commovente nel tempio dedicato ai santi fondatori dei monasteri. Il vescovo metropolita Teocrito presiede la cerimonia di traslazione delle reliquie dei santi fondatori. Struggente il canto del vangelo sulle antiche armonie bizantine. Una comunità che si comporta in modo informale circondando il vescovo e ricevendone benedizioni individuali. Gente che entra in chiesa, gente che ne esce. Ognuno dedica alla cerimonia il tempo che può. Il rito prosegue fino all’alba del giorno successivo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: small;"><b>28 aprile 2018</b></span><br />
<span style="color: #000000;"><span style="color: #c00000; font-size: medium;"> <b>GRADINI E ASCENSORI</b></span><b></b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3914' title='Salonicco-019.jpg'><img width="150" height="92" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-019-150x92.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Salonicco-019.jpg" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3915' title='Salonicco-020.jpg'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-020-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Salonicco-020.jpg" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3916' title='salonicco-021'><img width="150" height="138" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-021-150x138.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-021" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3917' title='salonicco-022'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-022-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-022" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">28 aprile alle ore 9:34</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il monastero di Varlaam ha ancora in funzione l’argano per portare in cima alla meteora rifornimenti vari.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3918' title='salonicco-023'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-023-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-023" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3919' title='salonicco-024'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-024-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-024" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">28 aprile alle ore 10:11</span><br />
<span style="color: #000000;"> Monastero di San Nicola Anapafsas. Per i miseri mortali centinaia di scalini, ascensore per il santo monaco.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3920' title='salonicco-025'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-025-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-025" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3921' title='salonicco-026'><img width="150" height="70" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-026-150x70.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-026" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">28 aprile alle ore 11:01</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il paesaggio mozzafiato dalla cima della meteora su cui si attorciglia il minuscolo monastero di san Nicola Anapafsas. Un gioiello, uno scrigno della pittura del 1600. Imperdibile.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3922' title='salonicco-027'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-027-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-027" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3923' title='salonicco-028'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-028-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-028" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">28 aprile alle ore 16:50</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il Venetico, l’impetuoso re della Macedonia orientale. Qui Theodoros Angelopoulos ha girato il suo film su Alessandro Magno (<i>Alessandro il Grande</i>, 1980).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nel pomeriggio ci trasferiamo a Salonicco, hotel Mediterranean, in via Salamina. Sarà la base per le nostre escursioni. Domani andremo verso est, tagliando tutta la penisola Calcidica. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Salonicco è città bella, ospitale, tollerante e cosmopolita. Quando ti siedi ad un bar, come prima cosa, ti offrono un bicchiere di acqua fresca. Si respira un’aria di capitale, di crocevia del mondo. Città universitaria, popolata di giovani. È stato bella viverla per alcuni giorni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il nostro hotel è proprio sui docks, nel cuore del quartiere in cui un tempo si lavorava e commerciava l’olio. Oggi quegli ambienti ospitano una miriade di locali. Frequentatissimi e ognuno diverso dagli altri.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-029.jpg"><img class="size-medium wp-image-3924 aligncenter" alt="salonicco-029" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-029-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a><br />
28 aprile alle ore 21:20</span><br />
<span style="color: #000000;"> La movida nella notte di Salonicco animatissima e affollata di giovani. Tra plateia Morihovu, plateia Petrakaki e la immensa plateia Aristotelous che si affaccia sul golfo. Selfie semiobbligatorio con Enza, Egle, Fernanda e Dino. La crisi non abita qui.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> La statua del filosofo osserva i passanti. È imperturbabile il genio di Stagira (antichissima cittadina a non molti chilometri da qui) che fu anche maestro di Alessandro Magno.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: small;"><b>29 aprile 2018</b></span><br />
<span style="color: #000000;"><span style="color: #c00000; font-size: medium;"> <b>ANFIPOLI E FILIPPI<br />
CESARE E I SUOI UCCISORI</b></span><b></b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Con Lilì, la nostra guida, non si discute. Organizza i minuti di tutti e tutti sono puntualissimi. Un amabile, dolce sergente. Partenza per Anfipoli. Seguiamo la linea dei laghi di Koroneia e Volvi. Tra le foschie lontane intuiamo il monte Athos. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Anfipoli (in greco Αμφίπολη) è poco più di un villaggio, 12mila abitanti. Fu fondata nel 437 a. C. dai coloni guidati dallo stratego ateniese Agnone. Facevano gola le ricche miniere d’oro del Pangeo. Nel 168 a. C., dopo la vittoria di Pidna, Lucio Emilio Paolo ne fece la capitale di uno dei quattro distretti in cui fu divisa la Macedonia.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3925' title='salonicco-030'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-030-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-030" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3926' title='salonicco-031'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-031-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-031" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">29 aprile alle ore 9:54</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il maestoso e misterioso leone di Anfipoli nel nord della Calcidica (e foto di gruppo).</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3927' title='salonicco-032'><img width="150" height="140" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-032-150x140.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-032" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3928' title='salonicco-033'><img width="150" height="102" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-033-150x102.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-033" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3929' title='salonicco-034'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-034-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-034" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3930' title='salonicco-035'><img width="141" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-035-141x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-035" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3931' title='salonicco-036'><img width="150" height="103" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-036-150x103.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-036" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">29 aprile alle ore 11:03</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il museo di Anfipoli, piccolo ma molto ben curato. Possiede alcuni pezzi davvero pregiati e documenta la storia di questa città dall’età del bronzo alla tarda epoca romana. San Paolo passò di qui. Anfipoli fu importante per posizione strategica, vicinanza a notevoli risorse naturali (miniere d’oro e d’argento, ricche coltivazioni), scambi commerciali.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">29 aprile alle ore 14:22</span><br />
<span style="color: #000000;"> Luminosa Kavala, la città di Mehmet Ali, dominata dal castello bizantino. Il porto è inondato dal sole. Restano nel cuore il largo lungomare e i vicoli su cui si affacciano i colori mediterranei delle case liberty.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3932' title='salonicco-037'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-037-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-037" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3933' title='salonicco-038'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-038-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-038" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3934' title='salonicco-039'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-039-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-039" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3935' title='salonicco-040'><img width="150" height="103" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-040-150x103.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-040" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Kavala, 70mila abitanti, sorge al centro di un luminoso golfo. Fondata da coloni di Paros, attorno al VI secolo a. C., fu in principio Neapolis, cioè “città nuova”. Ebbe importanza strategica nel contesto dello scontro di Filippi tra i cesaricidi Bruto e Cassio che cercarono di opporsi ad Antonio e Ottaviano nel 42 a. C. Kavala fu fondamentale per gli approvvigionamenti dei cesaricidi.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3936' title='salonicco-041'><img width="150" height="85" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-041-150x85.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-041" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3937' title='salonicco-042'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-042-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-042" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3938' title='salonicco-043'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-043-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-043" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3939' title='salonicco-044'><img width="150" height="72" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-044-150x72.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-044" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3940' title='salonicco-045'><img width="119" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-045-119x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-045" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3941' title='salonicco-046'><img width="150" height="122" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-046-150x122.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-046" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">29 aprile alle ore 16:42</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ultima tappa di oggi a Filippi dove nel 42 a. C. Ottaviano e Marcantonio sconfissero i cesaricidi Bruto e Cassio. Qui, anche, san Paolo fondò la prima comunità (49/50). Esiste perfino un luogo indicato come la sua prigione. Imponenti il teatro, le due basiliche e l’immenso foro. Un sito archeologico di grande impatto. C’è anche un piccolo, ricco museo con reperti affiorati dagli scavi. Grande stanchezza ma ne vale la pena.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3942' title='salonicco-047'><img width="84" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-047-84x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-047" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3943' title='salonicco-048'><img width="84" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-048-84x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-048" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">29 aprile alle ore 17:03</span><br />
<span style="color: #000000;"> Meteore nel cuore. Incise per sempre nella memoria di Egle e mia. E grazie a Enza Carbonere per i suoi scatti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: small;"><b>30 aprile 2018</b></span><br />
<span style="color: #000000;"><span style="color: #c00000; font-size: medium;"> <b>DOVE VIVE FILIPPO,<br />
IL PADRE DI ALESSANDRO</b></span><b></b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3944' title='salonicco-049'><img width="78" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-049-78x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-049" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3945' title='salonicco-050'><img width="150" height="107" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-050-150x107.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-050" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3946' title='salonicco-051'><img width="87" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-051-87x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-051" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3947' title='salonicco-052'><img width="85" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-052-85x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-052" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3948' title='salonicco-053'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-053-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-053" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">30 aprile alle ore 9:43</span><br />
<span style="color: #000000;"> Passeggiata per Salonicco. Murales e, subito dopo, la chiesa cattolica progettata da Vitaliano Boselli e più volte bombardata da fascisti e nazisti. Ci accolgono le raffigurazioni del martire Demetrio, patrono (poliukos) della città, e dell’onnipresente Sant’Antonio da Padova.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3949' title='salonicco-054'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-054-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-054" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3950' title='salonicco-055'><img width="150" height="111" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-055-150x111.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-055" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3951' title='salonicco-056'><img width="123" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-056-123x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-056" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3952' title='salonicco-057'><img width="150" height="106" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-057-150x106.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-057" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3953' title='salonicco-058'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-058-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-058" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3954' title='salonicco-059'><img width="150" height="98" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-059-150x98.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-059" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">30 aprile alle ore 9:49 </span><br />
<span style="color: #000000;"> Salonicco, uno degli antichi bagni turchi della città. È il Bey Hamam (alla lettera bagni del paradiso) costruiti dal sultano Murad II tra il 1436 e il 1444.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">30 aprile alle ore 9:52</span><br />
<span style="color: #000000;"> Salonicco, immagini della passeggiata. La coda per rinnovare l’abbonamento ai mezzi pubblici al botteghino di piazza Aristotelous, il grande kebab, il mercato coperto, il mercato dei fiori.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">30 aprile alle ore 9:56</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il duomo cattolico non è granché. Piuttosto spoglio. Nella cripta, una statua di un missionario in Cina venerato da queste parti, Giovanni Gabriele Perboyre, martirizzato nel distretto di Wuchang nel 1840.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-060.jpg"><img class="size-medium wp-image-3955 aligncenter" alt="salonicco-060" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-060-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a><br />
30 aprile alle ore 11:06</span><br />
<span style="color: #000000;"> L’Aliakmon con i suoi 297 km è l’unico grande fiume “tutto greco” (sorgenti nella catena del Pindo). Qui, nel distretto di Imathia (è parola omerica e significa terra fertile), é fermato da una diga. Il lago artificiale serve a irrigare una regione ricchissima di frutteti e vigneti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3956' title='salonicco-061'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-061-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-061" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3957' title='salonicco-062'><img width="150" height="110" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-062-150x110.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-062" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3958' title='salonicco-063'><img width="150" height="84" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-063-150x84.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-063" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3959' title='salonicco-064'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-064-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-064" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3960' title='salonicco-065'><img width="150" height="84" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-065-150x84.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-065" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">30 aprile alle ore 14:52</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il momento altissimo del viaggio. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Siamo ad Aigai (letteralmente “terra delle capre”), la prima capitale della Macedonia. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Qui, 2700 anni fa, un popolo di pastori decise di costituirsi in struttura urbana. Qui è sepolto Filippo, il padre di Alessandro col suo stupendo, incredibile corredo funerario. Da svenimenti stendhaliani. Nelle foto, tra l’altro, la corona aurea e l’urna funeraria. Sotto il tumulo eretto per proteggere le varie sepolture (c’è anche Alessandro IV, il figlio che Alessandro il Grande ebbe da Rossana) si snoda un percorso che culmina davanti alla tomba di Filippo e alle vetrine che espongono gli oggetti con cui fu sepolto. I tombaroli non ci sono mai arrivati consegnando all’umanità (grazie allo scopritore Manolis Andronikos, metà anni 70) un patrimonio di assoluto valore. Dal I secolo d. C. la città venne abbandonata; da allora, il nome Aigài (Ege) non apparve più e fu sostituito con Palatitsia, nome che compare la prima volta nel XIV secolo, ed ha probabilmente a che fare con le rovine dei palazzi adiacenti.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il nome attuale è Verghina. Da una leggendaria regina, suicida nel fiume Aliakmon in cui si gettò per non cadere nelle mani dei Turchi. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il paesino è diventato famoso nell’autunno del 1977 proprio per la scoperta della tomba di Filippo II.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-066.jpg"><img class="size-medium wp-image-3961 aligncenter" alt="salonicco-066" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-066-262x300.jpg" width="262" height="300" /></a><br />
30 aprile alle ore 14:55</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il territorio è letteralmente disseminato di edicole sacre. Questa ospita alcune icone moderne di ottima fattura. Ecco san Raffaele e san Nicolao. Tra loro sant’Irene.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3962' title='salonicco-067'><img width="150" height="138" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-067-150x138.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-067" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3963' title='salonicco-068'><img width="150" height="75" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-068-150x75.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-068" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3964' title='salonicco-069'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-069-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-069" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3965' title='salonicco-070'><img width="150" height="89" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-070-150x89.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-070" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3966' title='salonicco-071'><img width="150" height="82" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-071-150x82.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-071" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3967' title='salonicco-072'><img width="85" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-072-85x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-072" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3968' title='salonicco-073'><img width="89" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-073-89x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-073" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3969' title='salonicco-074'><img width="79" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-074-79x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-074" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">30 aprile alle ore 17:28</span><br />
<span style="color: #000000;"> Pella era la più grande città di Macedonia, dice Senofonte nel V libro delle Elleniche. Non si direbbe, oggi. Un villaggio che ospita un notevole museo. Qui, nel IV secolo, Archelao portò la capitale da Aigai. Ebbe ospite Euripide che, nei suoi palazzi, scrisse le Baccanti. Davanti alle mura di Pella, Lucio Paolo, il vincitore di Pidna (168 a. C.), rimase sbigottito, stando al racconto di Tito Livio. Il museo racconta soprattutto la grande avventura militare e culturale di Alessandro. Eccezionali gli arredi e soprattutto i mosaici provenienti da ville vicine.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3970' title='salonicco-075'><img width="150" height="68" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-075-150x68.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-075" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3971' title='salonicco-076'><img width="150" height="73" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-076-150x73.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-076" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3972' title='salonicco-077'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-077-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-077" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">30 aprile alle ore 17:32</span><br />
<span style="color: #000000;"> Da Pella si esportavano in tutto il Mediterraneo monili, armi, vino.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">30 aprile alle ore 17:57</span><br />
<span style="color: #000000;"> L’immensa Agorà di Pella, popolata un tempo di commercianti e artigiani. Parliamo del IV secolo a. C. Era dotata di un sistema di drenaggio e purificazione degli scarichi. Accanto sorge la villa di Dioniso.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-078.jpg"><img class="size-medium wp-image-3973 aligncenter" alt="salonicco-078" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-078-168x300.jpg" width="168" height="300" /></a><br />
30 aprile alle ore 18:04 </span><br />
<span style="color: #000000;"> Si avverte la miopia di una storiografia che fa apparire questo territorio come popolato di barbari. Qui, già 25 secoli fa, era matura una civiltà che ha avuto in Filippo e Alessandro i suoi prodotti magnifici. Una civiltà pronta a diffondere i valori eterni dell’ellenismo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: small;"><b>1 maggio 2018</b></span><br />
<span style="color: #000000;"><span style="color: #c00000; font-size: medium;"> <b>L’ACROPOLI<br />
E IL POETA CHE CANTÒ<br />
I MARTIRI DELLA RESISTENZA</b></span><b></b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Prima giornata a Salonicco (in greco Θεσσαλονίκη). Giornata difficile in una città blindata per via della ricorrenza.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Christos ha studiato con cura gli itinerari per non incrociare i cortei. Tanti militi in uniforme e, si capisce benissimo, ancor di più in borghese. Anarchici, pugni chiusi, aria dura.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Salonicco è la seconda città della Grecia. Fiorente centro industriale, economico e culturale, è punto nevralgico per i trasporti nel sud-est Europa: da qui passano infatti i corridoi stradali europei E65 e E90. Salonicco è anche il secondo porto della Grecia dopo quello ateniese del Pireo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Fu fondata attorno al 315 a. C. da re Cassandro, vicino all’antica città di Therma (da qui il nome di golfo Termaico). Il nome di Tessalonica, secondo la leggenda è quello della moglie di Cassandro, sorellastra di Alessandro Magno. Dopo la caduta del regno di Macedonia, nel 146 a. C., Salonicco entrò a far parte dell’impero romano.<b></b></span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3974' title='salonicco-079'><img width="150" height="108" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-079-150x108.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-079" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3975' title='salonicco-080'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-080-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-080" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3976' title='salonicco-081'><img width="150" height="116" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-081-150x116.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-081" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3977' title='salonicco-082'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-082-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-082" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3978' title='salonicco-083'><img width="150" height="74" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-083-150x74.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-083" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3979' title='salonicco-084'><img width="150" height="103" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-084-150x103.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-084" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3980' title='salonicco-085'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-085-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-085" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3981' title='salonicco-086'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-086-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-086" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3982' title='salonicco-087'><img width="150" height="122" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-087-150x122.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-087" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3983' title='salonicco-088'><img width="150" height="99" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-088-150x99.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-088" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3984' title='salonicco-089'><img width="150" height="108" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-089-150x108.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-089" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3985' title='salonicco-090'><img width="150" height="120" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-090-150x120.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-090" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3986' title='salonicco-091'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-091-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-091" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3987' title='salonicco-092'><img width="150" height="103" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-092-150x103.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-092" /></a>

<p><span style="color: #000000;">1 maggio alle ore 11:14</span><br />
<span style="color: #000000;"> Salonicco alta, prima quartiere san Paolo, poi quartiere Castelli. Si domina la città da ciò che resta dell’antica cinta muraria. Fino alla Torre Bianca che rievoca ricordi di secolari esecuzioni. La chiamavano Torre del Sangue. Restano tre km dell’antica cinta (nove km) parzialmente abbattuta nel 1867 per consentire alla città di espandersi. Saliamo fino all’acropolis che risale al secolo XI. Dal XVI secolo fu prigione. Con i nazisti che utilizzavano il piazzale antistante per fucilare i partigiani. I colonnelli vi rinchiudevano gli intellettuali. Sulla facciata, il segno di tutti i materiali di riporto usati per la costruzione. Sosta nella piazzetta della chiesa dedicata ai santi medici (anargiri, cioè non si facevano pagare). All’ingresso una vecchia sagrestana offre il tè da un samovar d’argento. (<i>Credevo fosse tè… vedi il penultimo posto di questo primo maggio</i>).</span></p>
<p><span style="color: #000000;">1 maggio alle ore 11:21</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ancora Salonicco alta. Le mura col segno della croce. A protezione. Il monastero di Vlatadon. Fu fondato nel XIV secolo da monaci cretesi. Nel nome è il tessuto che la loro famiglia lavorava e commerciava (vlatis). Nel tempo è stato anche moschea. Singolare l’affresco con i paschalia, le date della pasqua.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">1 maggio alle ore 13:16</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il busto di Vasilis Tsitsanis, il compositore della canzone <i>Domenica nuvolosa</i>, scritta nel 1943 davanti ai partigiani fucilati dai nazisti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3988' title='salonicco-093'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-093-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-093" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3989' title='salonicco-094'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-094-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-094" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3990' title='salonicco-095'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-095-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-095" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3991' title='salonicco-096'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-096-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-096" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3992' title='salonicco-097'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-097-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-097" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3993' title='salonicco-098'><img width="150" height="112" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-098-150x112.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-098" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">1 maggio alle ore 13:25 </span><br />
<span style="color: #000000;"> Metto in fila alcune cose bellissime viste in mattinata. Il monastero del beato David (Latomou) che è stato fondato nel V secolo. È stato anche moschea e ora è chiesa. Incredibile il mosaico della cupola. La basilica di san Demetrio che conserva le reliquie del santo patrono. La guida ci dice che è servito da modello per il duomo di Pisa. È stato fondato nel V secolo. Infine l’agorà che risale al periodo ellenistico.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">1 maggio alle ore 13:29 </span><br />
<span style="color: #000000;"> Pranzo nel patio di Dicty (spero di translitterare giusto) con le musiche greche di un bravissimo gruppo di giovani. Salonicco è blindata per i cortei del primo maggio ma si sta bene ugualmente.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-099.jpg"><img class="size-medium wp-image-3994 aligncenter" alt="salonicco-099" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-099-300x253.jpg" width="300" height="253" /></a><br />
1 maggio alle ore 13:43</span><br />
<span style="color: #000000;"> AVVISO PER I NAVIGANTI. EGLE ED IO STIAMO VEDENDO COSE CHE CI RIEMPIONO GLI OCCHI E L’ANIMA DI BELLEZZA.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3995' title='salonicco-100'><img width="129" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-100-129x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-100" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3996' title='salonicco-101'><img width="150" height="99" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-101-150x99.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-101" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3997' title='salonicco-102'><img width="150" height="103" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-102-150x103.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-102" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3998' title='salonicco-103'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-103-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-103" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3999' title='salonicco-104'><img width="118" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-104-118x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-104" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4000' title='salonicco-105'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-105-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-105" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4001' title='salonicco-106'><img width="113" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-106-113x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-106" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4002' title='salonicco-107'><img width="113" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-107-113x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-107" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4003' title='salonicco-108'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-108-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-108" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4004' title='salonicco-109'><img width="150" height="130" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-109-150x130.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-109" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/salonicco-la-cosmopolita-la-bella-la-giovane/salonicco-110/' title='salonicco-110'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-110-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-110" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">1 maggio alle ore 15:45</span><br />
<span style="color: #000000;"> La chiesa di Santa Sofia, cioè la chiesa della Sapienza di Dio. Costruita alla fine del VII secolo sulle rovine di una basilica dedicata a san Marco distrutta da un terremoto, divenne moschea e tornò ad essere chiesa agli inizi del 1900. C’è anche una personalizzazione di santa Sofia rappresentata con le figlie Elpis (Speranza), Pistis (Fede), Agapi (Amore).</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-111.jpg"><img class="size-medium wp-image-4006 aligncenter" alt="salonicco-111" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-111-300x126.jpg" width="300" height="126" /></a><br />
1 maggio alle ore 16:52</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questa è la basilica dedicata alla Madonna Acheiropeita, cioè “non dipinta da mano umana”. Si dice infatti che qui si adorasse una icona mariana dipinta senza intervento umano. Edificata nel V secolo sui resti di una villa romana (si vedono ancora i mosaici pavimentali), fu la prima chiesa cristiana di Salonicco a diventare moschea.</span></p>
<p style="text-align: center;">
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4007' title='salonicco-112'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-112-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-112" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4008' title='salonicco-113'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-113-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-113" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4009' title='salonicco-114'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-114-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-114" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4010' title='salonicco-115'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-115-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-115" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4011' title='salonicco-116'><img width="94" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-116-94x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-116" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">1 maggio alle ore 17:00 </span><br />
<span style="color: #000000;"> Alcune splendide icone della basilica dedicata alla Madonna acheiropeita.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4012' title='salonicco-117'><img width="150" height="68" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-117-150x68.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-117" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4013' title='salonicco-118'><img width="150" height="114" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-118-150x114.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-118" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">1 maggio alle ore 17:04 </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ancora&#8230;</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4014' title='salonicco-119'><img width="150" height="109" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-119-150x109.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-119" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4015' title='salonicco-120'><img width="150" height="88" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-120-150x88.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-120" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">1 maggio alle ore 17:22</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questa è la basilica dedicata alla Panagia Kalkeon, la Madonna dei Fabbri, fondata nel 1028.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4016' title='salonicco-121'><img width="117" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-121-117x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-121" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4017' title='salonicco-122'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-122-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-122" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">1 maggio alle ore 18:33</span><br />
<span style="color: #000000;"> Vi racconto una gentile usanza che ho conosciuta oggi. L’oggetto che vedete in foto, molto simile a un samovar&#8230; è un samovar. Solo che non è impiegato per il tè. Serve invece a distribuire l’acqua benedetta che i fedeli possono portarsi a casa per devozione. È un uso che di ripete ogni primo del mese. Come si vede non si usano solo samovar. C’è qualcosa di più casereccio. Molto.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">1 maggio alle ore 21:13</span><br />
<span style="color: #000000;"> Serata sui docks di Salonicco. Le luci del golfo Termaico offrono uno spettacolo indimenticabile. Obbligatorio un bicchiere di ouzo ghiacciato.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: small;"><b>2 maggio 2018</b></span><br />
<span style="color: #000000;"><span style="color: #c00000; font-size: medium;"> <b>IL PARCO IN DEGRADO,<br />
L’ARCO DI GALERIO</b></span><b></b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">2 maggio alle ore 6:59</span><br />
<span style="color: #000000;"> Oggi ultimo giorno di Grecia : l’Olimpo. Sono stato invitato personalmente da Giove che mi adora.</span><br />
<span style="color: #000000;"> (<i>Poi ho aggiunto in commento:</i><i> </i><i>Non so se si è capito il calembour</i>).</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-123.jpg"><img class="size-medium wp-image-4018 aligncenter" alt="salonicco-123" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-123-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a><br />
2 maggio alle ore 8:56 </span><br />
<span style="color: #000000;"> Parco archeologico di Dion ai piedi dell’Olimpo. Il reperto più antico risale al VI secolo a. C. ed è un santuario a Demetra. Il re macedone Archelao ne fece un centro non solo religioso. Organizzò giochi e rappresentazioni teatrali che duravano nove  giorni, uno per ogni musa. Si ha notizia di un santuario importante dedicato a Zeus. Gli scavi iniziati negli anni Cinquanta non lo hanno ancora portato alla luce. Questo è il santuario di Demetra.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4019' title='salonicco-124'><img width="150" height="107" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-124-150x107.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-124" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4020' title='salonicco-125'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-125-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-125" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4021' title='salonicco-126'><img width="150" height="98" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-126-150x98.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-126" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">2 maggio alle ore 9:06</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questo è un altare a Zeus. Qui si vede come il parco sia trascurato. Il direttore (che dirige anche il museo dell’acropoli di Atene) non si fa mai vedere da queste parti. Altre immagini del tempio di Zeus. La guida ci dice che un vecchio dinosauro che non vuole lasciare il suo posto e affidare la direzione in mani più giovani.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-127.jpg"><img class="size-medium wp-image-4022 aligncenter" alt="salonicco-127" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-127-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a><br />
2 maggio alle ore 9:35</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il teatro romano.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-128.jpg"><img class="size-medium wp-image-4023 aligncenter" alt="salonicco-128" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-128-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a><br />
2 maggio alle ore 9:54</span><br />
<span style="color: #000000;"> E questo è il teatro ellenistico. Forse la Baccanti di Euripide furono rappresentate qui per la prima volta.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-129.jpg"><img class="size-medium wp-image-4024 aligncenter" alt="salonicco-129" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-129-300x214.jpg" width="300" height="214" /></a><br />
2 maggio alle ore 10:14</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questo è il borgo costruito dal re macedone Cassandro nel III secolo a. C. per ospitare i pellegrini provenienti dal mondo panellenico.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4025' title='salonicco-131'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-131-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-131" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4026' title='salonicco-132'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-132-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-132" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4027' title='salonicco-133'><img width="79" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-133-79x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-133" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4028' title='salonicco-134'><img width="150" height="142" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-134-150x142.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-134" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">2 maggio alle ore 11:00</span><br />
<span style="color: #000000;"> Straordinario il complesso termale e superbi resti di mosaici pavimentali.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4029' title='salonicco-135'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-135-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-135" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4030' title='salonicco-136'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-136-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-136" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4031' title='salonicco-137'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-137-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-137" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">2 maggio alle ore 11:20 </span><br />
<span style="color: #000000;"> Dion, confesso, mi ha deluso. È un complesso archeologico dalle potenzialità enormi. Ma è trascurato, sporco, quasi abbandonato. In più posti sono state divelte le bacheche illustrative e le stradine sono infestate da erbacce. Passerelle di collegamento tra un luogo e l’altro inutilizzabili. Questa è la basilica cristiana risalente alla fine del IV secolo. Era a tre navate. Visibili fonti battesimali di due epoche diverse. Vicino, l’imponente muro degli scudi.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-138.jpg"><img class="size-medium wp-image-4032 aligncenter" alt="salonicco-138" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-138-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a><br />
2 maggio alle ore 12:13</span><br />
<span style="color: #000000;"> Anche il fiume Vaphyras (letteralmente “il colorato”) che attraversa il parco andrebbe pulito e valorizzato. Qui ci sono le sue “sacre sorgenti”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4033' title='salonicco-139'><img width="150" height="126" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-139-150x126.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-139" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4034' title='salonicco-140'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-140-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-140" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4035' title='salonicco-141'><img width="84" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-141-84x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-141" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4036' title='salonicco-142'><img width="108" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-142-108x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-142" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4037' title='salonicco-143'><img width="145" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-143-145x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-143" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4038' title='salonicco-144'><img width="150" height="132" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-144-150x132.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-144" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4039' title='salonicco-145'><img width="150" height="148" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-145-150x148.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-145" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4040' title='salonicco-146'><img width="150" height="132" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-146-150x132.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-146" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4041' title='salonicco-147'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-147-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-147" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4042' title='salonicco-148'><img width="125" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-148-125x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-148" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4043' title='salonicco-149'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-149-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-149" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4044' title='salonicco-150'><img width="123" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-150-123x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-150" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">2 maggio alle ore 12:16</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel piccolissimo borgo adiacente è il museo che raccoglie molti dei reperti emersi dagli scavi. Splendida la serie dei ritratti maschili. Al pari del mosaico di Dioniso.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-151.jpg"><img class="size-medium wp-image-4045 aligncenter" alt="salonicco-151" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-151-253x300.jpg" width="253" height="300" /></a></span><br />
<span style="color: #000000;">2 maggio alle ore 12:18</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tra le curiosità un oggetto unico: i resti di un antico organo ad acqua.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-152.jpg"><img class="size-medium wp-image-4046 aligncenter" alt="salonicco-152" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-152-234x300.jpg" width="234" height="300" /></a><br />
2 maggio alle ore 12:22 </span><br />
<span style="color: #000000;"> Al tempio di Iside si rivolgevano i genitori che cercavano di avere un figlio. Se la grazia veniva concessa i genitori lasciavano come ex voto una formella su cui erano impresse le orme dei loro piedi.</span></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-153.jpg"><img class="size-medium wp-image-4047 aligncenter" alt="salonicco-153" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-153-300x236.jpg" width="300" height="236" /></a><br />
2 maggio alle ore 12:26</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nel vicino laboratorio archeologico (archeoteca) è stato trasportato dalla villa di Dioniso un grandioso mosaico (10 metri x 10) che raffigura Dioniso che emerge dalle acque.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4048' title='salonicco-154'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-154-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-154" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4049' title='salonicco-155'><img width="116" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-155-116x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-155" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4050' title='salonicco-156'><img width="150" height="110" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-156-150x110.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-156" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">2 maggio alle ore 12:44</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ancora due splendidi ritratti maschili (quello in marmo è di Traiano). Poi una stele molto narrativa. Ci racconta (nave rovesciata) che si piange un morto di naufragio. E ci dice anche (testa di cavallo) che il defunto era di rango equestre.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-157.jpg"><img class="size-medium wp-image-4051 aligncenter" alt="salonicco-157" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-157-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a><br />
2 maggio alle ore 13:46</span><br />
<span style="color: #000000;"> A mezzogiorno selfie con ouzo (bottiglie di ogni tipo) in un ristorantino sul lungomare, Full Tou Mezè. Mezè sarebbero i cicchetti, gli assaggini. Formidabili il formaggio alla griglia e le cipolle farcite di carne (salsiccia?).</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4052' title='salonicco-158'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-158-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-158" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4053' title='salonicco-159'><img width="143" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-159-143x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-159" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4054' title='salonicco-160'><img width="150" height="133" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-160-150x133.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-160" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4055' title='salonicco-161'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-161-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-161" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">2 maggio alle ore 18:27</span><br />
<span style="color: #000000;"> Pomeriggio dedicato al complesso architettonico realizzato da e per Galerio, il cesare di Diocleziano che sconfisse i Persiani di Narsete e gli Armeni. Siamo dunque agli inizi dell’organizzazione in tetrarchia dell’impero, IV secolo. Galerio scelse come sua capitale Salonicco per la posizione strategica. Di quel complesso oggi resta l’arco trionfale con bassorilievi che narrano vicende di pace e di guerra. E soprattutto l’edificio oggi noto come Rotonda che fu concepito come pantheon degli dei e del potere imperiale. Fu poi chiesa cristiana dedicata a san Giorgio e, tra il 1591 e il 1912, moschea. Di quel periodo resta il minareto. Ora è di nuovo chiesa ortodossa e, dell’antico splendore, conserva lacerti di mosaici che devono essere stati splendidi. Nella cupola absidale una ascensione abbastanza integra. È possibile seguire un film che presenta i mosaici nel loro splendore.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-162.jpg"><img class="size-medium wp-image-4056 aligncenter" alt="salonicco-162" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-162-195x300.jpg" width="195" height="300" /></a><br />
<span style="color: #000000;">2 maggio alle ore 19:48</span><br />
<span style="color: #000000;"> La sete è sete. Ma questa è acqua dell’Olimpo, acqua divina. Grazie a Enza Carbonere per lo scatto.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-size: small;"><b>3 maggio 2018</b></span><br />
<span style="color: #000000;"><span style="color: #c00000; font-size: medium;"> <b>TITOLI DI CODA</b></span><b></b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4057' title='salonicco-163'><img width="150" height="127" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-163-150x127.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-163" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4058' title='salonicco-164'><img width="139" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-164-139x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-164" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4059' title='salonicco-165'><img width="150" height="124" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-165-150x124.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-165" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4060' title='salonicco-166'><img width="71" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-166-71x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-166" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4061' title='salonicco-167'><img width="125" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-167-125x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-167" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4062' title='salonicco-168'><img width="130" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-168-130x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-168" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">3 maggio alle ore 9:51</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mattinata al museo bizantino. Tra le cose migliori mosaici pavimentali e la ricostruzione di un antico pergamo. Tra le curiosità una stadera e anfore rotte e riutilizzate come tubature.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4063' title='salonicco-169'><img width="116" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-169-116x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-169" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4064' title='salonicco-170'><img width="130" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-170-130x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-170" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4065' title='salonicco-171'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-171-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-171" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">3 maggio alle ore 10:07</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dai campi elisi all’aldilà cristiano. Una tomba a botte tra V e VI secolo. Periodo mediobizantino, dall’VIII secolo alla presa di Costantinopoli da parte dai crociati (1204): un grifone afferra un indifeso coniglio simbolo del cristianesimo. Una coppia di preziosi braccialetti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4066' title='salonicco-172'><img width="150" height="118" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-172-150x118.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-172" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4067' title='salonicco-173'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-173-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-173" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4068' title='salonicco-174'><img width="96" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-174-96x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-174" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4069' title='salonicco-175'><img width="150" height="99" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-175-150x99.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-175" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">3 maggio alle ore 10:20</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dal 1204 al 1453, il “tramonto di Bisanzio”. Un ricamo del XIII secolo raffigurante una deposizione. E poi la stagione delle icone.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-176.jpg"><img class="size-medium wp-image-4070 aligncenter" alt="salonicco-176" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-176-300x163.jpg" width="300" height="163" /></a><br />
3 maggio alle ore 10:53</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ultima sala, Bisanzio dopo Bisanzio.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-177.jpg"><img class="size-medium wp-image-4071 aligncenter" alt="salonicco-177" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-177-202x300.jpg" width="202" height="300" /></a><br />
3 maggio alle ore 10:55</span><br />
<span style="color: #000000;"> Una icona con Maria che allatta a seno scoperto. E ha la carnagione piuttosto scura.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4072' title='salonicco-178'><img width="115" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-178-115x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-178" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4073' title='salonicco-179'><img width="110" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-179-110x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-179" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4074' title='salonicco-180'><img width="150" height="106" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-180-150x106.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-180" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4075' title='salonicco-181'><img width="147" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-181-147x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-181" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">3 maggio alle ore 11:01</span><br />
<span style="color: #000000;"> Dal museo della cultura bizantina a quello della città di Salonicco. Una corona di mirto di eccezionale bellezza. Una cartina ci dice la provenienza del materiale dalle varie zone del golfo Termaico. Un elmo con guarnizioni d’oro. Una corona con foglie d’edera. Un braccialetto, dicono qui, copiato da Bulgari.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4076' title='The Derveni krater. Bronze. 330—320 B.C. Thessaloniki, Archaeological Museum.'><img width="99" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-182-99x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="The Derveni krater. Bronze. 330—320 B.C. Thessaloniki, Archaeological Museum." /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4077' title='salonicco-183'><img width="150" height="139" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-183-150x139.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-183" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4078' title='salonicco-184'><img width="117" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-184-117x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-184" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4079' title='salonicco-185'><img width="112" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-185-112x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-185" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">3 maggio alle ore 11:04</span><br />
<span style="color: #000000;"> L’immenso cratere di Derveni (V secolo a. C.). A rilievo le scene di Baccanti raccontate da Euripide. Due situle in bronzo. Una lampada in bronzo, traforata. Incredibile bellezza dei monili e maschera funebre.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4080' title='salonicco-186'><img width="108" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-186-108x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-186" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4081' title='salonicco-187'><img width="150" height="99" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-187-150x99.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-187" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4082' title='salonicco-188'><img width="108" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-188-108x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-188" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4083' title='salonicco-189'><img width="108" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-189-108x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-189" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">3 maggio alle ore 11:12</span><br />
<span style="color: #000000;"> Un unicum: uno “spartito” di 2300 anni fa. Un mosaico che raffigura l’arrivo di Dioniso a Nasso e il suo incontro con Arianna. La grande statua di Ottaviano Augusto. La rappresentazione dell’orecchio di Iside che ascolta le preghiere dei fedeli.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-190.jpg"><img class="size-medium wp-image-4084 aligncenter" alt="salonicco-190" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-190-191x300.jpg" width="191" height="300" /></a><br />
3 maggio alle ore 12:10</span><br />
<span style="color: #000000;"> Titoli di coda. Si vede che sono un po’ stanchino vero? Io e lei, la mia fidata Canon col luminoso 17-50 che mi ha supportato in questi giorni. Ultimo panino, prima di prendere l’aereo, nel ristorantino Xanachos, in italiano “La rosa negra”. Sul lungomare, vicino alla Torre Bianca. Salonicco è davvero una bellissima città. Grazie per questa esperienza alla mia Egle e a tutti gli amici della fondazione Feder Piazza che l’hanno resa possibile. Grazie a Lilì, la nostra straordinaria guida, e a Christhos, il nostro puntualissimo autista. Organizzazione perfetta, tanta cultura, tantissima amicizia. E infinita bellezza.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p align="center"><span style="color: #c00000; font-size: medium;"><b>GRAZIE</b></span></p>
<p align="center"><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4085' title='salonicco-191'><img width="150" height="125" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-191-150x125.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-191" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=4086' title='salonicco-192'><img width="139" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-192-139x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="salonicco-192" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p align="center"><span style="color: #000000;"><b>Grazie a Egle, straordinaria compagna di viaggio.<br />
Grazie a Lino Bianchin, imprescindibile punto di riferimento.</b></span></p>
<p align="center">
<p align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-193.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4087" alt="salonicco-193" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-193-229x300.jpg" width="229" height="300" /><br />
</a><b>Grazie ai miei compagni di viaggio: Mara e Pietro, Anna Maria e Pietro, Maria Teresa e Angelo, Paola e Bruno, Daniela Ines e Francesco Paolo, Maria Rosa e Nevio, Daniela e Sandro, Enza e Dino, Giorgio, Maria Grazia, Maria Serena, Maria Irene, Francesca, Silvia, Magda, Rosella e Roberto, Angela e Giuseppina, Fausta, Thelisa, Fernanda, Giordana.</b></span></p>
<p align="center">
<p align="center"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-194.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4088" alt="salonicco-194" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/05/Salonicco-194-300x225.jpg" width="300" height="225" /><br />
</a><b>Grazie a Lilì Gudana, colta e disponibile, guida. Grazie a Christos, bravissimo autista (con l’augurio che non ci siano semafori rossi nella sua vita). </b></span></p>
<p align="center">
<p>&nbsp;</p>
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		<title>PASQUA 2018</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2018 19:44:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di Viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[LAGO MAGGIORE CUORE D’ACQUA E ABBAGLIO CARTOGRAFICO BAVENO LA BELLA E GRANITO ROSA QUARANTA IMMISSARI E UNDICI ISOLE Per capire un lago bisogna camminarci accanto di notte. Sfiorarlo con amore, con trepidazione. Sentirlo un mondo a sé. Ricostruire la geografia delle luci. Vicine o più lontane. Le macchie bianche e diurne dei paesi, la notte migrano in una dimensione altra. Si fanno stelle incastonate sulla linea dell’orizzonte. La risacca è colonna sonora. Lo scorso anno, in questo periodo, per Egle e me è stato lago d’Orta con la gemma dell’isola di san Giulio cara a Gianni Rodari, a Umberto Eco e a Giuseppe Tornatore (che l’ha ribattezzata, con molta poesia, Borgo Ventoso). Già lo scorso anno era nata l’idea di visitare il vicino fratello maggiore del lago d’Orta. Ed eccolo qui il lago Maggiore. Una ipsilon disegnata male, un pulsante e ventoso cuore d’acqua tra Alpi e pianura padana, una vena tra Svizzera e Italia, un fiordo migrato a sud, uno sberleffo ereditato dalle glaciazioni. Il confine, anche, tra Lombardia e Piemonte. Si chiama così perché un tempo era unito al lago di Mergozzo e ciò faceva di questo specchio d’acqua il lago più esteso della fascia prealpina. Notizia di Wikipedia, ma a me i conti non tornano ugualmente. Il lago di Garda è comunque più esteso di un centinaio di chilometri quadrati. Il fatto è che i Romani, conquistato questo territorio (qui era terra celtica, la Gallia cisalpina) lo chiamarono Lacus Maximus. Un abbaglio. Poi l’evoluzione dei rilevamenti e delle tecniche cartografiche ha fatto giustizia. 370 chilometri quadrati (Garda) contro 212 (Maggiore), mica noccioline. Sbarchiamo a Baveno, 5mila abitanti, 200 metri sul livello del mare. I 65 chilometri di lunghezza del lago sono tutti davanti a noi. La base è il camping Parisi, un due stelle piccolino (in riva a un lago non è che gli spazi siano enormi e qui siamo proprio sull’acqua) e raccolto. La cortesia dei gestori è assoluta, si sta a proprio agio. Proprio bene insomma. Scelto in rete, la miglior scelta possibile. Siamo anche a due passi dall’imbarcadero dal quale si possono raggiungere tutte le località italiane e svizzere. E le isole. Una quarantina di immissari. Non solo Ticino, ma anche Giona, Maggia, Verzasca, Toce, Tresa, Boesio, Froda di Porto Valtravaglia, Bardello, Cannobino, Erno, Acqua Nera (emissario del lago di Monate), Monvallina eccetera eccetera. A Baveno si immette il Selvaspessa, in località Oltrefiume. In questo piccolo borgo c’è una chiesetta dedicata a san Pietro. Contiene un pregevole crocifisso in pietra. E all’esterno svetta un campanile a vela sopra un tetto a tavole di pietra. Lago Maggiore significa anche, tra grandi e piccole, 11 isole (otto piemontesi, una lombarda, due svizzere): isola Bella, isola Madre (la più estesa del bacino lacustre), isola dei Pescatori (o isola Superiore o isola Superiore dei Pescatori), isolino di San Giovanni (vi risiedette, nel seicentesco palazzo Borromeo, Arturo Toscanini), isolotto (o scoglio) della Malghera (è il gruppo delle cosiddette isole Borromee); le due isole di Brissago (San Pancrazio o isola Grande, Sant’Apollinare o Isolino), infine i tre scogli detti Castelli di Cannero e l’isolino Partegora. Baveno trae probabilmente il proprio nome da un gentilizio romano. Più che possibile visto che questo fu insediamento romano importante. Dal muro di una casa in centro ci guarda un’antica edicola funeraria. Luogo caro a musicisti come Umberto Giordano (l’autore dell’opera Andrea Chénier, 1896, su libretto di Luigi Illica) e Gianandrea Gavazzeni. Due lapidi li ricordano sulla facciata del palazzo comunale. Altri ospiti abituali e famosi furono il poeta Marino Moretti e, più indietro nel tempo, Schubert e Alexandre Dumas. LA CHIESA DI GERVASIO E PROTASIO I PICASASS E LE DONNE CON LA GAULA BAVENITE, SELVASPESSA E LE GARDENIE Arriviamo nella serata di venerdì della settimana santa (30 marzo 2018). Il viaggio è avvenuto sotto un cielo plumbeo, gravido di pioggia. La serata infatti ci riserva qualche bel rovescio. Non ci scoraggiamo. Piazziamo il camper e andiamo a fare due passi. Il giorno successivo, sabato di Passione, non è migliore. Alziamo gli occhi. I monti attorno sono imbiancati dalla neve. Ci dedichiamo alla scoperta della bella Baveno. Il nucleo più interessante è dato dagli edifici sacri (chiesa presbiteriale dedicata ai santi Gervasio e Protasio, battistero, porticato della via crucis) che si incontrano alla fine di una breve erta. La chiesa dei santi Gervasio e Protasio presenta una facciata in pietra di stile romanico. Le pietre, tutte di forme diverse, disegnano un affascinante reticolo. Costruita attorno all’XI secolo è stata consacrata dal vescovo Amidano il 25 luglio 1345. In origine la chiesa era a una sola navata, ma le successive ristrutturazioni hanno portato alla realizzazione dei contrafforti laterali, delle cappelle, della copertura a volta, dell’abside e della sagrestia. All’interno è presente un pregevole affresco di san Cristoforo. Un altare è dedicato a san Francesco di Sales. Il parroco, don Armando, è intento alla preparazione dei riti pasquali che cominceranno alla sera nel segno del fuoco. Gli dico che io abito molto vicino al monastero della Visitazione di Treviso dove si conserva il cuore del santo, ancora stillante sangue. Altro che san Gennaro. E non è l’unica analogia. Sperduta nei campi dietro casa mia sorge la minuscola chiesetta che è considerata (anno Mille, se non prima) l’edificio sacro più vecchio dell’intero territorio. Ed è dedicata proprio a Gervasio e Protasio. Di che inventarsi un gemellaggio. Le immagini dei santi patroni ci vengono proposte da una vetrata dietro l’altare maggiore e da un affresco sulla facciata di una casa vicina. Visitiamo l’adiacente battistero. L’impianto esterno è tipicamente rinascimentale, ma l’origine è molto più antica, forse V secolo. Esternamente appare di pianta quadrata. Ma l’interno rivela l’antica pianta ottagonale. Il porticato della via crucis si trova a sinistra di chi guarda la facciata della chiesa. Fu costruito nel 1839 dopo lo spostamento del cimitero. Le stazioni sono scandite da grandi affreschi, purtroppo in pessimo stato di conservazione. In piazzetta Matteotti troviamo, ahimè ostruito da un parcheggio tutto pieno, il murale che ricorda l’attività storica delle genti di queste parti, l’estrazione e la lavorazione della pietra. Fu realizzato nel 1979 da Gilberto Carpo con l’aiuto degli allievi di un centro artistico locale (Circolo Bavenese). Sono i picasass, gli scalpellini di Baveno la cui abilità è nota da più secoli in tutto il mondo. È rappresentato, questo mestiere antico e durissimo (ce lo ricorda anche un monumento sul lungolago), sia nella dimensione artigianale e creativa sia nella sua evoluzione. L’ispirazione fu offerta agli artisti bavenesi da una foto che ritrae la lavorazione di una delle colonne per il Duomo di Milano. La colonna è il centro fisico e morale dell’affresco. Senza dimenticare l’apporto del lavoro delle donne, ritratte con la gaula, una gerla che serviva a trasportare la polvere pirica. Particolarmente importante fu l’escavazione del granito rosa. Nell’Ottocento, grazie all’imprenditore svizzero Nicola Della Casa, assunse dimensione industriale. Furono costruiti mulini ad acqua che azionavano potenti seghe. I nomi delle vie ce lo ricordano ad ogni angolo: via Cave, via degli Scalpellini, via del Granito Rosa… E il nome di bavenite è stato dato a un minerale formato di metasilicato idrato di calcio e alluminio, ricco di berillio, usato, tra l’altro, per la riproduzione di circuiti stampati microscopici. I primi ritrovamenti risalgono al 1901. C’è anche uno spazio museale dedicato, il Granum, nello storico Palazzo Pretorio in piazza Chiesa, 8. È definito “un punto informativo multimediale e multisensoriale dedicato al granito rosa ed alla sua importanza storica ed economica”. L’ingresso è libero Ci spingiamo, oltre il torrente Selvaspessa, nella località di Oltrefiume. Ci accompagnano rigogliosi cespugli di gardenie rosse e bianche. Alla sera capitiamo in una trattoria dove… si potrebbe fare meglio. Diciamo una cosa che richiama una famosa città del Sud, al centro di un grande golfo e sotto un vulcano. I tavoli sono così pigiati che non si passa che a fatica, i prezzi sono decisamente alti. E la qualità potrebbe migliorare di parecchio. Poi i riti pasquali con l’accensione del fuoco nel piazzale antistante la chiesa. Il buio si dirada mano a mano che dal cero pasquale la fiamma viene comunicata alle candele dei fedeli. Uno dei nodi centrali della fede cristiana. E la suggestione è alta. L’ISOLA MADRE IL POSTO PIÙ VOLUTTUOSO DEL MONDO, PAROLA DI GUSTAVE FLAUBERT Il giorno di Pasqua è dedicato alla crociera tra alcune isole del lago. Il biglietto giornaliero costa 17 euro e offre diverse opzioni e personalizzazioni. La prima meta è isola Madre, la più grande (220 metri per 330) dell’arcipelago delle Borromee. Un tempo era chiamata isola Maggiore e prima ancora isola di San Vittore. Il culto del patrono poi è, per così dire, migrato sull’isola dei Pescatori e sull’isola Bella. Di santi di nome Vittore il martirologio ne ricorda tanti. Questo è Vittore il Moro (Mauro, cioè proveniente dalla Mauretania) vissuto nel III secolo, soldato romano di stanza a Milano all&#8217;epoca di Massimiano, martire a Lodi Vecchio nel 303 assieme a Nabore e Felice. La chiesa di isola Bella conserva quelle che la tradizione vuole siano le sue spoglie mortali. Un’isola giardino. “Il luogo più voluttuoso che abbia mai visto al mondo”, ebbe a dire nel 1845 Gustave Flaubert. Noi siamo scoraggiati dalla lunga fila per acquistare il biglietto che dà accesso al giardino. Anche i prezzi non incoraggiano. È possibile acquistare un biglietto unico per visitare il palazzo e i giardini di isola Madre e palazzo, pinacoteca e giardini di isola Bella, un po’ più di 20 euro. Invece i due biglietti separati si avvicinano ai 30 euro. Insediamento antichissimo, ma fu nei primi anni del Cinquecento che Lancillotto Borromeo, uno dei cinque figli di Giovanni III e Cleofe Pio di Carpi, introdusse la coltivazione di agrumi e istituì la figura di un hortolano per curarla e custodirla. Lancillotto costruì anche il primo nucleo della dimora gentilizia che sul finire del secolo fu ampliata da Renato I Borromeo. All’interno del palazzo si trovano pregevoli dipinti e splendide immagini (dalle porcellane alle livree) della civiltà rinascimentale. Il grande e scenografico giardino all’inglese (8 ettari) è un vero e proprio orto botanico. Notevole la Scala dei Morti, nei pressi di un cimitero dismesso da secoli. Negli ultimi anni il giardino è stato arricchito dall’introduzione della wisteria, il glicine cioè, dalle note qualità rampicanti e invasive. L’ISOLA DEI PESCATORI IL BORGO DEI CENTO RISTORANTINI Del tutto diversa l’isola dei Pescatori o isola Superiore (100 metri per 350), l’unica delle isole ad essere stabilmente abitata (35 abitanti!). Un vero e proprio borgo dalle caratteristiche case a più piani. I lunghi balconi vengono utilizzati per essiccare il pesce. Vicoli stretti, la piazzetta davanti alla chiesa di san Vittore, il lungolago, l’affollato mercatino fanno di questa isola un luogo godibile e bello. Con decine e decine di ristorantini per tutti i gusti. Noi troviamo qualità e cortesia nell’osteria della Piazzetta. Imperdibile la selezione di formaggi teneri locali con guarnizioni di miele di acacia. Qui è famosa, a ferragosto, la processione su barche della statua del santo protettore dell’arcipelago, san Vittore appunto. La chiesa di san Vittore era originariamente una cappella, risalente all’XI secolo. All’interno si trovano pregevoli affreschi cinquecenteschi. Sull’altare maggiore spiccano (ma è comune da queste parti) i busti argentei di sant’Ambrogio, san Gaudenzio di Novara, san Francesco di Sales e san Carlo Borromeo, i vescovi che segnano il culto ambrosiano. ISOLA BELLA I BORROMEO E LO SCOGLIO CHE DIVENTA NAVE FOGAZZARO E IL PICCOLO MONDO ANTICO Infine l’isola Bella (320 metri per 180), nel golfo che reca il nome dei Borromeo, la famiglia che detiene ancora la proprietà dell’isola. Sulle sponde si affacciano, l’una in faccia all’altra, Stresa e Pallanza. Anche qui vicoli stretti che si inerpicano, case a più piani e mercatino. Splendido luogo. L’isola è in gran parte occupata dal giardino all’italiana del palazzo Borromeo che sorge sul lato nord-occidentale e digrada verso il lago con un’ampia scalinata. Vitaliano I Borromeo (1390 &#8211; 1449) concepì l’idea di un grandioso palazzo su questo isolotto ma fu solo a partire dal 1632 che Carlo III Borromeo ne iniziò la costruzione in onore della moglie Isabella D’Adda. Il progetto fu dell’architetto milanese Giovanni Angelo Crivelli che disegnò anche l’impianto di base dei giardini. Vitaliano VI Borromeo (1620-1690) completò i lavori affidandoli all’architetto ticinese Carlo Fontana (che lavorò molto a Roma; sua, tra l’altro, la tomba di Cristina di Svezia). Vi lavorò anche Francesco Maria Richini, il progettista del milanese palazzo di Brera. Infine Carlo IV (1657-1734) completò i giardini e l’isola assunse l’aspetto di una sontuosa nave con il palazzo a fare da prua e le terrazze e i giardini a fungere da poppa. Qui soggiornò Napoleone con la moglie Giuseppina di Beauharnais. Resta la stanza di Napoleone con mobili in stile impero. Giuseppina, pare, cercò di acquistare dai Borromeo l’isola. I Borromeo rifiutarono e Giuseppina ripiegò su villa d’Este di Cernobbio, sul lago di Como. La pinacoteca del palazzo ospita tele del Cerano, di Francesco del Cairo, di Giordano, di Salvator Rosa, di Pieter Mulier, il fiammingo noto come il Tempesta (bravo a dipingere navi tra onde agitate, ma nel soprannome entra di sicuro anche la sua vita turbolenta, fu perfino accusato di aver ucciso la moglie), del Nuvolone, di Francesco Zuccarelli. Pregevoli i sei arazzi di fattura fiamminga del XVI secolo. Qui prese corpo, nel 1935, il cosiddetto fronte di Stresa, l’accordo in funzione anti-tedesca, siglato tra il ministro degli esteri francese Pierre Laval, il primo ministro britannico Ramsay MacDonald ed il capo del governo italiano Benito Mussolini. Ma soprattutto isola Bella è nell’immaginario letterario. È qui che si scrive la pagina finale di Piccolo mondo antico di Antonio Fogazzaro. Franco Maironi parte per raggiungere il reggimento e saluta la sua Luisa in attesa di una nuova vita. E Mario Soldati, nel 1941, proprio sull’isola girò gli esterni del film tratto dal romanzo che ebbe come protagonisti i bellissimi Alida Valli e Massimo Serato. Giornata fantastica, nel sole. &#160; Il giorno di Pasquetta a Gambolò, vicino a Vigevano, per una grigliata con gli amici di mia figlia Miriam e di mio genero Maurizio. Ma questa è, come in ogni finale che si rispetti, altra storia. Le orecchiette alle cime di rapa di  Miriam restano peraltro memorabili. &#160; &#160; &#160;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000; font-size: large;"><b>LAGO MAGGIORE<br />
CUORE D’ACQUA E ABBAGLIO CARTOGRAFICO<br />
BAVENO LA BELLA E GRANITO ROSA<br />
QUARANTA IMMISSARI E UNDICI ISOLE</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3875' title='lagomaggiore_01'><img width="150" height="75" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_01-150x75.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_01" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3876' title='lagomaggiore_02'><img width="150" height="115" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_02-150x115.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_02" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3877' title='lagomaggiore_03'><img width="147" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_03-147x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_03" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3878' title='lagomaggiore_04'><img width="150" height="141" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_04-150x141.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_04" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3879' title='lagomaggiore_05'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_05-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_05" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><b><i>Per capire un lago bisogna camminarci accanto di notte. Sfiorarlo con amore, con trepidazione.<br />
Sentirlo un mondo a sé.<br />
Ricostruire la geografia delle luci. Vicine o più lontane.<br />
Le macchie bianche e diurne dei paesi, la notte migrano in una dimensione altra. Si fanno stelle incastonate sulla linea dell’orizzonte. La risacca è colonna sonora.<br />
Lo scorso anno, in questo periodo, per Egle e me è stato lago d’Orta con la gemma dell’isola di san Giulio cara a Gianni Rodari, a Umberto Eco e a Giuseppe Tornatore (che l’ha ribattezzata, con molta poesia, Borgo Ventoso).<br />
</i></b>Già lo scorso anno era nata l’idea di visitare il vicino fratello maggiore del lago d’Orta. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ed eccolo qui il lago Maggiore.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Una ipsilon disegnata male, un pulsante e ventoso cuore d’acqua tra Alpi e pianura padana, una vena tra Svizzera e Italia, un fiordo migrato a sud, uno sberleffo ereditato dalle glaciazioni. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il confine, anche, tra Lombardia e Piemonte. Si chiama così perché un tempo era unito al lago di Mergozzo e ciò faceva di questo specchio d’acqua il lago più esteso della fascia prealpina. Notizia di Wikipedia, ma a me i conti non tornano ugualmente. Il lago di Garda è comunque più esteso di un centinaio di chilometri quadrati.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il fatto è che i Romani, conquistato questo territorio (qui era terra celtica, la Gallia cisalpina) lo chiamarono <i>Lacus Maximus</i>. Un abbaglio. Poi l’evoluzione dei rilevamenti e delle tecniche cartografiche ha fatto giustizia. 370 chilometri quadrati (Garda) contro 212 (Maggiore), mica noccioline.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Sbarchiamo a Baveno, 5mila abitanti, 200 metri sul livello del mare. I 65 chilometri di lunghezza del lago sono tutti davanti a noi. </span><br />
<span style="color: #000000;"> La base è il camping Parisi, un due stelle piccolino (in riva a un lago non è che gli spazi siano enormi e qui siamo proprio sull’acqua) e raccolto. La cortesia dei gestori è assoluta, si sta a proprio agio. Proprio bene insomma. Scelto in rete, la miglior scelta possibile.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Siamo anche a due passi dall’imbarcadero dal quale si possono raggiungere tutte le località italiane e svizzere. E le isole.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Una quarantina di immissari. Non solo Ticino, ma anche Giona, Maggia, Verzasca, Toce, Tresa, Boesio, Froda di Porto Valtravaglia, Bardello, Cannobino, Erno, Acqua Nera (emissario del lago di Monate), Monvallina eccetera eccetera. A Baveno si immette il Selvaspessa, in località Oltrefiume. In questo piccolo borgo c’è una chiesetta dedicata a san Pietro. Contiene un pregevole crocifisso in pietra. E all’esterno svetta un campanile a vela sopra un tetto a tavole di pietra. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Lago Maggiore significa anche, tra grandi e piccole, 11 isole (otto piemontesi, una lombarda, due svizzere): isola Bella, isola Madre (la più estesa del bacino lacustre), isola dei Pescatori (o isola Superiore o isola Superiore dei Pescatori), isolino di San Giovanni (vi risiedette, nel seicentesco palazzo Borromeo, Arturo Toscanini), isolotto (o scoglio) della Malghera (è il gruppo delle cosiddette isole Borromee); le due isole di Brissago (San Pancrazio o isola Grande, Sant’Apollinare o Isolino), infine i tre scogli detti Castelli di Cannero e l’isolino Partegora. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Baveno trae probabilmente il proprio nome da un gentilizio romano. Più che possibile visto che questo fu insediamento romano importante. Dal muro di una casa in centro ci guarda un’antica edicola funeraria.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Luogo caro a musicisti come Umberto Giordano (l’autore dell’opera <i>Andrea Chénier</i>, 1896, su libretto di Luigi Illica) e Gianandrea Gavazzeni. Due lapidi li ricordano sulla facciata del palazzo comunale. Altri ospiti abituali e famosi furono il poeta Marino Moretti e, più indietro nel tempo, Schubert e Alexandre Dumas.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><b>LA CHIESA DI GERVASIO E PROTASIO<br />
I PICASASS E LE DONNE CON LA GAULA<br />
BAVENITE, SELVASPESSA E LE GARDENIE</b></span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3880' title='lagomaggiore_06'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_06-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_06" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3881' title='lagomaggiore_07'><img width="150" height="122" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_07-150x122.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_07" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3882' title='lagomaggiore_08'><img width="133" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_08-133x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_08" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3883' title='lagomaggiore_09'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_09-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_09" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3884' title='lagomaggiore_10'><img width="150" height="133" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_10-150x133.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_10" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3885' title='lagomaggiore_11'><img width="150" height="111" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_11-150x111.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_11" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3845' title='lagomaggiore_12'><img width="101" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_12-101x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_12" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3846' title='lagomaggiore_13'><img width="150" height="64" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_13-150x64.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_13" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3847' title='lagomaggiore_14'><img width="150" height="76" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_14-150x76.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_14" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3848' title='lagomaggiore_15'><img width="150" height="123" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_15-150x123.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_15" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3850' title='lagomaggiore_18'><img width="150" height="86" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_18-150x86.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_18" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3851' title='lagomaggiore_19'><img width="150" height="140" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_19-150x140.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_19" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3852' title='lagomaggiore_20'><img width="150" height="111" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_20-150x111.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_20" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3853' title='lagomaggiore_21'><img width="150" height="122" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_21-150x122.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_21" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3854' title='lagomaggiore_22'><img width="150" height="77" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_22-150x77.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_22" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Arriviamo nella serata di venerdì della settimana santa (30 marzo 2018). Il viaggio è avvenuto sotto un cielo plumbeo, gravido di pioggia. La serata infatti ci riserva qualche bel rovescio. Non ci scoraggiamo. Piazziamo il camper e andiamo a fare due passi. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il giorno successivo, sabato di Passione, non è migliore. Alziamo gli occhi. I monti attorno sono imbiancati dalla neve. Ci dedichiamo alla scoperta della bella Baveno. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il nucleo più interessante è dato dagli edifici sacri (chiesa presbiteriale dedicata ai santi Gervasio e Protasio, battistero, porticato della via crucis) che si incontrano alla fine di una breve erta.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La chiesa dei santi Gervasio e Protasio presenta una facciata in pietra di stile romanico. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Le pietre, tutte di forme diverse, disegnano un affascinante reticolo. Costruita attorno all’XI secolo è stata consacrata dal vescovo Amidano il 25 luglio 1345. </span><br />
<span style="color: #000000;"> In origine la chiesa era a una sola navata, ma le successive ristrutturazioni hanno portato alla realizzazione dei contrafforti laterali, delle cappelle, della copertura a volta, dell’abside e della sagrestia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> All’interno è presente un pregevole affresco di san Cristoforo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Un altare è dedicato a san Francesco di Sales. Il parroco, don Armando, è intento alla preparazione dei riti pasquali che cominceranno alla sera nel segno del fuoco. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Gli dico che io abito molto vicino al monastero della Visitazione di Treviso dove si conserva il cuore del santo, ancora stillante sangue. Altro che san Gennaro. </span><br />
<span style="color: #000000;"> E non è l’unica analogia. Sperduta nei campi dietro casa mia sorge la minuscola chiesetta che è considerata (anno Mille, se non prima) l’edificio sacro più vecchio dell’intero territorio. Ed è dedicata proprio a Gervasio e Protasio. Di che inventarsi un gemellaggio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Le immagini dei santi patroni ci vengono proposte da una vetrata dietro l’altare maggiore e da un affresco sulla facciata di una casa vicina. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Visitiamo l’adiacente battistero. L’impianto esterno è tipicamente rinascimentale, ma l’origine è molto più antica, forse V secolo. Esternamente appare di pianta quadrata. Ma l’interno rivela l’antica pianta ottagonale. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il porticato della via crucis si trova a sinistra di chi guarda la facciata della chiesa. Fu costruito nel 1839 dopo lo spostamento del cimitero. Le stazioni sono scandite da grandi affreschi, purtroppo in pessimo stato di conservazione. </span><br />
<span style="color: #000000;"> In piazzetta Matteotti troviamo, ahimè ostruito da un parcheggio tutto pieno, il murale che ricorda l’attività storica delle genti di queste parti, l’estrazione e la lavorazione della pietra. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Fu realizzato nel 1979 da Gilberto Carpo con l’aiuto degli allievi di un centro artistico locale (Circolo Bavenese). Sono i <i>picasass</i>, gli scalpellini di Baveno la cui abilità è nota da più secoli in tutto il mondo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> È rappresentato, questo mestiere antico e durissimo (ce lo ricorda anche un monumento sul lungolago), sia nella dimensione artigianale e creativa sia nella sua evoluzione. </span><br />
<span style="color: #000000;"> L’ispirazione fu offerta agli artisti bavenesi da una foto che ritrae la lavorazione di una delle colonne per il Duomo di Milano. La colonna è il centro fisico e morale dell’affresco. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Senza dimenticare l’apporto del lavoro delle donne, ritratte con la <i>gaula</i>, una gerla che serviva a trasportare la polvere pirica. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Particolarmente importante fu l’escavazione del granito rosa. Nell’Ottocento, grazie all’imprenditore svizzero Nicola Della Casa, assunse dimensione industriale. Furono costruiti mulini ad acqua che azionavano potenti seghe. I nomi delle vie ce lo ricordano ad ogni angolo: via Cave, via degli Scalpellini, via del Granito Rosa… E il nome di bavenite è stato dato a un minerale formato di metasilicato idrato di calcio e alluminio, ricco di berillio, usato, tra l’altro, per la riproduzione di circuiti stampati microscopici. I primi ritrovamenti risalgono al 1901.</span><br />
<span style="color: #000000;"> C’è anche uno spazio museale dedicato, il Granum, nello storico Palazzo Pretorio in piazza Chiesa, 8. È definito “un punto informativo multimediale e multisensoriale dedicato al granito rosa ed alla sua importanza storica ed economica”. L’ingresso è libero</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ci spingiamo, oltre il torrente Selvaspessa, nella località di Oltrefiume. Ci accompagnano rigogliosi cespugli di gardenie rosse e bianche. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Alla sera capitiamo in una trattoria dove… si potrebbe fare meglio. Diciamo una cosa che richiama una famosa città del Sud, al centro di un grande golfo e sotto un vulcano. I tavoli sono così pigiati che non si passa che a fatica, i prezzi sono decisamente alti. E la qualità potrebbe migliorare di parecchio. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Poi i riti pasquali con l’accensione del fuoco nel piazzale antistante la chiesa. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il buio si dirada mano a mano che dal cero pasquale la fiamma viene comunicata alle candele dei fedeli. Uno dei nodi centrali della fede cristiana. E la suggestione è alta.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><b>L’ISOLA MADRE<br />
IL POSTO PI</b><b>Ù</b><b> VOLUTTUOSO DEL MONDO,<br />
PAROLA DI GUSTAVE FLAUBERT</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3855' title='lagomaggiore_23'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_23-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_23" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3856' title='lagomaggiore_24'><img width="150" height="78" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_24-150x78.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_24" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3857' title='lagomaggiore_25'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_25-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_25" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3858' title='lagomaggiore_26'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_26-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_26" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il giorno di Pasqua è dedicato alla crociera tra alcune isole del lago. Il biglietto giornaliero costa 17 euro e offre diverse opzioni e personalizzazioni.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La prima meta è isola Madre, la più grande (220 metri per 330) dell’arcipelago delle Borromee. Un tempo era chiamata isola Maggiore e prima ancora isola di San Vittore. Il culto del patrono poi è, per così dire, migrato sull’isola dei Pescatori e sull’isola Bella. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Di santi di nome Vittore il martirologio ne ricorda tanti. Questo è Vittore il Moro (Mauro, cioè proveniente dalla Mauretania) vissuto nel III secolo, soldato romano di stanza a Milano all&#8217;epoca di Massimiano, martire a Lodi Vecchio nel 303 assieme a Nabore e Felice. La chiesa di isola Bella conserva quelle che la tradizione vuole siano le sue spoglie mortali.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Un’isola giardino. “Il luogo più voluttuoso che abbia mai visto al mondo”, ebbe a dire nel 1845 Gustave Flaubert. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Noi siamo scoraggiati dalla lunga fila per acquistare il biglietto che dà accesso al giardino. Anche i prezzi non incoraggiano. È possibile acquistare un biglietto unico per visitare il palazzo e i giardini di isola Madre e palazzo, pinacoteca e giardini di isola Bella, un po’ più di 20 euro. Invece i due biglietti separati si avvicinano ai 30 euro.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Insediamento antichissimo, ma fu nei primi anni del Cinquecento che Lancillotto Borromeo, uno dei cinque figli di Giovanni III e Cleofe Pio di Carpi, introdusse la coltivazione di agrumi e istituì la figura di un <i>hortolano </i>per curarla e custodirla. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Lancillotto costruì anche il primo nucleo della dimora gentilizia che sul finire del secolo fu ampliata da Renato I Borromeo. All’interno del palazzo si trovano pregevoli dipinti e splendide immagini (dalle porcellane alle livree) della civiltà rinascimentale. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il grande e scenografico giardino all’inglese (8 ettari) è un vero e proprio orto botanico. Notevole la Scala dei Morti, nei pressi di un cimitero dismesso da secoli.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Negli ultimi anni il giardino è stato arricchito dall’introduzione della wisteria, il glicine cioè, dalle note qualità rampicanti e invasive.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><b>L’ISOLA DEI PESCATORI<br />
IL BORGO DEI CENTO RISTORANTINI</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3859' title='lagomaggiore_27'><img width="150" height="79" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_27-150x79.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_27" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3860' title='lagomaggiore_28'><img width="150" height="119" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_28-150x119.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_28" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3861' title='lagomaggiore_29'><img width="150" height="140" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_29-150x140.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_29" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3862' title='lagomaggiore_30'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_30-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_30" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Del tutto diversa l’isola dei Pescatori o isola Superiore (100 metri per 350), l’unica delle isole ad essere stabilmente abitata (35 abitanti!).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Un vero e proprio borgo dalle caratteristiche case a più piani. I lunghi balconi vengono utilizzati per essiccare il pesce. Vicoli stretti, la piazzetta davanti alla chiesa di san Vittore, il lungolago, l’affollato mercatino fanno di questa isola un luogo godibile e bello. Con decine e decine di ristorantini per tutti i gusti. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Noi troviamo qualità e cortesia nell’osteria della Piazzetta. Imperdibile la selezione di formaggi teneri locali con guarnizioni di miele di acacia. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Qui è famosa, a ferragosto, la processione su barche della statua del santo protettore dell’arcipelago, san Vittore appunto. </span><br />
<span style="color: #000000;"> La chiesa di san Vittore era originariamente una cappella, risalente all’XI secolo. All’interno si trovano pregevoli affreschi cinquecenteschi. Sull’altare maggiore spiccano (ma è comune da queste parti) i busti argentei di sant’Ambrogio, san Gaudenzio di Novara, san Francesco di Sales e san Carlo Borromeo, i vescovi che segnano il culto ambrosiano.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"><b>ISOLA BELLA<br />
I BORROMEO E LO SCOGLIO CHE DIVENTA NAVE<br />
FOGAZZARO E IL PICCOLO MONDO ANTICO</b></span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3863' title='lagomaggiore_31'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_31-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_31" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3864' title='lagomaggiore_32'><img width="150" height="116" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_32-150x116.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_32" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3865' title='lagomaggiore_33'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_33-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_33" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3866' title='lagomaggiore_34'><img width="150" height="76" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_34-150x76.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_34" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3867' title='lagomaggiore_35'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_35-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_35" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3868' title='lagomaggiore_36'><img width="150" height="105" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_36-150x105.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_36" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3869' title='lagomaggiore_37'><img width="118" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_37-118x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_37" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3870' title='lagomaggiore_38'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_38-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_38" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Infine l’isola Bella (320 metri per 180), nel golfo che reca il nome dei Borromeo, la famiglia che detiene ancora la proprietà dell’isola. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Sulle sponde si affacciano, l’una in faccia all’altra, Stresa e Pallanza. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Anche qui vicoli stretti che si inerpicano, case a più piani e mercatino. Splendido luogo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> L’isola è in gran parte occupata dal giardino all’italiana del palazzo Borromeo che sorge sul lato nord-occidentale e digrada verso il lago con un’ampia scalinata. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Vitaliano I Borromeo (1390 &#8211; 1449) concepì l’idea di un grandioso palazzo su questo isolotto ma fu solo a partire dal 1632 che Carlo III Borromeo ne iniziò la costruzione in onore della moglie Isabella D’Adda. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il progetto fu dell’architetto milanese Giovanni Angelo Crivelli che disegnò anche l’impianto di base dei giardini. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Vitaliano VI Borromeo (1620-1690) completò i lavori affidandoli all’architetto ticinese Carlo Fontana (che lavorò molto a Roma; sua, tra l’altro, la tomba di Cristina di Svezia). Vi lavorò anche Francesco Maria Richini, il progettista del milanese palazzo di Brera. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Infine Carlo IV (1657-1734) completò i giardini e l’isola assunse l’aspetto di una sontuosa nave con il palazzo a fare da prua e le terrazze e i giardini a fungere da poppa. Qui soggiornò Napoleone con la moglie Giuseppina di Beauharnais. Resta la stanza di Napoleone con mobili in stile impero. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Giuseppina, pare, cercò di acquistare dai Borromeo l’isola. I Borromeo rifiutarono e Giuseppina ripiegò su villa d’Este di Cernobbio, sul lago di Como.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La pinacoteca del palazzo ospita tele del Cerano, di Francesco del Cairo, di Giordano, di Salvator Rosa, di Pieter Mulier, il fiammingo noto come il Tempesta (bravo a dipingere navi tra onde agitate, ma nel soprannome entra di sicuro anche la sua vita turbolenta, fu perfino accusato di aver ucciso la moglie), del Nuvolone, di Francesco Zuccarelli. Pregevoli i sei arazzi di fattura fiamminga del XVI secolo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Qui prese corpo, nel 1935, il cosiddetto fronte di Stresa, l’accordo in funzione anti-tedesca, siglato tra il ministro degli esteri francese Pierre Laval, il primo ministro britannico Ramsay MacDonald ed il capo del governo italiano Benito Mussolini.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma soprattutto isola Bella è nell’immaginario letterario. È qui che si scrive la pagina finale di <i>Piccolo mondo antico </i>di Antonio Fogazzaro. Franco Maironi parte per raggiungere il reggimento e saluta la sua Luisa in attesa di una nuova vita. E Mario Soldati, nel 1941, proprio sull’isola girò gli esterni del film tratto dal romanzo che ebbe come protagonisti i bellissimi Alida Valli e Massimo Serato. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Giornata fantastica, nel sole.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3871' title='lagomaggiore_39'><img width="113" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_39-113x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_39" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3872' title='lagomaggiore_40'><img width="150" height="139" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_40-150x139.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="lagomaggiore_40" /></a>
</p>
<p></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><b><i>Il giorno di Pasquetta a Gambolò, vicino a Vigevano, per una grigliata con gli amici di mia figlia Miriam e di mio genero Maurizio.<br />
Ma questa è, come in ogni finale che si rispetti, altra storia.<br />
Le orecchiette alle cime di rapa di  Miriam restano peraltro memorabili.</i></b></span></p>
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<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_41.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-3873" alt="lagomaggiore_41" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2018/04/LagoMaggiore_41.jpg" width="449" height="288" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>ALSAZIA E LORENA 2017</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Aug 2017 17:06:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari di Viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[IL TRIONFO DEL GOTICO LA POESIA DEI GRANDI FIUMI Fine luglio 2017, vacanza breve (ma intensa, come si dice) in Alsazia e in Lorena. Le grandi cattedrali dalle impressionanti vetrate, i robusti vini (soprattutto bianchi), i paesini che esibiscono i davanzali fioriti, la storia della civiltà europea. In Francia si sta bene. Viabilità ordinaria magnifica (ovvio, si evitano le autostrade altrimenti non si vede niente) e campeggi (frequentissimi) sempre attorno ai venti euro. Soprattutto il gusto per il decoro urbano. Ogni rotonda è curata. Ogni via è un’esplosione di fiori. Anche il centro più piccolo ha un suo Ufficio del Turismo, ricco di stampati e suggerimenti. Ottima base per conoscere e iniziare a visitare un territorio. Noi abbiamo conosciuto così l’indirizzo dell’azienda dalla quale siamo andati a rifornirci di vini. A me secca proprio che non sia così anche da noi. Giù dal Monte Bianco e sosta in un paesino col nome dedicato al santo cha tagliò il mantello per offrirne la metà ad un povero infreddolito, St.-Martin-du-Fresne. Un vecchio sacrestano mi propone una riflessione che in tanti anni di studio sul santo vescovo di Tours mai mi era capitato di fare. Il dono che un giovanissimo soldato fece di un proprio indumento era profondamente eversivo: Martino regalava qualcosa che non gli apparteneva, perché tutto, anche il più insignificante oggetto, era patrimonio e proprietà dell’imperatore. Quel dono fu un abuso, un porsi fuori della legge. Segnale perentorio del suo futuro di assoluta indipendenza intellettuale. La piccola piazza è intitolata a un cittadino benemerito, Charles Dugone (1926-2003). Chissà se c’è qualche parentela con i Dugone di casa nostra. Serata nel campeggio La Marjorie a Lons-le-Saunier. Siamo nel dipartimento del Giura (Jura in francese, regione Borgogna-Franca Contea) e questa cittadina di neanche ventimila abitanti è famosa e meta di pellegrinaggi perché è la patria di Rouget de Lisle, autore de La Marsigliese. Inutile dire che il nome del giurassico, il periodo intermedio dell’era mesozoica, deriva proprio dalle montagne del Giura, con riferimento agli estesi calcari affioranti sul confine tra Francia, Germania e Svizzera. La parola Jura deriva a sua volta dalla radice celtica jor (latinizzata in Juria), foresta. &#160; MULHOUSE (28 luglio 2017) Capitiamo nel camping de l’Ill, nella zona degli impianti sportivi. Vicino a noi il campo da rugby. L’Ill nasce in Francia, sui monti del Jura (la sorgente è presso Winkel e Ligsdorf). Qui tra cascatelle e stagni scorre per il suo ultimo tratto (più di 200 km la lunghezza totale del corso d’acqua). A Strasburgo confluirà nel Reno. L’Alsazia (Ellsass in tedesco) trae il suo nome proprio dall’Ill. Mulhouse (cioè case dei mulini) è una simpatica cittadina di centomila abitanti, tutta compresa tra un canale del Rodano e, appunto l’Ill. Qui sono nati il famoso matematico Johann Heinrich Lambert e soprattutto Alfred Dreyfus, protagonista del caso che infiammò tutta Europa a cavallo tra Ottocento e Novecento. In difesa di Dreyfus scese in campo anche Émile Zola. Sulla centrale Place de Rèunion si affaccia il Temple St-Étienne, cattedrale gotica di culto protestante. Possiamo visitare da vicino e quasi toccare con mano, per un gioco di scalette interne ai muri, il formidabile complesso delle vetrate. Soprattutto storie bibliche, ampiamente documentate nelle didascalie. Nella sua travagliata storia, la città (1515) minacciata dagli Asburgo, si associò alla Confederazione Svizzera. Era inevitabile che, pochi anni dopo, con l’avvento della riforma protestante entrasse in conflitto coi cantoni cattolici. Così nel 1586 si proclamò repubblica neutrale. Nel 1798 un plebiscito la unì alla Francia. Qui di guerre se ne sono sempre combattute, del resto. Nel 58 a.C. si svolse una tremenda battaglia tra Giulio Cesare e Ariovisto. Ad angolo retto, sempre in Piazza della Riunione, si trova l’Hôtel de Ville, dalla variopinta facciata e dalla sontuosa scalinata coperta. A Mulhouse hanno sede un museo dell’automobile e un museo del treno, tanto che viene definita la cité du train. Noi visitiamo il Musée des beaux-arts, dove ha sede una delle più importanti esposizioni su tessuti e tessiture degli ultimi secoli. In particolare qui si apprende l’arte della stampa su tessuto. Sono esposti straordinari prodotti finiti, macchinari e un’impressionante serie di matrici antiche. Un’infinità di disegni e motivi decorativi da imprimere sulle stoffe. Mica semplice, eh. Trovare la formula giusta per pigmenti e colori è stata cosa difficile. Secoli e generazioni di artigiani. Abbiamo la fortuna di essere ammessi nel laboratorio dove due operatrici stanno lavorando con tecniche antiche alla stampa di una lunga pezza di tela. In una libreria lì vicino rovisto tra splendidi libri a prezzi stracciati. Compero l’introvabile Vie de Balzac di Andrè Maurois in edizione originale. Mentre riprendiamo la strada verso il campeggio, alle nostre spalle, curioso e disinteressato insieme, ci osserva un uomo di ferro. Singolare scultura assemblata con parti di motore e spezzoni di metallo. &#160; COLMAR (29 luglio 2017) Graziosissima cittadina, dominata dalle sue case a graticcio. La più vecchia reca dipinta una data, 1379. Nelle vie e nei vicoli vige una grande animazione, bancherelle ovunque e l’immancabile trenino per chi vuole fare il giro. Non fatichiamo a conoscere il cittadino più illustre. Dalla facciata di una casa ci guarda il volto severo di Frédéric Auguste Bartholdi (1834 -1904), l’autore della statua della Libertà che si trova al centro della baia di Manhattan, (sulla Liberty Island) e del Leone di Belfort (ancora una statua colossale che commemora l’eroica resistenza di Belfort durante l’assedio prussiano del 1870). Qui non c’è un campeggio, ma un’area di sosta (in Rue du Canal). Il che vuol dire, al solito, asfalto e non erba sotto il camper. Col caldo che fa… Ma il posto è bellissimo, siamo proprio nel porticciolo di pescatori in riva alla Lauch, un subaffluente dell’Ill. Ci adattiamo, ma non di gran cuore. La liturgia che presiede al farsi una doccia è così complicata e ha tante difficoltà che preferiamo farcela in camper. Nonostante le apparenze, il nome è romano, viene dal latino columbarium. Colmar fu città libera del Sacro Romano Impero e figurava tra le dieci città della Decapoli d’Alsazia. Divenne francese nel 1648 a seguito del trattato di Vestfalia. Vistiamo la cattedrale di San Martino, come viene comunemente detta quella che è in realtà la Collegiata di San Martino, straordinario esempio di architettura gotica. Fu eretta a partire dal 1237 su progetto dell’architetto Guglielmo di Marburgo e terminato verso il 1365-66. Subito dopo, la Piccola Venezia (però vorrei un euro per tutte le Piccole Venezie che ho visitato in questi anni, sarei ricco), il pittoresco quartiere con innumerevoli costruzioni a graticci dai colori vivaci a bordo dell’acqua. Volendo si può fare un giro su scialuppe che a occhio e croce non mi sembrano il massimo dell’affidabilità. Il Musée d’Unterlinden (all’interno del monastero delle Domenicane), ospita l’altare di Issenheim di Mathias Grünewald (con la Resurrezione, nei pannelli centrali), oltre ad un insieme eccezionale di dipinti di pittori renani (Hans Stock, Martin Schongauer, Lucas Cranach il Vecchio, Hans Holbein il Vecchio). Non poteva mancare la replica della statua della Libertà (12 metri!), realizzata nel 2004 e posta all’entrata settentrionale della città, in onore di Auguste Bartholdi che ovviamente ha un museo a lui dedicato. E le indicazioni non sono sui cartelli, ma per terra, tra i sampietrini. Piccoli triangoli con incisa la statua Si cammina volentieri per le stradine. Il mercato coperto e le facciate delle case in cui tutto fa insegna, guardare le foto per credere. Poi i piccoli laboratori di specialità locali: il Comptoir de Mathilde esibisce distillati (e alambicchi) di ogni tipo. Nelle pasticcerie fa bella mostra di sé il Kugelhopf (ho trovato anche la grafia Kougelhopf) che è il dolce tradizionale alsaziano. Sarebbe un po’ come il nostro panettone, ma ormai lo si mangia (e vende) in ogni stagione. In pratica è una grossa brioche con uvetta, rum e mandorle. Una bomba, con mille varianti locali. Gli stampi per farlo si vendono un po’ ovunque, ma c’è una catena di prodotti tipici locali (l’oncle Hansi, con tanto di sito dedicato) in cui si trova di tutto. &#160; EGUISHEIM, RIQUEWHIR, DOMAINE FRITZ (30 luglio 2017) Mattinata per paesini. Scegliamo Eguisheim, un migliaio di abitanti, per un suo famoso figlio. È nato qui, il 21 giugno 1002, Brunone dei conti di Egisheim-Dagsburg, diventato papa col nome di Leone IX nel 1049. La Chiesa lo venera come santo (19 aprile e 8 maggio), quarto papa tedesco della Chiesa cattolica. A Eguisheim tutto gli è dedicato, compresa la piazzetta raccolta attorno ad una fontana fiorita. Sulla chiesetta soprastante svetta un campanile, sul quale irriverenti cicogne hanno fatto il nido. Ne vedremo tante di cicogne con i loro enormi cestoni di stecchi, erba e paglia. I vicoli sono una scoperta continua di scorci inediti e di colori. Fiori ovunque, arredo urbano curatissimo. Papa Leone IX ci guarda da targhe, monumenti, insegne. Su un parco giochi domina la sua figura con un lungo strascico. Sembra camminare nell’aria. Qualche chilometro ed eccoci al domaine Fritz a Sigolsheim. Siamo in rue du Vieux Moulin. In effetti si tratta di un vecchio mulino riattato. Lo abbiamo scelto per i nostri acquisti di vini. Soprattutto gewurtztraminer, riesling e pinot (il nome vuol dire piccola pigna, con allusione al grappolo minuto) vinificato sia in grigio che in rosso. Che criterio ci ha guidato nel pescare tra tanti? Beh, la brochure presa in un Ufficio del Turismo indicava il listino prezzi, ma questo era anche in altri. Il fatto è che i padroni del domaine offrono ospitalità gratuita per un giorno (con corrente) ai camperisti che desiderano sfruttare l’opportunità. Lo avessimo saputo, saremmo venuti qui. Non partecipiamo alla degustazione in atto (sono le 10 di mattina…) ma la proprietaria, mentre ci impila le scatole, ci rinnova una, due tre volte l’invito a tornare. Anche per più di un giorno… La strada dei vini alsaziani si estende per 170 chilometri e attraversa 119 comuni. I più famosi sono Strasburgo, Marlenheim, Sèlestat, Ribeauvillé, Colmar, Mulhouse, fino al “capolinea” Thann. Quasi sedicimila ettari a vigneto, 900 cantine, 4200 aziende agricole (e ben 890 commercializzano direttamente il proprio prodotto), musei del vino sparsi su tutto il territorio. Qui siamo sotto i Vosgi, che proteggono la zona da sbalzi climatici e creano preziosi microclimi, tra i 200 e i 400 metri. E la ricchezza e la biodiversità si spiega con l’estrema varietà di terreni frutto di una realtà geologica che si perde nella notte dei tempi, dal primario al quaternario. Il domaine Fritz ha ovviamente un suo indirizzo di posta elettronica cui si possono rivolgere richieste di vini (e prenotare il posto per il proprio camper), domaine.fritz@orange.fr. Poi Riquewhir, anche qui poco più di mille abitanti. Un po’ difficile parcheggiare, ma qualcosa troviamo. Si tratta del tipico borgo medievale con una porta antica che è presa di mira da migliaia di scatti. È famoso questo posto perché Hayao Miyazaki, il più conosciuto regista del cinema di animazione giapponese, ha trovato qui di che ambientare il suo film Il castello errante di Howl. E, per gradire, Riquewhir ha ospitato il set del video musicale della canzone Maggese, di Cesare Cremonini. Entro in un vecchio portico che reca l’insegna di brocante (il termine francese che sta a metà strada tra i nostri antiquario e rigattiere). Vi trovo a due soldi un eccezionale macinino da muro per la mia collezione. Bellezza, vino, pezzo da collezione. La giornata perfetta. Mai dirla questa cosa, l’imprevisto è sempre in agguato. &#160; STRASBURGO (30 luglio 2017) Giorno ancora giovane, non sono nemmeno le 12. Raggiungiamo in un amen la vicina Strasburgo e la giornata perfetta si trasforma in frana. Il campeggio (Indigo, in zona Montagne Verte), è strapieno, non c’è posto per noi. Proviamo a insistere, nulla da fare. Insistiamo ancora. E allora salta fuori che il campeggio ha un ampio parcheggio dove è possibile sostare, usufruire dei servizi igienici, ma senza elettricità. Piuttosto che niente… Ma la mattina dopo bisogna lasciar libero il posto. E allora, visto che è ancora molto presto, ci avviamo verso il centro di Strasburgo. Non ci sono molte indicazioni, ma ci arrangiamo. A circa un chilometro dal campeggio (ennesima scarpinata) c’è la stazione del metro di superficie (linee F e B). In cinque minuti siamo al capolinea, la centralissima piazza de l’Homme-de Fer, adiacente a Piazza Kléber dove i bambini, incuranti dei divieti, usano una lunga fontana come piscina. Egle ed io siamo costretti a concentrare in poche ore una visita che avremmo voluta più lunga. Ma, ne siamo sicuri, troveremo la soluzione per godere di ogni angolo di questa splendida capitale europea. Improvviseremo. Incontriamo un suonatore dalle dolci percussioni e un maliardo che promette (gratis) ipnosi immediata. Leggiamo sulla guida l’elenco dei cittadini illustri di Strasburgo. Jean-Baptiste Kléber (1753-1800), generale stimatissimo da Napoleone, al quale è dedicata la piazza in cui ci troviamo in questo momento; il pittore Louis Frédéric Schützenberger (1825-1903); Gustave Doré (1832-1883), il celebre illustratore della Divina Commedia; il musicista Johann Georg Kastner (1810-1867); Arsène Wenger, l’allenatore dell’Arsenal; Charles de Foucault (1858-1916), il grande esploratore e religioso. E Strasburgo è patria di elezione di Johann Gutenberg (1400-1468), l’inventore della stampa a caratteri mobili che qui instaurò il primo grande centro della sua attività; dell’umanista Erasmus (1466-1536); del riformatore Giovanni Calvino (1509-1564); dello scrittore Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832); di Claude Joseph Rouget de Lisle (1760-1836), compositore de La Marsigliese; di Louis Pasteur (1830-1895), l’iniziatore della cultura del vaccino; del direttore d’orchestra Alain Lombard. Non è un elenco, è la storia stessa della città. Ricordata nei nomi delle vie e delle piazze, nei monumenti. Ecco la statua di Gutenberg, al centro della piazza a lui dedicata. Le deiezioni degli uccelli e l’incuria si leggono bene sul verde bronzo della statua. Non una buona cosa. Qui a Strasburgo, nel 1430, Gutenberg aprì un laboratorio di oreficeria e si occupò del conio delle monete. Cullava l’idea che di lì a qualche anno, a Magonza, avrebbe portato alla rivoluzione culturale della prima Bibbia stampata con le matrici a caratteri mobili. E tocca a lui, Johannes Gensfleisch della corte di Gutenberg, introdurre alla visione della più bella chiesa gotica del pianeta, la cattedrale dedicata a Notre-Dame de Strasbourg. La sua flèche, la guglia, svetta fino a 142 metri: per secoli una delle maggiori altezze mai raggiunto da un edificio. Flèche, cioè freccia: essa stessa una meraviglia di trafori, di leggerezza e bellezza. Sette livelli di pinnacoli verticali, senza scala centrale. Da queste parti dicono che la Madonna, cioè la titolare della chiesa, deve aver fatto un patto coi fulmini, perché questo dardo impiantato in cielo non è mai stato mozzato da una saetta. Invulnerabile La costruzione durò più di quattro secoli, dal 1015 (anno in cui il vescovo Werner fece iniziare i lavori) al 1439. Dunque la cattedrale ha appena fatto il giro di boa del suo primo millennio di vita. Viene sempre da riflettere sulla progettualità di questi uomini che si imbarcavano in imprese secolari con fede di diamante. Nemmeno i nipoti dei nipoti dei fondatori avrebbero mai visto l’opera compiuta. La sfida al tempo. E una fede che ormai non appartiene più all’uomo moderno. Notre-Dame fu tempio protestante dal 1525 al 1689, divenne cattolico sotto Luigi XIV. La facciata occidentale, quella che letteralmente aggredisce e avvolge il visitatore, è stata paragonata a una gigantesca arpa di pietra. I 12 apostoli e la vergine, una gestione maestosa e spettacolare degli spazi architettonici, le prospettive offerte dai portali. Tutto qui ha qualcosa di oltreumano. All’interno si passa di meraviglia in meraviglia. Annoto sul taccuino. Nell’abside della cappella di St-Laurent trovo una formidabile scultura in legno, Il Monte degli Ulivi (9 metri di lunghezza, 3,80 metri di larghezza, 5 metri di altezza), attribuita a Veit Wagner. In fondo alla navata di destra l’altissimo orologio astronomico. In questo luogo si misura il tempo dal 1354 (l’orologio dei trois rois). Il quadrante attuale è stato installato nel 1533. A mezzogiorno e mezzo comincia la miracolosa sfilata degli automi: gli apostoli transitano in omaggio davanti al Cristo benedicente, mentre a sinistra un gallo muove le ali e canta tre volte. Ricorda a Pietro il suo tradimento e, a tutti noi, la fragilità delle nostre certezze. Gli organi monumentali. La cattedrale ne ha ben tre. Il principale è nella terza campata della navata centrale, lungo la parete di sinistra. Conserva la cassa originaria, risalente al 1384, che, a partire dal 1716, ha ospitato uno strumento costruito da Andreas Silbermann. L’organo attuale risale al 1981 ed è stato realizzato dall’organaro Alfred Kern. Il secondo organo si trova lungo la parete destra del coro. Attualmente (dopo la ristrutturazione del 2011) lo strumento ha tre tastiere ognuna di 56 note e pedaliera di 30. Anche la cripta ha il suo organo: fu costruito da Gaston Kern in tempi recenti, nel 1998. Il rosone centrale è una meravigliosa struttura di 12 metri e mezzo di diametro. La si deve a maître Erwin che ha costruito una geniale macchina in cui la parte vitrea richiama i petali di un fiore e la parte muraria gli steli che li sostengono. Il pulpito del 1485, costruito per le appassionate omelie del grande teologo Jean Geiler de Kaysersberg, è un capolavoro di trafori e sculture. Come è un capolavoro di arabeschi vegetali il fonte battesimale realizzato nel 1453 da Jost Dotzinger. Poi il grandioso spettacolo delle vetrate. Le più antiche risalgono al XII secolo e ritraggono, tra gli altri sovrani dell’impero romano germanico, Filippo re di Svevia. Tuttavia… Tuttavia a dire di ogni singola cosa si rischia di perdere l’emozione dell’insieme, che va oltre ogni capacità di comprensione umana. Turbamento profondo, domande che si aprono nell’anima, fede personale sottoposta a una tensione del tutto nuova. Perfino il disagio di non comprendere appieno l’insieme: impresa peraltro impossibile. Qui ti senti completo per un verso e assolutamente in debito di idee, di sentimenti e di conoscenze per l’altro. La cathédrale c’est un rêve, la cattedrale è sogno, come dice l’addetta allo shopping all’ingresso.  Andiamo a zonzo per l’Île muovendoci dalla piazza della Cattedrale. Dove, come è normale, stazionano frotte di artisti che per pochi euro ti fanno ritratto e/o caricatura. Lo sguardo curioso del committente che, come in ogni parte del mondo, alla fine del lavoro gira attorno al cavalletto per vedere “come sono venuto”. Visitiamo il quartiere delle case a graticcio, la Petite France, le chiese di St-Pierre-le Vieux (chiesa dalla storia piuttosto singolare perché la navata gotica era riservata ai protestanti e il coro ai cattolici) e St-Pierre-le Jeune (tutta protestante), altro splendido esempio di gotico risalente alla fine del XIII secolo. Ma ci manca molto, e allora… Allora ci soccorre Batorama, l’organizzazione che cura il giro in battello attraverso i due millenni di storia della città. In pratica ci si imbarca a pochi passi dalla cattedrale su un battello che percorre l’Ill fino alla confluenza nel Reno. Ogni sedile dispone di audioguida (molto ben fatta quella in italiano). Proviamo l’emozione, prima volta nella vita, di entrare in un sistema di chiuse per innalzare il battello e permettergli di continuare a navigare e soprattutto visitiamo tutta la zona delle istituzioni europee. Un’ora e un quarto in presa diretta con Strasburgo. Sbarchiamo e giriamo ancora a lungo. Verso sera riprendiamo il metro in direzione del nostro (quasi) campeggio. &#160; METZ (31 luglio 2017) L’ultima meta è per il cuore, Metz. Una delle città in cui il gigante della cultura del VI secolo, Venanzio Fortunato (trevisano di Valdobbiadene), è assurto al ruolo di magister di buon gusto e civiltà. A Venanzio ho dedicato un libro/biografia, Il vino e il miele; di lui ho tradotto la Vita di san Martino (tutta anche in questo sito, nella parte dedicata al santo vescovo di Tours). Quando arriva qui, nel 566, Venanzio trova la capitale del territorio che allora si chiamava Austrasia, in piena effervescenza. Re Sigiberto I, figlio di Clotario, sposa Brunichilde, figlia di Atanagildo re dei Visigoti. Matrimono (forse) d’amore e (certamente) di grande rilevanza politica per l’alleanza tra due etnie potenti che andava a suggellare. E Venanzio recita un suo epitalamio con cui augura fortuna e benessere ai due sposi, De domino Sigiberto rege (VI,1). Ne riporto l’incipit nella mia traduzione (da Il vino e il miele) perché descrive bene la bellezza e la ricchezza di questa terra: “Inizia la primavera, già la terra si è spogliata delle nevi, affabula Venanzio. I campi si rivestono di erbe multicolori, sulle cime dei monti si dilatano le foreste e l’albero generoso d’ombre rinnova il verde della sue chiome. La splendente vite fa germogliare e prosperare i suoi tralci, promessa di turgidi grappoli dai rami fecondi. La meravigliosa ape ripone il miele nei favi: ha cercato tra i fiori e li ha accarezzati col suo flebile sussurro. È feconda nel suo casto letto, vuole che la sua discendenza si rinnovi e intende generare dai fiori figlie operaie. Fedele ai suoi vincoli, per amore della propria posterità, il garrulo uccello corre, si affretta verso i suoi piccoli”. Transitiamo dall’Alsazia alla Lorena, valicando il passo di Col de Saverne (413 metri). Un passagio utilizzato nei secoli da Celti e Romani. Un po’ più in là lavoro per il mio teleobiettivo. Azoudange è uno di quei paesini in cui il cartello d’inizio e di fine distano duecento metri. 117 abitanti, leggo su Wikipedia. Un nulla, ma con monumentali nidi di cicogne. Sosta obbligata. Approdiamo nel camping municipale di Metz, a dire il vero dopo un itinerario piuttosto complicato, per sensi unici e divieti. Ma che sogno. Siamo proprio in riva alla Mosella, il grande fiume che nasce nei Vosgi e, dopo 561 chilometri, va a gettarsi nel Reno a Coblenza. Il suo nome viene da una radice mus/mos che vuol dire acqua che scorre e che si trova anche in alcuni toponimi nostrani (Musile, Musestre, Musone). Via d’acqua di grande importanza economica ma anche fiume letterario. Decimo Magno Ausonio (Burdigala, Bordeaux 310 &#8211; 395), gli ha dedicato un poema (Mosella appunto, 370, costituito da 483 esametri). Ma la Mosella era centrale al panorama fisico e psicologico di Venanzio. Lui la chiama uviferi Musellae, cioè Mosella che produce uva. Oppure scrive a un suo amico, il nobile dignitario Gogone: “Nuvole che correte spinte dal soffio del rapinoso Aquilone, mosse dalla ruota sospesa con il suo asse splendente, ditemi come sta il mio caro Gogone. Che fa, ora che è tranquillo e il suo animo è sereno? Forse sta oziando sulle rive del Reno dalle onde agitate, nel tentativo di strappare alle acque il grasso salmone. Oppure cammina lungo la corrente della Mosella, nutrice di vigne, perché il vento lieve lo ristori dalla calura del giorno: qui i pampini e il fiume leniscono la vampa del mezzodì. È l’ombra a dare frescura alle viti, è l’onda che batte sempre nuova a darla al fiume”. E memorabile è la crociera che il poeta compie sulla Mosella, De navigio suo (X, 9), un inno alla fecondità e al buon governo. Il poeta parte proprio da Metz per raggiungere Andernach, a circa 150 chilometri. Appartengono a questo carme i versi sui quali qualche sciagurato ha generato equivoci affermando che il valdobbiadenese Venanzio nelle sue opere parla di prosecco. In realtà parla dei poderosi rossi della vallata della Mosella. È tardi e decidiamo di non muoverci dal camping. Visteremo Metz il giorno dopo. Solo che nella notte si scatena un inferno di pioggia e vento che dura anche per tutta la mattinata successiva. Per nulla intimoriti, zaino e kway, in tarda mattinata ci mettiamo in cammino sotto l’acqua per raggiungere il centro che è a cinque minuti. Intraprendenza premiata perché spunterà perfino un bel sole. Abbiamo due mete, la Cattedrale, altro capolavoro del gotico, e la chiesa di San Martino. Metz è l’antica Divodurum (città dal monte sacro), capitale dei Mediomatrici. Dal loro nome, contratto in Mettis, deriva Metz. La Cattedrale è dedicata a Santo Stefano. La costruzione partì nel 1220 e finì attorno al 1520. È famosa per le sue vetrate, definite muri di luce. La chiamano la Lanterne du bon Dieu. Ve ne sono di antiche ma ne hanno realizzate in tempi moderni anche Charles Marcq e Brigitte Simon con disegni e direzione nientemeno... ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><span style="color: #ff0000; font-size: x-large;"><b>IL TRIONFO DEL GOTICO</b></span></p>
<p align="center"><span style="color: #ff0000; font-size: x-large;"><b><br />
LA POESIA DEI GRANDI FIUMI</b></span></p>
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<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3729' title='000-alsazia'><img width="150" height="133" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/000-Alsazia-150x133.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="000-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3730' title='000bis-alsazia'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/000bis-Alsazia-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="000bis-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3731' title='000ter-alsazia'><img width="150" height="99" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/000ter-Alsazia-150x99.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="000ter-alsazia" /></a>
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<span style="color: #000000;">Fine luglio 2017, vacanza breve (ma intensa, come si dice) in Alsazia e in Lorena.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Le grandi cattedrali dalle impressionanti vetrate, i robusti vini (soprattutto bianchi), i paesini che esibiscono i davanzali fioriti, la storia della civiltà europea.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In Francia si sta bene. Viabilità ordinaria magnifica (ovvio, si evitano le autostrade altrimenti non si vede niente) e campeggi (frequentissimi) sempre attorno ai venti euro. Soprattutto il gusto per il decoro urbano. Ogni rotonda è curata. Ogni via è un’esplosione di fiori. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Anche il centro più piccolo ha un suo Ufficio del Turismo, ricco di stampati e suggerimenti. Ottima base per conoscere e iniziare a visitare un territorio. Noi abbiamo conosciuto così l’indirizzo dell’azienda dalla quale siamo andati a rifornirci di vini.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A me secca proprio che non sia così anche da noi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Giù dal Monte Bianco e sosta in un paesino col nome dedicato al santo cha tagliò il mantello per offrirne la metà ad un povero infreddolito, <b><i>St.-Martin-du-Fresne</i></b>. Un vecchio sacrestano mi propone una riflessione che in tanti anni di studio sul santo vescovo di Tours mai mi era capitato di fare. Il dono che un giovanissimo soldato fece di un proprio indumento era profondamente eversivo: Martino regalava qualcosa che non gli apparteneva, perché tutto, anche il più insignificante oggetto, era patrimonio e proprietà dell’imperatore. Quel dono fu un abuso, un porsi fuori della legge. Segnale perentorio del suo futuro di assoluta indipendenza intellettuale. </span><br />
<span style="color: #000000;"> La piccola piazza è intitolata a un cittadino benemerito, Charles Dugone (1926-2003). Chissà se c’è qualche parentela con i Dugone di casa nostra. Serata nel campeggio <b><i>La Marjorie</i></b> a Lons-le-Saunier. Siamo nel dipartimento del Giura (<b><i>Jura</i></b> in francese, regione Borgogna-Franca Contea) e questa cittadina di neanche ventimila abitanti è famosa e meta di pellegrinaggi perché è la patria di Rouget de Lisle, autore de La Marsigliese. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Inutile dire che il nome del giurassico, il periodo intermedio dell’era mesozoica, deriva proprio dalle montagne del Giura, con riferimento agli estesi calcari affioranti sul confine tra Francia, Germania e Svizzera. La parola Jura deriva a sua volta dalla radice celtica jor (latinizzata in Juria), foresta.</span></p>
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<p><span style="color: #ff0000; font-size: large;"><b>MULHOUSE (28 luglio 2017)</b></span></p>
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<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3732' title='001-alsazia'><img width="150" height="107" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/001-Alsazia-150x107.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="001-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3733' title='002-alsazia'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/002-Alsazia-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="002-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3734' title='004-alsazia'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/004-Alsazia-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="004-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3735' title='005-alsazia'><img width="150" height="104" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/005-Alsazia-150x104.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="005-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3736' title='006-alsazia'><img width="72" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/006-Alsazia-72x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="006-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3737' title='007-alsazia'><img width="114" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/007-Alsazia-114x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="007-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3738' title='008-alsazia'><img width="150" height="127" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/008-Alsazia-150x127.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="008-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3739' title='009-alsazia'><img width="150" height="145" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/009-Alsazia-150x145.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="009-alsazia" /></a>
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<span style="color: #000000;"> Capitiamo nel camping de l’Ill, nella zona degli impianti sportivi. Vicino a noi il campo da rugby. </span><br />
<span style="color: #000000;"> L’Ill nasce in Francia, sui monti del Jura (la sorgente è presso Winkel e Ligsdorf). Qui tra cascatelle e stagni scorre per il suo ultimo tratto (più di 200 km la lunghezza totale del corso d’acqua). A Strasburgo confluirà nel Reno. L’Alsazia (<b><i>Ellsass </i></b>in tedesco) trae il suo nome proprio dall’Ill.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mulhouse (cioè case dei mulini) è una simpatica cittadina di centomila abitanti, tutta compresa tra un canale del Rodano e, appunto l’Ill. Qui sono nati il famoso matematico Johann Heinrich Lambert e soprattutto Alfred Dreyfus, protagonista del caso che infiammò tutta Europa a cavallo tra Ottocento e Novecento. In difesa di Dreyfus scese in campo anche Émile Zola. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Sulla centrale <b><i>Place de Rèunion </i></b>si affaccia il <b><i>Temple St-Étienne</i></b>, cattedrale gotica di culto protestante. Possiamo visitare da vicino e quasi toccare con mano, per un gioco di scalette interne ai muri, il formidabile complesso delle vetrate. Soprattutto storie bibliche, ampiamente documentate nelle didascalie.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Nella sua travagliata storia, la città (1515) minacciata dagli Asburgo, si associò alla Confederazione Svizzera. Era inevitabile che, pochi anni dopo, con l’avvento della riforma protestante entrasse in conflitto coi cantoni cattolici. Così nel 1586 si proclamò repubblica neutrale. Nel 1798 un plebiscito la unì alla Francia. Qui di guerre se ne sono sempre combattute, del resto. Nel 58 a.C. si svolse una tremenda battaglia tra Giulio Cesare e Ariovisto.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ad angolo retto, sempre in Piazza della Riunione, si trova l’Hôtel de Ville, dalla variopinta facciata e dalla sontuosa scalinata coperta. </span><br />
<span style="color: #000000;"> A Mulhouse hanno sede un museo dell’automobile e un museo del treno, tanto che viene definita la <b><i>cité du train</i></b>. Noi visitiamo il <b><i>Musée des beaux-arts</i></b>, dove ha sede una delle più importanti esposizioni su tessuti e tessiture degli ultimi secoli. In particolare qui si apprende l’arte della stampa su tessuto. Sono esposti straordinari prodotti finiti, macchinari e un’impressionante serie di matrici antiche. Un’infinità di disegni e motivi decorativi da imprimere sulle stoffe. Mica semplice, eh. Trovare la formula giusta per pigmenti e colori è stata cosa difficile. Secoli e generazioni di artigiani. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Abbiamo la fortuna di essere ammessi nel laboratorio dove due operatrici stanno lavorando con tecniche antiche alla stampa di una lunga pezza di tela. </span><br />
<span style="color: #000000;"> In una libreria lì vicino rovisto tra splendidi libri a prezzi stracciati. Compero l’introvabile <b><i>Vie de Balzac</i></b> di Andrè Maurois in edizione originale.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mentre riprendiamo la strada verso il campeggio, alle nostre spalle, curioso e disinteressato insieme, ci osserva un uomo di ferro. Singolare scultura assemblata con parti di motore e spezzoni di metallo.</span></p>
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<p><span style="color: #ff0000; font-size: large;"><b>COLMAR (29 luglio 2017)</b></span></p>
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<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3740' title='010-alsazia'><img width="150" height="120" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/010-Alsazia-150x120.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="010-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3741' title='011-alsazia'><img width="150" height="146" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/011-Alsazia-150x146.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="011-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3742' title='012-alsazia'><img width="150" height="114" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/012-Alsazia-150x114.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="012-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3743' title='013-alsazia'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/013-Alsazia-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="013-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3687' title='014-alsazia'><img width="150" height="124" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/014-Alsazia-150x124.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="014-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3688' title='015-alsazia'><img width="82" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/015-Alsazia-82x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="015-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3689' title='016-alsazia'><img width="150" height="83" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/016-Alsazia-150x83.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="016-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3690' title='017-alsazia'><img width="104" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/017-Alsazia-104x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="017-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3745' title='018-alsazia'><img width="150" height="130" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/018-Alsazia-150x130.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="018-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3691' title='019-alsazia'><img width="78" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/019-Alsazia-78x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="019-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3692' title='020-alsazia'><img width="150" height="109" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/020-Alsazia-150x109.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="020-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3693' title='021-alsazia'><img width="150" height="126" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/021-Alsazia-150x126.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="021-alsazia" /></a>
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<span style="color: #000000;"> Graziosissima cittadina, dominata dalle sue case a graticcio. La più vecchia reca dipinta una data, 1379. Nelle vie e nei vicoli vige una grande animazione, bancherelle ovunque e l’immancabile trenino per chi vuole fare il giro. Non fatichiamo a conoscere il cittadino più illustre. Dalla facciata di una casa ci guarda il volto severo di Frédéric Auguste Bartholdi (1834 -1904), l’autore della statua della Libertà che si trova al centro della baia di Manhattan, (sulla Liberty Island) e del Leone di Belfort (ancora una statua colossale che commemora l’eroica resistenza di Belfort durante l’assedio prussiano del 1870).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Qui non c’è un campeggio, ma un’area di sosta (in Rue du Canal). Il che vuol dire, al solito, asfalto e non erba sotto il camper. Col caldo che fa… Ma il posto è bellissimo, siamo proprio nel porticciolo di pescatori in riva alla Lauch, un subaffluente dell’Ill. Ci adattiamo, ma non di gran cuore. La liturgia che presiede al farsi una doccia è così complicata e ha tante difficoltà che preferiamo farcela in camper. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nonostante le apparenze, il nome è romano, viene dal latino <b><i>columbarium</i></b>. Colmar fu città libera del Sacro Romano Impero e figurava tra le dieci città della Decapoli d’Alsazia. Divenne francese nel 1648 a seguito del trattato di Vestfalia. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Vistiamo la cattedrale di San Martino, come viene comunemente detta quella che è in realtà la Collegiata di San Martino, straordinario esempio di architettura gotica. Fu eretta a partire dal 1237 su progetto dell’architetto Guglielmo di Marburgo e terminato verso il 1365-66.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Subito dopo, la Piccola Venezia (però vorrei un euro per tutte le Piccole Venezie che ho visitato in questi anni, sarei ricco), il pittoresco quartiere con innumerevoli costruzioni a graticci dai colori vivaci a bordo dell’acqua. Volendo si può fare un giro su scialuppe che a occhio e croce non mi sembrano il massimo dell’affidabilità. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il <b><i>Musée d’Unterlinden </i></b>(all’interno del monastero delle Domenicane), ospita l’altare di Issenheim di Mathias Grünewald (con la Resurrezione, nei pannelli centrali), oltre ad un insieme eccezionale di dipinti di pittori renani (Hans Stock, Martin Schongauer, Lucas Cranach il Vecchio, Hans Holbein il Vecchio). </span><br />
<span style="color: #000000;"> Non poteva mancare la replica della statua della Libertà (12 metri!), realizzata nel 2004 e posta all’entrata settentrionale della città, in onore di Auguste Bartholdi che ovviamente ha un museo a lui dedicato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E le indicazioni non sono sui cartelli, ma per terra, tra i sampietrini. Piccoli triangoli con incisa la statua </span><br />
<span style="color: #000000;"> Si cammina volentieri per le stradine. Il mercato coperto e le facciate delle case in cui tutto fa insegna, guardare le foto per credere. Poi i piccoli laboratori di specialità locali: il <b><i>Comptoir de Mathilde</i></b> esibisce distillati (e alambicchi) di ogni tipo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nelle pasticcerie fa bella mostra di sé il <b><i>Kugelhopf</i></b> (ho trovato anche la grafia <b><i>Kougelhopf)</i></b> che è il dolce tradizionale alsaziano. Sarebbe un po’ come il nostro panettone, ma ormai lo si mangia (e vende) in ogni stagione. In pratica è una grossa brioche con uvetta, rum e mandorle. Una bomba, con mille varianti locali. Gli stampi per farlo si vendono un po’ ovunque, ma c’è una catena di prodotti tipici locali (l’<b><i>oncle Hansi</i></b>, con tanto di sito dedicato) in cui si trova di tutto.</span></p>
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<p><span style="color: #ff0000; font-size: large;"><b>EGUISHEIM, RIQUEWHIR,<br />
DOMAINE FRITZ (30 luglio 2017)</b></span></p>
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<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3694' title='022-alsazia'><img width="150" height="106" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/022-Alsazia-150x106.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="022-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3695' title='023-alsazia'><img width="88" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/023-Alsazia-88x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="023-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3696' title='024-alsazia'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/024-Alsazia-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="024-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3697' title='025-alsazia'><img width="144" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/025-Alsazia-144x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="025-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3698' title='026-alsazia'><img width="140" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/026-Alsazia-140x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="026-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3699' title='027-alsazia'><img width="150" height="118" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/027-Alsazia-150x118.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="027-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3700' title='028-alsazia'><img width="150" height="116" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/028-Alsazia-150x116.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="028-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3701' title='029-alsazia'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/029-Alsazia-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="029-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3702' title='030-alsazia'><img width="150" height="111" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/030-Alsazia-150x111.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="030-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3703' title='031-alsazia'><img width="150" height="108" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/031-Alsazia-150x108.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="031-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3704' title='032-alsazia'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/032-Alsazia-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="032-alsazia" /></a>
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<span style="color: #000000;"> Mattinata per paesini. Scegliamo Eguisheim, un migliaio di abitanti, per un suo famoso figlio. È nato qui, il 21 giugno 1002, Brunone dei conti di Egisheim-Dagsburg, diventato papa col nome di Leone IX nel 1049. La Chiesa lo venera come santo (19 aprile e 8 maggio), quarto papa tedesco della Chiesa cattolica. A Eguisheim tutto gli è dedicato, compresa la piazzetta raccolta attorno ad una fontana fiorita. Sulla chiesetta soprastante svetta un campanile, sul quale irriverenti cicogne hanno fatto il nido. Ne vedremo tante di cicogne con i loro enormi cestoni di stecchi, erba e paglia. </span><br />
<span style="color: #000000;"> I vicoli sono una scoperta continua di scorci inediti e di colori. Fiori ovunque, arredo urbano curatissimo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Papa Leone IX ci guarda da targhe, monumenti, insegne. Su un parco giochi domina la sua figura con un lungo strascico. Sembra camminare nell’aria.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Qualche chilometro ed eccoci al <b><i>domaine</i></b> Fritz a Sigolsheim. Siamo in rue du Vieux Moulin. In effetti si tratta di un vecchio mulino riattato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Lo abbiamo scelto per i nostri acquisti di vini. Soprattutto gewurtztraminer, riesling e pinot (il nome vuol dire piccola pigna, con allusione al grappolo minuto) vinificato sia in grigio che in rosso. Che criterio ci ha guidato nel pescare tra tanti? Beh, la brochure presa in un Ufficio del Turismo indicava il listino prezzi, ma questo era anche in altri. Il fatto è che i padroni del <b><i>domaine</i></b> offrono ospitalità gratuita per un giorno (con corrente) ai camperisti che desiderano sfruttare l’opportunità. Lo avessimo saputo, saremmo venuti qui. Non partecipiamo alla degustazione in atto (sono le 10 di mattina…) ma la proprietaria, mentre ci impila le scatole, ci rinnova una, due tre volte l’invito a tornare. Anche per più di un giorno…</span><br />
<span style="color: #000000;"> La strada dei vini alsaziani si estende per 170 chilometri e attraversa 119 comuni. I più famosi sono Strasburgo, Marlenheim, Sèlestat, Ribeauvillé, Colmar, Mulhouse, fino al “capolinea” Thann. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Quasi sedicimila ettari a vigneto, 900 cantine, 4200 aziende agricole (e ben 890 commercializzano direttamente il proprio prodotto), musei del vino sparsi su tutto il territorio. Qui siamo sotto i Vosgi, che proteggono la zona da sbalzi climatici e creano preziosi microclimi, tra i 200 e i 400 metri. E la ricchezza e la biodiversità si spiega con l’estrema varietà di terreni frutto di una realtà geologica che si perde nella notte dei tempi, dal primario al quaternario.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il <b><i>domaine</i></b> Fritz ha ovviamente un suo indirizzo di posta elettronica cui si possono rivolgere richieste di vini (e prenotare il posto per il proprio camper), domaine.fritz@orange.fr.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Poi Riquewhir, anche qui poco più di mille abitanti. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Un po’ difficile parcheggiare, ma qualcosa troviamo. Si tratta del tipico borgo medievale con una porta antica che è presa di mira da migliaia di scatti. È famoso questo posto perché Hayao Miyazaki, il più conosciuto regista del cinema di animazione giapponese, ha trovato qui di che ambientare il suo film <b><i>Il castello errante di Howl</i></b>. E, per gradire, Riquewhir ha ospitato il set del video musicale della canzone <b><i>Maggese</i></b>, di Cesare Cremonini.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Entro in un vecchio portico che reca l’insegna di<b><i> brocante</i></b> (il termine francese che sta a metà strada tra i nostri antiquario e rigattiere). Vi trovo a due soldi un eccezionale macinino da muro per la mia collezione.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Bellezza, vino, pezzo da collezione. La giornata perfetta. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Mai dirla questa cosa, l’imprevisto è sempre in agguato.</span></p>
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<p><span style="color: #ff0000; font-size: large;"><b>STRASBURGO (30 luglio 2017)</b></span></p>

<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3705' title='033-alsazia'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/033-Alsazia-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="033-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3706' title='034-alsazia'><img width="150" height="119" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/034-Alsazia-150x119.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="034-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3707' title='035-alsazia'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/035-Alsazia-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="035-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3708' title='036-alsazia'><img width="150" height="126" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/036-Alsazia-150x126.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="036-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3709' title='037-alsazia'><img width="150" height="119" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/037-Alsazia-150x119.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="037-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3710' title='038-alsazia'><img width="77" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/038-Alsazia-77x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="038-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3711' title='039-alsazia'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/039-Alsazia-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="039-alsazia" /></a>

<p><span style="color: #000000;">Giorno ancora giovane, non sono nemmeno le 12. Raggiungiamo in un amen la vicina Strasburgo e la giornata perfetta si trasforma in frana. Il campeggio (Indigo, in zona Montagne Verte), è strapieno, non c’è posto per noi.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Proviamo a insistere, nulla da fare. Insistiamo ancora. E allora salta fuori che il campeggio ha un ampio parcheggio dove è possibile sostare, usufruire dei servizi igienici, ma senza elettricità. Piuttosto che niente…</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma la mattina dopo bisogna lasciar libero il posto. E allora, visto che è ancora molto presto, ci avviamo verso il centro di Strasburgo. Non ci sono molte indicazioni, ma ci arrangiamo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> A circa un chilometro dal campeggio (ennesima scarpinata) c’è la stazione del metro di superficie (linee F e B). In cinque minuti siamo al capolinea, la centralissima piazza de l’Homme-de Fer, adiacente a Piazza Kléber dove i bambini, incuranti dei divieti, usano una lunga fontana come piscina. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Egle ed io siamo costretti a concentrare in poche ore una visita che avremmo voluta più lunga. Ma, ne siamo sicuri, troveremo la soluzione per godere di ogni angolo di questa splendida capitale europea. Improvviseremo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Incontriamo un suonatore dalle dolci percussioni e un maliardo che promette (gratis) ipnosi immediata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Leggiamo sulla guida l’elenco dei cittadini illustri di Strasburgo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Jean-Baptiste Kléber (1753-1800), generale stimatissimo da Napoleone, al quale è dedicata la piazza in cui ci troviamo in questo momento; il pittore Louis Frédéric Schützenberger (1825-1903); Gustave Doré (1832-1883), il celebre illustratore della Divina Commedia; il musicista Johann Georg Kastner (1810-1867); Arsène Wenger, l’allenatore dell’Arsenal; Charles de Foucault (1858-1916), il grande esploratore e religioso. </span><br />
<span style="color: #000000;"> E Strasburgo è patria di elezione di Johann Gutenberg (1400-1468), l’inventore della stampa a caratteri mobili che qui instaurò il primo grande centro della sua attività; dell’umanista Erasmus (1466-1536); del riformatore Giovanni Calvino (1509-1564); dello scrittore Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832); di Claude Joseph Rouget de Lisle (1760-1836), compositore de La Marsigliese; di Louis Pasteur (1830-1895), l’iniziatore della cultura del vaccino; del direttore d’orchestra Alain Lombard.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Non è un elenco, è la storia stessa della città. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ricordata nei nomi delle vie e delle piazze, nei monumenti. Ecco la statua di Gutenberg, al centro della piazza a lui dedicata. Le deiezioni degli uccelli e l’incuria si leggono bene sul verde bronzo della statua. Non una buona cosa. Qui a Strasburgo, nel 1430, Gutenberg aprì un laboratorio di oreficeria e si occupò del conio delle monete. Cullava l’idea che di lì a qualche anno, a Magonza, avrebbe portato alla rivoluzione culturale della prima Bibbia stampata con le matrici a caratteri mobili.</span><br />
<span style="color: #000000;"> E tocca a lui, Johannes Gensfleisch della corte di Gutenberg, introdurre alla visione della più bella chiesa gotica del pianeta, la cattedrale dedicata a <b><i>Notre-Dame de Strasbourg</i></b>. La sua <b><i>flèche</i></b>, la guglia, svetta fino a 142 metri: per secoli una delle maggiori altezze mai raggiunto da un edificio. <b><i>Flèche</i></b>, cioè freccia: essa stessa una meraviglia di trafori, di leggerezza e bellezza. Sette livelli di pinnacoli verticali, senza scala centrale. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Da queste parti dicono che la Madonna, cioè la titolare della chiesa, deve aver fatto un patto coi fulmini, perché questo dardo impiantato in cielo non è mai stato mozzato da una saetta. Invulnerabile</span><br />
<span style="color: #000000;"> La costruzione durò più di quattro secoli, dal 1015 (anno in cui il vescovo Werner fece iniziare i lavori) al 1439. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Dunque la cattedrale ha appena fatto il giro di boa del suo primo millennio di vita.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Viene sempre da riflettere sulla progettualità di questi uomini che si imbarcavano in imprese secolari con fede di diamante. Nemmeno i nipoti dei nipoti dei fondatori avrebbero mai visto l’opera compiuta. La sfida al tempo. E una fede che ormai non appartiene più all’uomo moderno.</span><br />
<span style="color: #000000;"> <b><i>Notre-Dame </i></b>fu tempio protestante dal 1525 al 1689, divenne cattolico sotto Luigi XIV.</span><br />
<span style="color: #000000;"> La facciata occidentale, quella che letteralmente aggredisce e avvolge il visitatore, è stata paragonata a una gigantesca arpa di pietra. I 12 apostoli e la vergine, una gestione maestosa e spettacolare degli spazi architettonici, le prospettive offerte dai portali. Tutto qui ha qualcosa di oltreumano. </span><br />
<span style="color: #000000;"> All’interno si passa di meraviglia in meraviglia. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Annoto sul taccuino. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Nell’abside della cappella di St-Laurent trovo una formidabile scultura in legno, <b><i>Il Monte degli Ulivi</i></b> (9 metri di lunghezza, 3,80 metri di larghezza, 5 metri di altezza), attribuita a Veit Wagner.</span><br />
<span style="color: #000000;"> In fondo alla navata di destra l’altissimo orologio astronomico. In questo luogo si misura il tempo dal 1354 (l’orologio dei <b><i>trois rois)</i></b>. Il quadrante attuale è stato installato nel 1533. A mezzogiorno e mezzo comincia la miracolosa sfilata degli automi: gli apostoli transitano in omaggio davanti al Cristo benedicente, mentre a sinistra un gallo muove le ali e canta tre volte. Ricorda a Pietro il suo tradimento e, a tutti noi, la fragilità delle nostre certezze.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Gli organi monumentali. La cattedrale ne ha ben tre. Il principale è nella terza campata della navata centrale, lungo la parete di sinistra. Conserva la cassa originaria, risalente al 1384, che, a partire dal 1716, ha ospitato uno strumento costruito da Andreas Silbermann. L’organo attuale risale al 1981 ed è stato realizzato dall’organaro Alfred Kern. Il secondo organo si trova lungo la parete destra del coro. Attualmente (dopo la ristrutturazione del 2011) lo strumento ha tre tastiere ognuna di 56 note e pedaliera di 30. Anche la cripta ha il suo organo: fu costruito da Gaston Kern in tempi recenti, nel 1998.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Il rosone centrale è una meravigliosa struttura di 12 metri e mezzo di diametro. La si deve a maître Erwin che ha costruito una geniale macchina in cui la parte vitrea richiama i petali di un fiore e la parte muraria gli steli che li sostengono. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il pulpito del 1485, costruito per le appassionate omelie del grande teologo Jean Geiler de Kaysersberg, è un capolavoro di trafori e sculture. Come è un capolavoro di arabeschi vegetali il fonte battesimale realizzato nel 1453 da Jost Dotzinger. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Poi il grandioso spettacolo delle vetrate. Le più antiche risalgono al XII secolo e ritraggono, tra gli altri sovrani dell’impero romano germanico, Filippo re di Svevia.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tuttavia…</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tuttavia a dire di ogni singola cosa si rischia di perdere l’emozione dell’insieme, che va oltre ogni capacità di comprensione umana. Turbamento profondo, domande che si aprono nell’anima, fede personale sottoposta a una tensione del tutto nuova. Perfino il disagio di non comprendere appieno l’insieme: impresa peraltro impossibile. Qui ti senti completo per un verso e assolutamente in debito di idee, di sentimenti e di conoscenze per l’altro.<i> <b>La </b></i><b><i>cathédrale c’est un rêve</i></b>, la cattedrale è sogno, come dice l’addetta allo shopping all’ingresso.</span><br />
<span style="color: #000000;">  Andiamo a zonzo per l’Île muovendoci dalla piazza della Cattedrale. Dove, come è normale, stazionano frotte di artisti che per pochi euro ti fanno ritratto e/o caricatura. Lo sguardo curioso del committente che, come in ogni parte del mondo, alla fine del lavoro gira attorno al cavalletto per vedere “come sono venuto”. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Visitiamo il quartiere delle case a graticcio, la <b><i>Petite France</i></b>, le chiese di St-Pierre-le Vieux (chiesa dalla storia piuttosto singolare perché la navata gotica era riservata ai protestanti e il coro ai cattolici) e St-Pierre-le Jeune (tutta protestante), altro splendido esempio di gotico risalente alla fine del XIII secolo. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma ci manca molto, e allora…</span><br />
<span style="color: #000000;"> Allora ci soccorre Batorama, l’organizzazione che cura il giro in battello attraverso i due millenni di storia della città. In pratica ci si imbarca a pochi passi dalla cattedrale su un battello che percorre l’Ill fino alla confluenza nel Reno. Ogni sedile dispone di audioguida (molto ben fatta quella in italiano).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Proviamo l’emozione, prima volta nella vita, di entrare in un sistema di chiuse per innalzare il battello e permettergli di continuare a navigare e soprattutto visitiamo tutta la zona delle istituzioni europee. Un’ora e un quarto in presa diretta con Strasburgo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Sbarchiamo e giriamo ancora a lungo. Verso sera riprendiamo il metro in direzione del nostro (quasi) campeggio.</span></p>
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<p><span style="color: #ff0000; font-size: large;"><b>METZ (31 luglio 2017)</b></span></p>
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<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3712' title='040-alsazia'><img width="137" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/040-Alsazia-137x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="040-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3713' title='041-alsazia'><img width="150" height="108" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/041-Alsazia-150x108.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="041-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3714' title='042-alsazia'><img width="104" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/042-Alsazia-104x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="042-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3715' title='043-alsazia'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/043-Alsazia-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="043-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3716' title='044-alsazia'><img width="150" height="111" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/044-Alsazia-150x111.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="044-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3717' title='045-alsazia'><img width="92" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/045-Alsazia-92x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="045-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3718' title='046-alsazia'><img width="150" height="98" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/046-Alsazia-150x98.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="046-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3719' title='047-alsazia'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/047-Alsazia-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="047-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3720' title='048-alsazia'><img width="150" height="100" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/048-Alsazia-150x100.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="048-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3721' title='049-alsazia'><img width="86" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/049-Alsazia-86x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="049-alsazia" /></a>
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<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3723' title='051-alsazia'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/051-Alsazia-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="051-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3724' title='052-alsazia'><img width="100" height="150" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/052-Alsazia-100x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="052-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3725' title='053-alsazia'><img width="150" height="136" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/053-Alsazia-150x136.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="053-alsazia" /></a>
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<span style="color: #000000;"> L’ultima meta è per il cuore, Metz. Una delle città in cui il gigante della cultura del VI secolo, Venanzio Fortunato (trevisano di Valdobbiadene), è assurto al ruolo di <b><i>magister</i></b> di buon gusto e civiltà. A Venanzio ho dedicato un libro/biografia, <b><i>Il vino e il miele</i></b>;<b> </b>di lui ho tradotto la Vita di san Martino (tutta anche in questo sito, nella parte dedicata al santo vescovo di Tours). </span><br />
<span style="color: #000000;"> Quando arriva qui, nel 566, Venanzio trova la capitale del territorio che allora si chiamava Austrasia, in piena effervescenza. Re Sigiberto I, figlio di Clotario, sposa Brunichilde, figlia di Atanagildo re dei Visigoti. Matrimono (forse) d’amore e (certamente) di grande rilevanza politica per l’alleanza tra due etnie potenti che andava a suggellare. </span><br />
<span style="color: #000000;"> E Venanzio recita un suo epitalamio con cui augura fortuna e benessere ai due sposi, <b><i>De domino Sigiberto rege</i></b> (VI,1).</span><br />
<span style="color: #000000;"> Ne riporto l’incipit nella mia traduzione (da <b><i>Il vino e il miele</i></b>) perché descrive bene la bellezza e la ricchezza di questa terra: “Inizia la primavera, già la terra si è spogliata delle nevi, affabula Venanzio. I campi si rivestono di erbe multicolori, sulle cime dei monti si dilatano le foreste e l’albero generoso d’ombre rinnova il verde della sue chiome. La splendente vite fa germogliare e prosperare i suoi tralci, promessa di turgidi grappoli dai rami fecondi. La meravigliosa ape ripone il miele nei favi: ha cercato tra i fiori e li ha accarezzati col suo flebile sussurro. È feconda nel suo casto letto, vuole che la sua discendenza si rinnovi e intende generare dai fiori figlie operaie. Fedele ai suoi vincoli, per amore della propria posterità, il garrulo uccello corre, si affretta verso i suoi piccoli”.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Transitiamo dall’Alsazia alla Lorena, valicando il passo di Col de Saverne (413 metri). Un passagio utilizzato nei secoli da Celti e Romani. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Un po’ più in là lavoro per il mio teleobiettivo. Azoudange è uno di quei paesini in cui il cartello d’inizio e di fine distano duecento metri. 117 abitanti, leggo su Wikipedia. Un nulla, ma con monumentali nidi di cicogne. Sosta obbligata.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Approdiamo nel camping municipale di Metz, a dire il vero dopo un itinerario piuttosto complicato, per sensi unici e divieti. Ma che sogno. Siamo proprio in riva alla Mosella, il grande fiume che nasce nei Vosgi e, dopo 561 chilometri, va a gettarsi nel Reno a Coblenza. Il suo nome viene da una radice <b><i>mus/mos</i></b> che vuol dire acqua che scorre e che si trova anche in alcuni toponimi nostrani (Musile, Musestre, Musone). Via d’acqua di grande importanza economica ma anche fiume letterario. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Decimo Magno Ausonio (Burdigala, Bordeaux 310 &#8211; 395), gli ha dedicato un poema (<b><i>Mosella</i></b> appunto, 370, costituito da 483 esametri). Ma la Mosella era centrale al panorama fisico e psicologico di Venanzio. Lui la chiama <b><i>uviferi Musellae</i></b>, cioè Mosella che produce uva. Oppure scrive a un suo amico, il nobile dignitario Gogone: “Nuvole che correte spinte dal soffio del rapinoso Aquilone, mosse dalla ruota sospesa con il suo asse splendente, ditemi come sta il mio caro Gogone. Che fa, ora che è tranquillo e il suo animo è sereno? Forse sta oziando sulle rive del Reno dalle onde agitate, nel tentativo di strappare alle acque il grasso salmone. Oppure cammina lungo la corrente della Mosella, nutrice di vigne, perché il vento lieve lo ristori dalla calura del giorno: qui i pampini e il fiume leniscono la vampa del mezzodì. È l’ombra a dare frescura alle viti, è l’onda che batte sempre nuova a darla al fiume”. E memorabile è la crociera che il poeta compie sulla Mosella, <b><i>De navigio suo</i></b> (X, 9), un inno alla fecondità e al buon governo. Il poeta parte proprio da Metz per raggiungere Andernach, a circa 150 chilometri. Appartengono a questo carme i versi sui quali qualche sciagurato ha generato equivoci affermando che il valdobbiadenese Venanzio nelle sue opere parla di prosecco. In realtà parla dei poderosi rossi della vallata della Mosella. </span><br />
<span style="color: #000000;"> È tardi e decidiamo di non muoverci dal camping. Visteremo Metz il giorno dopo. Solo che nella notte si scatena un inferno di pioggia e vento che dura anche per tutta la mattinata successiva. Per nulla intimoriti, zaino e kway, in tarda mattinata ci mettiamo in cammino sotto l’acqua per raggiungere il centro che è a cinque minuti. Intraprendenza premiata perché spunterà perfino un bel sole. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Abbiamo due mete, la Cattedrale, altro capolavoro del gotico, e la chiesa di San Martino. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Metz è l’antica<b><i> Divodurum</i></b> (città dal monte sacro), capitale dei Mediomatrici. Dal loro nome, contratto in Mettis, deriva Metz. </span><br />
<span style="color: #000000;"> La Cattedrale è dedicata a Santo Stefano. La costruzione partì nel 1220 e finì attorno al 1520. È famosa per le sue vetrate, definite muri di luce. La chiamano la <b><i>Lanterne du bon Dieu</i></b>. Ve ne sono di antiche ma ne hanno realizzate in tempi moderni anche Charles Marcq e Brigitte Simon con disegni e direzione nientemeno che di Marc Chagall. Mirabile e poetico il Paradiso Terrestre firmato dal grande artista bielorusso. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Delle mura cittadine (le prime fortificazioni romane) resta poco più di un chilometro fra <b><i>Porte des Allemands </i></b>e<b><i> Pont des Grilles</i></b>. <b><i>Porte des Allemands</i></b> è un significativo esempio di fortificazione medievale. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Il centro della città è la <b><i>Place d’Armes</i></b>. Vi si affacciano la Cattedrale, il Municipio e il Corpo di guardia. Caratteristica è <b><i>Place St-Louis</i></b>, da sempre luogo di fiere e mercati.</span><br />
<span style="color: #000000;"> l’ <b><i>Église St-Martin</i></b>, in stile gotico, risale al secolo XIII, almeno nella sua parte più antica. Tre navate in cui si conservano vetrate e affreschi del XVI secolo.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Tappa all’<b><i>Église Sainte-Ségolène</i></b>. Santa Sigolena, molto venerata ad Albi, è personaggio velato di mistero. Vissuta tra V e VIII secolo, fu religiosa e probabilmente fondatrice e prima badessa del monastero di Troclar, vicino a La Grave, in Provenza. I primi lavori risalgono al 1250. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Infine il protestante Tempio Nuovo, chiuso ma con davanti uno splendido giardino fiorito. Tutto visitabile. Siamo in riva ad uno dei canali derivati dalla Mosella. Ponti e sottoportici. Straordinario.</span></p>
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<p><span style="color: #ff0000; font-size: large;"><b>RITORNO (1 e 2 agosto 2017)</b></span></p>
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<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3726' title='054-alsazia'><img width="150" height="84" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/054-Alsazia-150x84.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="054-alsazia" /></a>
<a href='https://www.giandomenicomazzocato.it/?attachment_id=3727' title='055-alsazia'><img width="150" height="137" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/055-Alsazia-150x137.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="055-alsazia" /></a>
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<span style="color: #000000;"> Mai dire al navigatore di tirare dritto. Nei pressi di Nantua, impostiamo direttamente la meta successiva, Lons-le-Saunier. E sua maestà tomtom, per risparmiare (!) venti chilometri ci manda dritto in montagna su una strada impossibile e con qualche tratto di sterrato.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Mai più. Per il resto tutto bene anche perché la sera scoviamo, subito dopo Annecy e sulla strada per il traforo del Monte Bianco, un campeggetto, in riva ad un affluente del Rodano, Il Fier. Un luogo da idillio.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Grazie alla mia splendida compagna Egle, viaggiare con lei è altra cosa.</span></p>
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<p><span style="color: #ff0000; font-size: large;"><b>POST SCRIPTUM</b></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nei campeggi si trova di tutto. Proprio. L’anno scorso in uno sperduto campeggio della Camargue un signore mi si avvicina e mi dice di conoscermi. Mistero presto svelato: io ho il mio sito stampato sul retro del camper e lui era un abituale frequentatore dei miei diari di viaggio. </span><br />
<span style="color: #000000;"> Ma quello che ho visto nel campeggio di Metz…</span><br />
<span style="color: #000000;"> Una roulotte olandese aveva al seguito la gabbia delle galline. Lasciate a becchettare lì sul prato. Non oso immaginarne l’uso. Forse siamo nell’epoca degli animali da compagnia duepuntozero.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/056-Alsazia.jpg"><img class="size-medium wp-image-3728 aligncenter" alt="056-alsazia" src="http://www.giandomenicomazzocato.it/wp-content/uploads/2017/08/056-Alsazia-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a></span></p>
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