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Nelle terre del Grifone
PERUGIA E IL LAGO TRASIMENO
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Perugia ha la forza di un gigante e la grazia di
una regina, abbarbicata com’è alla collina sulla quale l’hanno fondata gli
Etruschi quattro secoli prima di Cristo. Qui
peraltro si abita da sempre, visto che i primi insediamenti risalgono alla tarda
età del bronzo.
Nei millenni si
sono succeduti Etruschi e Romani, Goti e Longobardi.
Hanno regnato i vescovi ed è fiorita una splendida e fertilissima età comunale,
ancor vivida nelle testimonianze diffuse nel contesto urbano. Poi i papi e dalla
metà del Quattrocento la famiglia Baglioni…
Che straordinaria fioritura culturale in questa
città! Vi si respira bene, vi si sta bene e non solo per l’aura internazionale
fornita dall’Università.
A Perugia arriviamo in questa vigilia di Pasqua
che promette pioggia e tuttavia è indulgente. Col nostro camper imbocchiamo il
raccordo-tangenziale e usciamo in località Prepo. Il
parcheggio per i camper si trova in Piazzale del Bove: molto ampio, con
un camper service efficiente.
E molto ben
servito: gli autobus (fermata all’uscita del posteggio, numeri 13 o 2) ci
portano in Piazza Partigiani da cui si accede alle
scale mobili che fanno salire rapidamente nel cuore storico di Perugia.
L’uscita già immerge nella storia antica e robusta di questa città, perché ci
troviamo nella Rocca Paolina, la fortezza
costruita dai papi alla metà del Cinquecento che di fatto sancisce la fine
dell’autonomia comunale. Alcune parti sono state riportate alla luce da qualche
decennio consentendo di percorrere la via Bagliona
e quello che la nostra guida definisce suggestivamente “un brano di città
fantasma”.
In questo primo
pomeriggio ci facciamo prendere dal giro tranquillo di
Corso Vannucci, con i suoi caffè e con la sua prospettiva: là in fondo la
fiancata del Duomo e la Fontana Maggiore, autentico polo di attrazione visiva
della piazza, opera di Nicola e Giovanni Pisano
con cui hanno collaborato fra’ Bevignate (per la parte architettonica) e
Boninsegna Veneziano (per la parte idraulica). Con l’aiuto della guida, ci
districhiamo nella selva di simboli dei bassorilievi e delle statue. Con
curiosità osserviamo la statua del Chierico Traditore
che rivelò a Totila gli espedienti messi in atto da san Ercolano per
difendere Perugia durante l’assedio del 548. Ci è a fianco il
Palazzo dei Priori. Su uno degli ingressi
campeggiano le statue dei santi Lorenzo, Ercolano e Costanzo (i primi due sono
patroni della città).
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Visitiamo la
cattedrale dedicata a san Lorenzo, accedendo dal
lato su cui domina la statua in bronzo di Giulio III, il papa benemerito che
restituì alla città le magistrature soppresse dal suo predecessore Paolo III. E
poi uno sguardo ammirato alla sala dei Notari,
la sala del Popolo divenuta nel 1582, appunto, sede dell’Arte dei Notai. La
ricca decorazione pittorica propone una galleria di stemmi, leggende, storie
tratte dalla bibbia. Alziamo gli occhi e vediamo il simbolo della città, il
grifo perugino cui fa da contraltare il leone guelfo.
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Il grifone è
l’animale fantastico che, da sempre, rappresenta simbolicamente il dominio su
due sfere vitali: la Terra (col suo corpo di leone) e l’Aria (perché ha testa e
ali d’aquila). Guardiamo gli splendidi panorami che si aprono sulle vallate
sottostanti e sulle piane umbre. Questa sintesi di Aria e Terra ci pare
magnifica, esauriente.
Tuttavia il nostro
obiettivo, in questa venuta a Perugia, è la Galleria
Nazionale dell’Umbria, la raccolta museale più ampia della regione e una
delle massime d’Italia. Una visita dovuta, una occasione rara. La galleria è
ospitata nel Palazzo dei Priori e vi si accede da Corso Vannucci (euro 6, 50,
ridotto 3, 50, gratis sotto i 18 e sopra i 65 anni). Ha un suo sito che vale
davvero la pena di visitare anche in preparazione alla visita vera e propria:
www.gallerianazionaledellumbria.it. Nelle sue 30 sale si compie un percorso
molto agevole, strutturato e guidato da schede semplici ed efficaci.
Vi si trova una
panoramica dell’arte umbra e toscana dal Duecento al Settecento ma è il nucleo
pittorico (e anche scultoreo) dalle origini al Cinquecento ad impressionare. Già
in sala 2 si trova Duccio di Boninsegna con la
sua Madonna col Bambino, splendidamente contestualizzato ad altri pittori
che hanno affrontato lo stesso tema.
Il culmine tuttavia
si rivela agli occhi del visitatore tra la sala 21 e la
sala 23. 21: il Perugino (Pietro
Vannucci) col Cristo in Pietà; 22: il
Pinturicchio (Bernardino di Betto) con la Pala di santa Maria dei
Fossi; e l’apoteosi della sala 23: l’arte del
Perugino vi è straordinariamente rappresentata (il Gonfalone della
Giustizia, la Madonna della Consolazione, la Natività, il
Battesimo del Cristo).
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La meta successiva
è il lago Trasimeno. Venerdì santo, tempo di processioni. Scegliamo
Magione a picco sul lato est del lago. Paese di
grande accoglienza, di tracimante simpatia. La prima nota è l’oro degli infiniti
alberi di mimose in fiore. Le ritroveremo, le mimose,
nella bara del Cristo Morto che sarà portata in processione. Ognuno se ne
stacca un rametto. Il comandante dei vigili ci dà il permesso di stazionare in
piazza (ma ci sono comodi parcheggi nelle vicinanze). Il padrone di un
supermercato ci fa acquistare una focaccia che vale un pasto, il tortino
pasquale. Ci dice con orgoglio: “in questo paese si possono lasciare le macchine
aperte”.
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La processione del
Cristo Risorto è impressionante. Partecipa tutto il paese e il corteo
lunghissimo si snoda per ogni strada, attraversa portici, ascende scalinate. È
la processione dei 3 Cirenei:
incappucciati, con la croce sulle spalle e a
piedi scalzi, trascinano le catene simbolo del peccato.
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Da Magione a
Passignano. Sulla destra, arrivando, il
santuario della Madonna dell’Uliveto che risale alla fine del Cinquecento.
L’interno, dice la guida, è pregevole ma purtroppo noi troviamo chiuso.
Passignano è un bel borgo sulla riva nord del Trasimeno. Ha una apprezzabile
area sosta nel porticciolo. Un museo delle barche e una passeggiata tra
lungolago e borgo antico su, verso la rocca e la
trecentesca Torre di Ponente, singolarmente di forma triangolare. Sui
muri del borgo alcune iscrizioni segnalano le tracimazioni del lago. Sulla riva
un pescatore esibisce la sua preda, un bel carassio. “Sono dell’AS Cormorano di
Perugia”, dice con enfasi.
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Prendiamo il
traghetto per visitare Isola Maggiore (euro 5,
60 andata e ritorno). Visita di grande suggestione: a dispetto del nome, Isola
Maggiore è la seconda del lago, dopo Isola Polvese. Accoglie con le sue odorose
siepi di rosmarino e i suoi cespugli di asparagi selvatici. Lunga 800 metri, ha
sentieri che la attraversano in tutte le direzioni. Un recupero è in atto, ma
si respira aria di abbandono e rovina soprattutto tra i resti del
castello Guglielmi: un tempo ospitava un
laboratorio di merletti. Ora rimane, di quella lavorazione, solo il museo. Due
gli edifici sacri, più una chiesa sconsacrata nel borgo: la
chiesa romanica di san Salvatore e la bella chiesa gotica di san Michele
Arcangelo. L’abbandono è colpevole perché sull’isola si potrebbe
investire facendone la perla del lago. E tuttavia si respira un’aura decadente e
romantica che ha fascino penetrante, sa di cose antiche e perdute. Non si
vorrebbe tornare sulla terraferma.
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Da Passignano a
Castiglione del Lago, sulla sponda ovest.
Passando per Tuoro dove nel 217 aC
Annibale sconfisse l’esercito romano forte di
25mila uomini, di cui ben 15mila rimasero sul terreno. Come e dove davvero sia
avvenuta la battaglia, quali linee di spostamento abbiano seguito gli eserciti è
quesito ancora irrisolto. C’è chi sostiene che la battaglia coinvolse l’intera
vallata settentrionale del lago e chi afferma che il campo di battaglia va
individuato nella sola valle di Sanguineto, a ovest di Tuoro.
Arriviamo a
Castiglione (vediamo camper ovunque in pianura): il centro cittadino è su una
altura, circondato dagli uliveti. Un gioiello, ho pensato a Pienza. E infatti la
sistemazione urbana risale al Cinquecento. Qui furono prima marchesi e poi
duchi, i Dalla Corgna, il cui palazzo sorge al
centro del borgo. Veramente interessante il ciclo degli affreschi che testimonia
il tardo manierismo umbro (Circignani, Pandolfi).
Non c’è il sole ma le vie sono occupate dal mercato dei fiori, tutto è colore e
profumo.
Il borgo propone
tanti piccoli negozi che offrono le specialità locali (e assaggi). L’ufficio
turistico dispensa materiale copioso ed esauriente (con indicazioni per ogni
possibile tipo di turismo, dalla bici in su). Dal palazzo Dalla Corgna è facile
raggiungere il castello che si trova ad una delle estremità del borgo. Lo spazio
interno è ora usato per manifestazioni e spettacoli. Passeggiamo a lungo. Questo
è davvero un luogo dello spirito.
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Treviso,
marzo 2005 |