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DA ROMANZO DI SUCCESSO A PIÈCE
TEATRALE
"Il delitto
della contessa" è la riduzione teatrale de Il delitto della contessa Onigo,
il romanzo dello scrittore trevigiano Gian Domenico Mazzocato che ha
conosciuto uno straordinario successo di critica e di pubblico tanto da
giun.gere in pochi mesi alla quinta edizione e da aggiudicarsi nel 1998 il
prestigioso premio letterario Gambrinus Mazzotti-Finestra sulle Venezie.
Fulvio Tomizza ha scritto che questo romanzo lo ha riportato alla dimensione
e alla misura della grande narrativa verista di Verga e Capuana. Mazzocato,
forse il romanziere veneto più significativo dell'ultima generazione,
ricostruisce con grande rigore l'ambiente rurale tra Ottocento e Novecento,
riproponendo una vicenda clamorosa. Quella che vide protagonisti il
contadino di Trevignano Pietro Bianchet e Teodolinda Zenobia Onigo, ultima
discendente di una dinastia millenaria. L'll marzo 1903 nel palazzo
trevigiano degli Onigo, in riva al Sile, Bianchet uccise con un colpo di
mannaia la padrona che gli aveva negato di tornare a Trevignano (dove al
Bianchet era appena nata la seconda bambina) e soprattutto di portarvi un
sacco di grano per provvedere alle più elementari necessità della famiglia.
A Venezia, un anno dopo, si celebrò un processo che pareva decisQ'in
partenza: Bianchet era reo confesso e aveva ucciso davanti a una decina di
testimoni. E tuttavia i giudici veneziani si trovarono davanti ad un dilemma
epocale: giudicare Bianchet o le terribili condizioni di miseria,
sfruttamento, ignoranza in cui il delitto aveva messo radici? Qualcuno ha
scritto che, proprio in virtù di questa incertezza in cui viene tenuto il
lettore fino alla fine, Mazzocato ha indicato la strada per un possibile
legai thriller all'italiana.
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LA REGISTA
La sua carriera
artistica inizia nel '75, dove è tra i fondatori del gruppo TAG Teatro, che
si specializza in tecniche di Commedia dell'Arte, lavorando con Carlo Boso
atto- re di Giorgio Strehler, incontrando vari maestri, Bob Robot (scherma),
Pavel Rouba (Pantomima teatrale), Nelly Quette (danze popolari).
Inoltre nel 1981, partecipa alla Scuola di antropologia teatrale diretta da
Eugenio Barba, in questa esperienza elabora tecniche a confronto tra oriente
ed occidente, realizza quindi un percorso di ricerca sul teatro popolare
producendo nel 1989 lo spettacolo teatrale "Il Racconto dei Racconti",
tratto da "Lo Cunto de li Cunti" di G.B. Basile, sintesi del suo percorso
d'attrice.
La sua specializzazione sulla Commedia e il Teatro Barocco la porta a
collaborare con diversi gruppi di Musica Antica soprattutto all'estero,
insegna regolarmente presso il conservatorio di Brema.
Dal 1993 è attrice presso il Teatro Stabile del Veneto diretto da Giulio
Bosetti.
Nel 1998 è Orsolina ne "La Guerra" di C. Goldoni per la regia di L.
Squarzina, poi veste i panni di Smeraldina nel "Re cervo" di C. Gozzi, regia
di E. Allegri.
Medaglia d'Oro 2000 come miglior attrice al Festival di Chiusdino S. Galgano
in Toscana.
Cura laboratori, regie, progetti teatrali in tutta Europa.
NOTE PER UNA SCENOGRAFIA
Poche righe per una scena, una scena per uno spazio, uno spazio, variabile,
per un dramma. Poche tracce grafiche che evocano tracce plastiche. Tracce
congiunte per evocare un dramma, uno straccio di cronaca nera, quel dramma
-della Contessa? del Bianchet? -ormai tragico (ma chi è l'Eroe?). Tracce
concrete, che vengono da lontano, parole e immagini, nel tempo -ma non tanto
-che ora qui, sulla scena, perdono l'astrazione della sfocatura della
memoria e si presentano, presenti; presenze tangibili per gli occhi di chi
SPECTA, per le mani e il corpo dell'attore che agisce...
...Un oggetto COMPOSTO che un attore e la sua ombra sonora scompongono e via
via ne dispongono...
...Un attore, un uomo, in quel/quei personaggi sussurra e grida e racconta e
sogna...
...Una scatola sonora, pulsante che sussurra, grida e racconta e riconduce
all'oblio... Una scatola-corpo/grande armadio della memoria in/da cui
risuonano le assenze, scheletriche ovvietà di un passato prossimo da
estrarre e ricacciare dai/nei suoi fondi.
, Un giocattolo come il gioco a rimpiattino della vita e della
j' morte della quotidianità storica e le sue efferatezze... i sogni e .le
illusioni... di ieri e di sempre...
RAFFAELLO PADOVAN |
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IL MUSICISTA
Pietro Bertelli studia percussione al Conservatorio di Venezia e segue dei
corsi di perfezionamento con i più importanti solisti europei ed americani.
Si dedica al concertismo suonando nei maggiori festivals di musica
contemporanea in ambito europeo registrando diversi CD's con Prime
esecuzioni.
Lavora nel campo teatrale collaborando con vari registi: Mario Mattia
Giorgetti, Eugenio Monticolle, Simone Benmussa nonché attori tra cui Franca
Nuti, Mario Scaccia, Ottavia Piccolo, Francis Pardeilhan, Moni Ovadia.
NOTA SULLE MUSICHE
Il suono, i colori, qualche strumento: materiale necessario per creare delle
sensazioni attorno a questo fatto importante accaduto nella nostra provincia
quasi cento anni fa.
Il suono è la memoria che ci aiuta a ripercorrere, cercando di ricordare, la
situazione sociale esistente in quel periodo storico: la ricchezza di pochi
a fianco di una povertà fatta di miseria non solo materiale ma soprattutto
culturale che s'incammina verso un percorso di riscatto.
I colori ci riportano ad un paesaggio ormai dimenticato dove immaginiamo il
lavoro duro dei contadini, i casolari fatiscenti accanto ai palazzi
signorili, i filari dei gelsi, le stradine polverose. Gli strumenti infine,
piccolo mezzo, per descrivere tutto ciò con melodie non tradizionali per
permettere ad ognuno di seguire il racconto con la propria fantasia e forse
con il ricordo di antiche storie
PIETRO BERTELLI
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