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Ritorno a Capo Nord
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Mal di Nord,
come il mal d’Africa. |
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Mia moglie Egle ed io, ci siamo
ammalati, cinque anni fa –durante il nostro primo viaggio in camper a
Capo Nord- di una nostalgia acuta e inguaribile per i panorami –fisici
e morali- del Nord.
I fiordi, i ghiacciai, i grandi
silenzi, i colori della violenta estate norvegese, gli irripetibili
tagli di luce del sole che non tramonta
mai così come li raccontano i
grandi vedutisti norvegesi, da Johan Christian Dahl a
Bernt Lund, da Christian August Lorentzen a Thomas Fearnley, dalle
suggestioni di Gerhard Munthe alle inquietudini di Eilif Peterssen.
Per arrivare al grandissimo Edvard Munch:
il suo Inverno che si trova alla Galleria Nazionale di
Oslo è quasi un manifesto della visionarietà della pittura norvegese.
Poi le cittadine e le isole, i
laghi e le montagne, i torrenti impetuosi e rombanti, immagini delle
forza stessa di questa natura incontaminata.
Così
quando Alma ed Orazio, due amici conosciuti da poco
ma cementati a noi da un legame ormai fortissimo proprio grazie a
questo viaggio, ci hanno chiesto di ripetere l’esperienza, Egle ed io
non ci abbiamo pensato troppo a lungo.
Così il nostro camper ha ripercorso
i 10mila chilometri che un
viaggio del genere comporta. 10mila chilometri, ma fatica che non si
sente. Più che altro la noia di attraversare due volte Austria e
Germania senza mai abbandonare le autostrade. Ma a parte questo…
Differenze
col
primo viaggio? Molte.
Alcune oggettive: la viabilità del
Nord (soprattutto in Svezia) è migliorata in modo incredibile in
questi cinque anni. La rete autostradale svedese ha moltiplicato alla
grande il suo chilometraggio. La stessa viabilità dell’isola di
Magerøia (dove si deve percorrere
una trentina di chilometri prima di arrivare allo spuntone roccioso di
Capo Nord) appare molto più agevole. E tuttavia gli ultimi 10
chilometri prima di arrivare alla meta restano terribili: strada
strettissima e con tratti di una ripidità impressionante, sul crinale
di una montagna, percossa dal vento e dal maltempo, con il mare che
mugghia da entrambe la parti, sbattendo sulle scogliere che sono alla
base degli strapiombi.
Oggi si può andare
da Reggio Calabria a Capo Nord
senza fare una sola attraversata su traghetto: i
ponti tra Germania e Danimarca, i
ponti danesi, il ponte-tunnel tra Danimarca e Scandinavia,
il tunnel
che porta ad Honningsvåg
(la capitale dell’isola di
Magerøia) rendono possibile
ciò.
Altre differenze sono soggettive.
Nel senso che appartengono alle scelte dei viaggiatori.
Noi in
questa nostra uscita abbiamo preferito non risalire la Svezia, ma, una
volta giunti a Stoccolma, traghettare per Turku e attraversare la
Finlandia.
Durante il ritorno poi, attraverso la Norvegia, abbiamo deciso di
privilegiare le isole sulle città della costa: eccoci allora dedicare
qualche giorno in più agli scenari e ai panorami degli arcipelaghi
delle
Vesterålen e delle Lofoten.
Quando
andai la prima volta a Capo Nord scelsi di raccontare quell’esperienza
in un numero speciale della rivista dell’Associazione Camperisti della
Marca Trevigiana (ne sono stato socio fondatore, presidente e
vicepresidente). Oggi voglio provare questo racconto on line, sperando
di invogliare qualcuno a ripetere un viaggio, denso di fascino. Non
nascondo che certa sensibilità che qualcuno ha voluto notare in alcune
descrizioni paesaggistiche dei miei libri, si è acuita e affinata
proprio a contatto con i territori del Grande Nord.
Dunque
racconto anche perché il mio debito di scrittore è grande.
Sarà un
racconto molto attento anche ai particolari (ad esempio strade,
chilometraggi, spese) proprio per un desiderio di praticità.
Il
viaggio di Egle ed Alma, di Orazio e mio si è svolto tra il 3 luglio e
il 29 luglio. Di ogni giornata di questo viaggio indico anche (quando
ci siamo mossi) il chilometraggio.
Un’ultima cosa: abbiamo annotato con diligenza
i costi del carburante.
In tutto abbiamo speso 715 euro. Se si pensa che cinque anni fa la
spesa era stata di circa 1 milione e 200 mila lire, non c’è di che
lamentarsi. La dolente nota è stato il prezzo del gasolio in Norvegia,
ben superiore all’euro per litro. Molti, nella nostra situazione come
abbiamo constatato ai distributori, non hanno resistito alla
tentazione di rifornirsi col gasolio defiscalizzato.
Aggiungo spesso (giorno dopo giorno)
indirizzi di posta elettronica
e siti internet
dove chiedere informazioni. |
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3 luglio - 735
km |
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Usciamo dal Brennero, attraversiamo l’Austria e parte della Germania.
Passiamo la notte nella stazione di servizio di Würzburg. Il passaggio
attraverso l’Austria (a conti fatti il paese con le rete autostradale
più cara del mondo) comporta l'acquisto della “Vignette” autoadesiva
(un capestro: il periodo minimo previsto è 10 giorni, 7 euro e 60),
cui si debbono aggiungere gli 8 euro al casello vicino a Innsbruck.
Nella stazione di
Würzburg,
immersa nel verde e dotata di un parcheggio molto tranquillo, con 5
euro (4,99 a fare i pignoli) si mangia una bisteccona con patate
fritte. |
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4 luglio - 670
km |
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Arriviamo
a Puttgarden dove si prende il traghetto per la Danimarca. 125 euro,
comprensivo anche del successivo traghetto dalla Danimarca alla Svezia
(Helsingborg). Passiamo la notte nell’area di sosta che si trova
presso l’avveniristico ponte che raggiunge l’isola di
Møn
(toilette, possibilità di scarico e di rifornimento d’acqua gratuiti).
I nostri camper.
Sullo sfondo il lungo ponte che immette nell’isola di Møn. |
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5 luglio - 412
km |
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Siamo sulla E 47 in direzione
Copenaghen. Ci fermiamo alla concessionaria Fiat di Roskilde (uscita
31) per un intoppo ad uno dei due camper. Poi direzione Hillerød ed
Helsingør dove si prende il traghetto per Helsingborg. Montiamo sulla
E 4, direzione Stoccolma.
Ci fermiamo per la notte a
Gränna, cittadina graziosa sul
grande lago Vättern. Bella la chiesa in cima alla collina, in cui
proprio quella sera si tiene un concerto di musiche d’archi. Vicino al
lago troviamo il campeggio (esiste anche un park libero per la notte
giusto davanti) e il piccolo borgo pullulante di caffè, ristoranti e
negozietti di artigianato. Noi preferiamo dormire nel cortile della
scuola a qualche centinaio di metri, molto tranquillo. Trascorriamo la
serata (ci saranno sì e no tre ore di buio) passeggiando per le
stradine con le casette ad un piano, prevalentemente in legno.
Poco più in
là, sulla strada per Stoccolma, i ruderi di un vecchio castello
dominano il lago. Attorno a quei vecchi muri sono fiorite leggende di
fantasmi ed elfi.
I ruderi del castello
di Gränna. |
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6 luglio - 292
km |
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Raggiungiamo
Stoccolma, dove, a forza di
chiedere (ma non è poi così difficile, basta domandare informazioni
per la zona del ferry oppure del grande stadio olimpico) raggiungiamo
gli imbarchi della SiljaLines. Vogliamo raggiungere
Turku e la Finlandia
La delusione è
grande: la nostra valutazione che non servisse la prenotazione da casa
si rivela proprio errata. Per di più è domenica e la nave è piena di
svedesi e finlandesi che trascorrono il fine settimana migrando sulle
due sponde del golfo di Botnia. Da qui parte un ferry alla mattina e
uno alla sera. I “no ticket” come noi stanno su una fila a parte,
sperando che sui traghetti si crei qualche vuoto. Le prospettive sono
nere. Gli addetti all’imbarco non si pronunciano perché anche loro
attendono indicazioni dell’ultimissimo istante.
Alla sera il ferry è full fino
all’ultimo centimetro e parte senza di noi. La notte sul porto è
bellissima e suggestiva, tuttavia. Orazio ed io, per nulla
demoralizzati, tiriamo fuori il barbecue e imbastiamo una grigliata di
carne. La condiamo con ottimo cabernet. |
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7 luglio -
…nemmeno 2 km |
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Il traghetto lo prendiamo il
mattino seguente, per il rotto della cuffia, quando ormai abbiamo
perso ogni speranza. Gli ultimi centimetri dell’immensa nave traghetto
li conquistano due camper trevigiani! Il viaggio dura 11 ore
(attenzione: si cambia fuso orario. In Finlandia bisogna far avanzare
di un giro le lancette) e, se ci si imbarca di sera, è obbligatoria
anche la cabina. I ponti dove sono stivati i camper sono infatti
rigorosamente chiusi e un addetto ci ricorda di spegnere il gas del
frigo. Per noi, imbarcati dell’ultimo istante, il biglietto si fa a
bordo (120 euro per il camper più 37 euro a persona). È una città
galleggiante, il ferry: musica eseguita dal vivo da complessi di buon
pregio, videogiochi, attrazioni per i giovani come il karaoke, sale
gioco per bambini e salette di riunioni per uomini d’affari. A bordo
ci sono diversi ristoranti e dunque diverse soluzioni per il pranzo
(noi abbiamo visto qualcuno assaltare i panini preconfezionati al
supermercato di bordo). Optiamo per un ristorante a buffet, col prezzo
fisso a 22 euro: mai visto un buffet tanto variato e fornito. Una
gioia non solo per gli occhi. Mentre mangiamo sfilano dai finestrini
le mille isole e isolette di cui è disseminato il golfo. Sul ponte più
alto, inondato dal sole, un corpo di ballo turco prova lo spettacolo
che dovrà tenere il giorno dopo: ragazzi e uomini di una abilità
straordinaria. Fioccano gli applausi.
A sera sbarchiamo
a Turku, che è la terza città
della Finlandia, la più antica e antica capitale. Ha strade ampie, ma
l’architettura è molto eterogenea con le vecchie case in legno che
sorgono vicino a moderne abitazioni in muratura, talora dozzinali.
Parcheggiamo nell’enorme piazzale che troviamo vicino al castello
della città, praticamente fuori del molo di attracco.
Visitiamo la cattedrale
romanico-gotica che risale al 1300 passeggiando lungo il canale che
attraversa la città. È l’itinerario più suggestivo e simpatico:
piccoli ristoranti su vascelli ormeggiati, un antico veliero,
un moderno
sommergibile.
Turku: la cattedrale ed un
veliero nel porto
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8 luglio - 162
km |
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Qui serve
proprio un po’ di inglese. Se già svedese e norvegese sono
incomprensibili, immaginarsi il finlandese che fa parte di un ceppo
linguistico non indoeuropeo cui appartiene anche l’ungherese. Si
imparano subito due parole: tervetuloa (che vuol dire
“benvenuto”: qui sono tutti molto simpatici e ospitali) e
keskusta (“centrocittà”: indispensabile per chiedere
informazioni veloci dal finestrino del camper). Riserviamo la
mattinata ad una ulteriore visita a Turku e alla sua bella cattedrale
che sorge al centro di una zona verdissima. Ci imbattiamo, nella
centralissima Slottsgatan, nel negozio di un rigattiere che ha un po’
di tutto. Io, che colleziono macinini da caffè, non ho che l’imbarazzo
della scelta. Anche Egle, Alma e Orazio trovano qualcosa di buono.
Alma in particolare un servizio di posate davvero pregevole. I prezzi
sono bassi e si può contrattare. Prendiamo la strada per Helsinki e ci
fermiamo nel campeggio di Oittaa a 16 km dalla capitale. Qui al nord,
lo standard dei campeggi è quello che è: un pezzo di prato e
ringraziare dio se si trova da allacciare la corrente. Alla reception
notiamo una certa disorganizzazione perché gli addetti (tutti ragazzi)
non sanno bene quali piazzole sono libere e quali no. Ma, insomma, va
tutto bene. Sono invece molto curati e puliti i servizi. Ottima la
piazzola di scarico e scarico. 41 euro per due notti (con elettricità
e docce libere). |
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9 luglio |
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Visita ad
Helsinki che è città moderna e
attiva, con le strade molto larghe, tutte con incroci ad angolo retto.
Accanto all’edilizia sette/ottocentesca (soprattutto le chiese) si
nota l’influsso della monumentalità sovietica (poderosa, un po’ cupa e
opprimente) nei grandi palazzi istituzionali: parlamento, governo,
ministeri. Fuori del campeggio prendiamo l’autobus 68 (conviene fare
il biglietto per l’intera giornata: 8 euro), arriviamo fino ad Espoo/Esbo
che, con i suoi 145mila abitanti, è la quarta città finlandese, e poi,
col metro di superficie, raggiungiamo Helsinki.
Cominciamo, appena fuori della
stazione, visitando l’Ateneum,
che è la galleria nazionale d’arte, la più grande della Finlandia
(ingresso 7, 50 euro). Ospita soprattutto pittori nazionali dell’Otto
e Novecento. Una sala al terzo piano accoglie il patrimonio più
prezioso del museo: tele di Gauguin, Modigliani, Chagall, Cézanne.
Helsinki è facilissima da girare e,
tra l’altro, all’infotourist in stazione abbiamo ricevuto in omaggio
chiarissime cartine della città. Visitiamo la
Tuomiokirkko, la cattedrale
luterana, con la sua cupola centrale e i quattro pronai identici sui
quattro lati. Sorge alla sommità di una scalinata da cui si domina la
centralissima e animata piazza monumentale, vero cuore della capitale:
la Senatstorget.
Prendiamo la strada che reca al
porto e, su uno zoccolo che lo domina, visitiamo la cattedrale
ortodossa (Uspenskintuomiokirkko) ricca di icone preziosissime. Il
porto è animatissimo: pescatori che vendono pesce già nelle loro
barche, bancarelle di artigianato, ristorantini che offrono
naturalmente aringhe e salmone affumicato. A fianco il lungo parco
centrale.
Nel pomeriggio, un po’ sfruttando
il biglietto giornaliero un po’ a piedi, ci avventuriamo lungo la
Mannerheiminthie, che la principale arteria di uscita dalla città. Ai
suoi lati sorgono l’Eduskuntatalo (il palazzo del parlamento), la
Sibelius Akatemia (il conservatorio, ovviamente dedicato al grande
compositore, gloria della Finlandia), il Kansallismuseo, il museo
nazionale con reperti di grandi valore e interesse (tra gli altri i
ritrovamenti romani in Finlandia).
Serata al campeggio.
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10 luglio - 352
km |
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Questa è una di quelle giornate che
riservano le sorprese più belle, uno dei ricordi da scolpire nella
memoria. Usciamo dal campeggio a metà mattinata per dirigerci verso
Lahti. Imbocchiamo il Ring III e teniamo la direzione “aeroporto” per
arrivare a immetterci nella E 4. Lahti
è la quinta città finlandese per popolazione, sede di un conservatorio
famoso e della più potente stazione radio della nazione. Non a caso ha
anche un museo della radio e della televisione. È bella, accogliente
con la sua piazza centrale animata dal mercato della frutta. Poco più
in là dominano i grandi trampolini per le gare internazionali di sci,
a ricordarci il significato di questi luoghi anche sotto l’aspetto
sportivo. Visitiamo un centro commerciale per fare la spesa e
passiamo, ovviamente, all’infotourist che ci riserva la gradita
sorpresa di alcuni terminali collegati ad Internet del tutto gratuiti.
Leggo i giornali di casa e sbrigo la posta più urgente. Ringrazio le
gentilissime (e molto carine) impiegate.
Partiamo per Jyväskylä, (attraverso
la E 4) città universitaria, circondata dalla suggestione dei laghi
finlandesi. Ma non è questa la nostra meta: vogliamo arrivare a
Petäjävesi, dove sorge la più
antica chiesa in legno della Finlandia, patrimonio dell’UNESCO.
Prendiamo la A 23 in direzione
Pori. Non rimaniamo delusi, anzi. Il luogo è solitario, nel verde. La
chiesa si staglia nel cielo del tramonto con la leggera massa lignea,
i suoi tetti e la sua guglia. Attorno, il cimitero antico. Tutto
suggerisce un clima di intensa spiritualità; qui, nel tempo, si sono
sedimentati sentimenti ed emozioni di un intero popolo. Siamo soli nel
piccolo parcheggio adiacente e decidiamo di passare la notte lì per
vedere la chiesa aperta il giorno dopo.
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11 luglio - 525
km |
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Ci accoglie la bella Miriam,
addetta alla custodia della chiesa. La costruzione risale al
Settecento e ora solo di rado è aperta al culto. L’interno suggerisce
con ancora maggiore intensità che siamo al centro di un luogo percorso
dal sacro e dalla cultura di una gente: il coro ligneo, il pergamo
dipinto, i volti dei santi sbozzati nel legno e pitturati a tinte
forti. Prendo in mano la monumentale chiave in ferro che apre il
portone principale.
Partiamo quindi per
Oulu, che è la più significativa
città della zona. È un importante porto commerciale alle foci del
fiume Oulujoki: su alcune delle isolette della foce sorge il grande
museo etnografico all’aperto con testimonianze della vita di qualche
anno prima, delle arti e dei mestieri. Gli antichi boscaioli che hanno
aperto strade da queste parti rivivono nelle baracche che ci riportano
ad una dimensione di vita rude e difficile, ma, forse, costruita su un
rapporto con la natura che noi oggi abbiamo perduto.
Ritorniamo alla E 4 verso Kemi
perché ora la nostra meta è Rovaniemi, la città di Babbo Natale.
Passiamo la notte presso il centro di
Tervolan (trovato per caso) con le sue 3 belle chiese (una
molto antica e che ci viene fatta visitare dalla simpatica organista)
e con le sue colonnine di elettricità che accolgono gli ospiti.
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12 luglio - 361
km |
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Uno dei complessi
architettonici progettai da Aalto.
Rovaniemi è città di grande fascino, con la su cattedrale e
con la sua Lappia Talo, il complesso architettonico concepito da Alvar
Aalto, il grande urbanista e architetto finlandese, morto nel 1976,
che qui, sulle macerie di una città distrutta dalla guerra nel ’44, ha
potuto esprimere liberamente il suo genio.
È bello
passeggiare per le ampie vie o in riva ai fiumi (qui l’Ounasjoki
confluisce nel Kemijoki) ma di Babbo Natale o, se si preferisce, Santa
Claus, nemmeno una traccia. Anche qui facciamo provvista di materiale
illustrativo all’infotourist e ci dirigiamo, sulla E 4, verso la
grotta di Babbo Natale, ad una decina di km dal centro di Rovaniemi.
La grotta è segnalata da grandi cartelli e servita da un ampio
parcheggio. Si entra nelle profondità del monte Syväsenvaara (20 euro)
e si compie un viaggio suggestivo nella
fiaba di Babbo Natale. C’è anche una sorta di supermercato
del gadget natalizio. Supermercato che si amplifica all’esterno,
qualche centinaio di metri più avanti, nel villaggio di Babbo Natale.

Una lunga striscia bianca sul
terreno ci ricorda che siamo proprio a cavallo del circolo polare
artico e che questa è, come si dice, la porta della Lapponia.
Decine di
simpaticissimi negozietti e soprattutto l’ufficio postale (ovviamente
con annullo particolare) cui arrivano le lettere che tutti i bambini
del mondo indirizzano a Babbo Natale. La cosa più simpatica: esiste
una cassetta postale dove imbucare gli auguri natalizi. Le poste
finlandesi provvederanno a farli partire al momento giusto.
Passiamo la sera nel piccolo borgo
di Ivalo. Obbligatorio
aspettare, per la prima volta, il sole di
mezzanotte. Noi troviamo un parcheggio vicino alla stazione
di polizia, ma poi, passeggiando, ci imbattiamo, qualche metro più in
là, nell’ampio piazzale che accoglie i camperisti offrendo anche le
colonnine dell’elettricità. Ci spostiamo, dunque.
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13 luglio - 236
km |
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Proseguiamo da Ivalo sulla E 4 fino
a Kaamanen. Da qui il confine con la Norvegia dista appena 66 km:
prendiamo a sinistra sulla 92 per attraversare il confine. Meta è
Karasyok, già in territorio norvegese. La strada è stretta,
dissestata, un continuo saliscendi (forse il tratto più malagevole
dell’intero viaggio). Imbocchiamo la E 6 in direzione Lakselv/Alta e
ci fermiamo in un campeggio proprio a qualche chilometro da Lakselv,
sul fiume Staburselva (una sorta di paradiso dei pescatori che qui
vediamo andare e venire in continuazione con le loro canne sistemate
sul cofano della macchina come le lance in resta dei cavalieri antichi
a torneo). Il campeggio si chiama Stabbursdalen, ha attrezzature
ridotte all’osso e costa 17 euro a notte (le docce con monete da 10
corone). Passeggiamo lungo il fiume e le sue spiaggette sassose. Qui
ha sede un grande parco naturale che si può visitare.
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14 luglio - 171
km |
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È il giorno di
Capo Nord. Emozione grande in Alma
e Orazio, ma anche per Egle e per me la situazione è decisamente
speciale. Proseguiamo sulla E 6 e da Olderfiord (dove ci sarebbe lo
svincolo per Alta) sulla E 69. Ricordo bene il paesaggio dal mio primo
viaggio: la strada tutta curve che segue i fiordi e le insenature
dischiudendo improvvisi panorami di grande bellezza, le gallerie,
talora lunghissime e quasi sempre strette e male illuminate, col
pericolo permanente di avere la strada attraversata da un gregge di
renne. Sugli slarghi della strada dominano le grandi rastrelliere dove
si essiccano al vento e al sole gli stoccafissi.
Vogliamo
percorrere il nuovo tunnel che collega
l’isola di Magerøia alla terra ferma. Ma pensiamo che sia
ancora possibile scegliere tra traghetto e tunnel. Invece ci
troviamo, quasi senza accorgercene, davanti all’ingresso della
galleria (bella, agevole, ben illuminata) che è lunga 7 km, sprofonda
ripidamente sotto il mare e poi riprende a risalire.. Il pedaggio è
abbastanza salato, se il camper supera i 6 metri. 23 corone a persona
(2, 80 euro), poi 445 corone (54 euro) se il camper supera i 6 metri,
140 se al di sotto dei 6 metri (17 euro). Da tener conto, ovviamente,
che si paga all’andata e al ritorno.
L’isola ha notevolmente migliorato
la sua viabilità, anche se gli ultimi 10 km mettono a dura prova le
doti dei guidatori. Noi abbiamo la fortuna di trovare una giornata di
sole radioso e senza vento: tutto aiuta, perché, ci dicono appena
arrivati, nelle ore precedenti c’è stata una terribile bufera di
pioggia e vento che è andata avanti per un giorno intero. La stazione
di Capo Nord ci appare da lontano, con la sua caratteristica sfera di
plastica bianca. Poi entriamo nell’ampio parcheggio (poco meno di 23
euro a persona col permesso di stare 48 ore), ci sistemiamo (non c’è
un solo metro che sia ben livellato) e visitiamo l’edificio che ospita
uno shop, ristoranti e bar, il grande cinema in cui si proietta il
suggestivo documentario che propone flora, fauna e attività umane a
Capo Nord nelle diverse stagioni, il piccolo museo con la storia della
scoperta ed esplorazione del luogo, la cappellina.
 
 
Tutti i mezzi sono buoni per
raggiungere Capo Nord.
Sul piazzale si fraternizza con
altri viaggiatori. E ci si accorge che ogni mezzo è buono per arrivare
a Capo Nord: dalla moto più elaborata e strana al fuoristrada con le
tende sul tetto che ospita una (numerosa!) famiglia danese. La serata,
ci pare giusto, la condiamo alla veneta: soppressa, funghi, polenta,
cabernet e, per il brindisi finale, prosecco. La mezzanotte ci riserva
un cielo limpidissimo e un sole sfavillante. Come andare a dormire?
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15 luglio - 378
km |
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Comunque chiudiamo occhio per
qualche ora e, in mattinata, ci mettiamo sulla strada del ritorno.
Riprendiamo la E 6 fino ad Alta
dove è ospitato un grande museo all’aperto (si cammina lungo un
fiordo) con le pitture rupestri che risalgono fino a 6200 anni fa.
Unico e imperdibile. Alta viene considerata un po’ la capitale della
Lapponia: è ricca, animata, simpatica. Facciamo la spesa e pranziamo.
È straordinario viaggiare per
fiordi, montagne, valichi. Siamo dominati da imponenti ghiacciai,
passiamo sotto poderose cascate. Ci sentiamo un po’ in colpa a
telefonare a casa dove, ci dicono, incombe un caldo terribile. Noi, la
notte, dobbiamo tirarci addosso una coperta. Accade così anche ad
Oksfjrdan, un microscopico borgo a 25 km dalla cittadina di Storslett:
qui, vicino ad un ponte che scavalca un fiordo, c’è un’area di sosta
sul mare. Splendida serata, ancora.
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16 luglio - 472
km |
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Risaliamo sulla E 6, in direzione
Narvik. Un panorama indimenticabile ci si offre nel fiordo che si apre
davanti a noi poco oltre Osterdalen: davanti abbiamo una imponente
catena montuosa con il ghiacciaio Store Lenangstind che scende a
lambire il mare, dove si riversa con mille rivoli e cascate.
A Nordskjøsbotn deviamo sulla E 8
per visitare Tromsø, cui
arriviamo dopo aver percorso una agevole e bella strada panoramica.
All’isola su cui sorge la cittadina (un po’ problematico il
parcheggio) si accede grazie ad un lungo ponte. Tromsø è città
universitaria (è qui ospitato l’EISCAT, il più potente radar del mondo
per lo studio delle zone alte dell’atmosfera dove si formano le aurore
boreali) e industriale, ha una bella cattedrale. Visitiamo anche la
cattedrale cattolica (è sede episcopale) e camminiamo per le strade
animate dove si compera di tutto: dal maglione al pesce appena
pescato.

Vecchio e nuovo nel cuore di
Tromsø.
Ora la nostra meta sono le isole
dei grandi arcipelaghi, quasi tutte collegate alla terrferma o tra di
loro da ponti. Sulla E 6 (direzione Narvik) giriamo a Bjerkvik, sulla
E 10, in direzione Harstad, la capitale delle Vesterålen. Passiamo la
notte nel parcheggio di Skallvatn.
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17 luglio - 163
km |
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Visitiamo
Harstad, dove antico e moderno si
mescolano bene. Harstad sorge sull’isoletta di Hinnøia ed è importante
porto di pesca soprattutto per le aringhe e i merluzzi. Praticamente
impossibile trovare un parcheggio che non sia a pagamento. Ampi spazi
sono disponibili proprio nella zona del porto (13 corone all’ora,
circa un euro e mezzo). Capitiamo vicino ad un campetto di calcio dove
alcuni ragazzini inseguono un pallone: uno di loro ha la maglia
azzurra e, sulle spalle, il nome di Totti.
Capiterà spesso, anche sul traghetto, di trovare ragazzi che
letteralmente idolatrano il calciatore italiano. Nel pomeriggio
andiamo a vedere la chiesa che si trova a nord della città, sulla
penisoletta di Trondenes. Era una chiesa anticamente fortificata, con
pregevoli arredi in legno. Le parti più antiche risalgono al XIII
secolo e si tratta certamente dell’edificio cristiano più antico a
nord del circolo polare. Dal piazzale antistante si domina il golfo,
immerso nella luce meridiana. A qualche centinaio di metri si trova il
grande cannone, una meraviglia nel suo genere a quanto si dice, che
Hitler aveva fatto costruire a difesa del porto, ai tempi
dell’occupazione nazista. È situato all’interno di un insediamento
militare, bisogna aspettare un’ora per vederlo e noi rinunciamo
volentieri.
Ci muoviamo nel pomeriggio e ci
fermiamo per la notte in un’area di sosta vicino a Lødingen.
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18, 19 luglio -
128 km |
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Ora la nostra meta è
Svolvær. Dobbiamo prendere un
traghetto per passare all’arcipelago delle Lofoten. Lo facciamo a
Melbu (direzione Fiskebøl). Qui il traghetto, caso più unico che raro,
costa come un autobus o quasi: 100 corone per il camper e due persone,
poco più di 12 euro. Non c’è davvero proporzione con altre situazioni.
A Svolvær visitiamo il mercato nella piazza principale, facciamo la
spesa nel vicino centro commerciale, torniamo (già eravamo stati qui 5
anni fa) a rivedere la Kunstnernes hus, dove risiedono alcuni pittori
norvegesi e svedesi. All’infotourist chiediamo dei campeggi. Optiamo
per il vicinissimo Lofoten Sommerhotell: siamo a Kabelvåg, una decina
di km da Svolvær, borgo che ospita un famoso acquario. Il campeggio è
situato a sinistra, subito dopo la bella chiesetta (ingresso a
pagamento, 15 corone).
Come al solito, il termine
campeggio suona un po’ eccessivo. È piuttosto un prato dove ci si
sistema come capita e sul quale serve sfruttare tutta la lunghezza del
cavo per arrivare ad una presa di corrente. Ma si sta bene, è
tranquillo, si chiacchiera con campeggiatori di altre nazioni, le
docce sono libere (liberissime anzi, visto che si sta tutti assieme in
un grande stanzone). Il costo è di 120 corone a notte, elettricità
compresa (circa 15 euro).
Sono due giorni che passiamo a
prendere il sole e a passeggiare. Io personalmente preferisco tirar
giù la bici e andare a girare tutto solo (unica compagna la macchina
fotografica) per le scogliere e le spiagge dell’isola di Austvågøy.
Parlo coi pescatori, scopro vecchie case diroccate in cui si annidano
i corvi, aspetto l’approdo di barche impegnate nella pesca. Memore dei
miei trascorsi sportivi, provo anche a dare qualche colpo di remo. Qui
usano una voga particolarissima, con una impugnatura che spezza i
polsi. Un vecchio pescatore mi guarda e ride.
Il giorno successivo, il 19,
prendiamo l’autobus per tornare a Svolvær. Scopriamo che per qualche
chilometro il ticket costa 40 corone, quasi 5 euro.
 
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20 luglio/121 km |
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Ci piacerebbe
spostarci per visitare le scogliere e per trovare un posticino dove
passare l’ultima notte a Svolvær. Ma piove a dirotto, tira un gran
brutto vento: proprio una pessima giornata. Aspettiamo che spunti il
sole, niente da fare. Decidiamo di metterci per strada e copriamo la
distanza che ci separa da Moskenes sotto una nuvolaglia nera che mette
paura e battuti da un autentico diluvio che rende la strada scivolosa
e difficile.
Il maltempo è proprio fastidioso:
ci rovina anche la visita al villaggio vichingo di
Borg, una tappa peraltro
imperdibile in questo itinerario.
Qui sono
avvenuti
importanti ritrovamenti archeologici di era vichinga ed è stata
ricostruita una grande casa, dalla caratteristica forma di carena di
nave rovesciata, esattamente identica a quella dei grandi dominatori
del mare di un tempo. Si tratta di una casa museo, un museo vivo, come
lo intendono da queste parti. Artigiani in carne ed ossa (dal
calzolaio al fabbro) ripropongono gli antichi sistemi di lavorazione.
A
Moskenes si prende il traghetto che ci riporta sulla
terraferma, a Bodø. Arriviamo verso le 19. Alle 19 e 30 parte un
traghetto, già pieno. Noi abbiamo poca speranza anche per quello delle
21: la coda è lunga e si avanza di qualche metro ogni ora. In queste
condizioni, muovendoci a strattoni ogni tanto (ma il buonumore non
manca mai) imbastiamo un po’ di cena. Proprio mentre stiamo bevendo il
caffè (rassegnati: saremmo i primi dell’imbarco seguente, quello delle
24) ci dicono che c’è posto giusto per noi. Ci muoviamo in fretta e
qui accade l'incredibile: il camper di Alma e Orazio ci sta, a
condizione di togliere una delle due biciclette dal retro del camper
stesso. L’enorme pancia del traghetto, per chiudersi, ha bisogno di
quei 5 centimetri. La traversata dura circa 3 ore, col mare mosso. I
miei compagni di viaggio leggono e scherzano, io soffro le pene
dell’inferno. Il traghetto ci costa 1170 corone (142 euro).
Alma ed Egle escono dal traghetto
precedendo i nostri due camper e conducendo a mano la bici salvaspazio.
Lo fanno sotto gli sguardi divertiti degli altri passeggeri. A Bodø
parcheggiamo per riposare nell’ampio parcheggio del porto.
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21 luglio/346 km |
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Impossibile capitare dalle parti di
Bodø e non andare a vedere il
fenomeno del Mælstrøm, che si
ripete ogni sei ore: 400 milioni di metri cubi d’acqua entrano ed
escono, all’invertirsi del flusso mareale, da un fiordo originando
immensi vortici d’acqua che qui chiamano cauldrons.
Raggiungiamo Saltstraumen, ad
una ventina di chilometri da Bodø, e ci piazziamo sul ponte che
sovrasta l’ingresso del fiordo nel mare. Lo spettacolo è davvero
impressionante, da togliere il fiato. Qui la natura è forte e rude. Il
Mælstrøm è temuto dai naviganti e amato dai pescatori perché convoglia
qui incredibili quantità di pesce. Il luogo è servito da un ampio e
comodo parcheggio oltre che da uno shop con tavola calda: chi vuole
può compiere una suggestiva passeggiata tra gli scogli e, se vuole,
gettare l’amo sicuro di non rimanere deluso. In ogni caso è dalla
sommità del ponte che lo sguardo spazia in ogni direzione in un
panorama dilatato e solare.
Risaliamo sulla E 6 e, per la sera,
ci fermiamo a Mosiøen, sul
piazzale della scuola. È una cittadina graziosa, con le sue case di
legno che bene si armonizzano con le costruzioni moderne. Ricca di
caffè e di posti di ritrovo, viene reclamizzata come una vetrina
dell’artigianato locale, con negozi aperti anche a tarda sera. Non li
troviamo proprio. In un angolo trovo invece due antichi distributori
della Shell, di quelli altissimi, a colonnina con le campanelline
segna quantità all’interno. Davvero inattesi.
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22 luglio/568 km |
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Adesso la nostra meta è Oslo, molto
lontana ancora e bisogna darci sotto. Siamo sempre sulla E 6 che
attraversa tutta la Norvegia e viaggiamo in un panorama sempre
diverso: gli altopiani brulli disseminati di piccoli borghi e le
grandi foreste di conifere, le fattorie, i campi di cereali e, non
appena si torna a salire, sterminati pascoli. Guidare è un piacere, la
strada è bella e diritta, anche se non larghissima. Per il pranzo ci
fermiamo a Steinkjer, un importante centro dell’industria del legno.
Qui vicino, a Bardal e a Bøla, si possono ammirare splendide pitture e
incisioni rupestri: le più antiche risalgono all’età della pietra
(terzo millennio a.C.).
Nelle vicinanze di Trondheim doppio
pedaggio (una trentina di corone in tutto, poco meno di 4 euro): dopo
il nuovo tunnel di 3910 metri e poco prima di accedere alla
biforcazione che separa la strada che reca a Trondheim da quella per
Oslo. Per la sera ci fermiamo a Dåmbas
(e la visitiamo): è un bel centro, a 700 metri di altezza, in una
vallata. Il cerchio dei monti circostanti e incombenti è davvero di
grande impatto. Per la sosta scegliamo una piazza vicino alla chiesa,
di lato ad un distributore. Siamo soli, ma al mattino seguente ci
troveremo in compagnia di altri cinque camper.
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23 luglio/359 km |
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Sempre sulla E 6, raggiungiamo
Lillehammer, la celebre stazione
di sport invernali che è stata anche sede di Olimpiadi. Il panorama è
ampio e coinvolgente: le montagne fanno corona alla vallata in cui il
Mesna sfocia nel lago Mjøsa. Lasciamo i camper nel parcheggio del
grande centro commerciale che si trova all’uscita della E 6 e ci
inerpichiamo a piedi per la stradina che porta al centro. In alto
dominano i trampolini del salto con gli sci. A ridosso della stazione
dei treni e delle corriere troviamo la piazza principale, la Stortoget.
Qui ha sede la Galleria d’Arte che ospita pittori norvegesi anche di
buon livello con Dahl e perfino Munch. Cominciamo a perderci nelle
strade e stradine, piene di bancherelle e di negozietti di ogni tipo.
Nel pomeriggio partiamo per
Oslo che è servito da una
viabilità ottima ma che esige grande attenzione. Noi sappiamo di
doverci dirigere verso il campeggio di
Bogstad e seguiamo le indicazioni, senza perderci d’animo
quando le vediamo sparire per un po’. Però facciamo centro al primo
colpo. Ci sistemiamo nell’ampio e comodo campeggio, sebbene anche qui,
sia un’avventura trovare un tratto di prato un po’ in piano e una
presa di corrente. Oslo è una capitale e dunque abbastanza impegnativa
dal punto di vista economico. Il campeggio per 2 notti e 2 persone ci
costa 485 corone. Bisogna aggiungere le docce che qui si pagano con
una tessera magnetica ad esaurimento e la indispensabile
Oslo Pass (280 corone a persona,
valida due giorni) che dà diritto all’uso di tutti i mezzi pubblici e
all’ingresso ai musei. In tutto lasciamo alla cassa del campeggio 1105
corone ( 135 euro). Si può sfruttare la Oslo Pass anche per fare il
giro delle isole e visitare i musei navali. Si tratta del Vikingsipene
che ospita le due navi vichinghe meglio conservate al mondo,
praticamente intatte. Infatti non sono state ripescate dal fondo del
mare, ma sono servite come sepoltura di re. Vicino c’è poi Kon-Tiki
Museet che ospita la zattera in legno di balsa con cui lo studioso ed
esploratore Thor Heyerdhal cercò di dimostrare, negli anni Cinquanta,
che la civiltà polinesiana era di origini americane e non asiatiche.
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24 luglio |
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Dal campeggio si prende l’autobus
32, si raggiunge la stazione di Røa e il metro (da prendere in
direzione Ellingsrudåsen) porta proprio in centro (ma se si vuole dare
un’occhiata alla periferia di Oslo, stesso autobus 32 raggiunge il
centro). Noi scendiamo alla stazione di Stortinget e saliamo nella
Karl Johan Gate in fondo alla quale si staglia il palazzo reale. Ad
Oslo (splendida e vivissima tra centro urbano e porto, sembra quasi
una città mediterranea con i suoi venditori e i mille artisti di
strada che offrono spettacolini divertentissimi) noi privilegiamo la
Galleria Nazionale
con la grandissima raccolta di vedutisti e le sale riservate a Munch:
del grande artista qui è conservata l’opera più famosa, L’urlo,
oggetto anche di un clamoroso trafugamento qualche anno fa. Ma ci sono
anche altri quadri memorabili: Il bacio, La ragazza malata, La
primavera, Bianca notte. Un appuntamento importante anche se,
quando ci rechiamo all’Università, per vedere le sale affrescate da
Munch, ci dicono che sono chiuse per restauro.
Il grande Munch è un po’ un nostro
pallino. Così prendiamo il metro e raggiungiamo, in periferia, la
Tøyengata, per visitare il Munchmuseet. Costruito nel 1963, dopo
lunghe diatribe che divisero la cittadinanza sulla sua ubicazione,
ospita il lascito fatto ad Oslo dall’artista: circa 1000 dipinti e
quasi 20mila disegni. Le opere, a rotazione, vengono messe tutte in
mostra: il museo, grazie a successivi ampliamenti, è diventato una
cittadella con shop e ristorante. Acquistiamo un bel libro su Munch in
lingua italiana. Il resto del pomeriggio, lo trascorriamo al
Frognenparken, il parco che il grande scultore Gustav Vigeland ha
trasformato in un museo in cui si racconta la vita del popolo
norvegese in tutti i suoi aspetti, dal lavoro alla famiglia. Una sorta
di poema epico in bronzo e pietra. Il Parco ha il suo centro e la sua
culminazione nel monolito in granito alto 17 metri in cui Vigeland ha
voluto ritrarre la lotta per la vita e il desiderio di successo e di
autoaffermazione che anima individui e popolo.
Tra mezzi di superficie e metro,
Oslo ha un servizio di trasporti di efficienza straordinaria: dopo
qualche minuto si impara a districarsi fra tram, bus e ferrovie e
diventa un piacere percorrere la città da un capo all’altro. Non si
resta in attesa ad ogni fermata più di qualche minuto.

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25 luglio/266 km |
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Oggi vorremmo
ritornare ad Oslo, ma il tempo non ci favorisce. Aspettiamo tutta la
mattinata, ma piove a dirotto. Così ci avviamo verso il confine con la
Svezia. Qualche disagio ce lo crea la viabilità attorno a Oslo, ma poi
la strada è ampia e sicura. Facciamo coda (lavori in corso e zona di
confine) alla frontiera di Svinesund, dove ci fermiamo anche per
recuperare quanto acquistato in Tax Free. Sostiamo ad Uddevalla, nel
parcheggio vicino al camping. Uddevalla è una bella città industriale,
allo sbocco del fiume Bäveån: ospita il modernissimo Bohuslän Museum,
costruito nel 1984 e dedicato agli usi e costumi locali. Presenti
anche testimonianze pregevoli della pittura svedese dell’Ottocento.
Volendo, si può prendere il traghetto per Lysekill, tipica cittadina
di pescatori. Vicino a Lysekyill si trova
Brastad, famosa per le sue incisioni rupestri che risalgono
all’età del bronzo: il cosiddetto “Calzolaio” e la famosa nave lunga
3, 30 metri con 44 rematori. |
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26 luglio/541 km |
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Percorriamo
la E 6 fino a Malmö e attraversiamo
il lungo ponte
che collega Scandinavia a Danimarca (la parte danese è in tunnel). Il
pedaggio è di 62 euro. Ci fermiamo all’isola di Møn per visitare il
borgo di Stege con la sua bella chiesa e le sue porte antiche. Poi
proseguiamo sulla stessa strada per visitare le candide falesie,
ricche di fossili, composte di gesso e caolino che strapiombano sul
mare. È lo straordinario paesaggio che offre Møns Klint. Si può
scendere fino in riva al mare percorrendo la scala in legno che conta
quasi 500 scalini. Alla sera ci fermiamo a pochi chilometri da Møns
Klint e ci accingiamo a passare la notte, quando un signore con modi
spicci e un po’ scortesi ci viene a dire che quella è un’area privata.
Non discutiamo, anche se l’area è assolutamente priva di recinto e di
segnalazioni. Ci rechiamo così a Stege nel comodo parcheggio in riva
al mare, presso la stazione dei bus.
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27 luglio/544 km |
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Ci
imbarchiamo per ritornare sul territorio tedesco. E a sera ci fermiamo
nel parcheggio di un’area commerciale vicino a Kassel. |
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28 luglio/460 km |
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Abbiamo deciso
di visitare, nei pressi di Monaco, il campo di sterminio nazista di
Dachau. Arriviamo in serata nella cittadina che ospita la terribile
testimonianza dell’Olocausto. È lunedì e il campo è chiuso.
Parcheggiamo nel comodo spazio vicino alla stazione e cerchiamo un
locale dove passare la serata. Attira le nostre simpatie una trattoria
(poi scopriremo essere a cucina slovena) dove consumiamo splendide
insalate e un monumentale pollo alla griglia. Conosciamo una giovane
coppia che si presta a farci da interprete per il menù. Lei si chiama
Kati e lavora presso un’industria farmaceutica. Lui, Markus, è
paramedico e istruttore di altri paramedici nel corpo dei pompieri. Ci
affiatiamo e Markus e Kati vengono a bere il caffè da noi. Markus
dimostra di soffrire questa eredità storica di cui è purtroppo
destinataria Dachau. Ci fa osservare che quella cittadina ha dato i
natali a molti scrittori, musicisti ed artisti di grande fama. Le due
contrapposte facce di una città, conclude con un po’ di malinconia.
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29 luglio/485 km |
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Il campo di Dachau ci investe col
suo muro di dolore, di cui è impregnato tutto, fino all’ultimo sasso.
La baracca ricostruita, la stanza della doccia dove i deportati
venivano uccisi dal gas letale, i forni crematori, il museo, la
spianata che ospitava tutte le altre baracche recano la memoria del
più orribile misfatto della storia dell’umanità. Su di noi pesa una
cappa di tristezza e di angoscia. Pare impossibile che esistano uomini
capaci di tanto contro altri uomini. Viene in mente un grande
scrittore italiano, Primo Levi deportato nel 1944 ad Auschwitz, quando
ci racconta che, prima ancora che il dolore fisico, veniva inferto ai
deportati un insostenibile dolore morale: minuto dopo minuto ogni
persona veniva privata, in modo pianificato e scientifico, del suo
patrimonio più sacro, la dignità di essere umano.
Il camper lo abbiamo parcheggiato
nel comodo spazio adiacente (3 euro).
Ci aspettano l’Austria (sempre con
“vignette” e casello) e il Brennero.
L’avventura è stata splendida anche
questa volta. Nel congedarci da Alma e Orazio siamo un po’ commossi.
Egle ed io cerchiamo di esprimere tutta la riconoscenza per avere
avuto due compagni di viaggio straordinari.
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